(Un notturnista del colore)
Tuesday September 30, 2008
Adesso tutto mi appare sotto una luce diversa.
E' chiaro che le mie decisioni di allora potevano suscitare dubbi, perplessità, avrebbero potuto infondere incertezze, ma io lo ignoravo o meglio, non ci pensavo.
Se con la mente ripercorro, adesso, le mie azioni di allora, adesso sì che tutto mi appare chiaro.
Ed io ripercorro quelle azioni!
Ahimè come mi morderei le dita. Perché non agivo in altri modi? Perché mi ostinavo a ribadire a me stesso e agli altri sempre ed eternamente le stesse ragioni? Eppure stupido non ero.
Diciamo che tutto iniziò il giorno stesso che decisi di fare un volo giù dalla finestra. L'aprii, salii sopra il davanzale ma nel momento in cui feci ciò il mondo, il paesaggio che vidi mi apparve nuovo. Non l'avevo mai osservato con attenzione e pensare che quella finestra era lì da sempre. Da basso mille tetti mostravano tegole di un rosso irregolare erose dal tempo che dava speranza, vie gremite di gente che andava e veniva, ognuno dei quali conduceva con se la propria vita; colline in lontananza con alberi frequentati da minuscoli esseri festosi.. ed io fino a poco prima da questa stessa finestra non mi ero accorto di nulla.
Ma dovevo proprio volare? Non sarebbe stato più indicato metterci una pietra sopra?
Ecco, il mio carattere è negativo anche per questo. Se si sceglie di vivere la vita in un determinato modo bisogna poi accettarne tutte le conseguenze. Ma io non le accetto.
Perché devo accettare passivamente senza reazione alcuna? La vita è bella perché presenta anche degli imprevisti. Ma a me, allora, di imprevisti ne succedevano pochi. Quel giorno non molto lontano che decisi di scavare una buca per farmi uno studio sotterraneo dove poter dipingere in piena solitudine; poteva anche essere una idea buona ma perché poi coinvolsi tanta altra gente? E fu questa gente che mi mandò tutto all'aria. Giulia aveva deciso di installarvisi per un paio d'ore per completare il golfino di Teresa, Carlo vi si infilò in costume da bagno convinto di trovarvi dell'acqua, Matteo vi portò dentro una delle sue donne e Maria aveva bene pensato di farsene una cella di clausura. Per me sarebbe stato meglio rinunciare ad ogni idea folle e farmi prete.
Andò tutto all'aria, esplose come può esplodere un'idea geniale che va in fumo in pochi secondi.
Amici!
Il problema vero è che un uomo dovrebbe essere circondato da amici, veri, genuini, di quelli che ti aiutano, ma per me il problema non era tanto questo quanto quello che io non ero disponibile ad essere amico loro.
Sono sempre stato indisponibile verso gli altri, egoista per natura. Soltanto una volta mi sentii solo veramente, la volta in cui scalammo una montagna e a poco più di metà altezza dissi loro di proseguire perché preferivo rimanere solo una mezz'oretta. Sotto vedevo brulicare una umanità minuscola. Ma quella mezz'ora di attesa mi parve una eternità. Quando gli amici tornarono mi sentii riavere.
Brutta cosa la solitudine, soprattutto quando si è soli in compagnia. Avete capito che sono un pittore, dipingo, disegno riempiendo superfici bianche di cose che sono dentro di me. Credo di essere un artista ma c'è un artista molto più bravo di me: il Tempo. Esso imprime in ognuno di noi i segni della storia dell'uomo e da ognuno di noi scalfisce, via via che passa, amarezze, delusioni, ricreandoci in altro modo.
Eh si, il tempo all'inizio per noi è grande, speranzoso, ma alla fine ci ritroviamo eternamente svuotati.
Continuo a dipingere e disegnare, ogni linea e ogni pennellata sono uno scavare in profondità alla ricerca dell'ignoto. Ma non vive meglio chi artista non è? Se rinasco voglio essere un comune mortale.
Il treno è arrivato in stazione, i passeggeri scendono per la coincidenza, il personale si ritira per il meritato riposo. Da poco è crollata la miniera sotterranea della Sardegna e l'aereo è precipitato in Sud America. Il generale continua a sparare nella Ex-Yugoslavia e lì, proprio all'angolo, un uomo sta’ morendo e i passanti continuano ad ignorarlo.
