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equilibriarte.org : Vittorio Losito : blog : Il verismo come atteggiamento pittorico

Il verismo come atteggiamento pittorico

Già Goya aveva proclamato che i contorni non esistono in natura e che l'occhio umano non li ha mai visti. Altri pittori in Europa per loro conto , avevano compreso e affrontato il problema: per es. Corot.Ma questo avveniva "in privato", in pubblico valeva ancora la composizione accademica, per la quale il disegno era il fondamento di tutto.Ma i colori,i riflessi,le luci, le ombre, l'atmosfera? Senza parlare poi del tema.Il passo avanti da fare era che il giudizio sul mondo non poteva essere affidato allo storico
e al letterato e solo in via subordinata al soggetto che vede: la pittura doveva essere un modo di esprimere questo giudizio attenendosi a ciò che l'occhio vede e a come lo vede.Niente contorni dunque,ma chiaroscuro e colore secondo i loro rapporti naturalmente e da tutti riscontrabili; niente soggetti di storia passata ma soggetti reali alla portata
di ognuno, di storia presente, anzi di cronaca.Tutto ciò implicava una rivoluzione perché era legato a un moto di riscoperta del mondo di una vastità enorme e di una penetrazione nuova , in quanto realizzata mettendo in questione (per la prima volta dopo il Rinascimento) la visione, cioè una delle operazioni più intime della conoscenza.
Il carattere distintivo della riscoperta del mondo implicita nel verismo è nella sua diffusione, nella sua flessibilità e nella interazione con quel fatto tecnologico di prima grandezza che fu la scoperta della fotografia.
L'dentificazione di verismo e realismo fu una tendenza costante dei macchiaioli.Ma ridurre il realismo al verismo significava attenersi unicamente all'esperienza individuale e soggettiva.Nella vasta corrente del verismo di folclore, amplificazione retorica, mitografia, generismo,denuncia sociale, curiosità cronachistiche e un certo sperimentalismo tecnico (uso della fotografia) si trova un certo eclettismo di posizioni.Il patetismo romantico pervade le opere.
L'ultima strada , quella dell'analisi oggettiva dei processi di percezione e di conoscenza (allora prevalentemente ottica)
fu la più feconda : il Balla dopo il 1900 e
Boccioni tra il 1905 e il 1909. Ciò si comprende se si pensa che nessun'altra via poteva allora essere data , di operare una sintesi tra le forme "meditate" (offerte dalla scienza e dalla tecnologia) dell'esperienza e le sue forme "immediate", personali (offerte dal fare artistico).

[opera di A.Mancini]





comments

Ciro D' Alessio 05/03/2008 03:40 PM
Bell' intervento, Vittorio e bellissima l' opera di Mancini che vi hai allegato.
Un intervento nel quale mi pare di capire vuoi collocare il verismo nel suo contesto storico, vederne la valenza rivoluzionaria rispetto al precedente accademismo basato sul disegno, ma anche i limiti legati all' ecclettismo ed al "patetismo romantico"!
Da un punto di vista storico è un' ottima analisi, solo che io sono un po' parziale su tale questione; credo che l' esigenza di cogliere la visione aldiquà della linea del disegno, sia anche un tentativo di cogliere un rapporto immedeiato col mondo al di quà delle forme percettive della sensibilità e dell' intelletto.
Un tentativo, anzi, una sfida, quasi impossibile da quel che ci dicono le teorie di psicologia cognitiva, di cogliere il "questo" sensibile, immediatto, prima che venga percepito e mediato.
Oggi, nell' epoca della trionfo dei Media, questo volersi richiamare all' immediato mi pare altamanete significativo; per questo ritengo che la pittura di autori come Mancini, oltre che essere bella pittura e quindi avere un interesse che prescinde dalle contingenze temporali, sia interessante proprio per la nostra epoca:attualissima proprio per la sua inattualità.

Vittorio Losito 05/03/2008 08:55 PM
caro Ciro vorrei farti notare che il gioco "attualità - inattualità" deriva proprio dal futurismo
che la pittura è anche pensiero
che non si può pertanto pensare fuori del proprio
tempo e contesto
Mancini piace anche a me , ma la sua pittura oggi è letteralmente impraticabile , a meno di non ridursi ad epigoni
non è il tema a rendere "contemporaneo" un quadro...
ogni tecnica personale è la soluzione individuale al problema della pittura , ogni autore vale per noi se ci fa venir voglia di lavorare pensando con la nostra testa.
La visione e il giudizio sul mondo che vengono dai quadri di Mancini non possono essere riesumati perché quel mondo non esiste ormai più.
E' sicuramente così anche per te: lavora e facci vedere come Mancini ti ha stimolato !

(Sarebbe come voler utilizzare ancora oggi come breviario politico il "Che fare" !)
Ciro D' Alessio 05/03/2008 09:17 PM
Ah ma la penso anch' io come te, Vittorio! Nessun desiderio di resuscitare i morti, ma di cercare di portarne avanti la ricerca, sì.


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