/blogs

remember

chloral

equilibriarte.org : Antonio De Rose : blog : LIBRI: Le stanze del cielo, di Paolo Ruffilli

LIBRI: Le stanze del cielo, di Paolo Ruffilli

NELLA PAROLA CALMA, LA CHIAVE E UN ALTRO VERSO

Nota a Le stanze del cielo di Paolo Ruffilli


Perché non si incontra realmente mai nessuno.
E’ una tensione insopportabilmente intima e dolorosa, lo spazio della risposta nello spazio: “nella gabbia contro il muro”; è la realtà della reclusione, “causa” della più recente fatica poetica di Paolo Ruffilli.
Molte espressioni nella parola di oggi prendono la strada oscillante tra l’assunzione della lingua anestetizzata del quotidiano, e il verso collocato nell’intarsio per induzione meccanica. La parola, perde il suo ritmo, la direzione principale per il belvedere, e devia per il sentiero illuminato a giorno esclusivamente sull’autore.
Per la poesia di Ruffilli invece luce e visione sono le stimmate dell’oscurità. Nel dire, si drammaturgizza il dolore nei suoi connotati … e il corpo scompare. “L’odore di vita” si guarda intorno e trova “tutto spostato indietro / tutto più lontano”.
Nelle Stanze del cielo la realtà della reclusione è scandita da un ritmo dei versi a-temporale e per spazi anonimi, perché solo tali e in questo modo descrivibili, nel loro stereotipo.
“Ma che significa punire?”, dalle pagine interiori della prigione, diafano e opaco anche il rifiuto (“tenevano difesa / in coro dall’offesa”) finisce per essere salvezza accecante (“ma chi può vivere senza prospettive?”); i personaggi appaiono non come ombre e movimenti sfocati ma in tutta la loro cruda materialità. Il segreto personaggio diviene la gabbia che, d’artificio, si trasferisce in toto dentro il corpo, fin dentro il suo spazio vitale. Il corpo occupa, per l’escluso, la più “intima”, “fruttuosa” occasione per “un altro nome”.
Altro non resta dunque che riconoscere il meccanismo, e cercare quel po’ di riparo (“la sete, il desiderio”), a empire ogni giovinezza più di fatti, non meno di futuro.


Antonio De Rose

comments

Enzo Correnti 05/30/2008 09:14 AM
aNToNio, PeRCHé NoN PoSTi QuaLCHe PoeSia Di PaoLo RuFFiNi?
Antonio De Rose 05/30/2008 03:59 PM
Un altro nome

Potessi scivolare
nel bicchiere
o dentro la mia tazza
sciolto nel sapore
del caffè che è
passato appena
dal suo filtro...
avrei un altro nome
senza vita,
un corpo senza forma
nell'orma
del già stato,
così ricominciando
da dove poi è finita.

Paolo Ruffilli
Antonio De Rose 05/30/2008 04:03 PM
Sogno

Resto libero
solo le ore della notte
finché dura il buio
dentro agli occhi.
Esco solo così
a incontrare gli ex amici
che nel caffè
giocano a carte,
e vado poi a vedere
mia madre
che rimette a posto
la cucina
e fa mangiare il gatto.
E ogni volta,
rientrato in sogno
a casa mia,
è peggio
per tornare via.

Paolo Ruffilli
Antonio De Rose 05/30/2008 04:08 PM
Evasione

Che sogno è questo
di fare un buco
tanto largo che, se vuoi,
ci puoi passare
e calarti giù
da venti metri
usando corde
sottratte chissà dove
poco alla volta...
Da qui vedo una casa
là di fronte
sulla curva del paese
e un albero fiorito
che spicca per colore
sulla facciata in ombra.
Quel pesco in fiore
e il suo tornante rifiorire
che non avevo
mai considerato
mente ero fuori
è il dimbolo
di quello che mi manca
e che ho perduto.

Paolo Ruffilli
Simona Experada Marenco 05/30/2008 05:54 PM
Ammetto, non sono una che legge poesie,non so perché...forse perché lo stesso parlare sommesso e diafano all’anima, con il linguaggio che nomina nuovi sensi e tutti li racchiude , quel trattenersi nella via senza che un risultato possa offrirsi come meta raggiunta , quell’insondabilità della significazione lo demando alla musica dalla quale mi faccio accompagnatre per molte ore al giorno. Ora , leggendo queste poesie che sensazione provo? La solita tristezza eistenziale, mista a quel malessere indefinito dell’anima che quasi sempri i versi portano con loro, forse per quella dislocazione di ogni parola che richiama e rinvia, insieme a quella dimensione enigmatica e d’incanto dovuta a quella visione che il poeta ha al dilà dei propri ricordi e del proprio tempo... Per me sono versi che non urlano o trasudano dolore, ma un senso di chiusura rassegnata , racconti forse di anime ingabbiate nell’isignificanza apparente delle loro esistenze...anime recluse, prigioniere forse di un io al quale non s’appartiene se non per quel tanto che il processo d’individuazione ci ha tratti dagli abissi del sé... ( dico asinate De Rose? In realtà non so quale sia il tema della raccolta di poesie che lei ci ha proposto ...Ha visto? Comunque ci ho provato....)


Antonio De Rose 05/30/2008 06:22 PM
Gentile Simonetta,da come scrive non si direbbe proprio che lei per nulla mastichi poesia... l'argomento è la privazione della libertà, in questo caso la reclusione ma, come può vedere, lei ha ordito spunti per un'ottima recensione... ugualmente!
complimenti, e grazie della visita
:)
Enzo Correnti 06/03/2008 12:13 PM
GRaZie, aNToNio!
DoPo Le LeGGo CoN Più aTTeNZioNe...


« August 2008
SuMoTuWeThFrSa
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31 

Categories

?

Links

10,644 visits