ARTISTA
Wednesday October 1, 2008
Forme e colori sotto vetro
La Provincia (Quotidiano della Città di Cosenza)
Pensieri sotto vetro.
Simboli e totem rinchiusi, immobili, eterni.
Concetti semplificati fino all'essenza: solo forma e colore. È un mondo astratto e affascinante quello di Gino Veneruso.
Dietro la leggerezza e la semplicità delle opere c'è la perizia dell'artigiano e la creatività del designer, la vena artistica confluisce nelle esperienze professionali passate di Veneruso, si integra e si completa.
«Si tratta di un'attitudine alla sperimentazione di dettagli minimi di un materiale riciclato che appartiene alla produzione semi-industriale e al design decontestualizzato e trasformato in un panorama in bilico fra il sogno e l'acuta astrazione della mente, che assembla le forme in virtù di una continuità manuale e artigianale che tenta di innovare e organizzare il sistema dei segni in una rinnovata apertura ontologica».
Giochi geometrici, incastri di forme e di colori, una tecnica che supera la pittura e approda ad una personalissima interpretazione della tela che contiene altri spazi, che diventa teca: custodisce, conserva, mostra.
« È una ricerca formalmente astratta, di tipo architettonico nella quale gli elementi figurali vengono distribuiti secondo regole interne di simmetria e di equilibrio in uno spazio che privilegia la piccola struttura, quasi il retablo, e realizza uno schema iconografico che pare insorgere da una matematica precisione il cui risultato informa una particolare percezione estetica».
Le opere di Veneruso sono rappresentazioni essenziali del mondo dell'artista, rimangono fuori da ogni contesto, sono "oggetti estetici" in cui si può idealmente entrare, suggeriscono atmosfere silenziose e calde.
«Come in rifugio nel quale una misteriosa operazione alchemica trasforma gli oggetti trovati in costellazioni, segni e disegni di una vibrante percezione visiva che suggerisce un intreccio analitico elaborato in una dimensione originaria, scarnificata, spoglia del superfluo ed essenziale».
October 1, 2008 08:45 PM
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Saturday September 27, 2008
IL RIGORE DELLA FORMA NEL CROMATISMO PLASTICO DI VENERUSO
Uno dei problemi dell’artista contemporaneo, è quello “d’imporre l’ordine della forma al magma, al caos di un universo che ha smarrito le sue coordinate”. Un universo segnato da importanti scoperte scientifiche (la negazione del tempo e dello spazio come concetti assoluti), l’avvento della psicoanalisi e delle filosofie irrazionalistiche, l’introduzione della fisica quantistica e della matematica non euclidea, l’orrore delle guerre e degli eccidi di massa. Una emorragia del mondo e del Soggetto, una “destituzione della Storia ridotta a cronologia inessenziale e a routine delle trasformazioni” che si manifesta artisticamente in un surplus di segni, spezzati o deformati (si pensi a Joyce, Eliot, Picasso) o nella statica armonia di un indifferente empireo in cui la forma, come osserva Ejchenbaum “non è più un involucro” ma “un’integrità dinamica e concreta, con un contenuto in se stessa, al di fuori di qualsiasi correlazione”. Un’arte di un’oggettualità astorica e talvolta automatica legata alla pura sensibilità dell’artista e chiusa in una limpida e geometrica essenza tra relazioni di spazio, luce e colori. In questa direzione si inserisce la ricerca di Veneruso che si collega per l’essenzialità e il rigore delle sue strutture geometriche non soltanto all’astrattismo milanese degli anni Trenta (Melotti e Soldati) ma anche delle esperienze di Mondrian (a cui aggiunge il senso del volume), di Albers, di Moholy-Nagy e soprattutto di Van Doesburg in cui l’elaborazione formale sconfina nel campo dell’architettura e delle arti applicate. La geometria, dunque, come “momento della chiarezza e dell’essenzialità” ma anche , in Veneruso, kòsmos (‘ordine’ nell’etimologia greca) contrapposto a chàos, indagine filosofico-esistenziale in sospeso tra pittura, scultura, artigianato. Nelle composizioni dell’artista partenopeo non si scorge, come nel suprematismo di Malevic, sovrapposizione di forme; le forme geometriche, di una semplicità esemplare, riempiono e svuotano spazi diversi in piani sempre paralleli (vetro compreso). Una costruzione di elementare nitidezza e astrazione con l’implosione di un colore dominante che ha la duplice funzione di dare rilievo gli altri e sorprendere l’ipotetico fruitore dell’opera. Tra piccoli solidi, linee rette e curve, costante la presenza di una minuscola sfera metallica, residuo della memoria o implacabile occhio che si autocontempla mentre osserva il mondo. Il cromatismo conduttore, esplosivo al primo impatto, si trasforma gradualmente in eden visivo, categoria assoluta, organicità astratta e impenetrabile e l’opera d’arte una monade in sinergesi possibilistica (di qui il concetto di decorazione) con lo spazio in cui è collocata. Ogni elemento ha un rapporto geometrico di estremo rigore con gli altri come a seguire una invisibile logica o una casualità metafisica. Scolte della ragione, pulsioni dell’Es o mere decorazioni, le forme di Veneruso non confinano (come in Mondrian) o si incuneano (come in Malevic) ma aspirano ad una segreta armonia che plachi il disordine della realtà e della vita .Un’aspirazione ad un ordine pitagorico (la modulazione che sostituisce la modellazione) origine di un universo primordiale non ancora contaminato da segni inquietanti, un “alfabeto della percezione”, per usare un’espressione di Calvesi “ le cui elementari leggi organizzative e le cui griglie sono (…) indagate e interrogate, al fine anche di individuare forme funzionali e d’uso”. Di qui le connessioni con la grafica, il design, l’architettura e il recupero della dimensione ‘storica’ di quest’arte cromoplastica e avveniristica. Veneruso sembra aver lasciato alle spalle il caos del mondo e deposto in una logora valigia i suoi sogni per svelarli in una trama di stimoli ottici e nella pluralità estetica delle sue figurazioni geometriche.
G. B.
category: PITTURA - September 27, 2008 06:58 PM
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