/blogs

remember

tratti discontinui

equilibriarte.org : Flavio Pellerito : blog : 2008 : May

Linguaggi differenti

Ormai dovrebbe essere chiaro il mio modo di comportarmi. Sostanzialmente indolente, ozioso, finché non mi viene un'idea su qualcosa da fare, allora mi lancio.
Di solito i lanci non sono nel vuoto, seppur con poco "metodo", riesco ad organizzare sempre qualcosa. Il metodo, il più delle volte, consiste nel "buttarla lì", poi un po' alla volta si concretizza, con il mio contributo e con quello degli altri.
Ieri, per esempio, sono andato in Comune, settore parchi, giardini e arredo urbano (se ho capto bene), per informarmi su cosa avrei dovuto fare per poter esporre delle cose in giro per Milano.
Ho parlato con l'architetto Flora Vallone.
La richiesta l'avevo presentata alla fine di aprile e solo il 27 maggio sono riuscito a parlare, questo mi ha dato il tempo per formalizzare un'idea di progetto da presentare.
Se andate su www.tratti-discontinui.org, alla voce Impatto, potete vedere ciò di cui sto parlando.
Se avete intuito il cappello di questo post, dove spiego il mio metodo per relazionarmi, capirete anche che, di fronte alla burocrazia, non mi trovo sempre a mio agio.
Infatti, le richieste dell'architetto riguardo al progetto che stavo presentando, erano precise, puntuali, definite nei dettagli; mentre le mie risposte erano non proprio vaghe, ma davo per scontati alcuni elementi che non erano pertinenti, almeno in quella nella sede.
Per esempio: il progetto era illustrato su materiale cartaceo, con alcune foto. Ma le foto non erano relative al progetto in se: illustravano una cosa simile, già realizzata, che sarebbe dovuta servire da richiamo e chiarimento riguardo le potenzialità.
Le immagini utili alla presentazione del progetto IMPATTO, erano su supporto digitale, un piccolo e breve slideshow, con i luoghi che avrei voluto utilizzare per le ambientazioni previste dal progetto. Naturalmente il supporto digitale è stato ignorato del tutto.
D'altronde la dirigente, l'architetto Vallone, aveva solo un bel foglio di carta sul quale prendere appunti.
Per un breve periodo abbiamo utilizzato linguaggi differenti e non solo per "supporto cartaceo VS supporto digitale".
Ma dopo queste prime battute tra muti e, reciprocamente sordi, ci siamo capiti e abbiamo rivisto il progetto, lo abbiamo corretto dove possibile. Finché siamo riusciti a trovare una soluzione interessante, che non stravolge la natura dell'idea originale ma che comunque verrà sottoposta al giudizio di personalità più "importanti", senza avere certezza di potersi realizzare.
Ancora due parole sui linguaggi differenti.
In effetti, le domande che mi venivano poste, avevano dei significati differenti da quello che capivo.
Mi si chiedeva se intendevo posizionare le opere in spazi aperti; non sapevo cosa rispondere, ero lì per esporre in parchi e giardini, più aperti di così.
In realtà "aperti" era inteso in senso lato, spazi aperti non cintati, senza del personale che abbia il compito di chiudere, aprire, e controllare gli spazi stessi.
La signora Vallone insisteva sull'aperto e io lo stesso, finché ho alzato bandiera bianca, e ho adottato il significato "ufficiale" di "spazio aperto". Questo, a mio parere, è un modo per relazionarsi: ascoltare, interpretare, ridefinire i significati e i ruoli.
Modificando il proprio modo di intendere, avvicinandolo a quello della controparte.
Per questo motivo, a mio parere, relazionarsi con la burocrazia, ha delle valenze artistiche. La burocrazia è qualcosa di assolutamente artificiale, convenzionale, comprensibile per tutti, o meglio, ad un livello di incomprensione uguale per tutti, tranne una piccola parte di "informati".
Ditemi se questa non può essere anche la descrizione di un'opera di arte contemporanea.
Ecco allora: l'arte contemporanea non è la rappresentazione della realtà, come poteva essere nella pittura figurativa dei migliori vedutisti o dei massimi ritrattisti dei tempi passati. Ma una rappresentazione mediata, interpretata, della realtà. Nel mio caso non è il colloquio con la paziente dirigente, ma l'idea che due persone che parlano la stessa lingua non riescano a capirsi perché danno significati diversi alle stesse parole; perché le convenzioni, in questo caso burocratiche, possono diventare degli ostacoli insuperabili. Una sovrastruttura che rende sordi e ciechi. E tutto questo è opera dell'uomo e della donna.

A presto Flavio

Perché scrivo così tanto, e così male

Fin da ragazzino, si parla delle elementari credo, ho sempre avuto difficoltà nella scrittura. Nelle medie i prof dicevano che ero prolisso. Il problema non era certo nella grammatica o nell'ortografia, quanto nel fatto che nei pensieri (per intenderci, da punto a punto) mettevo tutto. Una serie di idee contorte, lunghe, da qui prolisso.
Ancora oggi, quando rileggo quello che scrivo, e non succede spesso, mi accorgo di avere detto troppo, tanto che l'idea centrale, il tema dello scritto, scompare tra altre mille idee e pensieri che mi sono venuti mentre stavo scrivendo. Quindi, nella correzione, mi trovo spesso a dover eliminare il superfluo e riportare a galla l'idea che era affondata tra mille altre.
Mi sono chiesto il perché. La risposta che mi sono dato, e che salva capre e cavoli, come si suol dire, è che per me ogni fatto, ogni idea, è relazionata ad un'altra. Per spiegare una qualsiasi ipotesi, bisogna capire dove si è, fare un'analisi del contesto, capire da dove si venga e intuire dove si voglia finire.
Tuttavia questo va bene se si fa come Francesco ha suggerito: con calma, a tavolino, si iniziano a dirimere le questioni, riordinare le idee, poi si procede con passo sicuro verso l'obiettivo; direi, in altre parole, lavorare con metodo.
Io, purtroppo, procedo nel caos, ogni istante riformulo idee e obiettivi, con un "non" metodo che mi pone in una situazione di continua relazione, una strada nel verso dell'incertezza, il dubbio. Dove ogni obiettivo diventa una tappa verso un altro obiettivo, il più delle volte ancora ignoto.
Non mi rammarico di questo, dell'incertezza intendo, perché è, a sua volta, una grande ricchezza, basta solo rendersene conto.
Per questo, da qualche anno, procedo nell'idea di scrivere, ma sarebbe meglio dire "fare", un libro.

Flavio

Uso del blog

Questo è il blog di Tratti Discontinui e ogni partecipante agli eventi organizzati in collaborazione con l'associazione avrà diritto di accesso e di replica

Benvenuto

Giancarlo Baraldo mi ha segnalato questo luogo della rete, ne ho approfittato quasi subito.

A presto Flavio tratti Discontinui


« May 2008 »
SuMoTuWeThFrSa
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Categories

Links

803 visits