fremiti...
Monday July 14, 2008
Dopo la carica di assessore alla cultura al Comune di Milano, revocata dal sindaco di Milano Letizia Moratti nel maggio del 2008, Vittorio Sgarbi, ( figura emblematica del panorama politico italiano), sostenuto dalla Democrazia Cristiana, Udc e da una lista civica, è stato eletto sindaco del comune di Salemi, nella provincia di Trapani in Sicilia, al ballottaggio, lo scorso 30 giugno con il 60,69% dei voti.
Un evento che va oltre i confini locali, e promette: "di Salemi parlerà tutto il mondo".
Quel che è certo è che il piccolo comune siciliano sarà spesso al centro delle cronache, anche nazionali, illuminato dalla genialità della nuova signoria dagli elevati e nobili sentimenti umanistici.
Forse è la prima volta che prendo sul serio l'impegno politico/amministrativo di Sgarbi, personaggio irriverente, contraddittorio, intellettuale dissidente.....
Mi reputo tra i sostenitori perché la cultura sia uno degli aspetti fondamentali e qualificanti di un territorio: di questo tutte le Amministrazioni locali devono essere consapevoli.
In attesa delle prossime decisioni della giunta, che si annuncia essere un "rivoluzionario modo di pensare" capace di realizzare clamorosi avvenimenti nella gestione di un territorio difficile, realtà di un’Italia che stenta a riprendersi.
Una cosa certa è che la nuova giunta è pronta ad accettare la scommessa di un rilancio economico e culturale che passi attraverso la ripresa del turismo, con una quantità e una qualità inesauribile di località preziose, degne di essere rispettate per il loro valore storico, patrimoniale, agricolo e ambientale.
Vedremo nel tempo, se riuscirà a portare a termine le iniziative promesse o se rimarranno parole al vento, slogan antisonanti....flatus voci....
Ma vediamo lunga lista di illustri e facoltose personalità del mondo della cultura italiana chiamate da Sgarbi nella sua Giunta : "Io voglio assessori indipendenti, non servi, liberi; non camerieri, anche se ho un grande culto della autorità".
Così crea "l'assessorato del nulla", che è stato affidato a Graziano Cecchini, il protagonista di alcune notti romane. Cecchini è stato "l'artista" che inondò con migliaia di palline colorate la bellissima cornice di piazza di Spagna a Roma. Un artista che predilige il colore. Magari il rosso, con cui ha tinto le verdi acque della fontana di Trevi. Dunque, un futurista. anzi, un artista del "nulla", come il suo assessorato. Certo, a Salemi il problema del nulla è di prioritaria importanza affinché la cittadina risorga ai suoi antichi splendori......
Le altre cariche politiche annoverano un Oliviero Toscani alla creatività e ai diritti umani, il mercante d'arte Peter Gidewell all'Urbanistica e al Patrimonio, il principe di Raffadali Bernardo Tortorici Motaperto all'Urbanistica e al Patrimonio, il magistrato Giuseppe Alaya a “Garante della legalità”, Carlo Petrini e Milly Moratti per il settore gastronomico e il critico d'arte Philippe Daverio a neo bibliotecario, disposto a prendere l’incarico, come dichiara lui stesso, scherzando, “purché la giunta mi deliberi uno stipendio accettabile, almeno di 300 euro al mese”.
Sgarbi ha nominato come vice sindaco Nino Scalisi, docente in pensione e come assessore al Commercio, all'Industria e al Bilancio Vincenzo Lo Castro, imprenditore di Salemi. In Giunta anche l'ingegnere Giuseppe Ilardi, con delega all'Informatica e alla sanità, e l'avvocato Caterina Bivona, come responsabile Legalità e Lavori pubblici.
Non mi resta augurare buon lavoro, a Sgarbi compresi i suoi collaboratori confortati da luoghi dal fascino gattopardesco.....
