dalla superficie alle profodità
Thursday May 8, 2008
la legittimazione oggettuale dell'arte trova connessioni col feticismo, sostituzione dell'amore (in senso lato qui) per oggetto reale con l'adorazione per uno virtuale (e inanimato). Come dire che la grandezza di Anna Karenina è nel volume piuttosto che nelle parole. Amiamo la letteratura di Tolstoj o i suoi libri (quegli specifici libri che abbiamo negli scaffali)? L'amore per un surrogato non dialogante è masturbazione, come a dire che se di seghe mentali si può parlare è meglio riferirlo all'attaccamento all'oggetto che non all'adoperarsi concettuale (fosse pure deposito mnemonico, la memoria è sempre elaborazione quindi fresco rinnovamento). La masturbazione con oggetto sostitutivo è quindi amore per un surrogato morto di ciò che era vivo. Da ciò la vicinanza con l'atteggiamento necrofilo. Per l'amante oggettuale non si può amare un artista se non in presenza delle sue evaquazioni concrete, secrezioni non a caso enarrate da intelletti del 900. L'amante concettuale invece continua a gratificarsi di (im)materia viva e salubre. Per di più il fruitore necrofilo è un becero lecchino dei testi legittimanti, delle fonti di storicizzazione più di quanto egli stesso abbia a chiedere (ma stavo scrivendo "esso stesso", in quanto nell'amore per il feticcio egli si neutralizza e feticizza - diventa oggetto), mentre l'amante biofilo è più incline al vivo pensiero critico.
May 8, 2008 10:47 AM
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Tiziana Presi 05/08/2008 10:55 AM
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