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Situazione tibetana

Centinaia le vittime
Il Dalai Lama annuncia: "Pronto a dimettermi"

Non sono piaciute al Dalai Lama le parole del primo ministro cinese Wen Ciab, in particolare l'accusa di essere lui l'istigatore di quanto sta accadendo in questi giorni in Tibet. Per questo il leader spirituale dei buddisti, a sopresa, annuncia: "Sono pronto a dimettermi, se la situazione degenera e diventa incotrollabile. La dichiarazione è arrivata durante un incontro con la stampa a Dharamsala, in India, sede del parlamento tibetano in esilio. Intanto, la tensione a Lhasa resta altissima.

Il Times: è caccia all'uomo - A meno di 24 ore dall'ultimatum posto ai "ribelli", nella regione sono in corso dei veri e propri rastrellamenti a tappeto e decine di prigionieri tibetani, ammanettati e con la testa fasciata che sfilano su autocarri militari per le strade. A darne notizia di quanto sta accadendo in queste ore è il Times. Stando a quanto riferito da alcuni testimoni citati dal quotidiano britannico, quattro autocarri con a bordo circa 40 persone, perlopiù giovani uomini e donne tibetani, hanno percorso le principali strade della città, mentre gli altoparlanti rilanciavano l'appello alla resa a quanti hanno partecipato alle proteste di venerdì scorso. A giudicare dai racconti e dalle poche immagini trasmesse in questi giorni, la tensione resta dunque altissima, così come resta incerto il numero delle vittime degli scontri.

In atto perquisizioni a tappeto - Gli stessi testimoni hanno riferito di perquisizioni casa per casa, con i militari che hanno controllato i documenti di identità e l'atto di residenza, portando via quanti ne sono risultati sprovvisti. Lunedì, il governatore del Tibet, Champa Phuntsok, ha ribadito davanti al Parlamento cinese che le autorità agiranno con severità verso i responsabili delle proteste: "Nessun paese consentirebbe a questi delinquenti o criminali di sfuggire alla giustizia e la Cina non fa eccezione".

Le accuse al Dalai Lama - Secondo il primo ministro di Pechino, Wen Jiab, sarebbe appunto lui il responsabile della reazione delle forze di sicurezza della Repubblica Popolare: "Ci sono ampia evidenza e prove abbondanti che dimostrano come gli incidenti siano stati organizzati, premeditati, diretti e incitati dalla cricca del Dalai Lama", ha denunciato Wen Jiabao, nel corso di una conferenza stampa. "Tutto questo", ha incalzato Wen, "ha dimostrato a maggior ragione che non sono altro che menzogne le ripetute pretese della cricca del Dalai Lama, secondo cui essi non perseguono l'indipendenza bensi' il dialogo pacifico". "Le accuse al governo cinese, di essere coinvolto nel cosiddetto genocidio culturale, non sono altro che bugie", ha rincarato la dose Wen.
Il leader buddista aveva parlato di "genocidio culturale" - Dall'esilio di Dharmasala, la cittadina nel nord dell'India dove riparò nel 1959, nei giorni scorsi, Il Dalai Lama aveva pubblicamente denunciato appunto il genocidio culturale perpetrato dalla Cina nella sua patria, dove la popolazione autoctona è diventata numericamente inferiore agli immigrati han, la princiale etnia cinese, e relegata di fatto ai margini della vita economica e sociale. A detta del premier di Pechino i disordini in Tibet hanno smascherato i due volti del Dalai Lama, insignito nell'89 del premio Nobel per la Pace. "Occorre tenere conto non soltanto di quello che dice il Dalai Lama, ma anche di quello che fa", ha tagliato corto Wen.

Pechino potrebbe aprire ai giornalisti - Intanto, rispondendo alle accuse di aver isolato il Tibet negandovi l'accesso ai giornalisti stranieri, malgrado l'impegno a una maggiore apertura verso la libera informazione assunto dalla Cina nel farsi carico di ospitare i Giochi Olimpici di Pechino 2008, il primo ministro cinese Wen Jiabao ha ipotizzato la possibilità che i rappresentanti dei mass media esteri siano ammessi nella regione himalayana, dove le proteste di piazza hanno provocato una durissima repressione. "Prenderemo certamente in considerazione la possibilità di allestire l'ingresso in Tibet per i media stranieri", ha dichiarato Wen ai giornalisti, ma senza specificare quando ciò in concreto avverrà. Il premier ha quindi tenuto a sottolineare che a Lhasa, capitale tibetana, la situazione sta ritornando alla normalità.

Tiscali news

comments

Giovanna Alfeo 03/18/2008 10:42 PM
vergogne umane

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