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Salvatore Romano

(Un notturnista del colore)

equilibriarte.org : Salvatore Romano : blog : 2008 : July : 14

LA BRAMOSIA DELLA FAMA

LA BRAMOSIA DELLA FAMA





Ancora lei, è ritornata

in questa sera ambigua.

"Son ritornata" dice "la rata

annuale, ecco, prendi, seppure esigua

te la devo, ecco, insomma", è imbarazzata

perch’io sono angosciato,

tentenna ancora "Tieni,

prendi, è raddoppiato

il mio tributo, i miei beni

terreni ti sto offrendo,

e tutta me stessa, se vuoi

far sesso, per te, io non mi vendo,

del resto, insomma, poi, sono affari tuoi".

Le dico "Insomma, io non ti cerco,

io non ti voglio, a te, senza offesa,

preferisco d’un cavallo il fresco sterco,

o tra la gente abbietta, una serata in chiesa,

perché, vedi, tu" le dissi infine,

"offuschi la purezza

delle ispirazioni, come le colline

rese nude dei suoi figli e brezza

mattutina resa sozza dall’inquinamento,

vedi, preferisco annegare nel torpore

o nell’afflizione, e non mento

sai, se non torni più, mi fai un favore".

"E va bene" dice lei con dignità

"io non mi offendo,

t’offro sangue oro, beltà,

fama, voluttà; non me la prendo

anche se quel che dici

è grave. Io ti assicuro

ancora oblio, amori ed assortite vernici

per colorare il grigio muro

della vita che ci racchiude

in questa striscia d’indubbia libertà;

io garantisco carni nivee e nude

in cui potrai dimenticare: t’esenterà

da quest’oscuro e triste giorno

la mia presenza; io illumino

il destino e poi lo adorno

e sul presente, vedi, mi chino

e lo bacio, e se vado, poi ritorno

sempre più truccata

e bella, e se non sono

il sole son dal sole illuminata,

e faccio salire, chi voglio, sul mio trono

cosparso di diamanti

ove solo le divinità

si son posate, sui cangianti

tessuti del diniego o umanità.

Tu divieni grande e mi rendi

soggiogata, così che anche io

mi faccio al pari tuo; tu mi sorprendi

sempre più, ti bramo amore mio

e non per altro mi offro

a te, io bramo le tue mani

sul mio procace suppur casto

corpo. Or me ne vado, forse domani

tornerò, all’or del pasto".

Parve preoccupata: "Che vuoi?" le chiesi

bruscamente. "Mi sembri mesto"

"E allora?" ribattei. "Ah! Non mi offesi

prima e non mi offendo ora. Un bacio, a presto".

E se ne andò, forse distaccata,

ma già la sento, a sera:

"Eccomi qua, dolcetto mio, son ritornata".

Par la vita a Primavera

eppur la odio immensamente,

eppur lo so, ch’è soltanto una chimera,

eppur la temo, quando lente

le mie forze andar si lasciano, e ammarra la maliosa sera.

(da il libro di poesie "O verdone" di Alessio Romano, Lalli Editore)



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