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Salvatore Romano

(Un notturnista del colore)

equilibriarte.org : Salvatore Romano : blog : 2008 : October : 10

"Lo scopritore diventato palla di gomma" (Epilogo)

Sono dentro i Cappuccini. Percorro le solitarie vite eterne con un po’ di apprensione, se tutto si esaurisce così è davvero misera, questa nostra esistenza. In ogni cranio, in ogni scheletro ravviso ciò che poteva esser stato da vivo. Così comincio a scoprire volti, fatture, colori, caratteri. Qualcuno mi appare arcigno, altri severo, altri ancora umile. Qualche teschio mi dice egli esser stato un dotto, altri un patrizio. Per lo più gente della Palermo bene, ricchi o manaci, svuotati delle loro viscere e imbalsamati a vantaggio dei posteri. Centinaia di vite passate, tra cui la famosa bambina imbalsamata sottovetro, ancora intatta. Basta, devo andar via e vado. Sull’uscio un monaco mi ferma e mi chiede l’obolo. Che obolo le devo dare, dico, anche sui morti volete guadagnare? Non vi bastano più i vivi? Per secoli avete lucrato, ammazzato e ancora volete spadroneggiare? Il monaco rimane interdetto ma poi decide per un calcio e mi arriva prontamente in faccia. Un dente mi salta, mi fuoriesce un po’ di sangue ma subito dopo la ferita si richiude. Comincio a sciogliermi liquefacendomi sul pavimento fino a diventare una pozza di liquido violaceo. Il monaco scappa a chiamare aiuto. Io vengo assorbito dal pavimento, nelle sue screpolature centenarie, fino a sparire. I monaci accorsi non vedono nulla e prendono per pazzo il monaco che, chino a terra, tasta il pavimento per trovarmi. Io sono arrivato sotto il pavimento attraverso le sue crepe e sbuco in una cripta con cinque scheletri. Un ghigno amaro sembra disegnarsi nel loro giallo biancore ed io repentinamente continuo a farmi assorbire ancora più giù. Poi mi fermo e decido di procedere in avanti. Lungo il mio cammino soltanto terra, sassi e, si, adesso risalgo. Trovo una conduttura naturale, uno stretto passaggio attraverso i vari strati fino alla crosta terrestre e all’improvviso esco fuori. Un getto improvviso diventa il mio e chi mi vede comincia ad urlare:<< petrolio, c’è petrolio >>. In effetti sono un liquido nerastro a causa di tutto il percorso sottoterra e sbucando all’improvviso non potevano pensare diversamente. Ma proprio non ci voleva, questi qui possono complicarmi la vita. E me la complicano. Immediatamente arrivano forze dell’ordine, strani personaggi che vengono chiamati ingegneri, vigili del fuoco. Isolano la zona per almeno un chilometro di diametro, innalzano steccati, strani pali. Poi arriva pure una trivella che comincia a sprofondare da dove io esco. Mi procura un po’ di solletico, rido a crepapelle, soprattutto immaginandomi le loro facce appena andrò via. Arrivano dei giornalisti con le telecamere, iniziano una diretta dal titolo: petrolio sotto Palermo. Decido di stare un po’ al giuoco. Una famosa giornalista, Bianca, inizia a parlare mentre inquadrano il getto continuo. Signori siciliani, dice, finalmente la Sicilia e con essa i siciliani conosceranno il boom economico che aspettano da tanto. Intervistiamo il Sindaco, bene Signor Sindaco, ci dica cosa vi proponete di fare. Come siciliano dico di essere orgoglioso di amministrare una Palermo che si riscatterà di anni di incuria e di denigrazione razziale. E’ giunto il momento che anche al Nord dovranno portarci maggiore rispetto…adesso non sto più ad ascoltarlo. Questo gioco è diventato fin troppo pesante, non posso illudere più di tanto la mia gente, già provata dalla mafia, dalla burocrazia, dall’incuria. Ricomincio a prendere forma fino ad essere nuovamente testa e busto e con un gran rotolare scappo via lasciando tutti interdetti. Il petrolio, ci mancava solo il petrolio.
Però è strano, come è potuto accadere che venissi scambiato per petrolio? Certo da solido sono diventato liquido, il cuore, i polmoni, il cervello, gli occhi, tutti i componenti, insomma, come hanno continuato le loro funzioni? Boh, non so rispondere. Dipenderà tutto dallo spirito forte che mi appartiene, dalla famosa energia che si sprigiona in me. Devo provare ad assumere una nuova forma, chissà che non ci riesca.
Mi trovo in Piazza della Vergogna, dei turisti stanno scattando fotografie, vado tra le statue e divento anch’io statua, donna, testa, gambe e braccia. I turisti mi fotografano, dicono che sono la più bella. Avverto una strana sensazione, come di pelle unta, sono bloccato nel marmo ma mi sento vivo. Appena gli stranieri si allontanano riprendo la mia forma a palla e vado via. Nuovamente sento la voglia di vivere, sento il bisogno d’amici, di una compagna e sento pure la voglia di ritornare normale e tornare a scoprire. Prontamente mi dirigo verso la stazione ferroviaria. Mi trasformo in valigia e vengo posto nel vagone merci, sul treno diretto dai miei nonni. Appena giunto di volata vado nella vecchia abitazione paterna e ritorno su in soffitta, la stessa soffitta dove sono stato privato degli arti. Per terra ci sono ancora i pezzi di specchio causa delle mie amputazioni. Comincio a perlustrare dentro la cassapanca e vedo un carillon finemente intarsiato con figure in rilievo e volute alla rococò. Apro il coperchio e fuoriesce una piccola giostra con cavalli che comincia a girare e una dolce musica vecchio stile inonda la stanza. Sento addosso una grande stanchezza e lentamente mi adagio sul pavimento e mi addormento. Mi risveglio probabilmente dopo un paio d’ore e mi accorgo di avere nuovamente le gambe e le braccia. Il carillon sta ancora lì, con il coperchio chiuso. Guardo e vedo un grande specchio, lo stesso che si era frantumato, integro all’interno della cornice dorata. E’ stato tutto un sogno?
La realtà è che lo specchio non è più in frantumi ed io ho i miei arti.
Strana è la vita, a volte avvenimenti che credi reali possono soltanto essere dei viaggi fantastici per mondi sconosciuti.
Da tutta la vita vado alla ricerca di cose da scoprire e ho scoperto, in effetti, che nulla cambia, tutto è sempre uguale, siamo noi che vediamo in modo diverso. Le cose non ci appaiono a tutti allo stesso modo. Ogni uomo ha una visione diversa. Un po’ come un paesaggio visto attraverso varie altezze di una stessa montagna. Più si sale e più si rimpiccolisce e allarga, diminuendo i particolari ma aumentando la visione globale.
Adesso che ho braccia e gambe sono nuovamente un normale ma io non mi ci sento, oramai mi appartiene un’altra condizione. Ho subìto su di me una trasformazione temporanea che mi ha fatto strisciare, percorrere condutture, fogne, crepe di muri. Per un breve periodo sono stato una palla di gomma, deformabile, malleabile, conducibile, duttile…ho potuto essere tutto ciò che volevo. Adesso sono nuovamente come gli altri ma io continuo a sentirmi diverso.
Riprendo la mia solita vita, con il solito lavoro di scopritore. Ogni tanto incontro qualcuno che mi chiede notizie di quell’altra condizione, ma oramai me la sono lasciata alle spalle, rispondo.

Salvatore Romano da "Lo scopritore diventato palla di gomma", Firenze agosto 2001


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