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equilibriarte.org : Vanessa Viscogliosi : blog : category: Interviste

PIANETA ZELLE: LA CREATIVITA' RACCHIUSA IN UNA CELLULA

di Vanessa Viscogliosi

Cos'è Zelle? Un organismo unicellulare in continua trasformazione. Così Federico Lupo definisce la sua giovane e produttiva galleria, un nucleo creativo che dal 2005 propone ricerca e sperimentazione di qualità, con progetti espositivi creati ad hoc, un laboratorio indipendente in cui la chimica del "comunicare" lascia spazio a nuovi linguaggi, quelli dei giovani artisti, soprattutto palermitani.

Il 14 aprile 2005 "l'ultima cena senza apostoli" di Igor Scalisi Palminteri di "Prendete e mangiatene tutti" dà avvio all'attività di Zelle. Prima di entrare nello specifico dei progetti e degli artisti da te proposti in questi tre anni di eventi e collaborazioni, raccontaci com'è nata Zelle e cosa ti ha spinto a metterti in gioco come gallerista.

Zelle è nata con la precisa intenzione di costruire una sorta d’osservatorio privilegiato capace di ritagliare dettagliate porzioni di tempo e di spazio.
Proverei a definirla una sorta di cerotto sulla ferita della disillusione, un cerotto che non è mai abbastanza largo da coprire tutti i lembi, ma capace di proteggere, conservare.
Il motore è un’ipotetica e mai esaustiva sintesi di quel fermento artistico che sembrava sopravvivere, e parlo della Palermo di qualche anno fa, grazie ad una rete di scambio tesa tra artisti ed altri artisti, raramente con una spinta propulsiva verso l’esterno. Zelle tenta di formare nuovi nodi lungo questa rete.

A 21 anni neolaureato e neogallerista. La tua giovane età ha suscitato più ammirazione o più pregiudizi?
Ho iniziato appunto 3 anni fa, a 21 anni, con l’urgenza di raccontare e documentare.
Non ho mai puntato l’attenzione sulla giovane età, volutamente ho spostato il fuoco lungo una linea di ricerca pian piano sempre più nitida.
I pregiudizi son stati legati esclusivamente alla decisione di vestire due ruoli, considerati estremamente antitetici, prevedendo un inesorabile "suicidio" artistico, ad oggi non ancora annunciato. Imputati, troppo spesso, conflitti d’interessi con i quali attualmente mi diverto a convivere e lavorare.

Artista, curatore, gallerista. Definisci ogni ruolo e per ciascuno di essi illustraci vizi e virtù.
Prendo con le pinze certa terminologia o rischierei di sminuire l’importanza di figure professionali specializzate. Troppo spesso si paga lo scotto di un forzato generalismo capace di amalgamare in un caos primordiale critica d’arte, documentazione, cronaca d’arte, organizzazione d’eventi. Il mio tentativo è uno spostamento laterale che funga da connettore tra individualità votate alla ricerca.
Mi son sempre posto con la stessa intenzionalità sia da artista che da promotore, in entrambi i casi l’esigenza è quella di creare una sorta di narrativa di genere, collezionando tracce, dettagli, frammenti emotivi.

Sintetizza in poche battute il senso della ricerca di Zelle e quella di Federico Lupo.
Un elemento che mi affascina è lo scorrere del tempo, il suo potere lento e deflagrante.
Zelle in fin dei conti è un’analisi sulla possibilità di dimenticare, cristallizzare, conservare. Ho sempre lavorato in questa direzione, costruendo porzioni di memoria storica, restituendo la ricerca attuale in forme leggibili anche sulla lunga distanza.
Da artista son più legato al tempo inteso come struttura profonda sottostante le cose, in un percorso di recupero a ritroso.

Da qualche tempo l'arte contemporanea in Sicilia sta vivendo un periodo di ri-nascita. Interesse effimero o duraturo?
Finché si è in grado di tenere sotto controllo il mood eccessivamente trendy e patinato, questa sorta di ri-nascita promette bene. Il trucco credo consista nella gestione di un elegante equilibrio tra territorialità e tensione verso l’esterno. Da non sottovalutare, in ambito istituzionale, il neonato S.A.C.S. (Sportello per l'Arte Contemporanea in Sicilia) che si propone d'intensificare gli scambi tra la scena artistica siciliana e quella internazionale. In ambito privato apprezzo lo slancio vitale della giovane associazione Erbematte, attiva sul territorio catanese con un’ottima programmazione e un’attitudine fresca e dinamica.

Prossimi progetti?
Una maggiore attenzione alla documentazione e all’archiviazione su diversi formati, da quello cartaceo, ai supporti digitali. L’ampliamento del blog interno al sito con una serie d’interviste ad artisti, curatori, operatori del settore.
Riguardo la programmazione, sono già al lavoro ad una sorta di capitolo due di "Sweet Sheets", mini evento dedicato esclusivamente a lavori su carta, e già rodato nel novembre del 2007.
Terremo inoltre a battesimo un grande progetto di Daniele Franzella, dall’assoluto impatto emotivo.

