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equilibriarte.org : Antonella Iurilli Duhamel : blog : TUTTA LA MIA VITA

TUTTA LA MIA VITA




























Ci sono persone in grado di donare se stesse anche nell’imminente fine annunciata della loro esistenza e nelle condizioni più barbariche di vita; mi riferisco all’arista Charlotte Salomon, eroica e poetica quanto Anna Frank ma molto meno nota.

Nell’ultimo anno della sua vita, quando tutti suoi parenti ed amici erano già stati catturati dai nazisti e spediti nei campi di massacro; lei in un impeto spasmodico compie la sua opera d’arte più ricca ed estrema, ci lascia un capolavoro che forse è la prima opera multimediale: “ Vita o Teatro?” una raccolta di 800 piccole gouaches accompagnate da descrizioni, scritti e musica.

Prima di essere catturata riesce ad affidare l’immenso lavoro al prorio medico dicendo: dottore ne abbia cura le affido tutta la mia vita.
Lo stesso giorno in cui viene deportata ad Auswitz viene immediatamente uccisa, era incinta di quattro mesi ed aveva solo 26 anni.

Le opere della Salomon sono custodite nel Museo Ebraico di Amsterdam ma credo che questo sia un limite che probabilmente ha contribuito non poco alla scarsa conoscenza della sua opera.

Charlotte Salomon non è una prerogativa del mondo ebraico, appartiene a tutto il mondo; rappresenta l’artista nel modo più autentico quello motivato da un debito di gratitudine verso la vita per quanto crudele ed ingiusta essa possa essere e dall’intima necessita di esprimere questo sentimento attraverso la sua arte.
Un generoso messaggio di amore che non può e non deve passare inosservato


Antonella Iurilli Duhamel





Charlotte Salomon,
Tre ragazze che disegnano

comments

Ciro D' Alessio 02/18/2008 08:03 PM
Questo dipinto di charlotte è davvero stupendo!
Beh l' arte e la vita fioriscono anche nel deserto!
(Mi viene in mente Primo Levi, che nel bel mezzo di Auswitz, si mette a recitare il canto di Ulisse dall' inferno di Dante).
Antonella Iurilli Duhamel 02/18/2008 08:07 PM
la creatività è più forte di qualunque indegna azione ho trovato questo testo in italiano sul lavoro della Salomon

CHARLOTTE SALOMON
I colori della vita
edizioni Palomar 2006
Roberto Romeres 02/18/2008 08:11 PM

La deportazione: quando ha inizio, quale è il suo scopo, dove sorgono i campi di concentramento

21 marzo 1933 - Inaugurazione del primo campo di concentramento

In un articolo comparso sul giornale "Münchner Neueste Nachrichten" il 21 marzo 1933 si legge: "Un campo di concentramento per prigionieri politici vicino a Dachau. Nel corso di una conferenza stampa il presidente della polizia di Monaco, Himmler, ha rilasciato la seguente dichiarazione: ‘Mercoledì verrà inaugurato vicino a Dachau il primo campo di concentramento, della capienza di 5.000 persone. Vi verranno radunati tutti i comunisti e, se necessario, i membri del Reichsbanner ed i funzionari marxisti che rappresentano un pericolo per la sicurezza dello Stato, poiché, alla lunga non è possibile, senza costi gravosi per l’Amministrazione, continuare a tenere i singoli funzionari comunisti nelle carceri giudiziarie e, d’altra parte, non è nemmeno possibile rimetterli in libertà’."

1933 - Creazione e gestione dei campi

La creazione dei campi di concentramento ha inizio nel 1933 e ha come scopo l’introduzione della custodia protettiva: una misura che viene "disposta dalla Polizia Segreta (Gestapo), nei confronti di persone che con il loro comportamento mettano in pericolo la sicurezza del Popolo e dello Stato, per prevenire così azioni rivolte contro il Popolo e lo Stato."
In base a questa norma, introdotta poco dopo l’incendio del Reichstag, il Ministero dell’Interno prevedeva l’abolizione di tutte le norme costituzionali che tutelavano i diritti civili, stabiliva che le persone arrestate non subissero alcun processo e restassero nei campi per un periodo di tempo indeterminato.
Prima di Dachau erano sorti piccoli campi, gestiti dalle SA, per l’internamento di avversari politici, soprattutto comunisti e socialdemocratici, ma anche personaggi del clero protestante. Dachau sarà il primo campo di concentramento statale e sarà un modello per la creazione dei successivi.
La sua organizzazione interna è di competenza della Gestapo e delle SS: la gestione degli aspetti polizieschi e repressivi è nelle mani della Gestapo, mentre la direzione e la conduzione interna del campo è affidata alle SS, tramite una complessa gerarchia composta sia da suoi elementi che da internati stessi, caratteristica che si ripeterà in tutti i campi.

