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Salvatore Romano

(Un notturnista del colore)

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Salvatore Romano, dal romanzo "Il topo con gli occhiali".

Mi rifugio come al solito nell'arte, assorbito totalmente. Il tempo passa. l'opera è quasi alla fine, solo qualche altro piccolo ritocco. Intanto non vedo più niente sento rumori, sto facendo una vita normale senza assilli. Dipingo e basta. E a forza di dipingere ininterrottamente finisco con l'esagerare.
Ho rovinato tutto con la mia voglia di perfezione. Andava bene, anzi benissimo, ed io testardo ho voluto metterci ancora le mani. Quella forza che emanava al solo vederla è sparita.
Ha perso la vita che era in lei, si è spenta.
Adesso mi sento affranto, mi morderei le mani. A chi dare la colpa se non a me stesso?
Adesso getto via ogni cosa, giù, dalla finestra, non voglio più saperne, ci rinuncio.
Dovrei andare a mangiare, ma che senso ha mangiare? Ho appena partorito un figlio morto.
Decido di fare una passeggiata per le stradine di borgata che a quest'ora di fine mattinata cominciano a vedere uomini e donne e ragazzi che rincasano per il pranzo. Lentamente avanzo frastornato dalle voci e schiacciato dalla confusione.
Perché andare a pranzare? Meglio passeggiare per questa stradina che ho sempre percorso ma mai osservato con attenzione.
Non mi ero mai accorto che subito dopo alcune case essa si addentra e si perde tra il verde. Quella volta vi incontrai quella donna che avanzava per questa stradina costeggiata dalla fitta boscaglia.
Giunse così in riva al ruscello dove poteva rinfrescarsi; l’acqua era mossa e tutt'intorno un silenzio profondo.
- << Non so >> - le dissi - << perché ti seguo, l'ho fatto senza pensare. Chi sono non so, non ricordo d'essere nato né come mi chiamo. Vagavo senza meta quando tu sopraggiungesti e capii che anche tu vagavi senza altro sapere. Chi sei? >>
- << Sono l’Aurora >> - rispose -
Così dicendo mi venne accanto e mi dette un bacio profondo. Il risveglio fu bellissimo, avvinghiati l'una all'altro eravamo illuminati da mille piccoli occhi che come lucciole si accendevano e si spegnevano. La donna mi si sedette di fronte e accarezzandomi il volto prese a parlare:
- << Guarda questi occhi come sono belli e luminosi, non ti danno fiducia? Non riscaldano il tuo cuore? Quell'albero laggiù da quanti secoli ha conficcato le sue radici per ergersi più forte a salvaguardare le nostre vite? Guarda questo ruscello dove limpida scorre l'acqua partorita dalla montagna attraverso la sorgente... bevila, essa ti ritemprerà il corpo. >>
- << Bevila, bevila >> - dissero le piante intorno - << bevila, bevila. >>
Ed io presi a bere quell'acqua fresca e trasparente che rinfrescò la mia gola. Lì tutto sembrava pace e un senso di felicità mi investì tutto.
Dal folto fogliame giunse un fruscio e subito dopo tanti uccellini si levarono in volo festosi per venire da noi a volarci intorno e posarsi sulle nostre spalle. Poi piansi a dirotto, un pianto commosso, felice di trovarmi in quel posto con quella donna. Piansi tutta la notte insieme a lei.
Avevamo ritrovato la strada insieme e adesso era bello vivere. Ma al sorgere del sole sorsero pure le mie paure, le domande e le negate o sbagliate risposte.
Chiesi alla donna:
- << Potrò più tornare ad essere quello che ero? Fare il pittore, frequentare gli amici, vivere della solita vita? Come faccio a tornare indietro ora che t'ho conosciuta? Voglio portarti con me, non dirmi di no. >>
- << Non posso >> - rispose la donna - << io appartengo al futuro e tu stai vivendo il presente. Un giorno non molto lontano potremo vivere insieme, fonderci pure ma adesso no, ti prego, non insistere oltre. >>
Pure se ero immerso in quel bosco bellissimo mi sentii affranto, deluso; al solo pensiero di perdere quella donna mi sentivo mancare la terra sotto i piedi. Lei capì il mio stato d'animo e mi si avvicinò stringendomi e sussurrandomi all'orecchio:
- << Non darti pena, pensa alla tua vita, ai tuoi amici, alla tua arte. Ritorna da loro e assapora tutto in maniera diversa. Da ora in poi cerca di cogliere il lato bello delle cose e continua a dipingere attingendo sempre più dal tuo cuore e creerai, un giorno, il capolavoro che da tutta la vita vuoi realizzare. >>
Adesso sono in questa strada che ha fatto risorgere in me questo ricordo di un tempo forse nemmeno lontano ed è questo ricordo che mi fa superare il dolore per l'opera distrutta, si, perché no? Posso sempre iniziare una nuova opera.
E' questa una gioia immensa, la consapevolezza che le mie mani e la mia mente mai si saziano del duro lavoro creativo. Se solo non avessi più quegli occhi prepotenti che mi ossessionano: adesso non li cerco più tanto so che ci sono.
Ma gli altri artisti di oggi e anche quelli di ieri, erano anche loro ossessionati da occhi e rumori? Credo di si, non è possibile che artisti come Bosch, Van Gogh, Klinger, Bocklin, Dalí, Rodin, Delvoux o Ensor non fossero ossessionati da qualcosa. Ritrovo sempre parte dei miei incubi nelle mie opere, meglio, rivivo ossessioni già disegnate.
Ecco che sto mescolando arte con ossessione e tutti e due con i fatti reali accadutimi in quest’ultimo periodo. Ma non posso farci niente se è tutto mescolato, un groviglio tale che un ragno ne proverebbe invidia.
Le storie incredibili che mi son capitate non possono essere costruzioni fantastiche della mia psiche? Costruite talmente bene che credo mi siano davvero accadute? E perché no, potrei essere qualunque cosa, oltre che uomo. Una entità astratta mossa da un'energia cosmica che cambia col passare del tempo e si materializza nel corso dei secoli. Le domande che mi pongo sono sempre infinite, la ricerca di certezze è sempre continua. Ma entità astratta che io possa essere o meno, questi fantasmi si manifestano anche sotto forma di "manie". Prima di uscire di casa controllo ripetutamente le finestre, l'acqua e il gas che siano chiusi e l'energia elettrica sia staccata. Sono capace di risalire su per controllare di non aver lasciato cicche accese nei posacenere. Se sono in attesa di una telefonata importante, ogni cinque minuti controllo che ci sia la linea e così via. Queste manie possono garantirmi sicurezza ma indubbiamente mi rovinano la tranquillità perché mi portano all'ansia, per tutto, anche per le sciocchezze. Le banconote dentro il portafoglio le ripongo disposte tutte nello stesso verso, e ogni giorno controllo che dentro ci sia la patente e il libretto di circolazione.
Sono ossessionato da tutto, questa è la verità e questo stato di apprensione mi porta ad essere " inquieto ", stato d'animo che riesco a trasmettere agli altri che a lungo andare si stancano di relazionare con me. Sono inquieto, anche come artista, ma se per l'arte può essere un pregio per la vita comune è penalizzante.

