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equilibriarte.org : Alessandro Skocir : blog : Per una lettura 1

Per una lettura 1

Paul McCarthy è uno di quegli artisti che dividono il mondo in due. Il suo lavoro si abbatte sul pubblico senza mezze misure, separandolo in fedeli seguaci e accaniti detrattori. Nel corso degli anni non è arretrato di un centimetro, attraversando impermeabile tre decadi segnate da stravolgimenti formali e non. Ancora oggi, in un’epoca dominata dall’immagine e arricchita di artisti più o meno indebitati al suo lavoro (Gelitin, Jason Rhoades, Christoph Büchel, Mike Nelson), questo mix esplosivo di simbologie freudiane, azionismo viennese, traumi infantili, cultura popolare americana, demenza, sesso e cibo, continua a colpire e a disturbare anche un pubblico a prova di bomba come quello dell’arte contemporanea. Un percorso, quello di McCarthy, che trova le sue origini in un posto improbabile come Salt Lake City, dove nacque nel 1945. Proprio sulle rive del lago che bagna la cittadina dello Utah, venticinque anni dopo Robert Smithson realizzò la sua Spiral Jetty, opera seminale della Land Art. Nessuno ha mai indagato a fondo la questione, ma viene spontaneo chiedersi se McCarthy, che in quegli anni stava muovendo i primi passi nel mondo dell’arte, non abbia inconsapevolmente individuato in quella scultura macroscopica e monumentale l’ingrediente mancante per diventare una delle voci più originali dell’arte americana. Fino a quel momento, infatti, l’arte di McCarthy non si differenziava troppo da quella di molti artisti della sua generazione. Forse la documentazione scarna e rigorosamente in bianco e nero dei tempi contribuisce a questo senso di appiattimento, ma è innegabile che le sue prime azioni (ai tempi il vocabolo ‘performance’ non era ancora stato inventato), per quanto rilevanti all’interno di un percorso personale, non avevano ancora quelle tinte forti e dissacratorie che avrebbe acquisito in seguito. In un periodo in cui Bruce Nauman misurava a grandi passi lo studio e Lawrence Weiner creava dei fori nei parchi nazionali con una serie di microesplosioni, McCarthy sembrava solo uno dei tanti artisti americani intenti ad esplorare quella nuova possibilità di fare arte indicata da Allan Kaprow anni prima. Eppure a ben vedere già nei primi esperimenti documentati su nastro, collettivamente chiamati Basement Tapes, si intravedono degli elementi che poi diventeranno una costante nel lavoro dell’artista, come ad esempio la totale assenza di una struttura narrativa, la pressione claustrofobica dello spazio e una persistente ripetitività. Soffermandosi nel dettaglio, in Ma Bell fa la sua prima apparizione il liquido, sotto forma di olio da motore; in Face Painting - Floor, White Line (1972) il corpo diventa protagonista, prendendo il posto del pennello e lasciando una traccia di vernice sul pavimento. Ma è probabilmente in Whipping A Wall And A Window With Paint (1974), dove i passanti vedevano McCarthy ‘ingabbiato’ in una vetrina spargere vernice sui muri, che ci si rende conto della violenza e del ruolo dello spazio nell’universo dell’artista. La battaglia spirituale tra vuoto e realtà, che per ammissione stessa di McCarthy fu il fulcro di una seria crisi psicologica a inizio anni Settanta, si manifestava in modo scontato ma pregnante, tracciando un solco che arriverà ad ospitare i semi di creazioni future come Hot Dog (1974), Death Ship (1981) e Bossy Burger (1991). In netto contrasto col rigore formale dei tempi, i set delle azioni di McCarthy diventavano dei veri campi di battaglia. L’importanza dell’oggetto non era negata, anzi, una strana forma di feticismo si faceva strada investendo giocattoli, bottiglie e macchie di ketchup di un valore aggiunto intenso quanto fastidioso. Bossy Burger si è guadagnato un posto importante nella produzione di McCarthy, ed è facile capirne il perché. Mad Magazine oggi è poco più che un esercizio di satira fumettistica, ma in quegli anni era una bibbia della controcultura. La decisione di utilizzare il simbolo della rivista – Alfred E. Neuman – come personaggio centrale, associata alla scelta del set di Tre Nipoti E Un Maggiordomo, forse la più rassicurante serie televisiva mai esistita, garantisce già le premesse per un contrasto drammatico. McCarthy/Neuman si aggira per lo spazio senza una logica precisa, prigioniero di un mondo sospeso nell’oscurità del vuoto, dove la realtà, osservata dall’esterno, diventa un gioco assurdo e inutile. Bossy Burger sta all’arte come Aspettando Godot di Beckett sta al teatro. Difficile restare indifferenti davanti ad un’allegoria così sinistra della condizione umana. Le singole immagini o un’osservazione