Thursday August 21, 2008
Acireale - Galleria Credito Siciliano
dal 20-07-2008 al 28-02-2009
La Sicilia dopo e oltre i luoghi comuni. Trenta grandi artisti internazionali raccontano l'isola al mondo. Un moderno Gran Tour, curato da Marco Meneguzzo, che mette in scena una regione che non soffre più per la sua arcaica identità. O quasi…
di Vanessa Viscogliosi
Un volo pindarico sulla Sicilia penetrandone e oltrepassandone gli stereotipi. Questo è l’obiettivo della mostra “Dopo la Sicilia”, un racconto di immagini oltre i luoghi comuni, i cliché e i preconcetti. Out dunque fichi d’india, cannoli e lupare. I trenta autori internazionali celebrano infatti una Sicilia globalizzata, dove l’isola, con i suoi innumerevoli scenari, umani e naturali, fa da contorno alle singole esperienze artistiche. Se da un lato, però, si rifà il look e si svecchia una Sicilia troppo arcaica, dall’altro l’ammodernante approccio sembra solo rasentare la superficie di quelle cento anime siciliane che Bufalino riscontrava nella sua “isola plurale”. Nei video e nelle foto si assiste infatti alla neutralizzazione della rappresentazione, al congelamento del local in favore del global: scatti e frame annullano temi e soggetti abusati, scorci e personaggi si dirigono oltre l’ovvio e il già visto, le inquadrature e le riprese sono unite contro un apparato retorico oramai considerato obsoleto. Della terra “della luce e del lutto” resta a volte solo una fugace partecipazione, una guest all’interno di un bel set foto-cinematografico.
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category: Recensioni - August 21, 2008 05:50 PM
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Monday February 18, 2008
di PAOLO VALENTINO
Vanni Cuoghi, genovese di nascita ma milanese di adozione, approda alla Angel Art Gallery, a due passi dalla Pinacoteca di Brera, per la sua prima personale nella città del Duomo gotico e dell'Ecopass. Non che Cuoghi sia nuovo a Milano. Si ricordano infatti le sue presenze nell'importante collettiva dello scorso anno "Arte Italiana 1968-2007 Pittura", curata da Vittorio Sgarbi a Palazzo Reale, e nella grande mostra "La nuova figurazione italiana... To be continued" alla Fondazione Borroni di Bollate (MI).
E la figurazione, tema portante delle due manifestazioni citate, è appunto il nodo centrale dell'opera di Cuoghi, artista, come lo definisce il curatore Luca Beatrice nella prefazione del catalogo, "analogico" e "denotativo". Analogico perché in direzione contraria al digitale, all'istantanea, alla spersonalizzazione. Denotativo perché il momento connotativo, il giudizio, viene lasciato al fruitore. La cura maniacale del dettaglio e del colore e l'evidente piacere esecutivo che le tele di Cuoghi trasudano, ce lo mostrano infatti come un artista-artigiano colto e raffinato per cui ogni soggetto è un'avventura tutta nuova e non solo il più piccolo tassello di un progetto narrativo ampio e, magari, pretenzioso.
Non è un caso, dunque, che le figure di Cuoghi si staglino su uno sfondo completamente bianco e che richiamino alla mente le illustrazioni di una vecchia enciclopedia, in cui, appunto, personaggi, luoghi e idee sono come catalogati in piccoli barattoli trasparenti, affiancati da un criterio esclusivamente alfabetico.
Ogni soggetto è un'avventura, si diceva. E ogni soggetto ha la propria storia da raccontare, che deriva da altre storie - storie di qualsiasi tipo - e che, a sua volta, ne può suggerire delle nuove. Le fonti del pozzo, insomma, sono citazioni reali e tangibili, spesso deformate dalla voce divertita e ironica dell'artista, a partire dal titolo, "Amore disparato", che richiama subito alla mente la storia di una ragazza che "ballerà / tra le stelle accese e / scoprirà / scoprirà l'amore / l'amore disperato" - dalla canzone di Nada del 1986, ovviamente.
