storie vere e inventate
Friday December 28, 2007
Hoc habeo, quodcumque dedi ( Rabirio )
Io ho quel che ho donato
Frase riportata da Seneca nel VI libro del De beneficiis da un emistichio del poeta latino Rabirio,contemporaneo di Augusto e incisa all’ingresso del Vittoriale degli Italiani poco lontano da dove abito: a Gardone Riviera.
Se la memoria non mi inganna mi pare che fosse incisa anche nella lapide del D’Annunzio sempre lì nel Vittoriale,
Una frase che da tempo cerco di rendere vera.
Forse questo potrebbe spiegare tante cose. Molti miei gesti possono passare per bizzarri, ma non lo sono: seguono solo queste parole.
Molti si riempiono la bocca di parole, di fatti un po’ meno.
Amo l’arte. Indirettamente gli artisti.
Quelli veri.
Quelli che fanno.
Quelli che non si autocommiserano,
Quelli che non si autocelebrano.
I miti.( col dono dell’essere mite )
Quando vedo o conosco l’amore, la passione di un artista verso la propria arte e vedo dei limiti imposti da una oggettiva mancanza di mezzi…beh se ho il potere e il mezzo di aiutare in un modo o in un altro lo faccio senza pormi tanti problemi. ( certo che le sue opere a me un qualcosa dicono )
In genere sono desideri attuabili.
E la cosa li spiazza.
Ma a me rende felice il sapere di avere accontentato,seppur in modo minimo, un artista.
Sì, perché non essendo io un artista, invidio fin dal profondo del mio animo questo suo modo di essere.
E dando una mano, mi sento un po’ complice delle creazioni future.
E la mia è una invidia sana.
… Quid tanquam tuo parcis? Procurator es. Omnia ista quae uos tumidos, et supra humana elatos obliuisci cogunt uestrae fragilitatis, quae ferreis claustris custoditis armati, quae ex alieno sanguine rapta uestro defenditis ; propter quae classes cruentaturas maria deducitis, propter quae quassatis urbes, ignari quantum telorum in aduersos fortuna comparet; propter quae, ruptis toties affinitatis, amicitiae, collegii foederibus, inter contendentes duos terrarum orbis elisus est ; non sunt uestra : in depositi causa sunt, iam iamque ad alium dominum spectantia ; aut hostis ista, aut hostilis animi successor inuadet. Quaeris quomodo illa tua facias ? dono dando. Consule ergo rebus tuis, et certam tibi earum atque inexpugnabilem possessionem para, honestiores illas non solum, sed tutiores facturus; illud quod suspicis, quo te diuitem ac potentem putas, quamdiu possides, sub nomine sordido iacet ; domus est, seruus est, nummi sunt : quum donasti, beneficium est.
…. Perché risparmi come se queste cose fossero tue? Tu non ne sei che l'amministratore.Tutte queste cose che vi gonfiano d'orgoglio e vi innalzano al di sopra dell'umanità, vi fanno dimenticare la vostra fragilità, queste cose che custodite armati dietro sbarre di ferro, queste cose che avete rubato spargendo sangue altrui e che difendete versando il vostro, queste cose a causa delle quali mettete in acqua delle flotte che insanguineranno i mari, queste cose per le quali devastate le città, senza sapere con quanti colpi la fortuna vi assalirà alle spalle, queste cose per le quali, spezzati tante volte i legami di parentela, di amicizia, di società, tutto il globo fu diviso fra due contendenti, non sono vostre. Le avete in deposito e aspettano da un momento all'altro un nuovo padrone: o un nemico o un erede con un animo da nemico se ne impossesserà. Chiedi come rendere tue queste cose? Donandole. Provvedi perciò alle tue cose e garantisciti un possesso sicuro e inalienabile, e non solo le metterai più al sicuro, ma te ne deriverà anche maggior onore. Queste cose che ammiri, grazie alle quali pensi di essere ricco e potente, finché le possiedi hanno nomi volgari: casa, schiavo, soldi; quando le hai donate sono un beneficio.
December 28, 2007 12:55 AM
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Monday December 24, 2007
Per te farei questo…
Per te farei quest’altro…
Un sacco di assicurazioni.
Un monte di carinerie.
“ Se non ci fossi tu bisognerebbe inventarti!”
“ Grazie di esistere! “
Colpo di vento.
Colpo di fortuna per te.
Ora sei completa.
Ora sei felice.
Nemmeno gli auguri.
Nemmeno una mail.
A…come Amaro
A…come Alessandro
A…come Anno nuovo
December 24, 2007 10:49 PM
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Saturday December 22, 2007
"...Sarai per me un punto di riferimento…
Se non fosse stato per te chissà per quanto tempo avrei…
Adesso ho la testa confusa chiedo tempo… "
La ruggine mi consuma e mi indebolisce.
December 22, 2007 02:08 PM
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Friday December 21, 2007
Renato, corpo da fare invidia ad un diciottenne, volontà nel riuscire a trovare soluzioni nelle vie alpinistiche, sempre in allenamento e con poco denaro…d’inverno faceva skiroll su una strada in montagna, la sera, dopo il lavoro ( faceva l’imbianchino ) in salita si faceva i suoi 10 Km e poi in discesa scendeva continuando a saltare alternato per non prendere velocità e per avere un allenamento continuo agli addominali…accendeva la pila frontale solo quando sentiva il rumore di automobile…per non consumare…tutto al buio. Quando era domenica faceva scialpinismo sfruttando al massimo tutte le ore di luce disponibili…pertanto levatacce al buio e ritorno sempre al buio.