parziale possono trarre in inganno e far sorridere, ma attraversare per intero i 50 minuti di Bossy Burger è un’esperienza angosciante. McCarthy ha individuato nell’uso della maschera una delle ragioni per cui la differenza tra oggetto e performance è minima. I fori della maschera gli permettono una visibilità limitata, creando una specie di cornice naturale intorno all’azione, come quando si usa una telecamera. Si tratta di una giustificazione tecnica poco illuminante, che però serve per soffermarsi su un altro punto: la maschera non ha solo una funzione scenografica o di protezione, diventa anche un processo di impersonificazione fisica e spaziale. Al’interno della maschera diventa difficile respirare, la voce cambia. Vista dalla prospettiva dell’artista, diventa una componente architettonica restrittiva, come le pareti e i mobili che lo circondano. La diffidenza e il disperato cinismo di McCarthy verso il mondo e la sua cultura non devono far pensare che sia privo di umorismo. Painter (1995) prende di mira il ruolo dell’artista e il blocco della creatività. McCarthy/pittore cerca di dipingere ma non ci riesce. Inveisce contro de Kooning ed esprime tutta la sua frustrazione contro l’opera incompiuta e il mondo che la aspetta. È un’azione corrosiva che trova spazio e integrità anche perché McCarthy, al contrario del suo alter ego in Painter, non sembra malato di narcisismo. La sua presenza è continua ma confusa, irriconoscibile e intercambiabile, nascondendosi con estrema naturalezza anche nei lavori a quattro mani realizzati con Mike Kelley e Jason Rhoades, come Fresh Acconci (1995) e Proposition (1999). Rhoades, che conobbe McCarthy da studente, viene spesso considerato una versione ibrida del maestro, ma in effetti il suo lavoro nasce da premesse completamente diverse. Il caos di Rhoades è freddo, frutto di una meticolosa ricerca dove niente è considerato irrilevante. Quello di McCarthy nasce dal caso. Gli oggetti vengono acquistati il giorno stesso della performance o poco prima e la loro presenza trova spesso una logica solo dopo esser stata assoggettata alle cure splatter dell’artista. I critici di McCarthy hanno sempre sostenuto che l’uso del ketchup al posto del sangue sia la prova che la sua arte non sia altro che una versione spettacolarizzata e surrogata di Herman Nitsch e soci, ma è un’osservazione superficiale. McCarthy è cresciuto negli Stati Uniti, non nella Vienna post-bellica. Le origini della sua filosofia (o delle sue ossessioni) non vanno ricercate nel grigio clima di ricostruzione di una città europea torturata dalla guerra, ma nel gigantismo, nella televisione, nell’intensità cromatica, nell’estetica di una nazione in cui spesso la sobrietà viene sacrificata nel nome dell’entusiasmo. Le recenti uscite europee di McCarthy, dalla doppia mostra londinese da Hauser & Wirth e Whitechapel nel 2005 fino alla retrospettiva allo SMAK di Gent tutt’ora in corso, confermano invece come il pubblico europeo sia probabilmente più disposto a cogliere l’essenza del suo lavoro.
Non è un segreto che quando McCarthy si trasferì in California nel 1969, incarnò insieme a Mike Kelley il ruolo di artista anti-New York per eccellenza, una posizione che secondo alcuni gli è costata il successo nella grande mela. Anche nel febbraio del 2001, quando ci fu una vera e propria invasione a Manhattan con la retrospettiva al New Museum, l’installazione di The Garden da Deitch Projects, la ricreazione del suo studio in Madison Avenue sponsorizzata dal Public Art Fund e Santa Chocolate Shop da Luhring Augustine, l’accoglienza fu rispettosa ma non particolarmente esaltata. Grady Turner, che ai tempi lo intervistò per Flash Art, descrisse McCarthy come “un misto tra un biker e Babbo Natale”. E Babbo Natale, sei anni dopo, si prende la sua rivincita. La recente mostra da Maccarone Inc., è la cattedrale in cui il consumismo criticato da McCarthy e la sua arte viscerale convolano a nozze. L’artista ha costruito il sequel di Santa Chocolate Shop. Il cottage, presentato per la prima volta alla Biennale del Whitney nel 1997, cristallizzava l’incubo di un consumatore di cioccolato. Tolti gli attori rimangono i loro frutti: la galleria è stata mutata in una fabbrica che produce quotidianamente circa 1,000 statuette fallico/natalizie di cioccolato. Mentre i pezzi difettosi sono disponibili per un assaggio gratuito, quelli buoni sono venduti come strenna d’autore a poco più di 70 euro. Fonti della galleria dicono che le vendite si aggirano mediamente sui 100 pezzi al giorno. Considerando che la mostra è destinata a durare fino alla vigilia di Natale, cosa accadrà ai circa 3,000 pezzi residui? Sicuramente McCarthy ha già in serbo la risposta.

