eco-logico
Friday June 6, 2008
Pinot Gallizio è è farmacista, erborista, appassionato di archeologia, antropologia, etnografia, chimico alchimista nonché per ultimo artista. Nel 1958 e 1959, Gallizio realizza in versione artistica un importante concetto scientifico nell’opera ‘Caverna dell’antimateria’. L’artista si interessò alle ricerche del fisico Francesco Pannaria , del 1949, sulla cosiddetta ‘antimateria’, all’ipotesi dell’esistenza di un altro mondo perfettamente speculare al nostro ma separato da una sorta di invisibile che impedirebbe lo scontro delle particelle che si muovono nei due mondi paralleli. E’ affascinato dall’idea che l’accesso alla dimensione parallela è data solo dal caso, da uno scontro misterioso tra le particelle che disgregandosi all’urto lasciano una porta aperta sull’altra dimensione. Al gallerista e amico Renè Druin, spiega, in occasione dell’esposizione nel maggio 1959 a Parigi nella galleria di rue Visconti, come è stata la concepita la ‘Caverna dell’Antimateria’: ” 1) Einstein ideò la materia ed il suo enigma come una scatola chiusa. L’uomo cercando di rubare il segreto tentò e tenta dall’esterno di stabilire uno schema, un immagine, un disegno, una forma, una struttura che gli serva a penetrare nella scatola, ma poi si accorge che nella scatola non può entrare che il segreto non lo ha carpito, e che tutto il lavoro che ha fatto si è trasformato in progresso portandogli solo un’infinita noia. 2) Io al contrario m’immagino di trovarmi di già nella scatola magica e come un poliziotto indagare, cercare, scoprire in un’intimità stravagante l’immane segreto, ben sapendo che non ne uscirò. Ma se riuscissi a uccidere la noia?” . Il progetto ha avuto una lunga gestazione, lo ha realizzato in collaborazione con il figlio Giorgio e dopo frequenti discussioni epistolari con Druin. Prima, infatti, fece tesoro delle sua passione per il teatro, per ideare nel 1949, sulle teorie dell’antiparticella, una specie di teatro, un parallelismo metaforico, in cui il retroscena era l’antimateria, il palcoscenico il luogo in cui avvengono le scene di scambio, la platea era il mondo che noi tutti conosciamo costituito da atomi, molecole, elettroni. Questo teatro fisico fu l’idea, la scintilla per operare il passaggio alla Caverna, poiché secondo Gallizio gli uomini moderni vivono in una seconda Preistoria, quella atomica, perché vivono nella stessa condizione di terrore che la gente delle caverne visse quando disegnavano e dipingevano azioni di caccia in senso propiziatorio e magico. “Così io, piccolo mago dell’antimondo, cerco di descriverlo e creo la mia caverna, scatola con senso magico, esattamente come loro, impaurito, credo che il mio linguaggio sia sincero, magico, reale, anzi interreale, è per questo che il mio gioco è terribilmente semplice e quindi emotivo, irrazionale, fantastico, unico, artistico e quindi irripetibile, almeno come gesto. Nella mia caverna basterà uno specchio, piano concavo o convesso per creare un labirinto, un gioco di luce creerà nuove immagini fantastiche, con luce ultravioletta, normale, infrarossa calda, alta, bassa o riflessa con una superfice metallica esterna o portata dagli spettatori a mò di torcia … Dobbiamo far giocare i fruitori con dei gesti semplici, basterà che uno di noi si avvicini in un determinato punto della sala, affinché un urlo magico, del mio apparecchio elettronico, lo svegli e lo impaurisca (pittura parlata). L’aroma resinoso li porterà in un ambiente irreale … un sottofondo musicale, come di un fiume che scorra dentro o di un mare che batta sotto, creerà l’atmosfera ansiosa di un mondo in formazione … contro il mercato dell’arte, le emozioni che noi avremmo provocate rimarranno soltanto nello spazio e nel tempo che noi abbiamo creato. Non è materia vendibile, s’in ora l’aria non è ancora monopolizzata ... e la pittura industriale e d’ambiente ricopre le pareti interne della Caverna.” L’idea dell’antimondo risulta un’opera scientifica, poetica e artistica insieme
June 6, 2008 09:00 PM
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