Fausto, piccolo e tarchiato, occhi azzurri, barba bianca, con i suoi cinquanta anni riusciva a fare ansimare le Guide alpine. Memorabile una sua performance: partendo da Punta Indre con la prima funivia, riuscì nel giro di un’ora a raggiungere un gruppo di sci alpinisti che avevano pernottato al rifugio e riuscì ad arrivare in cima a Capanna Margherita in un amen. Dopo un’oretta lo raggiunse una guida alpina che gli propose di andare a fare un giro veloce al Castore. Fausto replicò in dialetto bresciano/bergamasco “ Ehi amico, guarda che ho 55 anni e incomincio ad essere un po’ stanco “ omettendogli di dire che lui era in piedi dalle tre del mattino. Alle 17 era a casa sua a Coccaglio nella vasca da bagno. Amava la neve, e dalla voglia matta che aveva di sciare, ricordo che mi portò a sciare su 4 cm di neve fresca in Valle Camonica. Ricordo che il primo del gruppo quando scendeva e faceva la curva portava via tutta neve lasciando scoperto il prato…quindi ognuno si ingegnava a trovare velocemente percorsi alternativi…
Renato e Fausto si conoscevano da antica data. Avevano fatto cose incredibili insieme. Erano conosciuti come due matti, due appassionati di alpinismo, L’uno non voleva assolutamente mai essere secondo all’altro…erano in una sana, perenne competizione. Forgiarono un paio di generazioni di alpinisti locali. Io li conobbi tardi. Giusto quel tanto per poterli considerare i miei papà sulle questioni alpinistiche. Buona parte delle mie soddisfazioni alpinistiche le devo a loro.
Erano alpinisti più da fiuto e istinto che non da relazioni da manuale. Ricordo ancora oggi un rientro fatto su neve fresca ( durante la notte aveva nevicato oltre un metro ed eravamo bloccati al rifugio Mandrone…unica possibilità di rientro con rischi minori era il rientro al Passo del Tonale ) e nella nebbia. Fausto guidava il gruppo. Ad un certo punto si fermò e per la prima volta, dopo una decina d’anni di cose fatte insieme, lo vidi perso. E per la prima volta prese la lettura dell’altimetro. Continuava a dire “ dovremmo essere al passo…dovremmo essere al passo “. e infatti dopo solo un 5 mt di dislivello ci ritrovammo al Passo del Maroccaro. Inutile dire che l’altimetro si era starato per via del maltempo e che segnalava tutt’altra altezza.
Non sono più qui. Se esiste un Paradiso e con esso le montagne. essi sono là a rincorrersi e sicuramente avranno trascinato S. Pietro con loro, che avrà il suo bel da fare per cercare di tenerli fermi …” dai che un paio di sci li ho io” “ le pelli te le regalo io, le ho doppie” “ non è difficile vieni, almeno prova una volta” “ siamo sicuri che ti divertirai “. Se esiste ciò, essi stanno sicuramente sciando, cantando e facendo un sacco di giravolte e nuvole di neve. Probabilmente il Padre Eterno, conoscendoli, li lascerà in pace un 4/5 mila anni prima di far aprire il librone a S. Pietro…che oltretutto non lo vede da un po’ di tempo…
Domenica ai lati di una pista guardavo le nuvole di neve…
Mi sono seduto, ho preso la macchina e ho continuato a fotografare le nuvole di neve.
E le nuvole di neve mi hanno richiamato due cose: chi mi ha insegnato a farle nella neve fresca e la sensazione che si prova a farle.
Vista, udito, gusto, odorato, tatto sono i nostri 5 sensi.
Nel buio la ricerca della luce, la rottura del silenzio usando anche la nostra voce, assaporare il dolce/salato preferito, annusare il profumo privilegiato, “toccare” la texture del partner rientrano nell’equilibrio della nostra istintualità.
Il tutto è ovviamente modulato/represso/amplificato dalla cultura e dalle esperienze che ci portiamo dentro. Il massimo, il culmine, l’apoteosi e acme del piacere è l’orgasmo.
A mio modo di vedere la parola “orgasmo” non è confinata solo ad una specifica specializzazione. Appartiene a tutti i sensi.
E’quello stacco infinitesimale dalla realtà, in cui ci sentiamo proiettati in orbita.
Chi vedendo il quadro della Gioconda, chi ascoltando Vivaldi, chi mangiando spiedi o bevendo il Brunello di Montalcino, chi annusando i fiori di calicantus, chi soddisfa al meglio se stesso col partner.
C’è una cosa che mi sfugge e che non trovo corrispondenza alle mie elucubrazioni.
E’ la sensazione di leggerezza e di volo che provo quando pratico lo sci.
Ci sono dei momenti in cui lo sforzo fisico, non lo è più, viene annullato da una armonia tua, interna e dalla momentanea leggerezza combinata tra gravità e velocità.
Se poi le condizioni di neve sono tali da lasciare dietro scie e nuvole di neve, l’impressione che il paradiso sia per nulla distante c’è.
Orgasmo non è una parolaccia.
December 21, 2007 09:14 AM
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