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Alessandro Skocir 03/12/2008 03:23 PM
Fonti della galleria dicono che le vendite si aggirano mediamente sui 100 pezzi al giorno. Considerando che la mostra è destinata a durare fino alla vigilia di Natale, cosa accadrà ai circa 3,000 pezzi residui? Sicuramente McCarthy ha già in serbo la risposta.
IMMAGINO!!


Alessandro Skocir 03/12/2008 03:31 PM
[Bed and Breakfast]
A CASA DI ROSSANA
Via Dante Alighieri, 13
Cervignano del Friuli (UD)
Tel. 0039-0431 32540 Cell. 0039-329 2670741



2 . [Bed and Breakfast]
AI CARPINI di GIORGIUTTI CARLO
Via Castellerio, 25
Pagnacco (UD)
Tel. 0039-0432 650305 Cell. 0039-333 3515772



3 . [Bed and Breakfast]
AI TIGLI di STEFINI EMANUELA
Via Monzambano, 58
Udine (UD)
Tel. 0039-0432 283198 Cell. 0039-330 714853



4 . [Bed and Breakfast]
AL BORGO VECCHIO di PIGANI SANDRA
Via Cussignacco, 48/4
Udine (UD)
Tel. 0039-0432 25091



5 . [Bed and Breakfast]
AL FIORE di RENIER MARIA GRAZIA
Via Chiusaforte, 60/21
Udine (UD)
Tel. 0039-0432 478198 Fax. 0039-0432 478198 Cell. 0039-347 7628805



6 . [Bed and Breakfast]
AL GATTO ROSSO di CONTARDO FABIO
Via Baldasseria Media, 129
Udine (UD)
Cell. 0039-328 2660808/347 4112756



7 . [Bed and Breakfast]
AL TEATRO di ZOTTIG PINTOR ANDREA
Viale Trieste, 18
Udine (UD)
Tel. 0039-0432 510468 Fax. 0039-0432 510468 Cell. 0039-335 5455330



8 . [Bed and Breakfast]
AL VECCHIO NOCE di PIGANI MARIA GIUSTINA
Via del Bon, 548
Udine (UD)
Tel. 0039-0432 581172 Cell. 0039-329 9827582



9 . [Bed and Breakfast]
ALLA GLEDIZIA di LESTANI LORENZO
Viale Cadore, 2/A
Udine (UD)
Cell. 0039-334 3653046



