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equilibriarte.org : Antonella Iurilli Duhamel : blog : PITTURA COME SIMBOLO II parte

PITTURA COME SIMBOLO II parte





















Del resto, i prezzi fantastici pagati per certe opere d’arte moderna danno la misura precisa della valutazione sociale di esse. Il fascino sorge quando l’inconscio resta colpito. L’effetto che produce l’arte moderna non può spiegarsi soltanto nei termini dei valori formali coinvolti. Per l’occhio educato alla scuola tradizionale dell’arte "classica", o "sensitiva", quei valori si rivelano come nuovi ed estranei. Non c’è assolutamente niente, nella pittura non-figurativa, che valga a richiamare allo spettatore il suo mondo abituale - non oggetti immessi nel loro ambiente normale, né figure umane, o animali, che parlino un linguaggio familiare. Il cosmo creato dall’artista non rivela nessuna condiscendenza, nessuna visibile corrispondenza.

E tuttavia, senza ombra di dubbio, scocca un contatto umano, che può essere anche più intenso che non nel caso dell’arte sensitiva, la quale fa appello diretto alla corrispondenza sentimentale. Scopo dell’artista moderno è di esprimere le proprie visioni interiori, di individuare il fondo spirituale della vita. La moderna opera d’arte ha abbandonato non soltanto il piano delle cose concrete, "naturali", sensitive, ma anche il piano dell’individuale. Ha assunto carattere collettivo, e pertanto (anche nella compendiosità del geroglifico pittorico) tocca e interessa non pochi prescelti, ma la massa. Ciò che resta di individuale è il metodo della rappresentazione, lo stile e la qualità dell’opera d’arte.

È spesso difficile, per il profano, appurare se le intenzioni dell’artista siano sincere, e i suoi criteri espressivi spontanei, o siano invece frutto di imitazione, o tendano all’effetto più facile. In molti casi l’uomo della strada deve "far l’occhio" a nuovi tipi di linee e di colori. Egli deve imparare il nuovo linguaggio espressivo, proprio come imparerebbe una lingua straniera, prima di poter emettere giudizi sui valori espressivi dell’opera d’arte.

I pionieri dell’arte moderna si rendono evidentemente conto di ciò che chiedono al loro pubblico. Mai gli artisti hanno pubblicato tanti "manifesti", tante dichiarazioni esplicative delle loro intenzioni, come nel corso del ventesimo secolo. E tuttavia, non è soltanto agli altri che essi cercano di spiegare e di giustificare il loro operato; quei tentativi valgono anche nei confronti di loro stessi.

Per la maggior parte, quei manifesti sono artistici attestati di fede - tentativi poetici, e spesso confusi e incoerenti, di chiarire gli strani risultati dell’attività artistica moderna. Ciò che realmente ha importanza, come è ovvio, è (ed è sempre stato) l’incontro e il contatto diretto con l’opera d’arte. Tuttavia, per lo psicologo che si interessa del contenuto simbolico dell’arte moderna, lo studio di quei manifesti e di quelle apologie è quanto mai istruttivo.

Ed è per questa ragione che, nel corso del presente studio, ogniqualvolta sarà possibile, lascerò che siano gli artisti stessi a parlare di sé. Gli inizi dell’arte moderna si fanno datare ai primi anni del 1900. Una delle più importanti personalità di questa fase iniziale fu Kandinskij, la cui influenza è chiaramente rintracciabile anche in dipinti della seconda metà del nostro secolo. Molte sue idee si sono rivelate profetiche. Nel suo saggio Sulla forma, egli scrive: «L’arte di oggi esprime il mondo spirituale saturato fino al limite della rivelazione. Le forme di questa espressione si polarizzano intorno a due estremi:

1)) rigorosa astrazione;

2)) rigoroso realismo.

