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Salvatore Romano

(Un notturnista del colore)

equilibriarte.org : Salvatore Romano : blog : 2008 : June

“L’AFFRONTO”

Disegno a china "In fila" venduto in Giappone, 1983














“ L’AFFRONTO ”



L’avanzar che tutto avvolge,

quando il battito diventa tumultuoso,

e il silenzio opprime,

accalcando il nervo

con la sua insolente freddezza,

mentre al di dietro della schiena

appare assiderando

– la mente ignaro d’esso,

l’ambiguo fenomeno lontano,

armato della stirpe e del suo pugnale,

che greve,

monta la groppa restandovi

come in attesa e d’un tratto,

quando ormai tesa all’estremo,

la lenza vuol cedere

ed il tatto deve scegliere

tra l’ustione e il refrigerio,

fine, come luce da uno spiraglio,

la lamentela sboccia, poi impedita,

come china o suono,

di frustar mandrie d’uomini

che rappresentammo.

Alessio Romano

“SOTTILE ECCEDENZA” (Ad un vicendevole amore)



Disegno a china 2007























“SOTTILE ECCEDENZA” (Ad un vicendevole amore)




Intimare di pensieri,

quando della casta il corpo modulato,

noncurante del calore effuso in altri,

si raffinava,

come un filo,

lasciandosi osservare,

dal sonno di quel debole codardo

che del fin vapore che saliva in cielo

Poteva, dormiente in vita inerte,

rifigurare innanzi all’attimo trascorso

come per fenomeni inconsueti e luminosi,

di quella danza che la virtù canzona

cedevoli movenze che ispiravano,

Nel mezzo del profondo silenzio,

a respirare per entrambi pregustando

il bel sapore rigenerante la forte mano tesa,

diroccatore dell’attimo che amalgama,

come il vento mesce le correnti,

le due vitali essenze

giunte al più stregato, vasto capolino.

Inutilmente la rossa, bella lingua irta, di fuoco,

veniva da Dio, promessa in quel luogo,

ove l’energia ad uso proprio terminava

come cera che si squaglia sulla terra.



Il terreno a volte uccide

Ed il cielo, osserva la morte

Il fiume, fluisce tra i due margini

Ed il fiume, ospitava la fiamma che offriva

lineamenti di bambina, non più acerba.



Ogni qualvolta il canto si cheta

chini, per non dissipare ci cechiamo

dinanzi a chi dissipa

e la febbre giunge da distanze oscure,

s’inerpica sulle fronti

e ivi, se le piace, pianta la sua ascia.


(Alessio Romano)

“L’ESSERE” (Ad un amico)

"Uffizi", disegno a matita 2003 (venduto)















“ L’ESSERE ” (Ad un amico)



Ramingo essere che da lontano ascende

le vette sfolgoranti ed eclatanti della gloria,

cui gode nell’errare tra castelli e paludose terre

ove mesti fumi cantano le anguste spoglie d’una ladra

o d’un Don Chiosciotte dagli enigmi soggiogato,

e le tenebre si nascondono come infanti al giuoco,

or guardinghe or silenti e tetre

intr’ad i prestanti e forti ed alti abeti

onde il suon d’una civetta monocorde si ripete,

per gli animi pavidi irti nella notte.



Divella l’essere romito le reminiscenze oniriche

di giorni ben vissuti e a ciò prospere fonti

dissetanti della truce e linda nostalgia

e delle crudel doglie o pioventi sofferenze,

e obnubila (l’essere) tendendo la mano priva d’arma

verso il reo vino dell’obblio,

esacerbando, ed esanimando, la mente d’un compagno

di tedio o di smunto diletto od ancora, di ruvido amore:

nell’esiguo arco dell’arida vita.



O anacoreta, (l’essere), in gioventù

che come magra carta viene arsa

da l’ignoti fuochi che la speme suol donare

E che si aggira, barcollante, come l’ubriaco,

in terre fascinose e sconosciute

vedendosi plasmato a nuova vita:

oberato d’ardui studi nel distante immaginare.

