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L'uomo volante

Quando io c'ero...ma il digitale no!

equilibriarte.org : Valentino Albini : blog

Sogni digitali

Quando io c’ero ma il digitale no

C’è stato un momento nella vita del nostro pianeta in cui c’ero io…… ma la fotografia digitale no.
C’è stato un momento in cui gli studi fotografici erano una selva di cavalletti, di rocchetti di filo da pesca di varie dimensioni, di metri quadri di velluto nero e di stoffe colorate, di grandi rotoli di carta variegata, di chilometri di tondini di ferro, di centinaia di cose grandi e piccole, morbide e dure...
Un rigattiere ci moriva d’invidia e il fotografo di soffocamento.
Tutto questo serviva a fotografare oggetti che per loro natura o progettazione non volano, non corrono, non si fondono con altra materia, non cambiano colore.
Eh si... il fotografo invece doveva per contratto fargli spiccare il volo, congelarli nel loro fulmineo passo, o regalargli dinamica e movimento, mescolarli sapientemente al velluto, all’acqua, alla carta, all’acciaio.
E anch’io non sfuggivo a questo triste destino di accattone di nuvole, raccogliendo “…tutto ciò che può servire per la foto...”. La dannazione di cancellare ombre, di correggere dominanti, esasperare cromatismi pesava come un macigno sulla mia fantasia in cattività. La sfida però era anche bella e stimolante.
Un’immagine fotografica era il frutto del 10% di ispirazione e del 90% di traspirazione (come citava il mio socio e amico Nick).
Poi, una volta superata la critica fase della ripresa arrivava l’incubo del laboratorio di sviluppo!
Si impazziva per ottenere uno sviluppo variato fuori norma, e tutto perché una volta ci avevano sbagliato i tempi di sviluppo ma il risultato…oh cosa era quel risultato!! Com’era bella quella strana dominante Cyan!
E tu la rivolevi... ad ogni costo! “...e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser..."
“Ripetere l’errore? Non se ne parla nemmeno! Il nostro è un laboratorio serio, non sbaglia, e se sbaglia corregge! E poi comunque mi inquineresti i bagni.” Era la desolante risposta dello stampatore.
Ore e ore con il naso tappato a scolorire l’emulsione con la candeggina, eh si perché guarda che impatto questa gelatina che consumandosi svela gli oggetti ripresi sfumandoli. Meno male che si lavorava in grande formato, col 10x12cm. Figurati a lavorare con il 35mm, roba da visita oculistica e disintossicazione dopo il secondo fotogramma manipolato così!
Oggi con il digitale, il nostro pianeta avrà meno liquidi da smaltire ma molte più guardie da posizionare.
Liberi dalle catene, liberi dalla lunghezza d’onda della luce, dai nanometri birichini e dai tondini di ferro “…che lasciano l’ombra sugli sfondi e si incurvano miseramente sotto il peso dei miei desideri”.
Finalmente la mia fantasia non più in cattività si può librare nell’aria con le ali dello scontorna, del clona, del copia e incolla, del contrasta, dello sfuma e …udite udite: del colora sfondo…!!!
Ora ho un altro nemico:
me stesso.
Attento Valentino, non abusare.
I filtri dei software per l’elaborazione digitale sono trappole dal profumo di torta di mele, lo scontorno ti libera ma ti schiaccia come un’incudine da tre tonnellate di pixel, i colori risultano puri come anime nuove ma sottili come rasoi.
Attento Valentino, non abusare.
“Sei un fotografo non un Apprendista Stregone!”, mi urla la guardia che mi sono messo vicino.
Meno male!... per fortuna, grazie a lei l’equilibrio non è infranto, mi aiuto con i contrasti, con i colori, sempre ricordando che sono strumenti e non i soggetti e che in fondo... la mia adorata e indomabile amante è la fotografia.


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