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Tuesday April 29, 2008
-Sono rimasto molto sorpreso quando un noto artista dell’Abject Art, autore di una serie di opere che consisteva in una serie di fotografie di cadaveri, mi ha detto di non essere lui a fotografare personalmente le salme, ma di delegare questo compito ad altri: lui si limitava a firmare le opere, le quali assumevano perciò il carattere del readymade. Mi sono chiesto se questo artista poteva essere posto correttamente nella categoria dell’Abject Art e non si trattasse invece di un esponente della Conceptual Art. Ma se l’artista in questione apparteneva a questa tendenza artistica, che bisogno c’era di fare effettivamente queste fotografie? non sarebbe bastato il progetto, eventualmente accompagnato dall’elenco degli obitori disposti a fare fotografare i loro morti? Infatti alla base dell’Abject Art (conosciuta anche col nome di Post-human Art) sta l’idea di una sfida rivolta alle tendenze artistiche prevalenti negli anni Ottanta, che, come la Transavanguardia, avevano fatto precipitare l’arte contemporanea in un abisso di noia e di insincerità.
Dietro questa perplessità, che può sembrare una questione interna al microambiente artistico, si nasconde un problema più grande che è quello della credibilità non solo dell’arte contemporanea, ma più in generale della produzione culturale attuale, che già da molti decenni è diventata un’industria sempre più dipendente dalla ricreazione e dal profitto, sempre meno impegnata in compiti educativi e innovativi. Il readymade, che fu inventato quasi cento anni fa da Marcel Duchamp, è stato una protesta anticipata contro l’industria culturale ed un’energica riaffermazione della creatività dell’artista romantico: infatti questi si sente superiore alle proprie opere, nei confronti delle quali nutre un atteggiamento ironico. La stessa istanza è stata rinnovata da Joseph Kosuth negli anni Sessanta, che con la Conceptual Art ha fatto dipendere l’essenza dell’arte da ciò che l’artista definisce come tale.-
[brano estratto da un articolo di Mario Perniola]
La convinzione diffusa è che l'arte contemporanea resti qualcosa di originale, di "speciale", all'interno del contesto sociale "normale".
Ma l'arte contemporanea è ancora una bizzarria inspiegabile in una società tranquilla e basata su fondamenti condivisi, o piuttosto è esattamente il contrario?
Cioè: all'interno di una società totalmente sconvolta e frastornata da linee oblique di eversione totale dei valori, parametri, tradizioni, l'arte non è uno degli ultimi luoghi persino conservatori dove sussistono delle gerarchie piuttosto precise e ben determinate da studi, da approfondimenti, da riviste, da siti, da critici, dal collezionismo, ecc. ecc.?
April 29, 2008 06:52 PM [edited: April 29, 2008 07:09 PM]
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Elisabetta Trevisan 04/29/2008 07:10 PM
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