Salvatore Romano, dal romanzo "Il topo con gli occhiali".

comments

Rosella Lenci 10/14/2008 07:07 PM
ciao Salvatore..
che meraviglia questo racconto..l'Aurora, bellissimo nome

credo che l'inquietudine sia la madre della creatività...
purtroppo delle volte rende l'artista una persona scomoda e anche fragile

baci Ros...

Salvatore Romano 10/14/2008 09:20 PM
Grazie Rosella, leggi sempre le mie storie, te ne sono grato.
Un bacio
Adolfo Brunacci 10/15/2008 12:36 AM
io appartengo al futuro e tu stai vivendo il presente......e purtroppo sappiamo cosa lasciamo molto più umana e vera , tua Isola dei morti.
Grande, come sempre !!
Salvatore Romano 10/15/2008 07:39 AM
Buongiorno Adolfo, ti ringrazio
Catherine La Rose 10/16/2008 01:06 AM
Ci delizi ancora di questa tua opera meravigliosa e complimenti per il tuo romanzo a volte angosciante ma...affascinante come sempre!!!anche questi tuoi racconti son frutto delle tue inquietudini come la tua bellissima arte ed io son fiera d'essere una tua ammiratrice di tutta questa tua ricchezza d'animo ed inquietudine...
un bacio
Catherine
Morena Rizzuto 10/17/2008 12:10 PM
Sono stata rapita.....da questo splendido racconto..Salvatore!
Lopera è straordinaria....ma le tue opere lo sono tutte!!
C'è da perdersi ad osservarle!!!
E' l'inquietudine a far esplodere ...il genio e la creatività...ed io mi meraviglierei ..se tu non fossi "inquieto"!!





Salvatore Romano 10/17/2008 12:29 PM
Eh si... mi hai scoperto, non posso più negarlo, sono un animo inquieto sin dal giorno della mia nascita, ed in effetti forse è la mia fortuna, esserlo.
Grazie Morena

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