(Alessio Romano)

“FALLIMENTO”
























“FALLIMENTO”

Brucia l’incenso nella stanza,

poi un vento viene gelido sentore,

d’antichi giorni il loro buon’odore,

e poi l’odierna rimostranza.

Quand’ebbe l’uomo rinomanza,

quando ancor v’era il suo lindore,

quand’egli ancora di rossore

avea la gota pinta per usanza.

Ma il tempo è stolto: è già passato,

e l’uomo ha colto il frutto acerbo,

rossore che fatuo è diradato,

non più l’antico e nobil verbo

sol lui nel chiostro il van peccato,

senza più alcuno suo riserbo.

(Alessio Romano)

“PACE E GUERRA” di Alessio Romano

Disegno a china puntinato 1998, rubatomi da un critico d'arte!








“PACE E GUERRA”


Chi nel mondo ora abbatte e disserra,
poi chi cura nel cuore di bontà face:
per i primi v’è solo la guerra,
e per gli altri risplende la pace.
V’è chi i primi ora abbatte e disserra,
v’è chi agli altri da in fuco la face:
per quegli altri risplende la pace,
per i primi accontenta la guerra.
V’è poi chi niuno abbatte e disserra
chi a nessuno vuol spegner la face:
per codesto v’è sempre la guerra
pur se questi ora agogna la pace.
Quindi forza ora abbatti e disserra
di quegli altri la lor truce face
e combatti a pien mani la guerra,
per avere poi su fine la pace.

(Alessio Romano)

Da un bravissimo disegnatore palermitano

Il mio amico Spitalieri alla finestra, 1980





























Da un ex collega e amico dell’Accademia di Belle Arti di Palermo

Carissimo Salvo come stai?, spero che tutto vada bene . Qui tutto scorre
"Panta Rei" scorre e sono contento lo stesso. Vorrei tanto che tu fossi
felice, mi dispiace caro amico sentirti ancora triste. A volte penso: ora
Salvo mi scrive o si fa sentire e mi dice << tutto a posto >> , le cose si
vanno mettendo nel migliore dei modi. Vorrei condividere con te gioia con
empatia ti penso. Ha tanto che non ci vediamo , siamo un po' cambiati, sia
dentro che fuori. A me la vecchiaia non fa paura, anzi sono contento di
invecchiare cerco di non pensare al passato e neanche al futuro. VOGLIO
VIVERE IL PRESENTE. La penso come i Buddisti "Carpe Diem". Si VIVO ALLA
GIORNATA, ma cosa dovrei fare ? Non ho alternative è questa la vita, io
ringrazio il cielo che posso vedere, che posso disegnare, che posso
parlare e che posso scrivere

Salvo Nunzio Spitalieri - Palermo 3 maggio 2008

di Alessio Romano “PACE”

“PACE”


Su fragile espressione di fanciulla
la pace è venuta, ora è desta:
ogni alma ora veglia non mesta
e il silenzio del mondo ci culla.
Tu che ebbro ora leggi il mio verso!:
non tremare d’invidia alla face
non guardare ora al bello ora al brutto:
siamo uguali ed ognuno è diverso!
Nel cantuccio ora alena la pace
che nel mondo ora è niente ora è tutto.
Forza, su! Ora posa quel vino,
che la vita non è una chimera:
che ti trovi a riposo la sera
e che in forze ti trovi il mattino!.
Su dai, posa la calda bevanda,
che già suona e risuona la banda!.
Se te accanto sta un brutto od un bello:
non pensar!: Egli è solo un fratello.




Ritratto a china di Alessio Romano, 2006

“TERRORE DA UBRIACO” di Alessio Romano

“TERRORE DA UBRIACO”


Briaco sono e non mi pento,
‘l sangue score fresco ne le vene,
è musica verace quel ch’io sento,
di pazzo ritmo le membra mie son piene.

Silente e quatta la mia belva s’avvicina,
lo scoramento abbatte le mie mura…:
<< Quanti anni hai? >> - << Una ventina >>…
<< Ed a vent’anni hai già paura >>.

