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equilibriarte.org : Alessandro Casola : blog : Hoc habeo, quodcumque dedi

Hoc habeo, quodcumque dedi

Hoc habeo, quodcumque dedi ( Rabirio )

Io ho quel che ho donato

Frase riportata da Seneca nel VI libro del De beneficiis da un emistichio del poeta latino Rabirio,contemporaneo di Augusto e incisa all’ingresso del Vittoriale degli Italiani poco lontano da dove abito: a Gardone Riviera.
Se la memoria non mi inganna mi pare che fosse incisa anche nella lapide del D’Annunzio sempre lì nel Vittoriale,
Una frase che da tempo cerco di rendere vera.
Forse questo potrebbe spiegare tante cose. Molti miei gesti possono passare per bizzarri, ma non lo sono: seguono solo queste parole.

Molti si riempiono la bocca di parole, di fatti un po’ meno.

Amo l’arte. Indirettamente gli artisti.
Quelli veri.
Quelli che fanno.
Quelli che non si autocommiserano,
Quelli che non si autocelebrano.
I miti.( col dono dell’essere mite )
Quando vedo o conosco l’amore, la passione di un artista verso la propria arte e vedo dei limiti imposti da una oggettiva mancanza di mezzi…beh se ho il potere e il mezzo di aiutare in un modo o in un altro lo faccio senza pormi tanti problemi. ( certo che le sue opere a me un qualcosa dicono )
In genere sono desideri attuabili.
E la cosa li spiazza.
Ma a me rende felice il sapere di avere accontentato,seppur in modo minimo, un artista.
Sì, perché non essendo io un artista, invidio fin dal profondo del mio animo questo suo modo di essere.
E dando una mano, mi sento un po’ complice delle creazioni future.
E la mia è una invidia sana.

… Quid tanquam tuo parcis? Procurator es. Omnia ista quae uos tumidos, et supra humana elatos obliuisci cogunt uestrae fragilitatis, quae ferreis claustris custoditis armati, quae ex alieno sanguine rapta uestro defenditis ; propter quae classes cruentaturas maria deducitis, propter quae quassatis urbes, ignari quantum telorum in aduersos fortuna comparet; propter quae, ruptis toties affinitatis, amicitiae, collegii foederibus, inter contendentes duos terrarum orbis elisus est ; non sunt uestra : in depositi causa sunt, iam iamque ad alium dominum spectantia ; aut hostis ista, aut hostilis animi successor inuadet. Quaeris quomodo illa tua facias ? dono dando. Consule ergo rebus tuis, et certam tibi earum atque inexpugnabilem possessionem para, honestiores illas non solum, sed tutiores facturus; illud quod suspicis, quo te diuitem ac potentem putas, quamdiu possides, sub nomine sordido iacet ; domus est, seruus est, nummi sunt : quum donasti, beneficium est.

…. Perché risparmi come se queste cose fossero tue? Tu non ne sei che l'amministratore.Tutte queste cose che vi gonfiano d'orgoglio e vi innalzano al di sopra dell'umanità, vi fanno dimenticare la vostra fragilità, queste cose che custodite armati dietro sbarre di ferro, queste cose che avete rubato spargendo sangue altrui e che difendete versando il vostro, queste cose a causa delle quali mettete in acqua delle flotte che insanguineranno i mari, queste cose per le quali devastate le città, senza sapere con quanti colpi la fortuna vi assalirà alle spalle, queste cose per le quali, spezzati tante volte i legami di parentela, di amicizia, di società, tutto il globo fu diviso fra due contendenti, non sono vostre. Le avete in deposito e aspettano da un momento all'altro un nuovo padrone: o un nemico o un erede con un animo da nemico se ne impossesserà. Chiedi come rendere tue queste cose? Donandole. Provvedi perciò alle tue cose e garantisciti un possesso sicuro e inalienabile, e non solo le metterai più al sicuro, ma te ne deriverà anche maggior onore. Queste cose che ammiri, grazie alle quali pensi di essere ricco e potente, finché le possiedi hanno nomi volgari: casa, schiavo, soldi; quando le hai donate sono un beneficio.

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