(Un notturnista del colore)
Sunday July 27, 2008
"PARENTESI"
Signori di equilibriarte che mi dedicate tali attenzioni, io vi ringrazio e ricambio la vostra stima, porgendovi un arrivederci.
Fuori era notte pioveva, dentro era notte e non pioveva. Bettina stendeva i panni e dietro di lei, lo schizofrenico si aggiustava con un pettine di plastica la riga di lato, gli occhi: due sgombri fuori dalle orbita.
“Schizofrenico con una z” pensava Raimondo mentre scriveva, in tutt’altro luogo. Erano giorni belli, vivamente soffusi nel pensiero, promanati nel futuro sfolgorante di una aurea luce mai veduta prima. Raimondo aveva una catenina al collo, argentata, con un piccola croce fredda che gli frisava alle volte il pel del petto, mentr’egli chino abbozzava il suo primo romanzo.
Bettina finì di stendere i panni, lo schizofrenico posò il pettine. La luce arancione del lampadario in cucina era tanto artificiosa, ma le ombre che grazie ad essa creavano cantucci per tutta la stanza erano tanto belle. Bettina era una sorta di balia, una donna instancabile, pacchiottella. Le era stato affidato Roberto, lo schizofrenico, un giorno come un altro, ed ella aveva acconsentito. L’asl del quartiere era terribile, era capace di togliere il posto ai volontari qualora essi avessero ecceduto in un diniego, a seconda del tipo di lavoro; ma non erano poi così terribili, guardando dal punto di vista funzionale. Tutto era perfetto, non vi erano sbafi. Talvolta il medico distrettuale pensava pure che in lui ci fossero delle radici, delle radici.. Ma si, egli era un artista, in fondo, lo era. Rubiconde gote e capelli tirati indietro, occhi vispi, fronte eternamente madida di sudore, braccia e polpacci carnosi, Bettina era una donna per niente seducente, ma essenziale per la nostra società. Passava certamente inosservata, ma ogni qual volta la si vedeva accanto a Roberto, che impomatava ogni suo gesto di frenesia attorcigliandosi l’una mano a l’altra con avidità, non si poteva evitare di farle i complimenti. << Brava, Bettina, brrrava >>. Poi si guardava Roberto, accanto a lei, ancora intento ad attorcigliarsi le mani, lo si guardava e si diceva: << Bello, Roberto, bbbello! >>, e poi, ognuno per la propria strada. “Dio mio” pensava Raimondo, il novello scrittore, “basta un’azione, e siam tutti schizofrenici. Basta peccare per diventarlo” e un brivido luciferino percorreva il suo fondo schiena. Bettina in quel momento mangiava un gelato, lo mangiava a piccole leccate, poi a piccoli morsi, mentre lo schizofrenico la guardava. Roberto aveva sessant’anni, distribuiva il burro nel pane con l’indice, poi si leccava il dito, e rideva di gusto, poi, a gran morsi, finiva di mangiare la fetta di pane, poi, correva in bagno e << Bleah, bleah! >> - a vomitare. Era anche bulimico, aveva un paio di ernie nell’inguine sinistro, la scoliosi e fumava come un dannato. “Si è dannati” pensava Raimondo “quando si fuma tanto”, e giù a scrivere come un dannato. “Si è dannati, quando si scrive tanto” suonava nella mente di Roberto, mentre in altro luogo Raimondo scriveva il suo primo romanzo, con l’immagine di un piccoletto dagli occhietti spiritati, seduto su un letto, con una macchina da scrivere davanti. Bettina bevve un bicchierino, un piccolo cognac, poi guardò lo schizofrenico: un paio di capelli gli si erano spostati, ora, la riga di lato era come una diga rotta, ne usciva una pazzia rada e scompigliata, e malata. I due denti da castoro ogni tanto affioravano da due labbra taglienti, con un po’ di bava tanto da inumidire le labbra. Bettina amava gli uomini, era ossessionata da desideri osceni (pur essendo una brava donna) ma a guardar Roberto le cadevano le braccia in terra. Roberto dopo tutto, non era così, prima. La postura della mandibola era cambiata, come quella della schiena, egli si era incurvato sempre più, e i denti avevano finito col fuoriuscire lievemente. Quell’uomo tentava di portare avanti la propria esistenza rovinosa in cerca di una meta, cosciente di essere la causa della propria sconfitta, nient’affatto illuso sulla propria condizione. Questa, è sicuramente la peggiore esistenza che vi possa essere.
(Alessio Romano)
July 27, 2008 08:49 AM [edited: July 27, 2008 08:51 AM]
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Giovanni Tarlao 07/27/2008 08:55 AM
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