literature
Tuesday May 6, 2008
L'argomento nanotecnologie, almeno per quanto riguarda l'opinione pubblica (e quindi l'informazione non specialistica) del nostro Paese, è ancora poco conosciuto.
Che la situazione sia destinata a mutare ce lo dimostra Omar Ganz che, in un suo recente contributo, menziona in sintesi un sondaggio condotto negli Stati Uniti. E poiché la globalizzazione non riguarda solo il mercato e la finanza, ma anche la sensibilità verso le conseguenze dell'innovazione, è da presumere che l'attenzione verso le nanotecnologie toccherà presto anche l'Italia.
Ne sono una conferma i contributi informativi di Gian Maria Borrello e di Paola Parmendola che, nella rubrica di Segnalazioni, ha trascritto ("Nano-etica cercasi") l'intervista della trasmissione di scienza di Radio24, "Il Volo delle Oche", andata in onda il 27 aprile 2004, in cui il Prof. Paolo Milani, del Dipartimento di Fisica all'Università di Milano, ha parlato appunto delle nanotecnologie e delle relative implicazioni etiche.
Vittorio Bertoli
www.fondazionebassetti.o [...] olini.html
In luglio Si è svolto il primo sondaggio sull'atteggiamento degli americani nei confronti delle nanotecnologie.
E' stato condotto da Michael Cobb (ricercatore alla North Carolina State University e docente di Scienze politiche), che ha curato la struttura della survey e analizzato i dati, da Patrick Hamlett (professore associato di Scienza, tecnologia e società) e da Jane Macoubrie (docente di scienze della comunicazione). I risultati saranno pubblicati nel prossimo mumero del "Journal of Nanoparticle Research" (Kluwer).
Dall'indagine risulta che l'80% dei più di 1500 intervistati via telefono ha risposto di non essere preoccupato dalla nanotecnologia, circa il 70% nutre "una qualche" o molte aspettative su questa tecnologia, mentre il 40% ritiene che i benefici sono superiori ai rischi.
Sono pochi gli americani che temono l'autoreplicazione dei nanorobot, ma un numero consistente di intervistati è però preoccupato della perdita di privacy che potrebbe conseguire da apparecchiature microscopiche per la sorveglianza.
Il 60%, poi, non ha molta fiducia nel senso di responsabilità dell'industria del nanotech e soltanto il 5% ha espresso molta fiducia.
Ultimamente negli States si va facendo strada l'opinione che le preoccupazioni (che, per il vero, al momento sono solo fantascienza) per le capacità di autoreplicazione di nanobots abbiano distratto l'attenzione da quelli che sono invece i rischi reali.
Dalla disseminazione di nanoparticelle potrebbero infatti derivare dei rischi per la salute e per l'ambiente: una sostanza normalmente innocua potrebbe non esserlo se diffusa in particelle di scala nanometrica.
Non sono timori ingiustificati se si pensa che dei 700 milioni di dollari spesi nel 2003 negli USA per la nanotecnologia sono soltanto 500 mila quelli che sono stati riservati a studi di impatto ambientale.
Purtroppo si riscontra un grosso divario fra le risorse economiche dedicate allo sviluppo di questa tecnologia e quelle dedicate, a scopo precauzionale, all'analisi dei suoi effetti.
E' questo che dovrebbe far riflettere. Soprattutto se si tiene presente che diventa sempre più ampia la divaricazione fra il rapidissimo sviluppo tecnologico e la possibilità effettiva di verificarne in tempi adeguati le conseguenze sull'ambiente e sugli esseri viventi.
Omar Granz
May 6, 2008 11:42 PM [edited: May 7, 2008 12:01 AM]
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