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Friday May 2, 2008
Già Goya aveva proclamato che i contorni non esistono in natura e che l'occhio umano non li ha mai visti. Altri pittori in Europa per loro conto , avevano compreso e affrontato il problema: per es. Corot.Ma questo avveniva "in privato", in pubblico valeva ancora la composizione accademica, per la quale il disegno era il fondamento di tutto.Ma i colori,i riflessi,le luci, le ombre, l'atmosfera? Senza parlare poi del tema.Il passo avanti da fare era che il giudizio sul mondo non poteva essere affidato allo storico
e al letterato e solo in via subordinata al soggetto che vede: la pittura doveva essere un modo di esprimere questo giudizio attenendosi a ciò che l'occhio vede e a come lo vede.Niente contorni dunque,ma chiaroscuro e colore secondo i loro rapporti naturalmente e da tutti riscontrabili; niente soggetti di storia passata ma soggetti reali alla portata
di ognuno, di storia presente, anzi di cronaca.Tutto ciò implicava una rivoluzione perché era legato a un moto di riscoperta del mondo di una vastità enorme e di una penetrazione nuova , in quanto realizzata mettendo in questione (per la prima volta dopo il Rinascimento) la visione, cioè una delle operazioni più intime della conoscenza.
Il carattere distintivo della riscoperta del mondo implicita nel verismo è nella sua diffusione, nella sua flessibilità e nella interazione con quel fatto tecnologico di prima grandezza che fu la scoperta della fotografia.
L'dentificazione di verismo e realismo fu una tendenza costante dei macchiaioli.Ma ridurre il realismo al verismo significava attenersi unicamente all'esperienza individuale e soggettiva.Nella vasta corrente del verismo di folclore, amplificazione retorica, mitografia, generismo,denuncia sociale, curiosità cronachistiche e un certo sperimentalismo tecnico (uso della fotografia) si trova un certo eclettismo di posizioni.Il patetismo romantico pervade le opere.
L'ultima strada , quella dell'analisi oggettiva dei processi di percezione e di conoscenza (allora prevalentemente ottica)
fu la più feconda : il Balla dopo il 1900 e
Boccioni tra il 1905 e il 1909. Ciò si comprende se si pensa che nessun'altra via poteva allora essere data , di operare una sintesi tra le forme "meditate" (offerte dalla scienza e dalla tecnologia) dell'esperienza e le sue forme "immediate", personali (offerte dal fare artistico).
[opera di A.Mancini]
May 2, 2008 02:38 PM [edited: May 2, 2008 02:41 PM]
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Un intervento nel quale mi pare di capire vuoi collocare il verismo nel suo contesto storico, vederne la valenza rivoluzionaria rispetto al precedente accademismo basato sul disegno, ma anche i limiti legati all' ecclettismo ed al "patetismo romantico"!
Da un punto di vista storico è un' ottima analisi, solo che io sono un po' parziale su tale questione; credo che l' esigenza di cogliere la visione aldiquà della linea del disegno, sia anche un tentativo di cogliere un rapporto immedeiato col mondo al di quà delle forme percettive della sensibilità e dell' intelletto.
Un tentativo, anzi, una sfida, quasi impossibile da quel che ci dicono le teorie di psicologia cognitiva, di cogliere il "questo" sensibile, immediatto, prima che venga percepito e mediato.
Oggi, nell' epoca della trionfo dei Media, questo volersi richiamare all' immediato mi pare altamanete significativo; per questo ritengo che la pittura di autori come Mancini, oltre che essere bella pittura e quindi avere un interesse che prescinde dalle contingenze temporali, sia interessante proprio per la nostra epoca:attualissima proprio per la sua inattualità.