10 . [Bed and Breakfast]
ALLE MAGNOLIE di SPINELLI FRANCESCA
Via Corgnali, 9 - Loc. Paparotti
Udine (UD)
Tel. 0039-0432 602461 Cell. 0039-347 0113078


Alessandro Skocir 03/12/2008 03:32 PM
Negli ultimi mesi Alfamarine è sulla cresta dell'onda. Dopo che l'Alfamarine 78 è stata consacrata miglior barca tra i 60 e gli 80 piedi ai World Yachts Trophies di Cannes, oggi è la volta della nuova 72. Più agile della sua sorella maggiore, è in grado di toccare i 43 nodi ed è caratterizzata dalle linee sobrie ed eleganti. Come spiega Andrea Fazioli, direttore vendite e responsabile progettazione di Alfamarine, "la barca è stata disegnata da André Bacigalupo, il più importante progettista per le barche veloci hard top, quelle che hanno solo il ponte principale. Parlando di barche hard top, ci sono quelli che prediligono le linee esagerate. Bacigalupo invece è più classico".

Particolarmente interessanti gli interni, curati dall'architetto Consuelo Izzo. "Per me era la prima esperienza in tema di yacht", spiega l'architetto. "Prima di allora mi sono occupata solo di ville, appartamenti e alberghi".

Izzo ha la nautica nel Dna. "Vengo da una famiglia di marinai. Mio padre era ammiraglio e mio fratello andava in barca con l'ammiraglio Agostino Straulino, un mito della vela italiana". Da queste due passioni, la nautica e l'architettura, è nato il concept dell'interior design dell'Alfamarine 72.

"L'interior design di una barca è diverso da quello di una casa", aggiunge Izzo. "Tutto deve essere più funzionale. A ogni modo, credo che si debba portare nelle barche il calore della casa. Una volta gli interni delle barche erano spartani, oggi tutto è cambiato. In particolare, per l'Alfamarine 72 c'è stato un dialogo continuo con gli artigiani. Per esempio, nei bagni vi sono dei top di marmo nero, ma con spessori minimi, se no si potrebbero spaccare". I materiali degli arredi sono molto moderni. Tutti i mobili sono in wengé, un legno molto scuro, una scelta inusuale per l'interno di uno yacht, dove c'è sempre il timore di "chiudere" gli spazi. "Quasi tutti hanno mobili chiari: io ho voluto azzardare ed è andata molto bene".

Alessandro Skocir 03/12/2008 03:35 PM
Plastikart per scenografia
Realizziamo oggetti di scena e scenografie. Forniamo consulenza per la progettazione. Realizziamo opere dinamiche. Sperimentiamo materiali inediti per progetti particolari.

PlastikArt for stage design.
We create stage objects and stage/set designs. We realize art works. We provide project consultation. We realize dynamic works of art. We experiment with original and unique materials for individualized projects.
Alcuni dei principali lavori realizzati / Some of the principal works that we have been realized
Romeo Castellucci - Societas Raffaello Sanzio
Odin Teatret
Motus
Vexilla regis prodeunt inferni
di Romeo Castellucci. Societas Raffaello Sanzio. 2007
Le VIE del Festival Scena Contemporanea Modena
Three Songs - Balletto Teatro di Torino - Biennale di Zagabria '07
coreografia Matteo Levaggi, luci Fabio Sajiz, scene Istvan Zimmermann
"Saul" regia di Matteo Mo. Compagnia S 139. Milano 2006-07
Surrogate Cities - Red Run Balletto Teatro di Torino. 2007
Musiche di Heiner Goebbels, Coreografia di Matteo Levaggi. Scene di Istvan Zimmermann
Biennale della Musica di Zagabria, Teatro Stabile di Torino, Teatro dell'Opera di Fiume, Torino Danza
in corso - work in progress
Hey Girl!
di Romeo Castellucci. Societas Raffaello Sanzio. 2006
Odeon Thèâtre, Steirischer Herbst, Le-Maillon Thèâtre, De Singel, Trafò House of Contemporary Arts, Cankarjev Dom
Scultura di scena per "Le lacrime amare di Petra von Kant"
regia di Antonio Latella. Scultura di scena di Istvàn Zimmermann
Fondazione Teatro Stabile dell'Umbria, Fondazione del Teatro Stabile di Torino 2006
prospettiva curiosa - potenza film festival 2005
regia, ideazione e produzione di Federica Falancia
Io al mio santo ci credo - Il studio sui Santi
di Salvatore Tramacere; scene Luca Ruzza, Cantieri Teatrali Koreja, Lecce. 2004
L.#09
Tragedia endo-gonidia, regia, scene, oggetti, luci, costumi Romeo Castellucci, Societas Raffaello Sanzio, 2004
2004 LIFT London International Festival of Theatre, Laban Dance Theatre, London, Gran Bretagna
Andersen's Dream
Odin Teatret di Eugenio Barba, scene di Luca Ruzza ed Odin Teatret, Holstebro Danimarca 2004