Da tali estremi si partono due strade che spesso conducono, in definitiva, a un solo esito. Quei due elementi sono stati sempre presenti nel mondo dell’arte; il primo trovava espressione nel secondo. Oggi sembra che essi si sviluppino secondo direttive distinte. Sembra che l’arte abbia posto un punto finale alla piacevole complementarietà di astratto e concreto, e viceversa».

comments

Maria Privitera 01/05/2008 12:42 PM
il "moderno" è già antico, superato dalla contemporaneità commista, contaminante, sanamente sregolata.
Le immagini sanno parlare lingue babeliche, ricche, evocative, oltre ogni "ismo", oltre confini, gabbie e paletti, oltre ogni definizione linguistica.
In questo calderone metalinguista e plutilinguista alberga inevitabilmente sozzura e mancanza di rigore.
A noi saper distinguere ricerca da manierismo, arte da pastrocchio.
maria
Mario Piana self deleted member 01/05/2008 06:52 PM
Cara Antonella,
vorrei intervenire sul tuo blog. Francamente ti confesso che ho letto commenti, pur legittimi ci mancherebbe, ma un po' aberranti ("post come serial tv!!?). Da quel poco che conosco del mondo dell'arte contemporanea mi son fatto l'idea che ci sia molto business e poca cultura, ma soprattutto che non ci siano tanti artisti "veri". Credo quindi che debba essere apprezzato un commento anche un po' lungo ma degno di interesse. Abbiamo ancora molto da imparare da artisti come Turner, Delacroix, l'impressionismo, Klee, Kandinskiy. Credo che sia diffusa una sostanziale ignoranza...Non mi stupisco quindi che nelle "!Accademie di Belle Arti" (mi riverisco almeno a Brera) non si insegni più molto. Penso anche che conoscere i nostri maestri sia un passaggio decisivo per sperimentare e "crescere" prima come persone e poi anche come artisti. Chissà forse sono "superato" ma io mi emoziono ancora nel riconoscere la straordinaria modernità di certe opere di Turner, o la musicalità di Kandinskiy.
ciao
mario
Antonella Iurilli Duhamel 01/05/2008 07:33 PM
Il calderone a cui alludi ha i suoi lati positivi e negativi, Jung sottolinea quelli positivi di una dimensione collettiva priva di frontiere.
Tuttavia come tu ben dici il rischio è la confusione e la perdita di una certa capacità di discriminazione, il che vuol dire che in circostanze tali la funzione della vista è una qualità sempre più preziosa, è un po' come per la ricerca dell'oro, i primi cercatori trovavano molto più facilmente le grosse pepite poi col tempo le pepite sono divenute tracce tracce e la ricerca ha preteso forme di filtraggio sempre più accurato.
Il punto è perché coloro che dovrebbe assolvere la preziosa funzione di filtro, perché provvisti della dovuta competenza (insegnanti, critici), nella Babele da te menzionata, in un momento come quello attuale, sembrano essere sempre più impotenti e in difficoltà.
Forse mancano le persone, i veri educatori, i veri critici , i veri artisti.

Un grande scultore italiano Giacomo Manzù dopo aver accettato con gratitudine la cattedra ,, honoris causae a Brera pochissimo tempo dopo diede le dimissioni, era avvilito dall'avere a che fare con studenti che al quarto anno non erano in grado di modellare e non avevano la benché minima voglia di cimentarsi, il trend concettuale non necessitava l'impiego delle mani......
un caro saluto Maria e Buon Anno
Antonella Iurilli Duhamel 01/05/2008 07:53 PM
Caro Mario forse sono all'antica anche io visto che sono in sintonia con la tua visione dell'arte. L'articolo di Jung sulla pittura moderna per me è un gioiello appena scoperto, mi ha entusiasmata e ho l'ho condiviso con piacere. Ritengo che chi è sulla mia stessa lunghezza d'onda lo abbia apprezzato.
Chi vede l'arte a servizio della vita e del miglioramento dell'umanità e non mero business non può non che apprezzare la visone che Jung ci porge con tanta chiarezza.
Prima di essere una pittrice ed una scultrice sono una psicoterapeuta e la mia attenzione e priorità vanno sempre all'esssere umano e alla qualità della vita in senso olistico: ala sua salvaguardia.Siamo soggetti ad un progressivo processo di compartimentalizzazione e dissociazione che mina la pienezza dell'esistenza e la vitalità anche in campo artistico.

A tale proposito mi sembra interessante il commento di Heidegger in "I sentieri interrotti":

L’essenza dell’arte è la Poesia. Ma l’essenza della Poesia è l’instaurazione [Stiftung] della verità. Instaurare qui è inteso in un triplice significato: come donare, come fondare, come iniziare. L’instaurazione è reale solo nel salvaguardare. Pertanto ad ogni modalità dell’instaurare corrisponde una modalità del salvaguardare. Qui non è possibile che delineare a larghi tratti questa struttura dell’arte, e sempre relativamente ai risultati raggiunti nella determinazione dell’essenza dell’opera.