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category: Recensioni - February 18, 2008 04:05 PM
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Monday February 11, 2008
di Vanessa Viscogliosi
La parabola artistica di Emilio Isgrò [Barcellona Pozzo di Gotto (ME), 1937] inizia con un gesto, un’azione paradossale di distruzione e ricostruzione. Siamo nel 1964 e il giovane poeta ventisettenne, oramai da alcuni anni a Milano, inizia a sperimentare un nuovo linguaggio estetico fondato sul «cancellare»: Isgrò riscrive cioè giornali, manifesti, enciclopedie, codici, rimuovendo alcune parole con decisi e voluti segni grafici. L’artista depenna, elimina, occulta, sopprime. La forza tangibile della sua operazione, di quella che sarà chiamata «cancellatura», non risiede tuttavia nella negazione quanto, piuttosto, nella sua capacità di spalancare le porte del linguaggio fingendo di chiuderle. In un testo cancellato del 1965, Isgrò evidenzia "ciò che ognuno vorrebbe ignorare" e per farlo mira a una nuova struttura semantica, che lo porta a costruire demolendo: il superfluo viene eliminato e le parole risparmiate danno vita a un messaggio depositario di nuovi significati.
"Tutto il mio lavoro – afferma Isgrò -, non è che una sorta di teatro, la messa in scena del combattimento spietato che da un secolo si combatte tra la parola e l’immagine. O meglio: tra civiltà della parola e civiltà dell’immagine". Insieme al concetto di cancellatura l’artista indaga dunque la relazione tra immagine e parola, tra percezione e linguaggio. Nei suoi lavori le scritte dialogano con le immagini fotografiche per suggerire allo spettatore una lettura più attenta dell'opera, portandolo oltre l’impatto estetico, indicandogli il superamento della superficie e del superficiale. A differenza di Magritte, l’autore siciliano utilizza la didascalia non per attestare la falsità dell’immagine proposta, ma per offrire un passaggio aperto, un valico ideale, verso una propria immagine interna.
Da oltre quarant’anni Isgrò orchestra segni e immagini. Le tappe fondamentali della sua attività di artista, poeta e scrittore vengono ripercorse da una grande retrospettiva, "Dichiaro di essere Emilio Isgrò", a cura di Marco Bazzini e Achille Bonito Oliva, visitabile fino all’11 maggio presso il Centro Pecci di Prato e ideata insieme allo stesso Isgrò.
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category: Recensioni - February 11, 2008 06:10 PM
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Sunday January 13, 2008
Orgoglio territoriale e confronto con i linguaggi estetici contemporanei. Su questi assiomi poggia la rivalsa di un gruppo di artisti catanesi
di VANESSA VISCOGLIOSI
E lo scossone arrivò. Parliamo di SISMA e dei suoi protagonisti: giovani artisti siciliani, attivi in un'assopita e provinciale Catania artistica, riuniti in un progetto comune col fine di scuotere letteralmente la città e i suoi "operatori" culturali. Tumultuosi sballottamenti che toccano non solo Catania, ma l'intera Sicilia, una regione caratterizzata da un'estrema pigrizia propositiva e organizzativa, nonché da profonde carenze strutturali. SISMA è d'altronde la storia di un prevedibile terremoto. È un presagibile "je accuse" contro l'inerzia imbarazzante delle nostre istituzioni, pubbliche e private, un previsto quanto amaro moto d'animo e di intenti.
SISMA ha avuto il suo epicentro nello studio di uno degli artisti coinvolti, Francesco Insinga, divenuto per l'occasione un Sismaspace, ovvero uno spazio inteso come luogo di azione, una dimensione che vive e si concretizza in funzione della durata del progetto espositivo. Oggi qui, domani non si sa, perché SISMA, il suo show, lo vuole fare senza mediazioni, aprendosi a nuovi artisti e a differenti spazi, portando "in giro" il suo chiaro messaggio: fare arte in Sicilia confrontandosi col più ampio panorama artistico contemporaneo. L'insularità e la distanza diventano dunque un valore aggiunto e non una limitazione.