( nella foto paricolare pittoresco di Salemi).
category: arte contemporanea - July 14, 2008 05:36 PM
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Tuesday May 27, 2008
Sono stato invitato ad esporre con l'associazione culturale "Armò-nia"
Lo spazio di cui ci è stata concessa la dotazione è Chiesa dell'Antica Pieve, spazio espositivo del Comune di Settimo, nel centro cittadino.
Una cittadina che ha ben avviato una proficua collaborazione con i Gruppi e Associazioni artistiche, che ritiene la cultura uno degli aspetti qualificanti dell'Amministrazione e che sta dando un grosso imput all'arte. Lo spazio espositivo è accogliente e prestigioso, ed ha una buona capienza, non ci sono barriere architettoniche.
A Caselle T.se, dove risiedo, non esistiono spazi espositivi.
La ex sala giunta adibita a mostre, non ha motivo di visita, bisogna salire piani di scale e non viene identificata come “spazio artistico”, perché durante le esposizioni viene utilizzata per tutto e di più!
Non si è in grado di creare un “luogo accessibile” che nel tempo diventi lo “spazio dell’arte”, una sorta di spazio sociale per sostare, chiacchierare, con una programmazione espositiva continua in grado di ospitare mostre per tutto l’anno. Sarebbe certamente un vantaggio quello di creare una comunicazione artistica permanente, ma anche di valorizzare i talenti artistici del territorio, e la conseguente attivazione di una ulteriore proposta per l’ampliamento dell’offerta turistica. ù
A Caselle si pensa esclusivamente al cibo, a creare nuovi mercati, a promuovere i prodotti "slow", ed una sensibile disponibilità elargitiva di contributi per sagre e notti bianche.
Associazione Artistico-culturale “Armò-nia”
con la collaborazione della Città di Settimo Torinese
Fondazione ECM
Presentano:
Mostra di arte contemporanea:
“Stile Libero”
Spazio espositivo; Chiesa della antica Pieve, P.zza Alpini, Settimo Torinese
Dal 28 Maggio al 2 Giugno 2008
PRESENTAZIONE SABATO 31 MAGGIO ORE 18,00
Orario; Lun/Ven: 17-19,30 Sab/Dom: 10-12/17-20
'Stile Libero' è una manifestazione promossa dall' Associazione 'Armò-nia' di Settimo Torinese. Nata per rafforzare il lavoro comune e la creatività degli artisti del territorio.
Presenta la mostra Antonio Zappia, noto critico, con la passione innata per l'arte, un' impegno svolto per contribuire alla sua diffusione.
Alla 'Pieve' sarà presentato un 'excursus visivo' di innumerevoli tecniche e stili: pittura, scultura, arti plastiche, fotografia, installazioni. Un contenitore di espressioni diverse ma con un unico obiettivo, raccontare il piacere estetico.
ESPONGONO:
Tatiana Bortolozzi
Gian Luigi Braggio
Carla Bresciano
Ivan Cambiolo
Francesco La Porta
Mario Mondino
Alessandro Paliddo
Barbara Penna
Tancredi Pistamiglio
Michele Privileggi
Stefano Rollero.
category: arte contemporanea - May 27, 2008 12:52 PM
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Wednesday May 7, 2008
'CIELI SU TORINO' Il silenzio e l'insolito.
Acrilico su pannello di compensato, 150 x 110 (2008)
Spero di far cosa gradita nell'invitarVi alla lettura della sottostante motivazione che mi ha ispirato a comporre il quadro.
Un significato che non si sovrappone al senso più autentico della composizione, alla mia intima essenza artistica.
Bisogna aprirsi all'opera d'arte come ad una sorta di esperienza mistica perché susciti emozione...