Salvatore Romano, da Appunti raccontati, Firenze 1999
September 30, 2008 08:16 AM [edited: September 30, 2008 08:17 AM]
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Sunday September 28, 2008
September 28, 2008 09:54 AM [edited: September 28, 2008 10:14 AM]
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Friday September 26, 2008
Nel percorso di un uomo non c'è soltanto la linearità materiale ma anche la casualità delle situazioni. E' cosi che due artisti si incontrano dopo aver ognuno di essi fatto delle proprie esperienze artistiche ed umane, seppur diverse si ritrovano a condividere un pensiero comune: del Don Chisciotte dei tempi nostri che deve combattere altri mulini a vento.
A Roma, io e Adolfo, la scorsa domenica abbiamo parlato di questo nobile cavaliere pieno di ideali e abbiamo parlato della figura dell'artista d'oggi che si imbatte in mille difficoltà per avere un minimo, non dico riconoscimento, ma visibilità. Gli ostacoli sono molteplici, primi fra tutti gallerie mercificate e critici asserviti al potere (anche economico). Ma il Don Chisciotte che c'è in noi ci fa sperare che qualcosa si può fare, che qualche battaglia la si possa vincere, perché i tanti che si sentono "dentro" Don Chisciotte non si unicono per combattere i mulini a vento della stupidità e vuotismo attuali?
September 26, 2008 07:41 AM [edited: September 26, 2008 09:58 AM]
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Thursday September 25, 2008
Quella bestia immonda mi teneva lì già da tre giorni. Avevo fame, sete e tanta paura. La stanza, ricavata da un ampio salone, era abbastanza spaziosa e arredata con gusto. Il pavimento era a scacchi bianco e nero, al centro un ampio tappeto dai colori tenui dava alla stanza l'aspetto di una semplicità matematica, calcolata in modo tale che i lati del tappeto portassero lo sguardo del visitatore subito agli angoli della stanza. Subito sulla destra vi era, lungo tutta la parete, una libreria a tetto piena di libri, riviste, e piccoli soprammobili che, ad una prima occhiata, davano già l'idea di cimeli preziosi. Frontalmente ci si imbatteva in una grande finestra che dava su un giardino verde; davanti la finestra vi era un grande tavolo pieno di carte e, come la libreria, scuro di noce stagionato. Sulla sinistra del tavolo una parte di carton gesso e ampi vetri colorati, tipo vetrate di chiesa antica. Questa parete che arrivava fino al tetto e si dilungava fino a metà stanza, divideva un altro piccolo ambiente dove vi era un grande letto, una grande finestra, una radio e tanti quadri attaccati alle pareti. Accanto al letto un piccolo comodino reggeva una lampada da lettura, due libri, un posacenere e il telefono. In fondo alla stanza un grande comò sulla sinistra e un armadio nella stessa direzione della porta. Accanto alla porta di ingresso un bellissimo quadro in verticale faceva bella mostra di se obbligando il fruitore ad immergersi nei meandri più profondi dell'inconscio. Ma di questo quadro avrò modo di parlarne più avanti.
Dunque ero lì da tre giorni, chiuso dentro dall'immonda bestia che aveva sprangato la porta di noce massello. Ma ora occorre tornare indietro cominciando un po’ a parlarvi di me. Chi sono io l'ho saputo in realtà da poco perché in effetti non mi ero mai preoccupato di fare ricerche introspettive essendo abbastanza appagato della vita che facevo. Ero nato quarant'anni fa in un luogo abbastanza normale. I miei genitori erano di nobile razza, abbastanza ricchi da permettermi ogni lusso. Mia madre era una donna di media statura, scura di carnagione, capelli castani e lunghi, occhi celesti. Si occupava della casa con ogni cura e mi voleva molto bene. Mio padre, uomo alto, arcigno, dall'aspetto severo, dirigeva alcune raffinerie di petrolio e il più delle volte si assentava per lunghi periodi dell'anno. Tra loro due regnava una calma, un accordo fin troppo eccessivo, in realtà mio padre, uomo di bell'aspetto, nelle sue assenze sapeva come rimpiazzare mia madre, che avendo capito, accettava tacitamente. La mia infanzia fu normale, nel senso comune del termine. Poi le cose cambiarono quando mio padre ci comunicò che per lavoro dovevamo trasferirci su al centro Italia. La nostra nuova casa fu una bellissima villa seicentesca sulle colline di Firenze, città che amai da subito per l'atmosfera artistica che vi si respirava. Avevo allora quindici anni e non avevo ancora avuto doti particolari ma dopo il trasferimento nella nuova abitazione, durante una incursione agli Uffizi, si impossessò di me il desiderio di diventare pittore.