SLIC 3000
Quando il profumo di una rosa sarà quotato in borsa, di Massimo Casadei, scenografia di Giovanna Amoroso 2004
Teatro Alessandro Bonci, Cesena, Italia.
L'Ospite
di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, Motus 2003-04.
Come un cane senza padrone.
di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, Motus 2004.
BN.#05
Tragedia endo-gonidia, regia, scene, oggetti, luci, costumi Romeo Castellucci, Societas Raffaello Sanzio, 2002-03.
B.#03
Tragedia endo-gonidia, regia, scene, oggetti, luci, costumi Romeo Castellucci, Societas Raffaello Sanzio, 2002-03.
A.#02
Tragedia endo-gonidia, regia, scene, oggetti, luci, costumi Romeo Castellucci, Societas Raffaello Sanzio, 2002
C.#01
Tragedia endo-gonidia, regia, scene, oggetti, luci, costumi Romeo Castellucci, Societas Raffaello Sanzio, 2002.
Genesi
From the museum of sleep, regia, scene, oggetti, luci, costumi Romeo Castellucci, Societas Raffaello Sanzio, 1999
Il Combattimento
regia, scene, oggetti, luci, costumi Romeo Castellucci, Societas Raffaello Sanzio, 2000

Alessandro Skocir 03/12/2008 03:37 PM
Se siete interessati alla VENDITA o alla Valutazione di Mobili Antichi, Dipinti del '500/ '600/'700, Quadri del '800/ '900,Arte Moderna e Contemporanea, Argenteria, Bronzi, Lampadari, Libri, Modernariato, Soprammobili e altro, sia per pezzi singoli che per intere eredità, inviateci delle foto per gli oggetti/mobili che volete proporre al ns. indirizzo e-mail: info@antichitagiglio.it


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Alessandro Skocir 03/12/2008 03:39 PM
Digitale Panasonic? Le scritture contabili a norma