L'opera: 'CIELI SU TORINO' sarà esposta nell'ambito della mostra collettiva organizzata dalla Associazione Artistico-culturale 'Armò-nia' di Settimo Torinese presso lo spazio espositivo; Chiesa della Antica Pieve, P.zza Alpini, Settimo Torinese ( addiacente alla Biblioteca Civica 'Gasti'.) dall' 28 Maggio al 2 Giugno 2008. (Appena disponibile pubblico brochure dell'evento).
La chiamavano la piccola Parigi. '.....E i flussi di vita che l'attraversano nelle strade simmetriche si riducono a sorde vibrazioni lungo le venature chiare che l'incrinano.'
Nei primi del 1700 Vittorio Amedeo II chiamò a Torino un giovane abate palermitano che aveva compiuto a Roma i suoi studi e la cui fama si diffuse in Europa: Filippo Juvarra.
Cresciuto alla scuola dell' arte barocca, l'abate architetto si era poi tuffato nelle forme classiche dei monumenti romani.
Il nuovo architetto messinese riusciva a dare un nuovo assetto alla città.
Città che di per se’ già stava mutando, incalzata dalla spinta dei tempi, dalle nuove strutture organizzative delle campagne e da quelle produttive, che determinavano un impellente bisogno di allargare i confini con grandi vie di comunicazione.
Molti nobili, legati alla corte e allo Stato con alte cariche lasciavano i castelli per prendere dimora in quella che veniva definita 'la piccola Parigi': Il fervore costruttivo si estese in eguale misura anche a filande, officine, cartiere, negozi, richiamando i primi immigrati : siciliani, sardi, e lombardi che abbandonavano la campagna per cercare a Torino lavoro e benessere.
Cominciava a nascere, con l'eco stravolgente della rivoluzione francese ,una dimensione torinese puramente barocca, meno sfarzosa, con lo scopo di stupire e suscitare meraviglia.
Possiamo vedere la città attraverso la descrizione dei grandi viaggiatori del Settecento e del secolo Romantico: Ghoethe, ad esempio, ebbe a dire 'Torino è una delle più belle, oltre che delle più antiche città d'Europa'.
Altrettanto appassionati i sentimenti del poeta Alphones de Lamartine: 'Je ne me figurais pas une ville auissi belle que Turin....Plus j'avance, plus je vois d'autres villes, moins j'espére de retrouver jamais Turin'.
Dopo Vittorio Amedeo e i suoi successori fino all'alba del 1 Gennaio 1861, Torino nella sua 'charme', aumenta la sua prorompente teatralità, per le vie di Torino, nei ristoranti e nei caffè si vedevano deputati e senatori di quel primo parlamento italiano: Garibaldi, Verdi, Bixio, D'Azeglio, La Marmora, Crispi, Cadorna, e naturalmente Cavour.
Torino Capitale contava 186.000 abitanti. Si aprirono Ambasciate e Ministeri, ed ogni settore lavorativo ne risentì beneficamente: intanto continuava il cammino della rivoluzione industriale, e le nuove idee.
Ma presto avvenne quello che ai torinesi sembrò l'inizio della fine: la capitale trasportata a Firenze.
L'alto prezzo di questa rinuncia forse, permise all'identità dei torinesi di rimanere immutata.
Qui sta forse il destino di Torino. Una città che per rimanere nella storia non può fermarsi mai.
Si possono ricordare importanti traguardi che hanno accompagnato il cammino del suo progresso, fu ad esempio la prima città a realizzare l'illuminazione elettrica ed i grandi eventi mondiali: L'Esposizione Internazionale del 1884, con la creazione del Borgo del Valentino, nel 1911 con la grande Esposizione Universale, (a ridosso del borgo Medievale era sorta una vera e propria città, stupefacente ed eterogenea, ora liberty, ora arabeggiante, tutta stucchi, cupole, statue. (Un mondo incantato e affascinante, che rimase a lungo nella memoria.)
Da ricordare l'esposizione internazionale per il centenario dell'Unità d'Italia del Maggio 1961, fino alle recenti Olimpiadi invernali.