UNA VERA ARTISTA CHARLOTTE
Antonella Iurilli Duhamel 02/18/2008 08:20 PM
grazie per le delucidazioni conoscevi questa artista seo per caso stato a visitare il museo ebraico?
Roberto Romeres 02/18/2008 08:33 PM
il museo no, ma conosco bene le sue opere
Roberto Romeres 02/18/2008 08:36 PM
ho visitato il campo di Dachau alcuni anni fa, e credimi se ti dico che ha un valore mille volte superiore a qualsiasi museo sull'olocausto..
Antonella Iurilli Duhamel 02/18/2008 08:40 PM
lo posso immaginare anche se io volevo sottolineare l'inno alla vita di Charlotte Salomon
malgrado l'odio a cui fu soggetta.
Questa per me è la vera forza e grandezza di un essere umano
Roberto Romeres 02/18/2008 08:44 PM
credo che appartenga all'umanità il valore e la memoria del suo gesto, più che i manufatti della sua opera, anche se davvero interessanti..
Cuzco 02/18/2008 09:07 PM
grazie per avermi fatto conoscere questa vera artista..buona serata a tutti
Luca Mesini 02/18/2008 10:29 PM
Il gesto e l'anima hanno il potere eterno di sconvolgere - in ogni periodo della storia - qualsiasi archeologo riesca a riportarceli alla memoria, storico ce ne ricordi l'esistenza, innamorato che ne coglie l'esattezza e la confida... l'amore fa da riflettenza alla conoscenza: senza l'amore non si può quindi stare senza.
Il dolore è sempre troppo forte... senza Charlotte Salomon non possiamo stare senza... e la cruda realtà mi anneghi nel pianto - per quanto vergogna Io Uomo faccio parte di questo canto.
Rimarrò un bambino tutta la vita... Ma con il pugno dico: Non è Giusto! ... stupido sentimento inutile... che una volta che ho sfogato, può consolarsi con la vita che si ripete - nel gesto d'amore che per Anto adesso conoscete...
Forse vedere Dachau è come aprire da un masso che l'ha chiusa, una grotta dopo 10mila anni ... il vento che ti viene addosso Urla come 10mila anime e proviene dai più tenebrosi recessi della terra... i capelli si spostano, perdi gli occhiali e ti rimane impresso sul viso un sigillo di cenere... a testimonio del terrore, come un velo... di argilla e di terreno. Non riuscirei mai - personalmente - a vedere Dachau (non riesco neanche a vedere i documentari)... non dovrei, in effetti, neanche essere qui a parlarne. :(
Roberto Romeres 02/18/2008 10:40 PM
trovo giusto parlarne, trovo giusto vedere e sapere, trovo giusto la verità della memoria..
Luca Mesini 02/18/2008 10:59 PM
Sarebbe un delitto imperdonabile e significherebbe Morte sicura per ognuno, dimenticare, non parlare... soprattutto non sapere e altrettanto danno ritengo che sia dare troppa visibilità a chi nega l'evidenza (difatti mi sembra che non si faccia - bene).
Io ho conosciuto un uomo che era in Jugoslavia quando qualcuno, in italia, ha detto: non gioco più, me ne vado. Quello che mi ha raccontato lui non l'ho mai letto da nessuna parte... Già c'è poco rispetto per quella memoria che ha mandato al macello migliaia di innocenti... ma ogni volta che muore un uomo anziano io tremo al pensiero de la memoria che sparisce. Sono state fatte molte cose a livello istituzionale per impedire alla memoria di sparire - che mi auguro che per sempre la gente possa sapere - e una visita a Dachau dovrebbe per certi versi far parte dei libri di testo... il mio intendere era soggettivo e personale: io - per probabilmente immaturità - non reggo, e fuggo. So, conosco, ma non reggo... e fuggo dal desiderio di vedere. So, comprendo e per me è un dolore troppo forte.
Non posso obbligare tutti ad andare in quel campo - o in altri campi - e mettersi di fronte all'orrore: alcuni riuscirebbero a sopportarlo, altri no (almeno stante all'ambiente che mi ha circondato sul nascere - io non reggo neanche i reportage sulla guerra in generale - la mano bianca di un uomo che esce dalla terra - o... non è il caso che mi specifichi meglio, sono immagini che mi uccidono - e le rifuggo. le evito. Io, personalmente.
Ma assolutamente - la memoria di tutto questo deve essere sempre più amplificata - perché rischiamo di crescere persone che la vita non l'hanno capita... e per viverla meglio, bisogna conoscerla: bene.
Con rispetto.
Antonella Iurilli Duhamel 02/19/2008 10:34 AM
La vita e il lavoro di Charlotte Salomon mettono in evidenza una serie di elementi a mio avviso interessanti, il primo la sua capacità di fare arte in maniera disinteressata, proponendoci la sua autentica passione per la vita e la bellezza.
La brutalita e la violenza che possono produrre due tipi di risposta : Creatività e violenza.
La Salomon è un esempio di creatività pura ed è questo che mi ha commosso enormemente quando sono entrata in contatto con la sua opera e la sua vita.
Non ci sono parole sufficienti per esprimere l'orrore di quegli anni, ma l'orrore non è finito altre guerre sono seguite e con esse altro eccidi.
I media a loro volta sono diventati portatori di ulteriore violenza e oramai viviamo in un contesto in cui la violenza è pane quotidiano.
Credo che ci siano molti modi per commemorare l'affetto e la pietà per quanti ingiustamente sono state vittime di odio e violenza il rischio e il trend attuale è di farlo con violenza con l'agressione riportando alla vista e alla mente altra violenza.
Purtoppo la violenza sotto ogni sua forma tende a pricvar l'uomo di emozioni portandolo sull'orlo del baratro del nichilismo.