Grazie per il feed back prezioso è un prezioso contributo
un abbraccio e buon weekend
Maria Privitera 01/05/2008 08:29 PM
Il calderone contemporaneo si arricchisce di tutto e, certamente, anche della lezione delle avanguardie storiche e delle post-avanguardie.
Il nuovo non annulla l'antico.
La ricerca parte dall'esperienza e quindi dalla conoscenza di chi ha fatto e di cosa è stato fatto. Inevitabilmente. L'opera originale fa un salto, riesce a risolvere in maniera nuova.
Ma non è questo il punto.
Il punto che ponevo è che c'è enorme distanza (e non disaffezione o mancanza di riguardo) tra il moderno (diciamo dal realismo fino agli anni settanta ottanta) e il contemporaneo.
Oggi si può guardare agli artisti di strada (Basquiat e Keith Haring ad esempio) e ad altre culture (mi riferisco a culture altre di contemporaneità), ai nuovi media ed e a campi considerati un tempo minori (il cinema, la grafica, il design), agli artisti del lontano passato (il nostro rinascimento, i calligrafi iraniani, i cinesi...).
Il tutto con libertà e ricchezza di mezzi tecnici.
Quanto al mercato c'è sempre stato, lo facevano i committenti, pochi e potenti.

Se si parla di formazione le Accademie sono uno sfacelo, ma solo appena un po' di più di qualsiasi università.
Se si parla di artisti: quanti dal passato sono giunti fino a noi?
Inevitabilmente pochi, anzi pochissimi.
Come è ovvio che sia.
Parlate di verità.
E questo mi fa sorridere.
Di poesia.
Ed ancora sorrido.
Verità oggi ce ne sono molte e contrastanti, o nessuna, poesia...non so.
Se dovessi rappresentare la verità, vorrei rappresentare il dubbio, la consapevolezza che non possiamo avere certezze, forse solo speranze.
maria
Andreasblue self deleted member 01/05/2008 11:52 PM
Forse mancano le persone, i veri educatori, i veri critici , i veri artisti.

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Antonella ti leggo con attenzione : assolutamente vero quello che affermi.

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Abbiamo ancora molto da imparare da artisti come Turner, Delacroix, l'impressionismo, Klee, Kandinskiy. Credo che sia diffusa una sostanziale ignoranza...Non mi stupisco quindi che nelle "!Accademie di Belle Arti" (mi riverisco almeno a Brera) non si insegni più molto. Penso anche che conoscere i nostri maestri sia un passaggio decisivo per sperimentare e "crescere" prima come persone e poi anche come artisti. Chissà forse sono "superato" ma io mi emoziono ancora nel riconoscere la straordinaria modernità di certe opere di Turner, o la musicalità di Kandinskiy.
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a volte mi chiedo se qualcuno li percepisca ancora realmente e sensitivamente questi artisti , al di fuori dei vari intruppamenti dottrinali

E' questo anche la vera sconfitta : l'atrofizzazione dei nostri sensi...che sono leggermente diversi dalle parole che si ostentano o dalle parole che ci imboccano...
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L’essenza dell’arte è la Poesia

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La poetica è sempre stata parte integrante dell'arte....

Poetica non è necessiariamente un bell'oggetto visivo , ma anche espressa in tutte le versioni che la stessa vita comprende. Dolore amore -tragedia -vita -morte -provocazione e sempre includa verità e mai menzogna.



Alessandra Puppo 01/15/2008 11:01 AM
Ho letto tutto, è molto interessante.
Grazie mille Antonella per aver postato l'articolo :)
E' bello vedere l'arte da più punti di vista.

Anche secondo me, mancano gli educatori giusti.
Senza la giusta educazione artistica, non si potrà mai capire se un'opera è buona o no e dove si può migliorare, quindi il mercato diventa inevitabilmente un immondezzaio..

Ho visto delle opere d'arte contemporanea veramente oscene, impresentabili..
Grovigli di varie sostanze, con una forma approssimativa..
Se questa è arte..
E mi chiedo.. come possa avvenire che queste opere siano esposte e osannate?
Il critico presenta queste oscenità come arte originale, dove l'unica originalità sta nel fatto che nessuno prima aveva avuto il coraggio di esporre dell'immondizia di quel genere!! -__-

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