Torino si esprime rivoluzionando l'impostazione sabauda: in una discussione al 'caffè Burello' di Corso Vittorio angolo via Rattazzi, il 1 Luglio 1899 si trovavano alcuni amici; Giovanni Agnelli, Luigi Scarfiotti, Emanuele Bricherasio, Roberto Biscaretti di Ruffia, Michele Ceriana Mayneri, Alfonso Ferrero di Ventimiglia, Luigi Damevino, Carlo Racca.
Questi, accumunati da un forte spirito imprenditoriale, decidono di investire complessivamente ben ottocentomila lire per un progetto relativo ad una invenzione americana che, sfruttando l'energia termica di un motore alimentato a benzina, consentiva rapidi trasporti.
Esattamente dieci giorni dopo nasce la 'Fabbrica Italiana di Automobili di Torino', il cui atto costitutivo viene registrato presso il notaio Torretta di via Arsenale 6 a Torino. Quello che succede successivamente è storia nota.......
E' un vero peccato....
Questa Torino del 2008 con il 'Grattacielo della Banca Intesa-Sanpaolo' progettato da Renzo Piano, sconvolge la Torino taurinorum, la città del barocco e liberty, rovinando le suggestioni degli antichi palazzi, vie e chiese, il suo aspetto esoterico, i suoi straordinari scorci visivi, la sua architettura.......
A Torino la costruzione di edifici di grande altezza ha riguardato casi sporadici : a parte l'edificio di Alessandro Antonelli, pensato come 'Tempio Israelitico' ma adibito poi a museo e chiamato Mole Antonelliana, diventato simbolo della torinesità, ( così come i 'toret', le piccole fontanine che un tempo dissetavano i passanti con un' ottima acqua proveniente da Balme).
Orgogliosamente oggi la Mole espone il Museo Nazionale del cinema. Pensare che alla fine degli anni '70 l'Assessore Costa Magna adibiva a suo uso personale una 'tavernetta' nei locali sottostanti la Mole, invitava i suoi amici e conoscenti ad allegre bevute di buon vino...) Fu poi Diego Novelli a dargli lo sfratto.
Il primo vero grattacielo ( La torre Littoria di Piazza Castello) viene costruito a celebrazione dell'ammodernamento di Via Roma ( anni '30 ) dopo la devastazione e demolizione delle architetture barocche preesistenti, per ordine del Duce.
Ogni importante città doveve avere una via centrale per le parate delle camice nere! A questo si aggiunse la corposa speculazione di Assicurazioni, Banche, etc, operata già in nome della sicurezza ('via prostitute e mendicanti dal centro cittadino!').
Il tema grattacieli riemerse nel dopoguerra (1948) : l'edificio di via Santa Teresa, il Reposi, di via XX Settembre, il grattacielo di Piazza Solferino. Questi edifici rimasero per lungo tempo privi di legittimità, costruiti cioè senza licenza edilizia, a testimonianza del fatto che all'epoca le decisioni in quanto a forme, luoghi e quantità si rivelassero di competenza esclusiva degli operatori privati.
La voglia di 'modernità' con la costruzione in centro di grattacieli proseguì nel corso degli anni '50/'60.
Torino in quel tempo, impegnata a fronteggiare le ondate migratorie che tutti conoscono, difficilmente si permetteva operazioni celebrative di virtù che non fossero direttamente legate alla produzione manifatturiera: così naque il grattacielo Lancia in Borgo San Paolo, quello della SIP in Corso Inghilterra, in restauro non per le esigenze dei cittadini bensi’ per diventare il Palazzo della Provincia, (ente che dovrebbe sparire!!!!) infine quello della RAI a Porta Susa, bello e ingombrante, nato per ragioni di visibilità aziendale, meno per quelle produttive, che rimase a lungo disabitato.