<< Paur di cosa? >>
<< Paur di tutto, de la gente,
de la carne, d’una sposa,
d’un esiguo movimento
che la gente penitente,
(guarda tremat’il mento)
- produce intorno a te…
…Paur di me? >>

<< Ohi di te chi? E per cosa? Quando?
Cosa sei, ove vieni,
ove vai? Io adesso ti dimando
cosa sei: cosa sei? >>
<< Perché peni?
Tu vuoi far gli affari miei!…
Io ci sono e non sparisco,
sono esente: mai perisco >>.

(Alessio Romano)

“PACE NEL SUO PAESELLO”

"Capelli al vento", disegno a china proprietà l'amico caro Antonio Boffa.





“PACE NEL SUO PAESELLO”


Splendente la rinuncia pronuncia la frase declamata:
proviene da bimba che respira in abiti squallidi.
La plebe l’ascolta: volti ignari, perentori, pallidi:
trascorre in tal modo in piazza la lunga giornata.
Viene il temporale, ed una vecchia si discopre fata
agli occhi tremolanti infissi su volti di sudore madidi:
vi son coloro che stupefatti arguiscono, poi vi son laidi
che com se la guerra non fosse bastata
invidi scrutano bavosi il ritorno dell’ausello che vola:
viene segnato il tramonto di qualcosa, come l’alba d’un’altra,
e il campo fiorisce agli sguardi increduli della plebe,
v’è chi piange al veder tanta gioia – titilla una viola –
e la vecchia sul palco ora fata si mostra tutt’altro che scaltra:
la Pace è tornata, e il sole, vige non meno che a Tebe
nel picciol paesino dai guasti ornamenti invecchiati dall’ora:
scorre per la strada il vino dell’oblio, che in ogni cuor dimora.

(Alessio Romano)

“PACE” di Alessio Romano

Foto scattata ieri




























“PACE”


O pace! Degna e veritiera tu corri pel mondo!
Giustizia china la sua testa verso il tuo palmo
e carezzar si lascia ancora in fasce.
Sgozzato, o guerra, hai pel mondo molti giovani
hai inciso sui cuori tristizia che desolata
ha volto il suo capo verso il tremendo orrore!
Ma un ausello ora vola pei campi e sverna in primavera!
La pace fiorisce splendida tra grano dorato
e betulle ora nate sul fragile campo di verde
respirano l’aria frizzante che porta in sé olezzo.
Briaco il contadino miete sino a sera
e la requie permane briosa nell’antico silenzio.
Mille volti e mille voci diverse hanno visto la luce
e un amplesso ha colto ognuno in un unico luogo.
Pace, vibra ancora la tua desirata lira pel mondo
e fai del moro egual spirto compreso che in biondo.
(ALESSIO ROMANO)

“LA PACE RILUCE”

“LA PACE RILUCE”


Canuto mi vidi in cristallo:
sgomento la mia faccia strana
guardava dal fragile vetro:
scrutava col suo nobil metro,
carpiva, guardava soprana,
se fosse o non fosse in suo fallo.
D’un tratto la luce pia e bionda
risorse nel cielo ora frale,
l’ausello spiegò le sue ali,
e dissi tra me veritiero:
“La pace o gran degno pensiero,
che faccia di noi tutti uguali”.
Allora anche il mirabil strale
su faccia pel vin rubiconda
intinse di sua debil luce,
ché ora nel cuore, la pace riluce.

