(Un notturnista del colore)
Wednesday October 8, 2008
Lo scopritore diventato palla di gomma
Mi sono sempre piaciute le soffitte, quelle di una volta, basse, appena illuminate da piccole feritoie, piene di polvere. Quelle, per intenderci, patrizie cadute in disgrazia.
Mi hanno sempre attirato, soprattutto se da tempo nessuno ci mette più piede. Si, perché il bello è proprio questo, devo essere il primo ad entrarvi dopo anni di abbandono, per scoprirvi qualcosa. Cosa di preciso non so, ma qualcosa. Forse l’essenza!
L’uomo è un animale terribile, dovunque va deteriora, manomette, compromette. Soprattutto se si intromette in cose non sue.
Tante volte ho visitato cantine e soffitte ormai private del loro fascino, del loro mistero perché qualcuno mi ha preceduto. Qualcuno privo di poesia, un rude ricercatore di tesori, non un raffinato scopritore di cimeli pieni di storia come me. Perché io in realtà sono un poeta di antichi oggetti, un cultore di antiche tracce dell’uomo nascoste nei più umili oggetti.
Questa passione la scoprii da piccolo, durante le vacanze estive che passavo in campagna dai nonni ospitato nella loro vecchia villa. Durante il riposo pomeridiano dei “grandi” io ne approfittavo per andare su in soffitta a rovistare tra le antiche cose conservate. Rimanevo incantato di tutto ciò che scoprivo, giocattoli, libri, porta gioie, medaglioni, vecchie cornici tarlate, dipinti ormai anneriti e così via, fino agli oggetti più bizzarri. E’ una fortuna che i nostri avi amassero conservare ogni cosa, adesso questa caratteristica l’abbiamo persa. Siamo schiavi del consumismo, si butta via tutto e si ricompra nuovo. E abbiamo perso una cosa importante: la forza che gli oggetti immagazzinano nel corso degli anni. Il risultato è che non riusciamo più a dialogare col nostro passato, con i ricordi, perdendo di conseguenza la profondità dei sentimenti.
Ma io ho continuato a cercare tra le cose antiche e abbandonate.
Di lavoro infatti faccio lo scopritore.
Lo scopritore è una professione, in effetti, non nuova né originale. Scopritori sono gli archeologi, gli storici, i ricercatori. Ma non come lo sono io.
Sono uno scopritore suigeneris, uno scopritore speciale, oserei dire unico. Perché di scopritori se ne contano a centinaia, scopritori di cose umili e scopritori di cose pregiate. Ma non scopritori di sensazioni imprigionate o, custodite, all’interno di oggetti, i più svariati. Io sono uno scopritore di sensazioni, di sentimenti, di stati d’animo.
Sono uno scopritore di cianfrusaglie e attraverso oggetti che possono apparire insignificanti ne traggo la storia che li ha attraversati.
C’è stato qualche conoscente che ha voluto cimentarsi nella stessa attività ma, ahimè, fallendo completamente. Perché non è cosa di tutti, bisogna averci una certa predisposizione. Bisogna nascerci. E’ una vocazione, è missione, è il cardine del proprio vivere. Bisogna avvertire il bisogno interiore di capire per cercare, per trovare perché, poi, in definitiva si cerca se stessi.
Non sto a raccontarvi oltre cosa mi ha spinto in questa attività, vi annoierei. Però sento il bisogno di raccontarvi ciò che mi ha causato questa attività. E quello che mi ha causato non so definirlo né un fatto positivo né un fatto negativo, non lo so, forse tutti e due le cose, anzi sicuramente. Perché in ogni azione della natura c’è un pro e un contro, e anzi gli aspetti che più ci sembrano negativi nascondono spesso aspetti benefici.
Salvatore Romano da "lo scopritore diventato palla di gomma" Firenze 2001
October 8, 2008 08:03 AM
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Aniello Scotto 10/08/2008 08:30 AM
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