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equilibriarte.org : Ivan Favale : blog : Arte e necrofilia

Arte e necrofilia

la legittimazione oggettuale dell'arte trova connessioni col feticismo, sostituzione dell'amore (in senso lato qui) per oggetto reale con l'adorazione per uno virtuale (e inanimato). Come dire che la grandezza di Anna Karenina è nel volume piuttosto che nelle parole. Amiamo la letteratura di Tolstoj o i suoi libri (quegli specifici libri che abbiamo negli scaffali)? L'amore per un surrogato non dialogante è masturbazione, come a dire che se di seghe mentali si può parlare è meglio riferirlo all'attaccamento all'oggetto che non all'adoperarsi concettuale (fosse pure deposito mnemonico, la memoria è sempre elaborazione quindi fresco rinnovamento). La masturbazione con oggetto sostitutivo è quindi amore per un surrogato morto di ciò che era vivo. Da ciò la vicinanza con l'atteggiamento necrofilo. Per l'amante oggettuale non si può amare un artista se non in presenza delle sue evaquazioni concrete, secrezioni non a caso enarrate da intelletti del 900. L'amante concettuale invece continua a gratificarsi di (im)materia viva e salubre. Per di più il fruitore necrofilo è un becero lecchino dei testi legittimanti, delle fonti di storicizzazione più di quanto egli stesso abbia a chiedere (ma stavo scrivendo "esso stesso", in quanto nell'amore per il feticcio egli si neutralizza e feticizza - diventa oggetto), mentre l'amante biofilo è più incline al vivo pensiero critico.

comments

Tiziana Presi 05/08/2008 10:55 AM
beh, meglio fare le cose alla vecchia maniera, pochi atrezzi e molta fantasia...;)
Ivan Favale 05/08/2008 10:57 AM
:O uhauhauhauh
Anna Bonanno 05/08/2008 11:01 AM
L'amore per un surrogato non dialogante è masturbazione,.,........
Scusa l'ignoranza, ma non doveva essere sublimazione?
Ivan Favale 05/08/2008 11:07 AM
no no, la sublimazione è una cosa positiva: incanalare in una attività creativa (e creatrice, quindi non per forza artistica) energie aggressive e nevrotiche.
Anna Bonanno 05/08/2008 01:17 PM
....non per forza artistica, ma anche artistica e non necessariamente per incanalare energie aggresive e nevrotiche, nel qual caso si va verso le arti terapie, terapie del lavoro.......
ma anche per il continuo delle proprie energie non necessariemente aggressive e o nevrotiche......

Nell'insieme non capisco molto questo articolo,a differenza di altri. Generalmente ti esprimi molto bene con un linguaggio ricco. A cosa e o a chi ti riferisci?
Monica Lume 05/08/2008 02:45 PM
Io sono d'accordo con Ivan.
Nella sublimazione si porta il dialogo a un tenore di trascendenza in cui si ritrovano le energie, i pensieri, le idee, i concetti nel loro generarsi e nel loro continuo appartenersi e interrelarsi. Perciò ci si può annettere al (o si può comprendere il) pensiero altrui. Nella sublimazione si incontrano tutti gli altri che non sono presenti come oggetti.
Nella masturbazione il dialoogo (relazione con l'altro)sparisce, sostituito dalla sua totale rappresentanza nell'oggetto corpo. Perciò si patisce un'assenza, una chiusura, e una caduta di senso e quindi un vuoto.
Ecco che la massima presenza oggettuale può corrispondere alla massima assenza concettuale.
Monica Lume 05/08/2008 02:59 PM
Per questo i saggi insegnano a non vivere nelle cose, ma nell'idea delle cose, nel possibile continuo farsi delle cose.
Qusto è il sintomo del vero artista, null'altro.
Il non attaccamento (neppure quello emotivo, sentimentale) all'oggetto del proprio creare.
Disfarsi ogni volta dell'oggetto, per ritrovare di continuo l'energia del conoscere e del fare.
E' il contrario di chi edifica il proprio luogo di altarini alla propria arte (mettici dentro anche le varie targhe, coppe, attestati, riconoscimenti al merito, diplomi, raccomandazioni, indulti, rapine, imbrogli) perché di quell'arte non possiede la dinamica creativa.
L'artista è nudo.

Monica Lume 05/08/2008 03:07 PM
E in ques'ottica è più sano vendere l'oggetto del proprio creare, piuttosto che attaccarsene morbosamente.
Ivan Favale 05/08/2008 03:12 PM
si, era la risposta ad un forum di un altro sito. Qui intendo parlare di atteggiamento necrofilo/feticistico verso l'arte come simulacro (quindi arte con a minuscola e non Arte in senso universale). IN questo necrofilia e feticismo hanno una accezione antropologica più che psicanalitica (non credo molto alla psicanalisi dell'arte). è per questo che non faccio una contrapposizione con la sublimazione che mi pare un meccanismo di bonifica pulsionale più che un vero atteggiamento artistico (che considero da un punto di vista più poetico). Invece rispondevo con feticismo(amore per l'oggetto) e necrofilia (amore per la cosa morta) a chi distingueva da arte risiedente nell'oggetto e arte risiedente nell'idea/concetto.

Secondo alcuni l’arte non dovrebbe essere definibile a se stante come oggetto, in quanto ogni cosa potrebbe essere arte, ma come processo, quindi sarebbe più giusto dire quando è arte, anziché che cosa è arte?

Voi che cosa ne pensate?

(domenico.olivero)



in effetti siamo spessissimo legati alla (manu)fattura dell'arte e non alla approssimazione all'"evento" artistico. Mi pare ne parli Pareyson in 'Estetica'. Questione veramente sopraffina cher Domenico, purtroppo però l'argomento si presta all'imperante discorso, su questo forum, tra arte concettuale e quella non concettuale (se può esisterne una siffatta...io penso assolutamente di no). L'oggetto d'arte si disperde più che altro perché non abbiamo più spazio (e tempo!) per esso, che è ingobrante da un punto di vista fisico e metafisico: l'idea di superare la nostra opera che è già oggetto o di continuarla all'infinito. Così cassare l'oggetto aiuta anche a cambiare l'idea e a rinnovarla. A me pare il minimo legarsi all'avvento dell'evento (oh jeu de mots!) artistico sotto i nostri occhi e sotto le nostre mani. trattasi davvero di accadimento temporale e fenomenologico. Quando una tela e dei pigmenti che disponiamo passano da strumento a linguaggio? è fantastico tutto ciò. è per ciò che l'artista è un testimone ed è bene che sia attento. c'è da preoccuparsi in effetti quando si mira al risultato non curandosi del processo magico in atto. Provare godimento solo ad opera terminata può essere fuorviante.
Monica Lume 05/08/2008 03:26 PM
a me sembra che diciamo la stesssa cosa, ma con parole diverse
Ivan Favale 05/08/2008 03:44 PM
si credo di si
Ciro D' Alessio 05/19/2008 11:36 AM
Ciao Ivan, è con piacere che ho soperto questo bolg!
Cos' è vita e,dunque, relazione, il concettuale, oppure il reale ( il reale non va ridotto ad oggetto, l' oggetto è solo un astrazione percettiva e concettuale del reale)?
Vita è ovviamente il rapporto dialettico dei due; il concetto è morto se non si abbevera alle fonti del reale ed il reale altrettanto se lo si astrae dai concetti tramite cui sempre lo esperiamo e percepiamo.

Se dunque può essere necrofila un' arte che si concentra solo sull' oggetto, che è privo di vita e non risponde, lo può essere altrettanto una che rimane impelagata nei puri e astratti concetti.




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