Il primo SISMASHOW ha visto la partecipazione del già citato Insinga, di Daniele Alonge, Tiziana Contino, Claudia Gambadoro, Giuseppe Lana e Enrico Salemi. Sei artisti diversi per mezzi espressivi e tematiche affrontate.
Lo spettacolo inizia con "Ematic - Coagula et Solve" di Tiziana Contino, in cui arte, religione e magia si fondono in un'installazione/performance che mette in risalto le contraddizioni della società contemporanea: da un lato riproduce scientificamente il "miracolo" del sangue che si liquefa stravolgendone la visione della sua unicità, dall'altro ironizza sul fenomeno mediatico che accompagna l'evento. L'accostamento tra sacro e profano, soprannaturale e glamour, scienza e alchimia fa emergere quelle "verità" parallele e contraddittorie che da sempre accompagnano l'uomo.
Il "White Box" di Claudia Gambadoro è un video della durata di 24 minuti (ogni minuto riassume un'ora), durante il quale l'artista dà le spalle ad una finestra "nell'atto ostinato di visualizzare il tempo che scorre in un'immobilità lunga quanto il tempo stesso".
Con "Dear Mom" Francesco Insinga ci offre una riflessione sul tema dell'isolamento e dei penitenziari.
Un'installazione site specific che offre diverse chiavi di lettura: la segregazione, risolta visivamente da due porte bianche con le cerniere montate al contrario, diventa anche espressione di una prigionia esistenziale. L'inquietudine e la solitudine legate alla costrizione vengono coperte da un lucido candore, sottolineato dai nivei mattoni e dai due neon alla base delle porte, metafora forse dell'indifferenza e della superficialità dell'uomo contemporaneo. Tutto questo si esemplifica altresì nei due spioncini, volutamente chiusi, dietro cui si celano le immagini di due volti maschili, facce che raccontano storie di invisibili e di emarginazione, in cui la "dear mom" diventa l'unica ancora di salvezza, nonché "francescano" pretesto per azzerare ogni disuguaglianza.
L'alienazione del sé è alla base del lavoro di Enrico Salemi. In "Attenzione! La superficie svia la concentrazione dal sentire l'aggressività profonda", l'artista propone un grande pannello di legno su cui ha operato delle certosine incisioni, quasi a scavare per modificare o addirittura annullare la superficie/identità. Analoga condizione accompagna l'appariscente specchio dalla cornice rosso flou e dal vetro sabbiato: alla cancellazione della propria individualità si aggiunge l'invito ad andare oltre l'immagine. In "Pronto intervento" Daniele Alonge si è divertito a "incastonare" alcuni mezzi di soccorso in blocchetti di cemento. Un'installazione ludico-provocatoria che racconta lo stallo delle nostre istituzioni.
Il SISMASHOW si conclude con "Untitled" di Giuseppe Lana, un estratto del progetto installativo "Boomcrash": lamiere deformate, dilaniate e sporche di sangue, ci ricordano gli orrori dei nostri giorni.
Info
Catania - Sismaspace
dal 16 dicembre 2007 al 16 gennaio 2008
Via Scammacca 21/c - Catania
349.8675910
ingresso libero
sismaspace@gmail.com
category: Recensioni - January 13, 2008 11:56 AM
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Friday November 23, 2007
È difficile intrappolare Marcello Jori in questo o quello stile o in qualsiasi definizione. E uso il termine intrappolare perché l'artista, veneziano di nascita ma bolognese di adozione, si è lasciato e continua a lasciarsi prendere dalla folgorazione della contaminazione. Una contaminazione che spazia da un genere all'altro, da una tecnica all'altra come se fosse difficile o impossibile contenere la propria indole in un'unica forma espressiva. Oggi più che mai, gli artisti sono in grado e hanno i mezzi per agglomerare, accorpare e rubare specificità proprie di un'espressione, cosicché in un singolo lavoro è possibile ritrovare fotografia, pittura, scultura, fumetto. L'unione fa la forza, potremmo dire. L'unicità del linguaggio espressivo lascia spazio alle influenze, al dialogo fra le arti. Il disegnatore si fa fotografo, il fotografo diventa pittore, il pittore scrittore. Si assiste insomma a un processo di reciproco contagio tra un mezzo e l'altro che rende quasi impossibile inserire un'opera e il suo autore in una precisa categoria piuttosto che in un'altra. Le etichette sono messe al bando, la sperimentazione in pole position.