(Alessio Romano)

Rammarico per l'autodisattivazione di Magda Carella

La collega Magda Carella ieri è stata violentemente attaccata da Francesco Dau e Rodolfo Cubeta nel blog di Barbara Karwowska. Sono molto dispiaciuto di questo, per l'ennesima volta un artista viene attaccato e senza ricevere solidarietà dagli altri.
L'abbiamo lasciata andar via senza reagire e se conosco bene Magda questa è una decisione senza ritorno alcuno. Mi dispiace tutto ciò, Magda è un'artista valida, preparata, seria. Questa storia di Muses sin dall'inizio ha creato discussioni enormi e mi chiedo come mai i responsabili di questo sito non abbiano preso una posizione ben precisa, in fondo l'iniziativa è partita da componenti di Equilibri e le discussioni, anche violente, sono avvenute su questo sito. Mi spiego: se io so per certo che un individuo è un delinquente non lo faccio entrare a casa mia. Se già è dentro casa lo scaravento dalla finestra. Se voglio essere piu' diplomatico lo invito a misurare i termini.
Questa iniziativa di Muses ha scatenato la reazione di Barbara Karwooska, di Aniello Scotto, di Salvatore Romano, di Magda Carella, si sono inventato tutto?
Le opere della cara Magda mancheranno, spero che qualcuno si senta in colpa.
Un bacione Magda, da Salvatore

“LA BESTIA” di Alessio Romano




Angelo n. 2 , china 1993











“LA BESTIA”


D’ineffabil guardo,
come l’acqua lo scoglio erode,
essa leniva le pene,
e a nessuna dimanda portava,
e nessuna dimanda formulava.
D’ineffabil guardo creatrice
mi donava ‘l sublime
e pacifico ristoro de l’alma.
“Bestia” la chiamano,
se dir si vuol gentile,
pudica e casta,
tal creatura.
(Alessio Romano)

"UN FIORE MORTO" di Alessio Romano

Salvatore Romano, disegno a matita "la mia amica Nicoletta", 2004





























"UN FIORE MORTO"


Come in cristallo lo strale traluce

il suo guardo in me ravviva e risplende

medesmo motivo in cui ausello fende

le ali sue in cielo ove splende luce:

tutto ‘l sembiante de l’altro riduce

a commozione e il cuor vi si arrende:

come un motivo che in cuore discende

poi in tutte le vene, e se stesso adduce.

Quando rimembra il motivo esemplare,

un fiore che colto avea tanto pianto,

strappato da madre e dato alle fiamme,

titilla suo spirto se andare o se stare

e vien tutto a un tratto coperto dal manto:

discende su bara, distante da brame

e un anelito lascia cadere su gl’occhi:

<< Pur non più essendo, tu spesso mi tocchi >>

viene da dirgli, e pur non puoi dire,

continua essendo, il muto disire.

(Alessio Romano)

“A TE” (Ad una giovine donna) di Alessio Romano

















“A TE” (Ad una giovine donna)


E così, fiore che sboccia,
ti ritrovai tra li pensieri
bella come la cascata,
dolce nutrimento scevro di malizia
e nuda come la valle, sì tanto modulata,
creatura del cielo e rondine aggraziata.
Nuda con il tuo rosa, timidezza,
mite universo nei tuoi occhi riflettea.
Ti colsi e mi accogliesti,
cruda come il dolce silenzio,
che tanto assimilata al sogno inganni,
dolce acqua, regina dei bei frutti,
fatale accadimento che abbatte
il cuore con reminiscenze;
stormo d’olezzo, marea di vino,
Tu che in oblio mi abbandonasti!
Oh, regali foglie da cui discoprirmi
non più mi è concesso!
Permani indivisibile avvolta in vesti del passato…
- Dove sei? Non ti vedo! – Oh sciocco, balordo!.
Inutile mi tramutasti, or che mi ti offrivi,
E voleati darmi intieramente, esaurendomi.

(Alessio Romano)

“I TRE AMICI” di Alessio Romano

“I TRE AMICI”


Avevo tre amici:
uno si sdebitava,
l’altro si appoggiava
alle mie spalle instabili
per dirsi stabile,
e l’ultimo,
smise di sdebitarsi
e di appoggiarsi,
e se ne andò.