Toc, toc. Sta entrando la bestia, ha aperto la porta, vengono avanti due enormi mani ad artiglio che reggono un bicchiere d'acqua e un pezzo di pane. Ride, adagia il cibo sul pavimento, e con un ghigno richiude la porta.
Dunque, mentre mangio il primo tozzo di pane e bevo l'acqua, continuo a raccontarvi la mia storia. Dopo la visita agli Uffizi, ricordo, andai di corsa a casa e presi una matita e un foglio bianco d'album cominciando a tracciarvi un paesaggio. Quella sera eseguii tanti disegni tra alberi, casette e barche, ma mi rendevo conto che dovevo ancora imparare e che la strada sarebbe stata ardua. All'ora di cena informai i miei genitori dell'intenzione di voler abbandonare gli studi classici per iscrivermi alla scuola artistica. Mio padre esplose come mai l'avevo visto respingendo tale richiesta e ribadendo che di artisti, in casa, c'era bastato suo nonno e che non voleva un altro fallito morto di fame, soprattutto se suo figlio. Risposi a mio padre che ero determinato in tale scelta e che se lui osteggiava la mia decisione, sarei andato via da casa. Si alzò di scatto e, senza ammettere repliche, disse che gli studi che dovevo intraprendere erano quelli di medicina. Mia madre aveva ascoltato in silenzio e quando mio padre si ritirò in camera, venne nella mia e mi si sedette accanto accarezzandomi con molta tenerezza. Scoppiai in un lungo pianto e allora, solo allora, mia madre mi disse che mi comprendeva e che avrebbe avuto l'ardire di affrontare mio padre. Non so quale fu il tenore del loro discorso, so soltanto che la mattina dopo, mentre facevamo colazione, mio padre annunciò che dopo due giorni sarebbe dovuto partire e mancare per tre mesi, un viaggio per lavoro in Argentina, e che al suo ritorno avrebbe avuto piacere di sentire che suo figlio era alunno modello dell'Istituto d'Arte. Ero raggiante, ricordo donai loro due un bacio interminabile. Fu così che cominciai ad apprendere i primi rudimenti artistici, disegnavo giorno e notte, non mi concedevo pause. Intanto gli anni passavano, arrivavano gli amori, le amicizie artistiche, il primo ardente desiderio di diventare famoso. Con bramosia consumavo centinaia di fogli di carta bianca, litri e litri di inchiostro, colori e quant'altro e iniziai pure a tenere le prime personali. Mi ero specializzato nella grafica in bianco e nero, dalle mie mani uscivano paesaggi incantati, donne farfalle e mostri d'ogni genere. Ricordate che vi avevo accennato ad un quadro grande, verticale, appeso vicino alla porta? E' un quadro mio, dove una centauressa stà passeggiando su una distesa di pietre e ammicca con complicità. Penserete che la mia sia stata una esistenza, in fondo fortunata, e invece no, e adesso scoprirete perché. Un giorno non molto lontano, dopo aver passato due incantevoli giornate con la mia ragazza, adesso ho quarant'anni, dicevo, mi ritirai nel mio studio con la voglia di mettere nero su bianco una idea che già mi prendeva da tempo. Cominciai a tracciare fluide linee sicure e lentamente prese corpo una creatura a quattro zampe, ringhiante, con la bava che le cadeva dal muso, pelosa e dagli occhi infuocati. Il bozzetto mi piacque e quella sera andai a dormire contento di riprendere l'opera la mattina dopo. Ma durante la notte, la bestia, non so come, riuscì ad uscire dal foglio e mi chiuse dentro quella stanza in cui mi trovo adesso. Perché dopo tre giorni mi ha dato da mangiare e bere? Da quando son chiuso qui nello studio ho cercato di capire come può essere avvenuto che dal disegno prendesse vita una vera creatura. Mi sembrava di vivere un incubo. E perché mai, creatura in fondo mia, si era messa contro di me che potevo essere suo padre? Il mostro aveva isolato il telefono, Sonia come mai non era venuta a cercarmi? Avevo solo lei, i miei oramai avevano oltrepassato il confine del