Luca Mesini 02/19/2008 10:50 AM
Concordo... forse, in certi sensi, si tende ad uscire sempre fuori dal campo seminato. E quello che si voleva mostrare, nella semplitudine della gloria, della gioia creativa e poetica che umilmente ci ha portato - passa in secondo piano, soffocato dalla stessa frenesia mediatica - o per abitudine, della deriva espressionistica individuale (magari indotta da una grama abitudine assuefatta) - ad esealtare (come in questo caso commentato) piuttosto il corredo al danno che l'ha originato, che la ragione della bellezza che si intende esprimere.
Bisogna quindi pensare a Charlotte Salomon alla sua opera: nel nostro cuore sappiamo perché e percome da dove arriva - ma siam qui semplicemente per auscultare quello che ci dà: concentriamoci quindi sulla sua bellezza e la sua poesia.

Credo che se ogni telegiornale si dedicasse con semplicità a descriverci - in ogni edizione - 10 minuti di bellezza (e non del format bellezza = schifezza), certi comportamenti indotti (nell'uscire fuor dal tema de la messa a fuco della poesia stessa) ci verrebbero a meno... ma esiste la cultura mediatica efficace (allo sviluppo sostenibile dell'immaginario necessario)? ...
Antonella Iurilli Duhamel 02/19/2008 11:02 AM
credo che esista ma richiede più ompegno ed energia la strada della creatività è la più impegnativa richiede l'abilità di integrare gli opposti e l'abilità di contenerli all'interno di una forma , esattamente il contrario della distruttività e della violenza che creano scissione, fazione , demonizzazione.
Costruirsi un contenitore all'interno del quale preservara la nostra forza creativa è un lavoro da certosino e in se un'arte.
Mario Piana self deleted member 02/19/2008 11:45 AM
Non conoscevo questa artista, ma è veramente commovente e bellissimo il quadro, come bellissimo e commovente è il"diario" di Anna Frank.
Luca Mesini 02/19/2008 11:57 AM
... mi sovvieni a una forma creativa che ho evoluto alla risoluzione della guerra fra israeliani e palestinesi ..., tentando di integrare gli opposti provando l'abilità di contenerli dentro a una forma.
In breve: avrei desiderato raccogliere in una grande piazza circolare, palestinesi e israeliani, cadaun popolo; mezzo semicerchio a fronte l'uno dell'altro. Avrei voluto un uomo - un militare armato, al seguito di una donna con un bambino appena nato - questo per ognuno dei due popoli.
Poi avrei desiderato avvicinarsi, ambedue le coppie, fino a trovarsi di fronte - l'una con l'altra. A quel punto avrei voluto che la donna palestinese desse in braccio alla donna israeliana il bambino appena nato, e viceversa. E a quel punto, costringendo l'uomo a deporre sulla spalla la mitraglia, le due donne dare i bambini in braccio agli uomini armati. E al levarsi del pianto... sentirsi finalmente uniti - nel nome della vita. Troppi morti sono passati ormai quasi indifferentemente e con cinismo - ci vogliono estremi simbolici a rinnovare il miracolo - e quindi la preziosità - della vita, per risolvere.
Questa mia forma creativa pare utopica - poiché “salta“ delle evidenze culturali stratificate. Quale forma creativa similare potrei adottare per quel paesino Turco dove - tutto il paese, polizia, sindaco, maestri e genitori inclusi - hanno, per fedeltà alle loro ragioni culturali tribali, ucciso a sassate una fanciulla adolescente?
