confusioni
Friday January 15, 2010
Allungò la mano verso il cuscino della moglie, ma finì per ficcarle un dito nell'orecchio, facendola sobbalzare: anche lei dormiva ancora. Eppure l'orologio parlava chiaro: erano quasi le otto!
«Cosa è successo? Non ho sentito i bambini! » La moglie era già in piedi, aveva spalancato la finestra ed era corsa a vedere nella stanza dei ragazzi. «Bambini, è tardissimo, cosa fate ancora a letto? Dov'è finita Bogena?» «Non ne ho idea, mamma, si sarà rotta la sveglia! E io oggi devo fare pure il compito in classe! » «Dove diavolo è finita? E adesso chi li accompagna i ragazzi? Gregorio!!» Il marito era finalmente riuscito a guadagnare il bagno: «Non ce la faccio proprio, cara, ho un appuntamento al cantiere». «Ho capito, ho capito, vado io.» «E il nonno?» «Tanto Felipe ha le chiavi.»
Dieci minuti dopo, la signora Franca era già in macchina con i bambini. Ci voleva meno di un quarto d'ora fino alla scuola, e quella mattina, il traffico era stranamente ridotto. Non però davanti all'istituto, dove le automobili sostavano a decine, in seconda e addirittura in terza fila: i bambini tutti fuori, i genitori raccolti in capannelli a discutere, le insegnanti piazzate davanti ai cancelli a sbarrare l'entrata. «Ma cosa succede?» «La scuola è chiusa. Pare che il Provveditorato abbia soppresso alcune sezioni, per mancanza di bambini.» «Come, a metà anno?» Sembrava che tutti gli alunni di provenienza straniera, che nelle elementari erano quasi í140% dei bambini dell'istituto, fossero spariti, e con loro le famiglie. Senza studenti, metà delle classi rimanevano sotto il numero minimo: e gli insegnanti rischiavano di! perdere il posto, e andare a spasso. Affidati i bambini alla mamma di un compagno di scuola, che si era offerta di tenerli con sé per la mattinata, la signora Franca telefonò a casa, per accertarsi che Felipe, il filippino che accudiva il nonno, fosse arrivato. Il nonno era agitatissimo: «No che non è arrivato! E adesso chi mi accompagna a prendere la pensione? Oggi è l'ultimo giorno!». «Non ti preoccupare, papà, ci penso io; avverto l'ufficio e vengo a prenderti a casa.» Al telefono del lavoro rispose direttamente il capufficio, che era già furioso perché mancavano la metà delle segretarie («Con la scusa dei bambini, dice che non trovano più le baby sitter» ). Insomma, la polacca, il filippino, i ragazzini della scuola: praticamente gli extracomunitari erano spariti dappertutto.
Ma anche nelle altre città d'Italia l'inopinata sparizione degli immigrati aveva creato il caos più completo: nel Modenese, le fabbriche di piastrelle di ceramica erano state chiuse per l'improvvisa mancanza degli operai africani; in provincia di Parma, la scomparsa degli indiani Sikh, abilissimi nell'allevamento e nella cura delle vacche - considerato il rispetto manifestato verso questi nobili animali nella loro cultura - aveva messo in crisi non soltanto la distribuzione del latte, ma anche la lavorazione di diversi tipi di formaggio, essenziali per l'economia locale; analoga situazione a Mondragone, in Campania, dove i ghanesi impiegati nell'allevamento delle bufale avevano disertato le fattorie, e la produzione delle mozzarelle si era bloccata da un giorno all'altro. Poco lontano, a Villa Literno e in tutto il Casertano, i rossi pomodori Sammarzano marcivano sotto un sole inclemen! te, abbandonati dai diecimila stagionali extracomunitari liquefattisi nella notte; anche a Borgo Mezzarone, non lontano da Cerignola, nel Foggiano, i tremila lavoratori stagionali avevano lasciato nelle peste i 250 abitanti del paesino, con quintali di ottima uva da vino ad appassire sui tralci.
Più a nord, nella periferia di Verona, si dovette sospendere la produzione in tre fabbriche del marmo, che erano state riaperte di recente e andavano avanti soltanto grazie alla presenza degli operai specializzati, in gran parte centro-africani: in tutto il Veneto, rimasero vacanti circa 31mila posti di lavoro - posti per i quali gli imprenditori non erano mai riusciti a trovare candidati tra gli italiani. A Reggio Emilia, per analoghe ragioni, furono spenti gli altiforni di una decina di fonderie, per la repentina fuga di tutti gli operai egiziani, che da 12 anni costituivano il nocciolo duro del comparto.
Nelle province di Trento e di Bolzano, i minatori stagionali macedoni avevano lasciato le miniere di granito. A Brescia, la capitale del tondino, erano state nove le fabbriche metalmeccaniche costrette a fermare gli impianti e sospendere le forniture per l'inaspettata défaillance degli oltre 15mila lavoratori immigrati impiegati nella zona.