(Alessio Romano)

"Tratto da 'Rime'" di Alessio Romano






































"Tratto da 'Rime'"


Il vento fruscia ancora tra 'l verde

e fili d'erba assai gentili

ove il guardar si perde

si chinano l'un dopo l'altro

or taciti ed or vili

-oh inusitata sinfonia-

Or l'un giocondo e l'uno scaltro



si fermano silenti ed odono,

rispetto, il vento accommiatarsi,

e fermi, come per dono,

sul suol vacanti sparsi,



ancor lasciarsi vogliono ammirare,

di tra l'augel che sverna

e 'l sol che il cielo impera.

Di poi, cautela, riguardare,

la magra e ossuta magro scarna

che si offre a te sincera.



Non con il cuor che duole,

occhi malati e viso bianco,

si può osservar di luce il sole

che regna forte e franco?



Il ramoscel si china a destra,

il dardo infila il suo spunzone,

e 'l soffio che tra lì s'incastra,

come un uom ne la prigione,

or languisce, sconsolato,


del suo destin, mutato poco,

e fugge lesto, forte e deciso,

com da li fornelli il cuoco,

assai ammirato, non inviso,



verso il ciel libero e quieto,

e com frusciare de le onde,

allor le chiome dei giganti,

come per giuoco mai consueto,

tra nuvol bigie e rubiconde,

scalciano e vive e spasimanti.

(Alessio Romano

“MUTAMENTI” di Alessio Romano

“MUTAMENTI”


Quanti morti vidi
fluire col fiume,
e la scopa de la corrente
seco li trainava.

Un giorno in cui
non esistevo (creder mi piace)
s’udiva lo svernar
di melodiosi augelli.

(Alessio Romano)

“OMBRA” di Alessio Romano

“OMBRA”

Ombra fui,
nell’aprica mia plaga.

(Alessio Romano)

“RIVIVO”

Ho trovato accantonate dieci xilografie di una ventina di anni fa. Le voglio mettere, una al giorno nel mio blog, senza pretesa alcuna, sono giochi, esercitazioni, voglia di divertirmi con materiali e tecniche diversi dallo stancante puntinato!

























“RIVIVO”


Si, rivivo.
Empir lo mar di navi,
non più m’è caro,
quando le onde
lo empiono da sole.

(Alessio Romano)

“GIORNO FELICE” Di Alessio Romano



















“GIORNO FELICE”


Un gioioso sorriso
ed il cuore che batte.

Una corsa nell’aula e
Ridendo,
si giuoca e si scherza
pronti a smentire,
all’ira propensi.

Giorno felice, singolare
è oggi,
oggi in cui rammento
quel giorno felice.

(Alessio Romano)

“A CHI CIO’ NON HA”

“A CHI CIO’ NON HA”


Dalla vera allegria
d’innumerevoli persone,
perdutamente offeso.
Melanconico e solo,
io mi consolo,
con l’esigua convinzione
d’essere qualcuno,
nel forsennato universo.


(Alessio Romano)


Disegno a china lineare, 50X70 1998

“IL TICCHETTIO DELL’OROLOGIO”

“IL TICCHETTIO DELL’OROLOGIO”


Il sole è alto, forte,
il cielo nitido, come il ricordo,
la bramosia del mare accresce,
la morte si allontana in un istante,
la voce di una donna sale, come vapore,
il gallo canta,
l’uccello avverte,
il ticchettio dell’orologio,
il gallo canta,
l’uccello avverte,
il ticchettio dell’orologio.

(Alessio Romano)










Disegno a china 1980

“MARE” di alessio Romano

































“MARE”


Fresco il vento soffiava
su la pelle inumidita
e placido, diradava
del sole l’arsura.
Il fruscio delle onde
giuocava al silenzio
e niuna voce acclamava
lasciva l’oziare nel tempo.
Bambini, signori,
è questa la vita.
Lontano orizzonte
nel cielo spezzato
e chimera –io t’odo-
spogliarti nel mare,
tu, onda,
che sei una chimera.

Mite il vento alitava
su la pelle da l’acqua
bagnata;
granuli d’oro splendenti nel sole
e distesi vacanti
su cui l’arpa de l’animo
anelante respira.