Sì, Antonella - credo che Tu abbia ragione. Esiste, il modo. Ci vuole solo uno sforzo creativo obiettivo - e le persone che lo possono mettere in moto esistono. Vorrei sapere - però - come la mettiamo con la politica? Perché... abbiamo già visto cosa succede: chi si preoccupa di fare censura non sa neanche censurare se stesso - insulta gratuitamente tutti quanti (che siamo degli idioti, no?) ma di fatto, impedisce alla libertà di esprimersi... lo Stato è un insieme di filari - questi si possono ingarbugliare o tagliare ad arte - ciò è grave quando a comandare è sempre e solo un interesse di parte (come ci è stato dimostrato sia a sinistra che a destra - del centro nulla commento, dato che è il centro di un ciclone ridicolo).
Così facendo, la perversione a negare il potenziale della creatività costruttiva - penso sicuramente a quella più nobile della mia, vediamo... dei Rodari contemporanei sicuramente esistono - si perpetua nell'impoverimento etico... diventiamo singole cellule con una utopia - bhè, comunque sempre meglio che ci sia...
Antonella Iurilli Duhamel 02/19/2008 12:04 PM
La politica e soprattutto l'attuale no ha nulla che fare con la creatività, piuttosto alimenta solo la sua inesauribile sete di potere, mi convinco sempre più che è persino inutile parlare di partiti dato il loro evidente comune denominatore, i Rodari esistono ma spesso rimangono al di fuori della scena come gli antichi carbonari lavorano nascosti..
La tua immagine creativa è molto suggestiva
Luca Mesini 02/19/2008 12:49 PM
... mhhh ... concordo Antonella. A volte io by-passo l'intelligenza, dando libero sfogo a una vis polemica sottesa - come a giustificare la mia mancanza di impegno. io questo senso - tu mi stimoli all'impegno (senza mascherare un reale disimpegno di fatto).
Graie per i tuoi stimoli a riflettere di più, ragionare meglio e rendere coerenti certe alcune mie virtù, imparando a credere di più su quello faccio - senza starci tanto sopra a ragionare. già...
Gianmaria Annunziata 02/29/2008 07:05 PM
L'opera meravigliosa che ci hai fatto conoscere,Antonella, ci parla del bene e del male, dell'orrore e dell bellezza che in noi convivono e ci dice che possiamo rispondere ai colpi violenti della vita con delicati tocchi di pennello.
Antonella Iurilli Duhamel 02/29/2008 07:08 PM
hai ragione la distruttività è la risposta più semplice basta guardare i bambini appena qualcosa non li aggrada diventeno esplosivi, la creatività richiedeuna lunga pratica di contenimento e di trasformazione
Gianmaria Annunziata 02/29/2008 07:17 PM
non so, io ho la tendenza a razionalizzare, a volte a reprimere le emozioni e i sentimenti e a mediare le mie reazioni; temo che questo si ripercuota anche sulla mia creatività, imprigionandola...ma questo è un altro discorso, poco pertinente al tuo argomento.
Antonella Iurilli Duhamel 02/29/2008 07:46 PM
Tutt'altro Giammaria, credo sia molto pertinente: il problema sia la razionalità ma quanto questa spesso sia in disarmonia con i sentimenti e alla fine la faccia da padrona portando inaridimento..
Gianmaria Annunziata 02/29/2008 07:51 PM
Antonella,scusami per averti portata fuori tema. Comunque, hai ragione: a volte "perdo l'equilibrio"...
Buona serata!

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