A Ravenna, nella cooperativa di servizi El Karama («la dignità»), una decina di dipendenti - tutti italiani - erano rimasti fuori dalla porta della ditta, mentre al telefono squillavano invano le offerte di lavoro. Il padrone dell'azienda, Taoufik M., un giovane tunisino molto intraprendente, che aveva fondato la cooperativa diversi anni prima e aveva assunto subito il primo paio di italiani, era scomparso come gli altri stranieri; e con lui le chiavi dell'ufficio, e ogni possibilità di lavoro per il gruppetto di giovani che stazionava sotto i portici. A Venezia, dopo il drammatico, se pur romantico, naufragio di due sposini in viaggio di nozze, colati a picco sotto il ponte di Rialto in una gondola mal costruita, il Canal Grande era stato occupato per protesta dai Maestri artigiani gondolieri. Da anni, nelle loro botteghe si formavano quasi soltanto apprendisti extracomun! itari, paradossalmente gli unici rimasti a difendere la gloriosa tradizione delle originalissime imbarcazioni della repubblica dei Dogi. A Catania, circa 1200 ragazze mauriziane s'erano involate dalle case della città nuova: un corteo spontaneo di signore e signorine della buona borghesia locale, minacciosamente armate di padelle antiaderenti e manici di mocio vileda, attraversò la città fino al consolato delle Isole Mauritius, reclamando il ritorno delle loro fidate collaboratrici domestiche.
In una scuola elementare dell'Abruzzo, dove erano venuti a mancare decine di scolari, i bidelli s'erano incatenati ai cancelli, per protestare contro la chiusura dell'istituto e la mancata vendita delle pizzette durante l'intervallo. A Roma, L'Osservatore Romano uscì il pomeriggio in edizione straordinaria, con un titolo a nove colonne sulle oltre 200 parrocchie rimaste senza sacerdote per l'immotivata assenza dei preti stranieri. A Genova, la città più anziana della penisola, la Protezione civile dovette intervenire per assistere i vecchietti arteriosclerotici, che privati dei loro accompagnatori asiatici giravano per vicoli e carrugi senza più riuscire a trovare la strada di casa. A Firenze, oltre 150 ristoranti cinesi, abbandonati, erano stati occupati dai tifosi interisti, esasperati per la scomparsa degli «stranieri» della squadra.
La situazione più drammatica, forse, si dovette registrare nella provincia di Piacenza, dove il sindaco leghista di un paesino della bassa Padania aveva rischiato il linciaggio da parte dei piccoli imprenditori locali, convinti che fosse stato lui - come aveva minacciato tante volte - a far andare via tutti i lavoratori extracomunitari, rendendo impossibile ogni attività produttiva.
Quella sera il ragioniere dello Stato, intervistato a reti unificate, fornì un quadro dettagliato della catastrofe provocata dalla sparizione degli immigrati: 540mila lavoratori dipendenti in meno; 20mila lavoratori autonomi scomparsi; oltre 150mila famiglie italiane abbandonate dalle 60mila collaboratrici domestiche extracomunitarie; un «buco» di 166mila avviati al lavoro in meno ogni anno; una voragine previdenziale di 2400 miliardi di contributi mancati, con fosche previsioni per l'avvenire di oltre 9 milioni di pensionati. In un angolo, con le occhiaie più profonde del solito, il ministro Tremonti, nell'atto di annunciare un aumento delle tasse del 17%, scoppiò in un pianto dirotto.
(sunto del racconto di Massimo Ghirelli)
category: vita - January 15, 2010 01:58 PM [edited: January 15, 2010 02:00 PM]
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Monday December 21, 2009
addio a Brittany Murphy, che ci ha lasciato a soli 32 anni -
bellissime interpretazioni in girl: interrupted, i ragazzi della mia vita, don't say a word, spun
category: vita - December 21, 2009 01:40 PM
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Friday December 11, 2009
Quello che molti non sanno è che questo album vendette molto più dei Nirvana di Bleach, pur essendo letteralmente inzuppato nell’underground e considerato in molte recensioni una “cacofonia” e un’”accozzaglia di brani non-brani”.
Con Pretty on the inside (prodotto tra l’altro da Kim Gordon dei Sonic Youth) Courtney Love decide di analizzare metodicamente il suo passato, per poi prenderne le distanze, con testi urlati e strazianti (Good sister, bad sister – Mrs Jones –Teenage whore) e brani che hanno le radici nel punk genuino delle origini, come Sassy, con l’intro così simile a Lexicon Devil dei Germs.
Il passato infantile da hippie forzata è qui affrontato con i brani Starbelly e Clouds: il primo, basato sul riff iniziale di Cinnamon girl di Neil Young; il secondo, cover dell’originale Both sides now di Joni Mitchell…il rifiuto country e la volontà punk.
Imperdibile.
category: musica - December 11, 2009 11:15 AM [edited: December 11, 2009 01:14 PM]
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Monday November 30, 2009
category: vita - November 30, 2009 10:17 AM
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