(Un notturnista del colore)
Thursday October 2, 2008
Disegno a matita di Salvatore Romano anni "80
… diciamo le cose come stanno realmente, sono una specie di animale esaurito, psicopatico, un nevrotico allucinato, roba da manicomio. Ma cosa succede adesso? Mi si offusca la mente, mi si oscura la vista: cinque vecchi vengono da me, due mi prendono per le gambe, due per le braccia, il quinto mi getta addosso gocce d’acqua e prega. Ma cosa fanno? Dove mi portano? Ma mi credono morto? Ma io non sono morto, imbecilli. Cerco di parlare ma non mi esce alcun suono, per il resto sono come paralizzato, no, non riesco a dar loro alcun segno che sono vivo. Ma dove mi conducono?
- << No, per favore no, >> - grido << non sono morto, non seppellitemi. >>
Mi hanno messo dentro un affare rettangolare di legno, maleodorante che sa di muffa, anche la bara di seconda mano, usano; il prete, giunti al cimitero, rivolge a me che crede morto un’ultima preghiera:
- << Sei stato un ateo ma meriti ugualmente una degna sepoltura. La tua vita l’hai spesa per un sogno che in fondo non ha danneggiato nessuno se non te stesso. Non hai mai bestemmiato né rubato né ucciso, hai soltanto respirato l’aria mossa da un battito d’ali di farfalla. Io ti benedico, che tu possa riposare in pace. >>
Il prete ha dato la benedizione, mi adagiano nella fossa e mi ricoprono di terra che avverto a ritmi regolari mentre colpisce la cassa e ad ogni palata sento aumentare la distanza tra me e i piedi di quelle persone. Ma com’è che non si sono accorti che il cuore mi batteva? Tutto comincia ad oscurarsi, quella poca luce che passava da qualche fessura della cassa adesso è sparita. Comincio a sentire caldo, a sudare, non sento più voci. Adesso sono completamente coperto di terra, per me è finita, anche potendo non riuscirei più ad aprire il coperchio. Saranno passati pochi minuti che mi sembrano eterni e ad un tratto sento grattare il legno lentamente. Quel rumore mi mette una certa speranza: un topo ha sentito odore di carne e sta rosicchiando il legno, ci riesce, filtra anche un po’ di luce, vi passa la testa e mi guarda ed io lo guardo quindi ci guardiamo reciprocamente, intensamente, ci scrutiamo per capire chi è l’altro, per decidere il da farsi e, strano quel topo, sembra avere un paio di occhiali, rotondi con vetri scuri…
Salvatore Romano dal romanzo "Il topo con gli occhiali" Firenze 1999
October 2, 2008 08:09 AM [edited: October 2, 2008 12:06 PM]
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