(Un notturnista del colore)
Wednesday July 9, 2008
RACCONTO STRAMPALATO
Potrei inondare di parole queste pagine bianche, illudendomi di lasciare traccia di una vita spesa bene; potrei convincermi d'esser stato giusto con loro, con me stesso, ma soprattutto con te, che stai per iniziare questa lettura che già anni or sono ti preannunciai quando l'idea maturava ancora solo nelle intenzioni. Potrei ben sperare d'aver fatto bene ad iniziare, magari illudendomi che tramite ciò che sto per scrivere tu possa capire, o capire io stesso, chissà, ma ad appena qualche riga di parole già mille dubbi cominciano a sorgere e uno scoramento comincia ad impossessarsi di me. Ma non demordo, continuo così come mi sono prefissato e caparbiamente vado avanti, forte di un passato difficile e di un futuro, perché no? sorridente. E vado, quindi, ben sapendo che il tuo volto sta già stirando i muscoli e che una espressione di incertezza già si forma dai tuoi bei lineamenti, forse allarmata dalla premessa, per te insolita, convinta come sei sempre stata di te stessa, non abituata ad esser messa in discussione. Ma rilassati, alla fine ti accorgerai che il tuo ruolo nella mia vita è in fondo marginale e che io sono stato condizionato da te meno di quel che credevi, rilassati dicevo, comincia questa lettura con serenità d'animo e senza esser prevenuta.
Tu che stai leggendo già ben conosci la mia indole d'artista e so che apprezzi la mia arte, ma tante cose della mia vita ancora non conosci perché volutamente te le ho tenute nascoste. Ma c'è tempo per tutto, anche per scoprire le carte in modo definitivo. Ricordo con chiarezza quelle giornate invernali quando assaporavo la pioggia che batteva ai vetri della grande finestra del mio studio. Spesso la voglia di disegnare andava via e alla pioggia aggiungevo le mie lacrime solitarie di ragazzo insoddisfatto. Ma nella mia terra il temporale può durare quanto il battere delle ciglia e subito dopo può far capolino un grande sole splendente, caldo, luminoso e così pure le mie lacrime sparivano dando spazio alla voglia di vivere, di creare, di relazionare. Quello era il periodo dove l'assaporare il profumo di una donna significava avere la consapevolezza ch'era bello vivere e i turbamenti erano frequenti, bastava vedere una gonnella per immaginarsi di tuffar_
visi sotto a capofitto, in mezzo a quelle cosce ben tornite che facevano vibrare i miei sensi. E la mia arte era, anch'essa, dominata dalla donna, essere divino e crudele al contempo. Ma perché arrossisci? Non hai sempre saputo che la donna è il tassello debole della mia personalità? Non hai sempre sospettato i miei tradimenti con altre donne? E' il tuo essere donna che si offende o l'essere la mia compagna che si ingelosisce? Ma stai tranquilla, non agitarti, distenditi sul divano e continua la lettura senza preconcetti, alla fine potresti anche ricrederti e, anzi, scoprire in me aspetti a te graditi.
Tu sai che ho sempre esercitato un certo fascino sulle donne, forse l'essere artista ha contribuito a creare di me una immagine speciale, o sarà stato il mio carattere affabile, o il mio facile discorrere e poetare, o tutte le cose messe insieme, non so, ma è certo che la donna è stata sempre soggiogata dalla mia personalità. Ebbene, mi torna alla mente una ragazza del primo anno dell'Accademia, io ero al secondo, che diventò amica mia e che cominciò a frequentare casa mia. Non ricordo il nome, ma ricordo il suo volto, il suo corpo, i suoi capelli rossi, di un rosso acceso, caldo, come lo era lei. Tanti pomeriggi chiusi nel mio studio a giocare, a far finta di studiare, mentre mia madre in cucina lavorava e canticchiava. Questa rossa era di una bellezza speciale, e il colore dei suoi capelli era per me qualcosa di misterioso e di attraente. Veniva sempre in jeans, e dovevo faticare non poco per slacciarglieli. Ricordo il suo sorriso di ragazza felice e spensierata e il mio perdermi in lei, allora ancora inesperto nelle arti amatorie. Ricordando quel periodo mi vedo tranquillo e felice, ma allora lo ignoravo e come ora mi ponevo mille domande che adesso so inutili. Quanta gioia mi son lasciato sfuggire dalle mani e tu dovrai convenire con me che non sono mai stato un tipo facile e che il sorriso non mi è familiare. In quell'epoca allestii la mia prima personale, venti opere al nero di china. Che enorme emozione il giorno della inaugurazione, ero al centro dell'universo, e fu pure una mostra ben riuscita. Fu in quel periodo che osservavo da lontano una collega dalla pelle bianchissima e dai capelli nerissimi, lucidi. Che bella ragazza, quanta bramosia c'era nel mio osservarla. Avrei voluto
avvicinarla, accarezzarla, e chissà se avesse accettato simili attenzioni da me, ma lei era troppo bella per osare e mi accontentavo di guardarla da lontano, senza farmi notare. Con le altre ero pure troppo audace e questa audacia allontanava tante ragazze che pensavano di me come ad un tipo facile di sentimenti. Lo so, lo so, ricordo anch'io che ti feci questa impressione all'inizio, infatti mi ripetevi sempre che ero un maialone, ma frequentandomi cambiasti la tua opinione scoprendo in me aspetti di alta moralità, idealità, voglia di amore puro. In fondo anch'io mi sono costruito una maschera per difendermi dalle insidie esterne, e allora perché devo di me parlare male? Non ho rubato, né ucciso, né fatto del male a nessuno, ho sempre ricercato me stesso e basta.
