Wednesday February 27, 2008
L’artista materano Angelo Palumbo affronta il problema ambientale, dando spazio ed espressione al dolore personale per la violenza che deturpa e disumanizza donne, uomini, bambini, ad opera di altri uomini e che non risparmia la natura.
L’11 settembre con il crollo delle torri gemelle ha mandato in frantumi, confessa l’artista, l’illusione di vivere in un mondo sicuro, non toccato dalla guerra e dalla fame, esportata altrove.
Il migliore dei mondi possibili ha aperto le sue pagine oscure, rivelando attraverso il web agli occhi di Angelo Palumbo una galleria degli orrori: le immagini di sanguinose guerre occultate, carestie sconosciute, terre devastate da inquinamenti inimmaginabili, formano un’estetica della sofferenza che fa distogliere gli occhi. L’artista, invece, li ha voluti tenere aperti su immagini diverse da quelle armoniose equilibrate e razionali che fino ad allora costituivano il repertorio della sua arte. Ha collezionato e intrecciato ogni singola fotografia ai testi biblici e poetici dalla Divina Commedia di Dante a “Terra desolata” di Thomas Eliot e alle riflessioni di Nietsche. Ne è scaturito un video, che da un originario intento didattico, si è trasformato via via in un affresco grandioso e tragico sottolineato dalla colonna sonora. Profetici i testi sovrimpressi: perché gli esseri umani non se ne siano lasciati guidare, perché continuano a correre verso l’abisso, che non è un incubo, ma già una realtà?
La serie “Terra violata” è caratterizzata da pannelli rotondi in poliuretano, che l’artista ha trattato con solventi, ottenendo sulla superficie buchi, anfratti, cunicoli, che ricordano le rocce murgiche della sua terra. Sono, invece, paesaggi dell’anima, messa a nudo dalla presa di coscienza e dalla necessità di fermarsi a riflettere per non rimuovere il dolore, ma per trovare vie d’uscita. L’arte è una strada possibile, se significa comunicazione profonda, far fluire liberamente e pienamente la propria energia creativa per incontrare quella degli altri perché solo insieme è possibile ricostruire. Forti, dunque, i contenuti, che i titoli diligentemente annotati indicano, rivelando un chiaro intento didattico e allontanando il sospetto di un qualche effetto decorativo o di una ricerca puramente estetica. Eppure, gurdando le opere, si è attratti anche dalle soluzioni formali, benché il piano dell’etica, che è motore principale, si incontra con quello dell’estetica in un nodo inestricabile. Intensi i contrasti cromatici, tra cui spiccano i rossi e neri dall’evidente simbologia, concrezioni, sporgenze ed anfratti, durezza e leggerezza si incontrano e scontrano, all’interno di forme definite, come la circonferenza, che è funzionale a contenere il dolore e la rabbia, e che dà nello stesso tempo armonia e razionalità all opere.
L’arte e la poesia questo miracolo compiono: far apparire i punti di luce che sono nella realtà, quelli che hanno visto Etty Hillesum anche nel campo di concentramento di Westerbork, Charlotte Salomon durante la persecuzione antisemita e l’esilio, rielaborando il proprio dolore in altissime opere d’arte, offrendo un messaggio di salvezza, i musicisti che continuavano a tener viva la speranza nella disperazione di Terezin. La salvezza è nell’agire, a partire dal vedere la propria e altrui differenza, per non considerare assoluto il proprio punto di vista, per accogliere l’altro come ricchezza e segno sacro di altro e di altrove.
Insieme per sottrarsi alla violenza del potere e alla tentazione di rispondere con altrettanta violenza, che vogliono entrambe decidere della vita di tutti, che invadono tutti gli spazi, anche quelli quotidiani e nascosti, dove qualcuno ancora si illude di potersi ritirare, fingendo che il suo angolino sia tutto il mondo e che lì non potrà essere raggiunto dal dolore.
KATIA RICCI
February 27, 2008 11:56 AM
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Rodolfo Cubeta 02/27/2008 12:14 PM
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