L'arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nelle forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi. Munari dixit.
L'articolo completo su:
www.tribenet.it/TribeMos [...] ie_marcello_jori.htm
category: Recensioni - November 23, 2007 04:33 PM
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Tuesday October 9, 2007
È una pittura estremamente colta e raffinata quella di Fabrizio Clerici (Milano, 1913 - Roma, 1993), artista visionario e pittore di archeologie chimeriche, a cui l'Ente Mostra di Pittura Contemporanea "Città di Marsala", in collaborazione con l'Archivio Fabrizio Clerici di Roma dedica un'importante antologica, curata da Sergio Troisi e in corso, fino al prossimo 28 ottobre, nelle sale del Convento del Carmine di Marsala.
La mostra ripercorre cinquantacinque anni di un'attività divisa tra fantasia e fantascienza, decadenze antiquarie e grandiosità monumentali, elementi scenici di paesaggi immaginari evocatori di vite e universi equidistanti. E non solo dipinti: Clerici fu anche grafico, illustratore e scenografo. Le grandi fasi della sua intera produzione vengono dunque analizzate, dai famosi labirinti alle cosiddette "stanze", alla serie dedicata alle figure e ai simboli dell'antico Egitto, fino alle opere ispirate a Friedrich, Böcklin e Signorelli, fino ai disegni e ai bozzetti di scena (l'Incoronazione di Poppea per il Teatro La Fenice di Venezia nel 1949; Alì Babà per il Teatro alla Scala nel 1963; Tre passi nel delirio, del 1968 di Federico Fellini).
Il ritratto finale è quello di un artista controcorrente, provocatoriamente anacronistico, artefice di dotte rappresentazioni ricche di riferimenti artistici e letterari. Il suo incontro con la pittura è piuttosto tardivo. Siamo nel 1959. L'eclettico Clerici ha 36 anni e ha già alle spalle un passato da disegnatore e scenografo. La sua complessa pittura fa capolino in un momento storico in cui gli artisti sperimentano l'espressionismo astratto o abbandonano la pittura a favore delle installazioni poveriste e concettuali. Clerici si insinua nel mondo artistico ma lo fa a modo suo e, in controtendenza, adotta un linguaggio figurativo di gusto post-metafisico e neo-surrealista.
Si distinguono in questo periodo: Il Minotauro accusa pubblicamente sua madre (prima versione del 1948), che aveva profondamente appassionato il visionario per eccellenza Salvador Dalí, il celebre Sonno romano (1955) le Confessioni palermitane (1954) e ancora la Minerva Phlegraea, (1956-57) eccezionalmente prestata e mai più esposta dopo l'antologica dell'artista presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nel 1990 e il Krak des Chevaliers (1968), prima d'ora esposto solo nel 1968 a Berlino.
In questi lavori la mano e la mente di Clerici spaziano con "leggerezza" dalle linee manieriste agli ornamenti barocchi, dalle rovine settecentesche alle visioni tardo-romantiche e simboliste. Nel suo paesaggio contemporaneo, avulso dalle tendenze del momento, convivono le suggestioni del Piranesi, gli studi sull'antichità classica di Athanasius Kircher, le romantiche e struggenti evocazioni del sublime di Caspar David Friedrich, le simbologie decadenti e misteriose di Arnold Böcklin.