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ZELLE Arte Contemporanea
Palermo
www.zelle.it

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Intervista pubblicata su TRIBE ART N.52 / www.tribeart.it

NARCOLEPSY PROJECT: QUANDO LA SCRITTURA DIVENTA BRAND

di Vanessa Viscogliosi

È nato in un "non-luogo, simile a tanti altri" da cui è scappato appena ne ha avuto la possibilità. Misia Donati (pseudonimo letterario di Pietro De Angelis) nasce nel 1980 ad Ascoli Piceno (Marche). Nel gennaio 2006 pubblica il manuale di teorie e tecniche della narrazione "Il mondo narrativo - Come costruire e come presentare gli ambienti e i personaggi di una storia" (De Angelis- Pinardi, Lindau Editore) e, nel novembre dello stesso anno, grazie alla giovane casa editrice Zandegù, pubblica il romanzo d’esordio "Primi riti del dolce sonno".
Oltre a dimostrare grandi capacità letterarie, Misia Donati dimostra anche di saper utilizzare le contemporanee e alternative modalità di comunicazione: il lancio del libro "Primi riti del dolce sonno", la storia cruda e poetica di tre adolescenti malati di narcolessia, ha dato avvio ad una serie di progetti multimediali, che oltrepassano i confini della letteratura. Nasce così il [Narcolepsy Project] caratterizzato da blog e spazi virtuali su Myspace, una mostra, un art-video, un happening teatrale, una linea di conceptual streetwear. Le varie arti si contaminano e si mescolano dando vita ad una felice sperimentazione, dove tutti sono protagonisti.

Misia partiamo dal romanzo. "Primi riti del dolce sonno" racconta la diversità e il coraggio di essere se stessi in una società che ci obbliga all'omologazione e alla perfezione. La narcolessia unisce i tre ragazzi ma li separa dal mondo. Raccontaci la genesi di questo libro.
M.D. "Primi riti del dolce sonno" è nato di getto, quasi come la risposta a un bisogno fisico. Ho completato la prima stesura in dieci giorni, anche se poi ho impiegato un anno a riscrivere e limare. In un romanzo, lo stile è tutto, e sentivo che per rendere giustizia alla poesia e alla bellezza della storia dei miei tre protagonisti dovevo distaccarmi il più possibile da loro, guardarli da lontano, con occhio freddo e oggettivo. Tra tutti i motivi che possono avermi spinto a raccontare questa storia, poi, mi piace ricordarne almeno uno: vedere nel sonno non una via di fuga dalla realtà ma al contrario un mezzo, estremo e paradossale, di lotta politica. Quanto tutti vogliono condizionarti, bombardandoti ogni minuto con messaggi volgari e consumistici, la cosa più rivoluzionaria che puoi fare per sottrarti a questo plagio mediatico e preservare intatta la tua identità è non ascoltarli; cioè, appunto, dormire.

A maggio 2007, [The Narcolepsy Project] approda alla Fiera del Libro di Torino. Un'installazione multimediale lancia la collezione "Narcolepsy Special Edition Collection" di Maiden-art: editoria e moda si fondono e danno vita a dieci t-shirt, pezzi unici stampati a mano e ispirati ai dieci capitoli del romanzo ad opera di Maristella Colombo. Come è nata questa collaborazione?
M.D. Il [Narcolepsy Project] è nato per scardinare il tradizionale schema delle presentazioni editoriali, in cui non si presenta mai il libro quanto piuttosto si presentano "opinioni sul libro". Ciò che volevo era invece trovare una via d’accesso diretta a "Primi riti del dolce sonno", anche per chi non l’avesse ancora letto, senza inutili e noiose mediazioni da parte mia o dei vari relatori. Così, ho chiesto a vari artisti performativi di trasporre il romanzo nelle loro specifiche forme d’arte, in modo da evocarne subito lo spirito, l’essenza, l’atmosfera dominante, cercando di intromettermi il meno possibile in questo processo e di lasciare loro la massima libertà espressiva. Ivana Spinelli lo ha trasformato in un art-video e in una art-perfomance. Laura Pozzar in una mostra pittorica. Deborah Mancini in un happening teatrale. Maristella Colombo in una collezione di streetwear. La collaborazione con Maiden-art rientra dunque in questo contesto sperimentale: Maristella Colombo non è solo una stilista ma anche una artista concettuale e ha colto immediatamente il senso della mia proposta realizzando per la prima volta nella storia la trasposizione di un libro in una linea di abbigliamento. La "Narcolepsy Special Edition Collection", infatti, non è costituita dalle classiche t-shirt autoriali su cui vengono riportate citazioni di questo o quello scrittore, ma è una vera e propria reinterpretazione in chiave fashion di un romanzo, di cui si riesce a restituire lo stile e i temi attraverso precise scelte a livello grafico, cromatico e di tecniche di stampa.

L'intervista completa su:
www.tribenet.it/TribeInt [...] misia_donati.htm


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