Thursday May 15, 2008
I "cul de sac" di antonio d’antonio.
poesia visiva, lì dove per poesia si intende il libero pensiero, sciolto e articolato sopra gli orizzonti del segno. Non appunti, discorsi portati a termine, compiuti nella precisione degli archetipi immobili e inamovibili dove l’ancestro non ha origine che nel silenzio iniziale assoluto della storia e dove parte il racconto verso un comunicare la storia agli occhi.
Solo agli occhi giunge qui l’ancestrale memoria ricucita. Nessun ancoraggio pone lo sguardo che sopra le icone si posa e riposa per ripartire carico di slancio significante.
Non è possibile fare a meno di raccogliere l’archetipo e portarlo a spasso tra i significanti del segno narrato. Un viaggio a ritroso ci viene offerto, portati per mano da "qui dove siamo", fino al silenzio dell'origine sui supporti improbabili e imprevedibili del riciclo non più dell’io ma del "tu" e del "loro" che eravamo.
Situazioni inestricabili narra l’Antonio e situazioni ineguagliabili ne risultano, nei viaggi tra i profumi, i rumori attivati dallo sfiorarsi dei sogni, come nuvole che non esita mai a dare forma in un attimo
Giovanni Ricciardi 2005 (Artista/Critico)
May 15, 2008 02:25 PM [edited: May 20, 2008 05:56 AM]
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