mondo, chi poteva aiutarmi? Adesso erano le ore 20, cosa faceva la bestia per il resto della casa? Mi adagiai sul letto, socchiusi gli occhi e cominciai a riflettere. Essendo la bestia uscita dalla mia mente non potrebbe essere, lei, me stesso? Questo pensiero cominciò a prendere corpo ed io cominciavo a crederci; ma allora ero davvero in trappola, come potevo liberarmi da me stesso? Decisi allora di aspettare di nuovo la sua visita, l'avrei affrontata con decisione e valutarne poi la reazione. All’ora di cena, come avevo previsto la porta cominciò ad aprirsi, mi piazzai in modo tale che mi avrebbe subito trovato di fronte pronto a guardarla. Appena il mostro mi vide emise un urlo tale che andai a sbattere contro il tavolo battendo pesantemente la schiena. La bestia aveva repentinamente richiuso. Quindi era chiaro che l’avevo spaventata. Eravamo due avversari che avevano paura l'una dell'altro, potevo essere io lei stessa? In ogni caso dovevo liberarmi, non potevo rimanere prigioniero. Mi sovvenne allora l'idea di distruggerla con le stesse armi con cui l’avevo creata. Presi tanti fogli bianchi, li incollai con l'adesivo dalla porta sino al tavolo. Poi vi disegnai una strada che portava ad un grande quadrato con una apertura laterale, lì adagiai la penna. L'indomani, quando venne a portarmi un bicchiere d'acqua, la belva automaticamente si ritrovò le zampe sulla strada disegnata e la percorse sino a ritrovarsi chiusa fra tre linee che io chiusi subito con la quarta. Ero riuscito a prenderla, lentamente cominciò a rimpicciolirsi sino a rimanere disegnata sul foglio come io l’avevo fatta.
Ma mi ritrovo sempre chiuso in questa stanza, non mi riesce più di uscire.
Salvatore Romano da “Appunti raccontati, Firenze 1999
September 25, 2008 11:29 AM [edited: September 25, 2008 02:54 PM]
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Sunday September 21, 2008
Bossorilievo di Salvatore Romano, 1999.
"IL VECCHIO CON LA FORMICHINA; LA STREGA"
C’era tanti anni or sono, un ometto
burbero e scaltro che viveva
in una piccola dimora, e beveva
il latte che zampillava dal petto
suo medesimo. Aveva una grande,
folta chioma, ed i capelli a ciocche
gli cadevano sui piedi a bande,
ed i peli, tanti, gli coprivano nocche
e orecchie, gote e braccia, piedi
e schiena, avendo in tali loro sedi.
Era un ometto brutto, sporco e sguaiato,
ed aveva una rosa nell’occhiello,
per la qual si riteneva e fiero e bello:
ma da quando era nato, mai lavato,
mai lavato si era. Aveva una cicatrice
su la gota destra, come fresca fresca,
che tanto grande, sembrava la matrice
del suo io, a al contempo una tresca.
Aveva un occhio chiuso, né l’uso
di una narice del suo naso camuso.
Aveva ancora gli occhi celesti, ove beltà
irraggiava chi rimanesse a guardarlo,
ma il suo cuor stesso anelava lasciarlo
nel caso in cui altri avesse, maestà
ravvisato ne la sua falsa persona.
Il suo passatempo, era coglier le mosche,
adorava ammazzarle con buona
mira con un largo panno, quelle losche
creature, sporche non meno di egli,
insetti furbi, astuti, laidi e svegli.
La sua casetta, - tutto - era molto minuta,
ed egli vi trascorreva i suoi giorni,
non vi erano andate e ritorni
ne la casetta, che restava sempre muta.
In una piccola gabbia, ei teneva
una formica e la nutriva e carezzava
e questa, Princesse mangiava, beveva,
e alle carezze, la sua testa chinava.
Era un vecchio laido, stolto e abbrutito,
ma per qualcuno rimaneva un mito.
Nell’ora in cui il leopardo corre in muda,
e rondinella strepitando in ar dimena
le sue picciole ali, con rinnovata lena,
la testa del vegliardo affaccia cruda
da la finestra, e guarda ‘l sole e la terra,
guarda il vento che muove l’abete,
e nel suo cuore l’orgoglio si serra,
e par che tutto beva al fiume Lete,
la rimembranza nel suo cuor ritorna,
e come ‘l sole la sua mente orna.
