dalla superficie alle profodità
Saturday October 6, 2007
quel dio biondo
dai calzini spaiati
mi intima [formalmente]
di proseguire fatica
dell’aumento di sillaba,
pessimo poeta perdigiorno.
Affermano cominciare negando,
regalo al neonato
una scatola di alcunché
verrà buona per il sottoscritto
in tempi di magra
visto che lui non ha denti.
E se segui il fulmine [indagatore]
la notte bianca capirai
essere nuvola e
tremendamente sudata
di lampi;
dai cavalletti quadri
cola argento come rimmel:
quando i fantasmi di pupilla
ti danzano i capelli
e la promessa specie
vacilla nelle sacche ghiandolari,
la saliva è presa, ferma
che non viene limpida a sputarla;
una sposa sul cavallo
viene e ride,
sotto il tetto che protegge
tele:
è una giovane dai capelli grigi
per le intemperie del mondo;
mi toccherà sposarla
’che è promessa
come quella terra dalla doppia libertà:
arcaica e tentacolare
come bombarola e secolare,
secca tra alteri stati,
[pronta - parlamentare
ad accumulare strati
di civili inanimati].
Tornerei a quel dio biondo
che non abita tutte le bibbie,
che talune sono storte
ed altre scritte
dritte.
I.F
October 6, 2007 01:29 AM
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