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Fulvio Martini

Artista - iscritto il 4 mag 2007

Luogo: Milano - IT

Email - f.martini1@virgilio.it

Sito web - www.fulviomartini.it

Bio

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LA PRIMA COLLETTIVA INNATURALISTA
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LA PERSONALE " LADRI D'ARIA" VERCELLI 27 SETTEMBRE 2008 SU YOUTUBE:
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MANIFESTO DELL'INNATURALISMO
www.innaturalismo.com


Martini, ma che artista sei?
di Francesco Porzio

L’arte non dorme nei letti che sono stati preparati per lei, fugge appena si pronuncia il suo nome, ama l’incognito. I suoi momenti migliori sono quando si dimentica come si chiama. (Jean Dubuffet)

Possiamo cominciare da questa sentenza di Dubuffet perché è molto attuale. In che senso? Perché oggi l'arte - questa signora semplice e schiva - sembra proprio che sia scappata di nuovo. Vuoi vedere che l'abbiamo spaventata per l'ennesima volta?

Qualcuno salterà subito su a dire che non è vero. Ma come! proprio adesso che ci sono in giro così tante mostre, adesso che i musei sono così puliti e moderni, con le caffetterie accoglienti , i wc a norma e tutti quei critici che hanno studiato e ci discutono sopra; proprio adesso che finalmente viene capita anche dalle persone normali e non soltanto da qualche poeta che vive nelle soffitte puzzolenti o dai pittori che lavorano nelle barche sul fiume e nelle dogane; adesso che quando un ragazzo dice ai genitori che vuole fare l'artista loro non sono più così disperati, perché potrebbe anche diventare ricco; adesso che a patrocinarla non sono più i quattro gatti di una volta ma fior di imprenditori e di stilisti, che la sanno lunga in fatto di creatività; adesso che si è diffusa così tanto che non si riesce più a distinguerla dalla moda e dalla pubblicità; insomma, proprio adesso che anche l'arte è stata raggiunta dalla democrazia... andiamo, come si fa a dire che è scappata?

Forse il problema è appunto che dovunque ci si gira si vedono dei letti già pronti per lei, con le lenzuola belle stirate e con intorno un sacco di gente che la chiama ad alta voce pregandola di infilarsi dentro. Ed è proprio questo che la spaventa, la fa scappare via in un baleno. Provate a pensarci: o Dubuffet aveva torto marcio, oppure bisogna ammettere, miei cari signori, che questo momento non è dei più favorevoli. L'arte che si dimentica il proprio nome? Ma quando mai! Oggi tutti glielo ricordano: non si parla d'altro.

Alla sentenza di Dubuffet si può aggiungere qualche piccolo corollario. Per esempio, un'altra cosa che l'arte non sopporta è che la si tiri in ballo senza motivo (ma in fondo è un altro modo per dire che si pronuncia troppo il suo nome). Nelle mostre che aprono e chiudono quasi ogni giorno vediamo passare davanti agli occhi le invenzioni più mirabolanti: asini appesi al soffito, pupazzi impiccati, pezzi di carne inchiodati alle lamiere, chilometri di tele ricoperte di vernice, riquadri vuoti, schermi pieni, mucchi di stracci e di televisori, travi bruciacchiate, cadaveri scorticati, mobili pieni di chiodi, coccodrilli di plastica, gigantografie di tumori, artisti ricoperti di catrame, palate di carbone ammucchiate qua e là, e chi più ne ha più ne metta... Insomma, tutto si può dire tranne che manchino le idee, e bisogna riconoscere che gli artisti di oggi sono proprio bravi quando si mettono in testa che vogliono stupire.

Però se l'arte potesse o avesse voglia di parlare forse ci direbbe: "Va bene, va bene, apprezzo molto i vostri sforzi, ma io che c'entro con tutto questo?". Diamine, uno si aspetta di averla lusingata con tutto quel dispendio di soldi (spesso pubblici) e di idee strampalate, con tutta quella abilità tecnica e quel sacrosanto impegno, magari sottratto a cose più importanti della vita e lei invece che cosa fa? che so, va a trovare un bambino qualsiasi che sta disegnando un pupazzetto, oppure un matto chiuso in una stanza che scarabocchia con una biro o perfino un aborigeno sperduto nel culo del mondo, che fra l'altro non la apprezza e non la vuole neanche conoscere...