Ei è un vecchio, pigro, ozioso, laido
e rio, è bellicoso, faceto, quasi stantio,
non mai ha creduto che vi fosse un Dio,
ed il suo timbro è stato sempre ruvido.
Con la sua mano, però, accarezza
la formichina che lascia egli fare,
e quella mano come in estate è brezza
par, deh, creata, per fare innamorare.
Con languid’occhio egli carezza ancora,
finché da notte non pervien l’aurora.
Quando il silenzio con le sue grandi mani,
rigira ‘l tempo e lo cristallizza,
l’insano occhio del burber vecchio, frizza,
e ammicca, deh, verso misteri arcani.
Il vecchio è solo e non ha alcuna briga,
e senza creder in niuno, arcigno prega,
nel mar de l’erma sua canzon remiga,
finché non giunge su casa sua una strega,
la strega ha l’occhio pur rattoppato
e stretto, ha ‘l corpo come illuminato
da un’aurea luce, ed una scopa in mano,
vestiti lordi e un canovaccio in fronte,
e par, la scopa, de la virtù sua fonte,
ov’ella alzando, mette il deretano.
Discorre arcigna di cose assai passate,
mormora e frigna e strizza anch’ella
l’occhio, trascorre in tal le sue giornate
tutte, ed è irosa, stolita e fella.
Se vuole vola su per il cielo adusa,
mentre inneggia la solitaria accusa.
Il vecchio che la vede, pare d’ira rosso,
e che sghignazza e canta e balla e vola!
Eppure quella sempr’è una donna, e sola
<
il vecchio pensa ma non sul serio ossia:
è solo anch’egli, oltre una formichina,
non ha né madre, né una bisnonna o zia,
e sempre pensa, da sera a la mattina,
finché le membra assai assuefatte e stanche
non lo trascinano su le sue affrante anche
verso il suo letto. Il vecchio dorme,
anela e sogna ancora, e della strega
che sua speranza, ignominiosa, frega,
sogna le imprese, le qualità, le orme,
sogna l’amore, le passeggiate fuori,
sogna la vita, la prateria, il mare:
è il sogno, quel, di quel che vuole fare,
lontano da battaglie, cecità, furori,
sogna nel prato il fiorellino mesto,
sogna perfin di scrivere un gran testo,
studio e impegno,e nuove facoltà,
logorio intenso della sua alma vana,
sogna di ciò avvolto in calda lana,
e nel suo cuor fiorisce l’umiltà.
La strega, sa tutto, sa sempre quel che
viene, e guarda sorridendo il dormiente
vecchio. Il vecchio è stolto, pensa a se,
e d’altri par non importargli niente,
così la bella brutta strega perderà,
e con la bella formichina rimarrà.
15/09/08
Alessio Romano
September 21, 2008 08:30 AM [edited: September 21, 2008 08:31 AM]
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Saturday September 20, 2008
Una grande e importante persona mi ha scritto queste parole che seguono:
Non è facile incontrare autentici grandi artisti come te, in un mondo cosi mediocre e banale omologato nella nullità, la tua arte illumina e accende la conoscenza , il piacere del viaggio della mente, del cuore,delll'essere.
E' un onore per me, aver conosciuto uno dei grandi talenti contemporanei , unico e speciale,
(.....).
Ora non voglio commentare il suo pensiero, voglio solo dire che queste parole sono più importanti di qualunque altra cosa, compreso la ricchezza economica. Queste parole mi fanno felice e mi dicono che tutta una vita dedicata all'arte è stata spesa bene.
Con stima e gratitudine ringrazio questa persona di cui non rivelo il nome per correttezza ma posso dire che è una delle personalità creative piu' importanti del nostro Paese.
Grazie di cuore
Salvatore
September 20, 2008 08:18 AM [edited: September 20, 2008 06:29 PM]
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Friday September 19, 2008
September 19, 2008 11:08 PM
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Tuesday September 16, 2008
PARABOLA
Lo scorno torna quando torna l’arte,
mammella in cui stillare ‘l siero,
ove tu sia adusto, giovane e primiero
sarai sempre un fallito se sarai di parte.