Al posto della carta, il digitale: una smaterializzazione conforme al dettato normativo, così da mantenere la validità dei documenti agli effetti di legge. E' quanto prevede la conservazione sostitutiva, che, rispettando i requisiti tecnici fissati dalla deliberazione Cnipa 11/2004, permette di archiviare su supporto informatico documenti, scritture contabili e corrisponden­za che le norme impongono alle aziende di conservare. Chi ne sta già sfruttando concretamen­te i vantaggi è la filiale italiana di Panasonic, colosso giapponese dell'elettronica di consu­mo. Spiega il direttore amministrativo Piercarlo Marelli. "Abbiamo innanzitutto voluto rendere più efficiente ed efficace il flusso della gestione documentale. Una volta dismesso il vecchio sistema informativo, già basato su As/400, a favore di un servizio remoto su Erp Sap installato nel nostro headquarter europeo in Germania, potevamo finalmente avviare il pro­getto di smaterializzare consistenti volumi di carta". Fatture e libri contabili in digitale
Fatture soprattutto, che la nuova piattaforma ha consentito di produrre direttamente in for­mato Pdf. "Fatture che prima dovevano essere obbligatoriamente riprodotte su carta, ciò che l'adozione di un sistema di conservazione sostitutiva ci ha invece evitato". Al pari delle attività manuali in precedenza necessarie per le successive incombenze di archiviazione, ricerca e recupero dei documenti. In particolare, Panasonic Italia si serviva di apposita manodopera per portare a termine le periodiche operazioni di archiviazione dei documenti cartacei. "Alla fine dello scorso anno - riprende Marelli - abbiamo dato l'avvio al progetto, optando per la soluzio­ne proposta dalla società Ifìn Sistemi. Qualità del software e professionalità nella consulenza e nel supporto pre e postvendita ci è stata testimoniata dal centro servizi Italsaim, già nostro partner e da noi incaricato, nell'ambito della revisione dei processi documentali, di acquisire le fatture cartacee che ci giungono da un parte dei fornitori, di indicizzarle e di registrarle su Cd". Il loro contenuto rappresenta poi una porzione dei documenti passivi che Panasonic Italia finalizza alla conservazione sostitutiva. Vi si aggiungono pure le fatture di vendita e le scritture contabili rappresentate dal libro giornale, dal libro di magazzino e dai registri Iva. Conservazione sostitutiva a regime
"Si tratta in tutto - puntualizza Marelli - di circa 500mila pagine all'anno, che vengono sostituite da documenti informatici conformi agli originali, conservati su Cd a norma di legge". I documenti del ciclo attivo e i libri contabili, che sortiscono dallo spool del gestionale, prendono la forma di file in formato Pdf e, come tali, non vengono più stampati, ma vengono passati al sistema di conservazione Ifìn DocPa. "Da circa quattro mesi - continua il direttore amministrativo di Panasonic Italia - il software lavora a regime. La conservazione sostitutiva delle fatture, attive e passive, viene eseguita con cadenza quindicinale, come prescrive la legge. Alla trasformazione dei flussi in Pdf, che avviene su un server locale, segue la creazione di appositi file di indice contenenti le parole chiave che saranno usate per la ricerca e il recupero dei documenti, individuate in base ai requisiti di legge e ad altre voci di classificazione". Cognome, nome, denominazione, codice fiscale, partita Iva, numero progressivo, protocollo, codice cliente, fornitore, e altro ancora. I benefici della smaterializzazione
Per quanto riguarda i libri contabili, che originano dallo spool di stampa del sistema Erp, la frequenza di conservazione è annuale, come da normativa; e il supporto di memorizzazione è sempre il Cd. "I flussi documentali - sottolinea Marelli - hanno risentito positivamente del fatto che i documenti viaggino in Pdf. Alla smaterializzazione si legano economie di gestione e una maggiore rapidità di ricerca e recupero. Le fatture, una volta registrate, non vengono più archiviate su carta, e questo riduce drasticamente i rischi di deperimento e non accessibilità alle informazioni. Quanto alla carta in armadio, una volta controllati i documenti in elettro­nico al rientro dal service, viene buttata". Della suite DocPa fanno parte vari moduli, con funzioni che supportano le singole fasi del processo, compresi gli appositi alert per il responsa­bile della conservazione. Il tool Web Index, in particolare, permette di leggere il database di tutti i documenti conservati, sfruttando i vari indici di ricerca per il loro immediato recupero. "L'aver adottato il sistema di conservazione - conclude Marelli - ha snellito le attività docu­mentali. E ci permette di risparmiare complessivamente circa 50mila euro all'anno".


Alessandro Skocir 03/12/2008 03:41 PM
Il Gip di Milano Clementina Forleo, sara' processata il 27 giugno prossimo dalla sezione disciplinare del Csm. Il Pg di Cassazione Federico Sorrentino ha infatti disposto nei suoi confronti il rinvio a giudizio per l'ordinanza con la quale, nel luglio scorso, il Gip aveva chiesto alle Camere l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni disposte nell'ambito delle inchieste sulle scalate bancarie in cui erano coinvolti alcuni parlamentari, tra cui Massimo D'Alema, Piero Fassino. "Le viene contestata l'abnormita' del provvedimento - ha spiegato il procuratore capo di Asti, Maurizio Laudi, difensore di Clementina Forleo - secondo l'accusa, avrebbe anticipato una sorta di valutazione ...

