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equilibriarte.org : Sara Palladino : blog : category: Racconti

sballottati tra due mali

Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinse vicina, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati.
Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripetè quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

A. Schopenhauer

l'acquario


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il colore che vuoi tu

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ciao ciao


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il regno della bellezza

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in attesa del carnevale delle anime

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“Sei pronta?” mi sussurrò Rod, con un sorriso. Caricammo le 38 Special.
Salve, siamo i Killer del supermercato di fronte a casa vostra, Horrorlandia City.
Trucidiamo vecchietti avvinazzati al banco dei prosciutti, ragazzine, gagni alla cassa che pagano i preservativi.
Salve, siamo i Killer che lavorano pulito, senza intoppi, per non far saltare in aria anche la cassiera, con una bella pallottola in fronte.
Salve, siamo i Killer con la Colt piena di sangue e pezzetti di budella, che aspettano il Carnevale delle anime.
Scivoliamo su un tappeto di lerciume.
Fanno male le manette. Quella fogna di cella puzzava di marcio. Mi ero appena svegliata ed accasciata sul tavolaccio di legno che fungeva da letto.
Quando arrivò la polizia al supermarket, uno sbirro mi diede un colpo in testa con uno di quei manganelli che ti trasmettono la scossa elettrica, e da allora non ricordo più nulla.
“...E poi...perché ci avete sbattuto dentro?” Imprecò Rod.
“Perché avete insudiciato tutto il reparto casalinghi di budella e interiora, ecco perché!” La risposta provenne da dietro le sbarre. Era il commissario, nostra vecchia conoscenza.
Mi misi a ridere con gli altri, risi fin quando non vidi spuntare dalla porta mia madre, con l’aria più incavolata di questo pianeta. Lo so perché fumava e, di solito, fuma solo quando c’è qualcosa che la preoccupa.
Ero pietrificata e sordomuta, come se il tempo si fosse bloccato, tipo certi film drammatici.
Con i tacchi a spillo cigolanti, giunse ad uno sputo di distanza dalle sbarre, per poi voltarsi verso il secondino.
“Sono qui per la ragazzina” disse, indicandomi vagamente.
Il secondino la fece firmare un po’ di fogli, dopodiché aprì la cella e mi prese per un braccio.
Raccattai le mie cose.
Per tutto il viaggio verso casa, sulla sua Chevrolet scassata, mia madre mi trattò come una perfetta estranea e non mi rivolse una parola. Neanche quando le chiesi come aveva saputo del genocidio, al supermarket.
Giocherellavo con il mio temperino.
“Cosa devo fare con te, Carolyne? Mi dici che cosa devo fare?” fu l’unica frase sensata che pronunciò quando fummo sotto casa, dopo che non aveva fatto altro che tamburellare sul volante, con le unghie laccate di rosso.
Fu l’ultima frase che pronunciò.
Mi accesi una sigaretta e salii le scale.

incluso nell'e-book "incubi nel regno di Horrorlandia"
www.ebookgratis.net/file [...] orlandia_ebook02.pdf


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