Coltivatore di stelle
Monday July 7, 2008
In un mondo dove la tecnica è egemone, la politica omnipresente, la televisione assillante; in un mondo in cui la ragione delle masse ha totalmente soffocato la coscienza individuale,dove la smania di potere è diventata costanza di vita; in un mondo in cui si alternano con frequenza imbarazzante l' immensa ricchezza e l' eterna povertà, mi domando che ruolo dovrà giocare l'arte e che profilo dovrà avere l'artista.
La mia fantasia viaggia lontano dagli stereotipi dell'arte (che spacciano per) contemporanea: quella dei critici più che degli artisti, un'arte che oramai si identifica con la filosofia, nutrita dai fiumi di testi ideati "ad arte"(per l'appunto) per creare con le parole il senso, per tessere la trama di emozioni di cui, nella maggior parte dei casi, è priva. L'arte fatta su misura per il mercato, che entra perfettamente nel vortice del bombardamento mediatico giornaliero, quella che propina sempre più spesso lo scandalo, la provocazione, il cattivo gusto come ingrediente essenziale dell'opera.
Ma se tutto questo può rifarsi in origine a personaggi come Duchamp, warhol, Picabia,e a quanti appartenenti al motto "preferisco vivere anziché lavorare", all' identificazione totale dell'arte con la vita,non si può continuare a interpellare questi fantasmi del passato per giustificare ogni bizzarria del presente.
Non perché abbia la presunzione di porre un divieto, ma perché tutto ciò non serve più, non è più compatibile con la nostra realtà, non può essere più accettabile che l'arte continui a rinnegare se stessa, a mordersi la coda come un cane.
Sono stanca di vedere elogiati sui giornali, come "grandi geni", pseudo artisti che vivono grazie alla penna di un critico, mentre quelli veri restano nell'indifferenza generale, bollati come antiquati.
Del resto, come si potrebbe creare un confronto?
Oggigiorno credo sia invece necessaria un' arte capace di liberarsi dalle convenienze, dal sudiciume di cui è stata ricoperta, un' arte che sia innanzitutto cultura, che torni a parlare, cantare, danzare, un' arte che sappia vivere di vita propria.
E di conseguenza appare evidente che l'artista contemporaneo debba essere innanzittutto colto (l'ignoranza già ci attanaglia l' esistenza), avere coscienza di se e del mondo, vivere l'arte come un dono e svilupparla come una missione.
Un artista in grado di tradurre in immagini quanto la sua sensibilità coglie nel mondo e che altrimenti resterebbe nascosta alla cecità comune.
Non so quanti potranno essere d’accordo con me.
Magari questi resteranno solo le fantasie di un illusa che pensa all'arte al di sopra di ogni mediocrità, quella mediocrità che oggi purtroppo ne è diventata uno dei maggiori "presupposti".
Jessica Perna
July 7, 2008 02:19 AM [edited: July 9, 2008 06:53 AM]
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Friday June 27, 2008
Studio completo del David,realizzato dalla mia allieva Alessandra Donnarumma.Accademia delle Belle Arti di Napoli.
Tecnica: Biro su cartoncino
Misure: metri 5,17 x 2
June 27, 2008 05:40 AM
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Thursday June 26, 2008
Ecco uno studio completo del David di Michelangelo.
Questo studio dal vero è stato realizzato dalla mia allieva Alessandra Donnarumma.
June 26, 2008 07:26 AM
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Thursday May 8, 2008
-Professore, dato che l'arte contemporanea diventa sempre più concettuale, bizzarra, dilettantistica,senza etica e senza parametri di giudizio, non si rischia oggi di renderla schiava del mercato?-
-si, certo, oggi più di ieri l'arte è impregnata del mercato, è riconosciuta come fonte di guadagno, ma che sia, questo, determinante perché un artista emerga, non vuol dire che,oggi, sia più facile diventarlo!-
Presuntuosamente io,invece,ho paura che talvolta sia proprio così. Quello che mi fa rabbia non è il potere del mercato o dei media, perché, in un certo senso, una necessaria forma di "propaganda artistica" è sempre stata necessaria (se non fosse esistito papa Giulio II, Michelangelo, probabilmente, non avrebbe dipinto la Cappella Sistina);ma che ci sia stata strappata la libertà del senso critico.
Probabilmente tutti, di fronte alla "Gioconda" saprebbero riconoscere un capolavoro, ma,credo,che a nessuno sarebbe venuto in mente di porre, una ruota di bicicletta, in un museo, se non l'avesse toccata la magica mano di Duchamp… allora, mi domando, perché nel primo caso il mio senso critico mio porta a riconoscere qualcosa di straordinario e nel secondo mi sento come nella favola del re, "vestito della seta più pregiata" ma in realtà costretto a sfilare in mutande?
Mi si risponderà che guardo all'arte di oggi con gli occhi del passato, che mi permetto di giudicare qualcosa partendo da presupposti sbagliati… ma chi ci assicura che quelli che vogliono propinarci,oggi, siano giusti? Che, se ancora nessuno, grida, "il re è nudo, il re è nudo", sia davvero vestito?
Non sono d’accordo con chi sostiene che, in tanta confusione, si debba tacitamente proseguire secondo i propri ideali, apparendo anacronistici,fuori, talvolta, da un mondo contemporaneo,che,accettata o meno, vive di una sua filosofia artistica, che riempie le riviste, che regola il mercato e che lascia, inevitabilmente nell'ombra, il resto relegandolo a semplice pittura, scultura, disegno.
Perché chi crede e vive di questo "altro" resta in silenzio?
Jessica Perna
May 8, 2008 07:00 AM
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