Alessandro Skocir 03/12/2008 03:44 PM
Un distillato delle suggestioni di un Mediterraneo di fantasia, un antro marino rarefatto, un'idealizzazione grafica delle meraviglie del grande blu. Ognuno è libero di scorgere ciò che preferisce negli ambienti dell'Olivomare, un ristorante di grido aperto a Belgravia, una delle zone più esclusive di Londra. In questo locale alla moda, che fa parte del brand londinese Olivino e che propone una gustosa cucina di pesce, con vari piatti e vini della tradizione sarda, si sente felicemente incombente la presenza di un mare alla moda.

Nel progetto dell'architetto Pierluigi Piu, con studio a Cagliari, prende vita una serie di variazioni sul tema. Per esempio, nella sala da pranzo principale spicca un grande pannello con sagome di pesci stilizzati, ricavato da un bozzetto di Escher rielaborato dall'architetto, mentre su un'altra parete si estende un motivo che riprende le forme dei coralli.

Uno stile moderno e grafico, dunque. "Cerco di evitare un'unica cifra stilistica", spiega Piu. "Interpreto ogni volta il tema in modo diverso. In questo ristorante vi sono elementi minimalisti, che però non bastano a definirlo. Ha una sobrietà più complessa, con varie soluzioni indipendenti che si rafforzano a vicenda".

Nella sala principale, al pannello di gusto escheriano fa da contrappunto un adattamento della lampada Bigoli, in rete di nylon, simile a un banco di anemoni di mare, mentre la vetrata a losanghe che separa il corridoio d'ingresso dalla sala da pranzo ricorda le maglie delle reti dei pescatori. Rievoca le atmosfere marine anche il rilievo a onde nella saletta da pranzo sul retro, ispirato alle sabbie morbide delle spiagge modellate dal vento.

Sono particolari originali valorizzati da un'esecuzione a regola d'arte garantita da maestri artigiani. Come l'ebanista Jonathan Perrot, che ha curato la realizzazione della parete tappezzata di pesci alla Escher e di quella ondulata, nonché della vetrata a losanghe. Il successo non ha tardato a bussare alla porta dell'Olivomare. In buona parte è dovuto al desiderio di percorrere una strada originale, rifuggendo per esempio dalle facili sicurezze offerte dallo stile etnico, presente in molti locali. Come spiega Piu, "l'etnico è in via di esaurimento, salvo ripetizioni stanche. Invece il minimalismo, inteso come stile sobrio, è pieno di vitalità: più che un linguaggio, è una filosofia". Una scelta apprezzata da chi frequenta l'Olivomare, un locale ricco di sorprese e di stimoli, che porta una ventata di modernità e di fantasia in un quartiere decisamente aristocratico, ma aperto alle innovazioni di qualità.

Info: Olivomare e Olivino, Lower Belgrave 10, Londra,
Tel. 0207.177.30.90.22


Alessandro Skocir 03/12/2008 03:49 PM
Da: 2errephoto
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Aggiunto: 10 marzo 2008
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Alessandro Skocir 03/12/2008 03:50 PM
Alessandro Skocir 03/12/2008 04:01 PM
Tagsallarmismi anche apre assassino auto berlusconi bolletta caduta campagna caso causate ciarrapico decreto due elettorale elettorali entra estero famiglia gravina inverno italia italiani lavoro leggera marzo missioni molfetta morti operai padre papa pappalardi pareggio perizia pirata politici primo record rischi sicurezza sono stangata strage test torna tutela uomo verso voto
Alessandro Skocir 03/12/2008 04:02 PM
Tags allarmismi anche apre assassino auto berlusconi bolletta caduta campagna caso causate ciarrapico decreto due elettorale elettorali entra estero famiglia gravina inverno italia italiani lavoro leggera marzo missioni molfetta morti operai padre papa pappalardi pareggio perizia pirata politici primo record rischi sicurezza sono stangata strage test torna tutela uomo verso voto

