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Salvatore Romano

(Un notturnista del colore)

equilibriarte.org : Salvatore Romano : blog : 2008 : July : 10

"RJKVUBOV"

"Giusy", disegno a china 1997 (venduto)

































"RJKVUBOV"





Rjkvubov era un uomo cupo. L’inesistenza lo aveva sempre affascinato. Rjkvubov aveva trentasette anni, aveva un gran testone calvo e due grandi occhi celesti. Sembrava ora capire le cose come veramente vanno, dopo trentasette anni. Trentasette anni. Dio. Eppure ancora qualcosa lo allucinava.

Nel grande ed ampio salotto di casa dove il fumo danzava in lento turbinio e saliva sempre vorticosamente verso il bianco soffitto, Rjkvubov fumava e leggeva “ I demoni ”. Pensava che quel romanzo, lasciando inespressa la storia e al contempo segnando il destino dell’umanità, fosse la più grande rivelazione del vero. Rjkvubov era un uomo malcapitato in questo mondo, uno iellato. Aveva trascorso molti anni in prigione per un frivolo furto, ed ora si godeva la propria libertà. Odiava i puttanieri e coloro che andavano dalle prostitute, e tutto ciò per un lontano, antipatico ricordo che aveva della sua giovinezza. Un giorno era andato dopo cena, nel viale dove sostavano le prostitute, e ne aveva veduta una piacente, con un magra sottanina rosa con pizzo bianco e un seno prosperoso, due labbra turgide e rosse. Vi si era fermato, con lo sfrecciare delle automobili nel viale e la luna che in un ammasso di nuvole fumanti cercava di perforare. Rjkvubov aveva detto: << Chi è Lei? >>

<< Io sono Clara >> aveva detto la prostituta, una sedicenne che non si accorgeva della bruttezza del suo lavoro. E Rjkvubov l’aveva presa per mano. Erano andati insieme lungo l’Arno e in silenzio avevano camminato per un bel pezzo.

<< Rjkvubov>> aveva detto ad un tratto la prostituta..

<< Rjkvubov? >> aveva risposto Rjkvubov << Come fai a sapere il mio nome? >>

<< Rjkvubov>> rispose con semplicità la prostituta <>.

Rjkvubov aveva riso e si era soffermato col dito indice sulla tempia destra. << Rjkvubov >> aveva detto <>. E fermatosi, aveva baciato con la lingua la prostituta. La luna ora era più nitida e vistosa nel cielo, le nuvole fumanti stavano naufragando più lontane da essa, e il sole, miraggio della notte, era appunto un miraggio. Rjkvubov teneva ora la mano della prostituta, così piccola, pargoletta. Le vie erano vuote, silenti, e le luci arancioni dei lampioni illuminavano a tratti le strade. Rjkvubov era triste, lo sentiva. Erano fermi entrambi, avevano finito appena ora di baciarsi. Ella si era asciugata con la mano destra un po’ di saliva che le era rimasta sulle labbra e tutt’intorno. Rjkvubov si chinò, sollevò la prostituta e la portò in spalle. Camminando barcollante, giunse a ponte Vecchio e lo attraversò, ma proprio verso la fine, mentre tacita la prostituita si lasciava portare si fermò a guardare la nera acqua. Volle buttarla nell’acqua, ma qualcosa lo trattenne. Poi avanzò mentre lo sentiva: che la ragazza sorrideva.



Da quella volta Rjkvubov ebbe antipatia delle prostitute e non vi si fermò più.


Alessio Romano


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