(Ah, dimenticavo: c'è un'altra cosa che all'arte non va molto giù, al punto che quando succede non si può nemmeno dire che scappa via, perché addirittura non si presenta, ed è se la si coinvolge troppo nelle questioni economiche. Non che disprezzi il denaro in quanto tale, specialmente se serve a comprare delle cose utili; il fatto è che per quanto ci si metta non è capace a far di conto, e perciò se ne sta alla larga per non fare brutta figura).

Forse è per tutti questi motivi un po' complicati che a un primo sguardo Fulvio Martini non sembra neanche un artista. Voglio dire uno di quegli artisti di cui si diceva sopra, con le loro teorie e invenzioni che piacciono alla gente che se ne intende. Ma andiamo, come potrebbe piacere a uno stilista, a un intenditore di cose creative, un tipo così? E chi mai gli proporrebbe una mostra in una galleria o in una fiera di quelle che contano? Che artista è uno che si limita a fare dei quadretti con materiali di recupero - ma non nel senso di qualche tonnellata di lamiere o di materiale plastico con cui si potrebbe allestire la sala di un grande museo - solo nel misero senso che ogni sera va al mercato rionale a prendere le cassette della frutta per dipingerci sopra? E che artista è uno che non produce uno straccio di teoria un minimo suggestiva, voglio dire una giustificazione un po' ganza del suo lavoro, insomma che non si pone nemmeno il problema delle finalità estetiche di quello che sta facendo? Uno che al massimo si preoccupa del senso umano e morale di quello che dipinge e solo di conseguenza, se proprio è il caso, delle forme e delle tecniche strettamente necessarie ad esprimerlo? Uno che non frequenta i giri gusti perché non sa nemmeno dove sono e passa le giornate in una piccola erboristeria; uno che non cerca per niente l'effetto e lo stupore, che invece come tutti sanno è l'unico modo per entrare nella storia dell'arte; uno che si disinteressa così tanto del pubblico che lo raffigura come una massa di cadaveri ambulanti; uno che pensa solo a divertirsi dipingendo, fregandosene altamente di cosa si dirà o non si dirà delle sue opere; uno che alla fine produce soltanto dei buffi ex voto che fanno riflettere sul nostro totale abbrutimento - il che fra l'altro è una cosa che la gente non sopporta; uno che - udite! perché questo è veramente il mondo alla rovescia - ci tiene così tanto ai suoi quadretti che li mette a offerta libera su eBay!

Insomma, che cavolo di artista è uno che sembra che si sia dimenticato che cos'è l'arte?

Ma poi potrebbe venire un dubbio: non sarà che i grandi artisti che lavoravano a Parigi un secolo fa - quelli per intenderci delle barche sulla Senna, delle dogane e delle soffitte puzzolenti - fossero fatti proprio così?


commenti

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Filippo Saccà - 14/05/2013 - 10:29:11
(@EQWork)5242b3023edb35461943db0b(EQWork)
Grazie Fulvio !
Claudio Bandini - 06/04/2013 - 18:27:53
Grazie Fulvio !!!
Tina Loiodice - 04/02/2013 - 01:08:52
http://www.equilibriarte.net/eventscal/11484&title=sanita-malata-(-selezione-in-corso)

ciao
Tina
Utente disattivato - 13/11/2012 - 14:35:52
gentilissimo Fulvio, ho dovuto ricreare la mia pagina personale qui su "equilibriarte" nel contempo ho riflettuto circa i tuoi consigli e sono riuscito a sviscerare quello che secondo me è lo stile che piu mi appartiene, sarei ben contento se potessi dare un occhiata e se potessi anche leggere il mio breve post nel mio blog,esplicativo della serie "i pensatori"
colgo l'occasione per salutarti e complimetarmi ancora.
Nicolò
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