E’ tale non un mero giuoco a carte,
ove non brilla fiammeo e labil cero
per la tua vita, che non è proprio vero
che se non è la luna questa è Marte,
ove non vi sia luogo per i vani adulti,
ma solo per i sofferenti, per i giusti,
per la beltà del tempo nel presente,
per il cosciente e pur per l’incosciente,
per gli arsi da l’amor – per tutti i gusti –
chi non l’avrà, darà solo singulti,
come una spada è lei, e il cuor ferisce,
e se perisci tu, pur lei, perisce
Alessio Romano
September 16, 2008 06:51 PM [edited: September 16, 2008 06:52 PM]
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Saturday September 13, 2008
Dedicata a colei che dal mio sguardo è sempre rapita...
Amore è nato ed è cresciuto, pino al sole;
nel guardo d’ella o face, già splendeva
non titubante già per scarna mole
mentre un ausello l’ali in ciel fendeva.
Nel campo delle aulenti e vive viole
soffiava il vento e mite allor rideva
come un pensiero che nel cuor si duole
la trista donzelletta il sier beveva.
Erano uniti come unica cosa, lontana
dall’eversa rocca, come un meriggio
cui venga tutto a un tratto il bel tramonto,
ella tutta tremava, in su l’altana
del loro amor dinnanzi a un cielo bigio
che non gli apparteneva, un vero affronto,
non che già fosse arcana la giornata,
seppure gli era parsa immacolata,
ma tutto gli appariva innanzi vero,
dinanzi al loro amplesso ancor sincero.
E allora ancor dinnanzi al loro abbraccio
vi si stringeva ancora più, d’amore ‘l laccio.
Alessio Romano
September 13, 2008 08:34 AM [edited: September 13, 2008 08:37 AM]
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Friday September 12, 2008
Nudo (uno dei tanti)di un anno che non ricordo, di un periodo che mi sfugge, di ricordi oramai inesistenti...
La vita va, lentamente scorre il tempo e volgendomi indietro so che non potrò piu' avere ciò che mi è sfuggito!
Spesso, anche troppo spesso, ho desiderio di isolarmi, ritrovarmi, riscoprirmi ma razionalmente so che non potrò mai realizzare ciò, questa società mi inchioda inesorabilmente ai suoi ritmi.
E' proprio uno schifo la vita!!!
Per fortuna ho chi mi distrae e mi dona momenti magici!
Salvatore
September 12, 2008 10:41 AM [edited: September 12, 2008 10:42 AM]
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Thursday September 11, 2008
Voglio qui riproporre un disegno degli anni "90 che ha causato sempre imbarazzo e critiche. Ma a me piace e lo ripropongo. Oggi giornata grigia a Firenze
September 11, 2008 07:34 AM
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Tuesday September 9, 2008
Ieri Antonella Da Lio è venuta a Firenze e abbiamo trascorso una bella serata insieme. Dapprima l'ho sconvolta con tutti i miei disegni, ne avrà visionati come minimo un centinaio, e poi siamo andati in una pizzeria a saziare i nostri appetiti.
Una ragazza simpatica, cordiale, forse leggermente timida!
September 9, 2008 07:42 AM [edited: September 9, 2008 07:44 AM]
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Sunday September 7, 2008
Partendo da sinistra io, Antonio, il figlio di Antonio e mio figlio.
Questo è stato un bell'incontro. L'amico Antonio è una persona cordialissima che mette subito a proprio agio e poi... le sue opere sono veramente delle bellissime opere, non ci si stanca di ammirarle, comunicano tranquillità con quel pizzico di surrealismo accennato, anche metafisica, che fa dei suoi paesaggi angoli di favola. Ho notato anche delle leggere novità, che sicuramente Antonio svilupperà nelle prossime opere. Come avevo detto nella sua presentazione Antonio ha un vortice dentro, non si ferma di certo, la sua arte conoscerà sempre sviluppi, mai si appiattirà.
Ho conosciuto davvero una bella persona.
Salvatore
September 7, 2008 06:29 PM [edited: September 7, 2008 06:32 PM]
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Tuesday September 2, 2008
A te, Catherine, dedico questo mio disegno a china dal titolo: fronde al vento.
Nelle tue poesie parli sempre di vento, un ringraziamento alla tua attenzione per le mie opere, che spesso accompagnano le tue poesie: Grazie Catherine!
Salvatore
September 2, 2008 11:56 PM [edited: September 2, 2008 11:58 PM]
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