Questo indica che la realizzazione dei grattacieli ha rilevato nel tempo l'aspetto episodico, in ogni caso contrastante con l'impostazione architettonica della città, della sua 'forma urbis'. Infatti la realizzazione del grattacielo di 180 metri di Renzo Piano sulla Spina 2 area centrale nella zona Ovest di Torino, rovinerebbe lo 'skyline' ottocentesco della Città, ben valorizzato dai giochi olimpici.
Il secondo gigante in vetro e acciaio ( il nuovo Palazzo della Regione Piemonte) spunterà nel 2010 nella zona occupata dalla fiat lungo via Nizza, alto 155 metri progettato da Massimiliano Fukas.
Secondo Guido Montanari, Storico urbanista, il problema non è la qualità del progetto di Piano, ma il contesto in cui si colloca.
Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologa Italiana, dice che il nuovo grattacielo rappresenterà l'emblema dell'insostenibilità ambientale applicata 'a scenari caratterizzati da bassa densità energetica'.
Le considerazioni del famoso architetto Piano possono essere affascinanti, come l’idea sulla multifunzionalità, ma chiunque visitasse il centro storico di Torino si renderebbe conto che quest'opera e' assolutamente fuori da ogni schema architettonico della citta', nonché l'impatto panoramico a colpo d'occhio risulterà devastante. Inoltre la cornice delle alpi e in primo piano la mole antonelliana, insieme al grattacielo saranno paragonabili ad una scarpa da cerimonia ed uno zoccolo.
In definitiva per motivi di interesse economico (matrimonio bancario e la giunta del Sindaco Chiamparino) 'tutto si compie'! Nella carrellata che ho trascritto, tratteggiata dagli eventi significativi della Città del Museo Egizio, di Don Bosco, dei Savoia, degli Agnelli, della Sindone, di Cesare Pavese, Gipo Farassino, Norberto Bobbio, Rita Levi di Montalcini, della Fiera del libro, e delle Olimpiadi. Ebbene basterà dunque recarsi al ponte Sassi dove Salgari consumò i suoi anni e alzare gli occhi al cielo per vedere il nuovo e trionfante grattacielo, tripudio della new economy, e per un attimo come in un gioco mentale, quella prospettiva annullerà il silenzio e l'insolito.....
Voglio terminare questa riflessione di presentazione della mia opera con un pensiero colto dal Blog di Adriano Celentano ( 'Cosa stà succedendo' www.celentano.it) : 'Ben venga quindi l'avvento della tecnica, poiché essa è un valore immenso per il progresso che deve andare avanti... Ma guai alla tecnica se il suo avanzamento va a minare le bellezze delle cose. E la bellezza delle cose è quella dell'arte impiegata nelle costruzioni del passato, che pur coi suoi cambiamenti, ha retto fino ai primi del '900. Un ponte necessario che separi le due culture affinché non si elidano, come purtroppo accade per oggi i brutali accostamenti fatti dai comuni irresponsabili.'
category: arte contemporanea - May 7, 2008 07:04 PM
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Friday May 2, 2008
Siamo arrivati alla frutta o forse anche più in là.
Quando alla discussione si arriva all'insulto in diretta (ieri sera ho assistito alla trasmissione "Anno Zero" di Santoro) e confesso di essere rimasto fortemente colpito da Vittorio Sgarbi.
Ciò che mi ha maggiormente impressionato è la rara cultura di quest'uomo che in modo isterico e anti-democratico impone le proprie idee con violenza verbale nei ripetuti insulti e offese al giornalista Marco Travaglio.
Il problema è che Sgarbi occupa un posto di rilievo a livello istitiuzionale: Assessore alla Cultura milanese, questo pone interrogativi sulla crisi culturale che attanaglia la nostra società in questi ultimi anni, e questo è uno degli spunti di riflessione sull’importanza che la cultura ha nella difesa della dignità umana, che certamente non è rappresentata da uno pseudo critico d'arte senza etica e altezza morale.
May 2, 2008 03:46 PM
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