Alessandro Skocir 03/12/2008 04:03 PM
CCD
1 - L'acronimo sta per "Charge Coupled Device" ed e' una serie di elementi lineari o a matrice traduttivi, dove gruppi di elettroni si formano su ciascun elemento in funzione della quantita' di luce ricevuta durante un intervallo di esposizione, questi gruppi di elettroni vengono recuprati dalla serie di elementi in forma di impulsi elettrici modulati formando un segnale.
2 - Con CCD si puo' intendere in modo piu' generale anche un lettore di codice a barre 1D che fa uso come Scan Engine di un Charge Coupled Device.

Vedi Lettori CCD
Vedi Lettori WL
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Character
1 - A graphic shape representing a letter, digit, punctuation mark, or other symbol, for exemple in an OCR font.
2 - A single group of bars and spaces which represent one letter, digit, etc. in a bar code.
3 - A symbol that is used in the organization, control, or presentation of data, for example a start or stop character in a bar code or a function code in an OCR string of data.

character set
The total range of letters, numbers, and symbols that can be encoded in a particular bar code symbology or other automatic identification technology.

check digit
A character included in a code in order to perform a mathematical check that when a machine reading or human operation is carried out the code is correct. its value is calculated from the other characters in the code.

clear area
See quiet zone.
Codabar
A bar code symbology which encodes 16 data characters: 0 - 9, 6 special characters ( - $ : / . + ), and 4 unique start/stop characters ( A, B, C , D ).Each characters has 7 elements ( 4 bars and 3 spaces ). The USS Codabar symbology uses only two widths of element ( wide and narrow ). In USS Codabar, 12 characters ( 0 - 9 and - $) have 2 wide elements, while the other characters have 3 wide elements; this means that USS Codabar characters have two different lenghts. Traditional Codabar produces a constant length character, but requires the use of 18 different element widths . For decoding purposes, both versions are fully compatible when using the USS Codabar reference decode algorithm Codabar.

continuous code
A bar code in which there is no intercharacter gap,i.e. all the elements carry binary data contiguously, for exmple USS I 2/5. Compare discrete code

cpi
Characters per inc. See bar code density


Alessandro Skocir 03/12/2008 04:06 PM
data collection
Si intende l'azione di acquisire delle informazioni o dati generalmente con dispositivi automatici in grado di accumulare o trasmettere immediatamente tali dati, nel settore della identificazione automatica tale termine e' riferito ai dei dispositivi in grado di leggere il codice a barre, magnetico o RF-ID.

data terminal equipment (DTE)
Equipment comprising the data source, data link or both.

dead zone
An area, within a scanner's field of view specular reflection may prevent a successful decode.
( See specular reflection )

densitometer
An instrument that measures the degree to which light is transmitted through or reflected from a material by illuminating the area to be measured with the light at a known wavelength. A calibrate photometer receives the light and measures its value. Results of the measurement may be displayed as percentage reflectance or density.

decoder
An electronic assemblywhich translates the proportional electrical signals from a scanner into recognisable or computer compatible data. The decoder performs checks on the electronic signal to validate it as meaningful ( i.e. that quiet zones precede the signal representing the bar code ), and processes the signal through a decode algorethm designed to detect errors in the signal. Depending on the equipment the decoder and scanner can be separate devices or be integral parts of the same device. In the former the output from the scanner is an electrical signal representing the reflectance of the bar code; in the second case the output from the integrated device is the decoded data. Some decoders are microprocessor controlled and can carry out limited data processing operations of various tyoes or store data for batch transmission.

depth of field
The range of distances between minimum and maximum over which a scanner can reliably read a symbol. Also called "decode zone"

discrete code
A bar code in which each character is separated by an intercharacter gap or space which does not contain information.


Dino Durigatto 03/12/2008 11:08 PM
Madonna ALessandro... ne ho da leggere per due settimane....
Procederò con calma :-))
Alessandro Skocir 03/16/2008 01:48 PM
FAI PURE!E a presto!

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