(Alessio Romano)

“L’IMBELLE GIOVINETTO” di Alessio Romano

































“L’IMBELLE GIOVINETTO”





Nell’imberbe volto

dell’imbelle giovinetto,

‘i lessi, adombrata,

lira rassegnata al castigo.



"Qual fio ti dona tanta

scabbia, giovinetto?"



"Io da sempre sono

inetto: non ti maravigliar:

io sempre sono pronto

‘l vero a negar.

Sono furbo e insieme tonto"



Ma flebil guardo

egli ascondeva,

serrata la bocca,

‘l suo far ne diceva.


(Alessio Romano)

COSI’

COSI’





All’alba un novello giorno è nato:

triste e bruna forza adusa

ha pinto del colore della musa

il suo sogno naufragato:

giunge il vento nell’alberato

viale, foglie dall’astrusa

tinta vengono all’alena fusa:

movono, strato per strato.

Cinge d’un calore d’aureo tempo

il sole ogni pio vivente e forma,

ed il vento abbaia come in sogno,

giunge acuto, fulmineo, un lampo

a destar nel fango un’orma,

e tutto spirto vien, pel bisogno;

ogni pio vivente è desto,

e all’alenar d’altrui sen fugge lesto.


(Alessio Romano)

“SPECIALE ESSERE VIVENTE”

“SPECIALE ESSERE VIVENTE”


Nell’alcova
fossa divenuta
fu rinchiuso.
Egli vi rimase
molti anni
e languente
o iroso, a noi
rimase il dubbio.
Un giorno
della verità
l’ascia affilata
recidendo cadde
con clamore folle
la Repubblica.
La porta dell’alcova
fossa diventata
venne,
con fragore sordo,
spalancata.
Era lì,
ancora vivo…
Avanzando si affacciò,
con gli occhi
della vita speranzosi
e dal sole illuminati
(le sue pupille
impallidivano)
ma poi,
remissivo e curvo
si voltò,
e in una nicchia
si distese.

Alessio Romano

“ESIGUO ACCENNO, D’UN AMORE”


















“ESIGUO ACCENNO, D’UN AMORE”


Piacevami guardarti
nuda e magra, nel tuo mar di vanità;
danzavan grandi spirti nei tuoi occhi,
ove lesta ardevi,
l’esimia verità
che di voi donne vuol tacere;
oppressa, celata e defraudata,
stordita da quel sordido piacere…
Quanto ridevi, perfida, vedendoti anelata
Quant’io, buricco, ingenuo infante,
mi spersi soggiogato nella dolce bramosia.
- Realità m’è una parvenza, annego nell’oblio-
Ed or che m’alzo ed erro in quell’istante,
non più m’inganno su chi davver fui io:
E l’amore tuo, rammento, com’una fievole utopia.

alessio romano

Un pensiero di Tiziana Aliffi

Un caro regalo di Tiziana Aliffi che ho ricevuto ieri. Che mi ha emozionato, la ringrazio con tutto il cuore.
Salvatore

“IL GRIDO IMPROVVISO DI UN UOMO” di Alessio Romano

“IL GRIDO IMPROVVISO DI UN UOMO”


Il grido improvviso di un uomo
-No, sono io che per tutto questo
tempo non ho amato?
Cosa ho creduto allora?-.
L’orologio batte le tre.
Singulti giungono da
distanze occulte
Ed il suono di affannati respiri
mi desta. Trabocco dal sonno.
Mi osservo intorno.
La luna schiarisce la stanza
E vaghe semi ombre
‘l guardo vogliono ingannare.
-Signore, non abbandonarmi mai più-.
Attendo risposte ma l’eco
de la richiesta rimbomba
in me stesso.
Fragranti piaceri
la vita reclama
e ‘l sognare abrogato
risplende come ne l’acqua.
Ne l’acqua…
L’acqua in cui annegar
m’è piaciuto sin
quando al contemplarne
l’oscuro riflesso
non ne frisai col mio volto
la gelida inconsistenza.

(Alessio Romano)


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