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Thursday June 26, 2008
L'Essere Tecnologico (di Enrico Cocuccioni)
Come e perché stiamo cambiando. Come cambia la nostra vita in rela zione all'impatto delle nuove tecnologie. In particolare di quelle tecnologie che investono un campo da molti considerato strategico anche per le sue implicazioni "umanistiche": quello della comunicazione. Cambiamenti non solo simbolici, come sappiamo, ma che coinvolgono in modo tangibile, ad esempio con gli sviluppi prevedibili delle cosiddette "realta' virtuali", le più intime compagini del nostro corpo. La questione non è riducibile ai soliti luoghi comuni, secondo i quali tra l'uomo e la macchina esistera' sempre una differenza incolmabile. Certo, che l'uomo non debba essere riducibile alla macchina è quanto prescrive anche il noto imperativo categorico che sta alla base di ogni istanza morale, secondo cui non è lecito considerare il nostro prossimo come un mezzo, occorrendo bensi' trattarlo sempre come un fine, appunto perché l'essere umano si suppone altro dall'essere strumento di qualcuno o di qualcosa. Ma l'intero corso di eventi della storia planetaria sembra testimoniare con persuasiva evidenza alle attonite moltitudini del nostro tempo che la tecnica puo' facilmente manipolare in profondita' anche cio' che la coscienza morale o le norme etiche considerano intoccabile. Cio' che chiamiamo tecnica essendo appunto quell'efficace ordinamento dei mezzi per raggiungere determinati scopi a cui qualunque azione umana finalizzata, proprio in quanto tale, puo' ben difficilmente sottrarsi se intede realmente perseguire i propri obiettivi. Ma allora, a ben guardare, il problema si complica al punto da rendere plausibile una domanda in apparenza paradossale: è forse la tecnologia che tende drammaticamente a dissolvere gli originari connotati dell'umano (o, per cosi' dire, i tradizionali valori umanistici), oppure, al contrario, è proprio quell'entita' vivente supposta "umana" che, in virtù della sua più autentica "natura", tende a porsi in modo sempre più esplicito come l'essere tecnologico per eccellenza? Cosa c'è di più umano, in questo senso, di quella volonta' che crede di trovare la propria più adeguata realizzazione in un gigantesco apparato mediale che espanda le nostre facolta' fisiche e mentali, ad esempio nei termini di una grande rete di strumenti tecnologici integrati che si estenda su scala globale, in grado magari di evocare un mondo totalmente virtuale, o persino paradisiaco, proprio in quanto generato artificialmente e insieme offerto ai nostri sensi come assolutamente "reale"? Luogo atopico , ma tutt'altro che utopico, dove ogni oggetto del desiderio puo' dunque diventare concreto e a portata di mano? Il fatto che un simile apparato impersonale, una simile entita' che appare così artificiale ed astratta - e dunque cosi' poco "umana" - possa eclissare la dimensione creativa del singolo individuo, o possa proporsi di utilizzare l'uomo come un mero strumento, o possa identificarlo con una macchina, o possa sostituirlo con un automa dotato addirittura di migliori prestazioni cognitive, non impedisce affatto di considerare tale entita' come una sorta di nostra estensione extracorporea. Un potenziale prolungamento (nel senso di McLuhan) più che una realta' del tutto estranea al nostro essere ,o alle nostre più nobili risorse, o alle nostre più qualificanti facolta', o alle nostre caratteristiche più specifiche, o alle nostre aspirazioni più profonde. Sotto questo profilo l'attuale mondo dei computer non puo' che esser fatto a immagine e somiglianza di quella presunta macchina pensante che è la nostra mente ( per lo meno nel suo aspetto razionale, calcolante, cartesiano). Per altro verso, le ricerche nel campo dell'intelligenza artificiale si spingono ormai ad emulare in vitro un modello di mente che appare ancora più adeguato al suo prototipo biologico, ancora più simile al nostro cervello, quindi, in quanto aggiornato in base alle più recenti acquisizioni delle neuroscienze. Un modello che si discosta peraltro dalle strutture sequenziali, logico-matematiche, algoritmiche, con cui fino ad oggi si è ritenuto identificabile il nostro comune modo di pensare con quello di una macchina digitale. Ma è ancora sul presupposto di un nostro fondamentale "esser macchina" che puo' costituirsi anche il tentativo di produrre un dispositivo che si autoprogrammi e che abbia caratte ristiche sempre più "umane". L'uomo tecnologico , infatti, è gia' da sempre il correlato teorico necessario, seppure quasi mai esplicito e consapevole, delle stesse scienze umane (prima che un obiettivo concreta mente perseguibile in un futuro ormai prossimo, laddove per esso si in tenda una sorta di replicante o di "uomo artificiale"). C'è infatti un pre supposto ontologico delle scienze che studiano l'uomo, ed é appunto quello legato alle categorie del pensiero scientifico-tecnico, all'interno delle quali cio' che appare analizzabile tecnicamente deve avere a sua volta l'aspetto di un meccanismo funzionante, di un "attrezzo" complesso ma pur sempre "smontabile" nelle sue componenti funzionali. Oltrepassare l'orizzonte della tecnica non significhera' allora, per l'uomo, oltrepassare sé stesso? E' su un tema così decisivo per la nostra specie che occorrera' concentrarsi nei prossimi anni. La VEA, da parte sua, cerchera di promuovere questa riflessione e di ap portare il proprio contributo: una serie di iniziative sono infatti in cantiere, e tutte riconducibili in qualche modo alla figura chiave dell'uomo tecnologico intesa sia come sfondo teorico che come spunto operativo. Per far questo occorrera' innanzi tutto istituire dei laboratori, dei luoghi o delle occasioni specifiche di ricerca per approfondire i diversi aspetti in gioco. Aspetti che riguardano, ad esempio, i linguaggi espressivi nella dimensione multimediale e telematica, le nuove problematiche del corpo, le dimensioni della "vita artificiale", le inedite frontiere della didattica, tanto per citarne qualcuno. Il nuovo centro d'arte del futuro - per riprendere e sviluppare una premonizione di Abraham Moles - sara' appunto, più che un luogo fisico in senso stretto, un complesso nodo di ri cerche in cui il corpo e il linguaggio, l'immagine fissa o animata, le vec chie e nuove forme creative di espressione convergeranno in una medesima direzione, quella in cui un essere tecnologico si rivela e si fa Segno.
June 26, 2008 08:01 PM [edited: June 27, 2008 05:33 PM]
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