Sei ancora distesa? Io sono già stanco, non di scrivere ma di ricordare. Con fatica estrapolo i ricordi, sembrano passati mille anni, eppure è un passato recente, forse per me troppo amaro o forse di occasioni perse perché non riuscivo a vedere bene, adesso so che ero visto in modo diverso da come io pensavo mi vedessero gli altri, avrei quindi potuto avere di più..., e invece ho fatto scelte di cui adesso pago le conseguenze.
Ma tu che stai facendo? Perché socchiudi gli occhi? ma sono un po’ lucidi, una lacrima ti scende senza volersi far vedere, perché tutto ciò? Cosa ha scatenato questa tua reazione? Ho scritto di qualcosa che ti ha ferito? Non mi pare di aver toccato argomenti scottanti, mi sto semplicemente denudando al tuo cospetto, accetta con umiltà questo mio spogliarmi, se tanta gente avesse questa umiltà il mondo sarebbe meno di pietra, non ti pare? Bene, asciugati, adesso va meglio, lo sento, sei già pronta a riprendere la lettura. Stanno bussando alla porta, vado ad aprire. Una donna tra i venticinque e i trent'anni mi sorride, mi dice di volermi parlare di libri, senza impegno da parte mia. A me i rappresentanti mi fanno innervosire, ma questa ha un sorriso accattivante, un corpo da scoprire e soprattutto mi guarda come rapita dall'avermi involontariamente conosciuto. Che fare se non farla accomodare? Appena dentro si guarda con meraviglia intorno, mi dice che i quadri alle pareti sono meravigliosi, le confesso che sono opere realizzate da me mi risponde che è felice di conoscere un artista. La faccio accomodare in cucina e
le preparo un bicchiere di spumante. Mentre sorseggiamo il fresco liquido mi guarda estasiata, sono contenta di averti conosciuto, credimi, mi sembra impossibile sia vero. Le dico che è molto bella, che il suo corpo sin dall'inizio mi ha stuzzicato artisticamente e non solo, che vorrei disegnarla un po'. Subito inebriata dallo spumante, dal mio sguardo e dall'idea di posare per un pittore si alza, mi prende la mano e mi porta in camera. Comincia a togliersi la camicetta bianca, poi mi chiede di slacciarle il reggiseno, e mentre slaccio il reggiseno la mia mano sinistra lentamente scivola tra le gambe. La ragazza è infiammata, io pure, l'amplesso ha inizio. Mi sembra d'essere nel Paradiso, e in un dolce movimento ritmico mi sembra di planare carezzato dall'aria tiepida di un tardo pomeriggio estivo. Di libri non ne ho comprati, per contro ho iniziato a frequentare la rappresentante di cui ancora non conosco il nome, ma questo è solo un dettaglio. Sono solo, è sera, mi sento un po' triste. Penso al mio matrimonio fallito, a mio figlio in crisi, ad una arte che mi impegna in modo eccessivo, mentalmente. Ma tu non agitarti, tu sei la testimone di tutta la mia vita, che ti piaccia o no hai iniziato a leggere e adesso devi arrivare alla fine. Non fosti tu tempo addietro che mi illudesti in modo tale che ancora non riesco a riavermi dal duro colpo subito? Non fosti tu animale femminile a tentarmi con una mela? Viscido serpente avvelenato! E allora attorcigliati su te stessa, strangolati e muori, così come facesti morire centinaia di uomini ignari del tuo male, ammaliati com'erano dalla tua bellezza. Che la tua lingua che ha saputo succhiare tanto bene l'anima di noi uomini possa seccare pietrificandosi nei secoli, che il veleno da te cosparso sulla terra possa essere bevuto dai tuoi simili, di qualunque razza e sesso essi siano. Sta arrivando forse l'Arcangelo Gabriele? Forse siamo alla fine del mondo, meglio, così finisce questo patire una volta per tutte e addio. Ma ancora una volta, l'ultima, concediti pure a me, fammi ancora godere del tuo corpo assumendo tu, ancora una volta, l'aspetto di un angelo celeste. Io voglio adesso addormentarmi, chiudere dolcemente gli occhi e sognare di non riaprirli più.
Salvatore Romano, da "Appunti raccontati" Firenze 1999
July 9, 2008 07:46 AM
link | permalink | comments (38)