Le opere degli anni Settanta sono dominate dal "vuoto", protagonista come elemento e spazio della memoria al limite dell'ossessione. Magnificano il suo ruolo i celebri dipinti Corpus hermeticum e Un istante dopo, entrambe del 1978.
category: Recensioni - October 9, 2007 01:22 PM
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Wednesday September 5, 2007
di Vanessa Viscogliosi
Le installazioni di Pietro Roccasalva, modicano del 1970, sono un gioco concettuale di rimandi e citazioni, di illusioni e di fatti oggettivi. Tutto è curato nei dettagli, tutto segue un filo logico. Nessuna improvvisazione, nulla è lasciato al caso. I suoi progetti, mai banali, riflettono piuttosto percorsi contemplativi, progettualità, ricerca. E il mistico traguardo, l'opera finale, è arduo e complesso. Per questo motivo il suo lavoro non si risolve in una semplice installazione: Roccasalva racchiude e collega i suoi percorsi e divagazioni mentali in "situazioni d'opera", dove pittura, scultura, video e tableaux vivant esistono in funzione dell'opera e dove ogni elemento gioca un ruolo fondamentale, pedina imprescindibile dal significato e dal significante.
Anche in "Truka" tutto è meditato, persino la scelta del titolo. La truka è, infatti, uno strumento cinematografico utilizzato, in fase di montaggio, per creare effetti speciali. La macchina, soppiantata negli anni Ottanta dall'avvento dei computer graphics, è la prima, o una delle chiavi di lettura, della nuova "situazione d'opera" di Roccasalva, già presentata alla GaMeC di Bergamo, e ora fruibile alla Galleria Civica Montevergini di Siracusa fino al 23 settembre 2007.
Abile nel creare e proporre relazioni multiple, l'artista siciliano si sofferma ancora sul rapporto finzione/realtà e sceglie di elaborare il concetto attraverso tre mezzi espressivi, circoscritti nello stesso spazio: un film di 35 mm., una scultura e un pastello.
L'articolo completo su:
www.tribenet.it/TribeMos [...] roccasalva_truka.htm
category: Recensioni - September 5, 2007 01:09 PM [edited: September 5, 2007 01:12 PM]
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Monday July 9, 2007
La mostra "Beverli Ils. Someone had a real problem" alla Galleria Zelle Arte Contemporanea
di Angelo Luca Pattavina
Ci aveva provato già qualche anno fa Maurizio Cattelan a portare a Palermo un pezzo di California con la sua gigantesca replica della scritta “Hollywood” che sovrastava la discarica di Bellolampo a ridosso del capoluogo siciliano. Dopo il sogno americano, però, oggi è la volta dell’incubo. Deve essere sorto spontaneo, infatti, utilizzare (storpiandolo) il nome del famoso quartiere residenziale losangelino (Beverly Hills) per titolare la nuova mostra di giovani artisti contemporanei allestita presso la Galleria "Zelle". In questo caso, del mito americano resta solo la parvenza (per non dire la sua devianza) e la piccola Beverli Ils ricostruita all’interno della galleria in pieno centro storico non è altro che una città immaginaria, un pretesto per mettere insieme una serie di sogni inquieti. "In definitiva" come spiega Federico Lupo, responsabile della galleria e curatore della mostra insieme ad Adalberto Abbate (55 anni in due), "è meglio precisare che Beverli Ils, è pura astrazione, un lembo di terra di indefinibile appartenenza geografica, dove le esigenze si trasformano in ansia, le consuetudini in abulia, la comunicazione in aberrante pretesto per monologhi solipsistici. Beverli Ils è un posto dove si mescolano esperienze diverse ma millimetricamente vicine da Londra, Berlino a Palermo senza gravità e senza gerarchie".
L'articolo completo su:
www.tribenet.it/TribeMos [...] li07/beverli_ils.htm
category: Recensioni - July 9, 2007 10:54 AM
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