qualche riflessione filosofica sul fare arte oggi e sull' arte in generale.
Friday June 6, 2008
Arthur C. Danto “La trasfigurazione del banale”
Un libro di grande interesse, per tutti coloro che amano l’ arte concettuale e non solo.
Un libro dove più che l’ esposizione di un risultato già acquisito, si fa filosofia in fieri.
E’ un libro di filosofia, di filosofia analitica, quindi abbastanza desueto per i lettori italiani, ma una filosofia analitica consapevole dei limiti della filosofia analitica, quindi aperta a quella regione dell’ “intensionale”, quella regione che ha una densità di significato e di vissuto che non si lascia ridurre ad enunciati e classi analitiche.
La domanda filosofica, coraggiosa, da cui parte il libro è questa; qual’ è l’ essenza dell’ opera d’ arte?
Il libro fu scritto all’ epoca della Pop art, quando nasceva l’ esigenza di distinguere la scatola di Brillo opera d’ arte, da le scatole di Brillo che si trovano al supermercato, ed è in polemica evidente contro le teorie istituzionali dell’ arte diffuse in America all’ epoca , che, ritenendo l’ arte per essenza indefinibile, ritenevano che l’ unico criterio per distinguere le opere d’ arte fosse questo; opere d’ arte sono quelle che vengono ritenute tali dalle istituzioni artistiche, quali musei, gallerie, collezionisti, etc.
E’ proprio il rifiuto di questa tesi, circolare e viziosa che spinge Danto a rimettere al centro la domanda sull’ essenza dell’ arte.
La tesi di Danto è questa; un opera d’ arte appartiene ad una sfera ontologica diversa da quella degli oggetti comuni; nell’ opera d’ arte, infatti, l’ oggetto prodotto non è separabile da tutto il contesto teorico in cui è stato prodotto; l’ essenza dell’ opera d’ arte sarebbe dunque nella suo carattere intenzionale, nel suo essere a-proposito-di-qualcosa, nel concetto consapevole che vi sta dietro.
Dopo mezzo libro di interessantissime argomentazioni, e belle esemplificazioni, Danto arriva proprio a questa conclusione, con la conseguente svalutazione di quella che è la “controparte materiale” ( il “percetto” direbbe Monica Lume) dell’ opera.
Subito dopo, però, l’ autore ( per questo si tratta di filosofia in fieri e non di esposizione ed apologia di posizioni già acquisite) sembra mettere in questione tale assunto; se l’ arte fosse solo nel suo contenuto concettuale, nel suo essere-a-proposito-di, sarebbe veramente arduo distinguere un opera d’ arte da un grafico scientifico.
Ecco che Danto reintroduce, verso la parte finale del libro, che è secondo me la più interessante, concetti quali metafora e stile che mettono in discussione le precedenti acquisizioni e rimettono al centro quella componente immediata e materiale dell’ opera, la controparte materiale.
Per capire appieno questo procedere in parte contraddittorio, che forse più che un difetto è proprio il pregio del libro, è assolutamente illuminante l’ introduzione all’ edizione italiana di Stefano Velotti!
June 6, 2008 12:27 PM
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Arte è comunicazione cosciente di concetti, pensieri, idee, emozioni, attraverso dei media e senza altri fini che la comunicazione stessa.
Così risolviamo il problema delle scatole, dell'intenzionalità di Danto, del carattere iperconservatore della concezione figurata dell'Arte, ecc.