(Un notturnista del colore)
Saturday July 5, 2008
" Paura", disegno a china 1983
"MOMENTO"
Quel volto assomigliava a quello di qualcuno che avevo già visto. Ne ero certo. Quel dipinto non soltanto mi aveva fortemente impressionato, ma mi aveva anche colpito. Andai da un fioraio, comprai dei fiori e quando giunsi a casa ed entrai, posi il vaso con l’acqua sul tavolo, dove un dardo giaceva dissoluto, ed un fiore di quelli del mazzo lievemente curvo, andava frisandolo. Così, tutto ad un tratto, ebbi un vuoto nel cuore, ed ansante camminai per la stanza. Un vento venne a scompigliarmi i capelli. Guardai il quadro ch’era appeso alla parete, un volto di donna indemoniata, che sogghignava. Il sole tramontava, lo vedevo fuori dalla picciola finestra, e non avrei voluto dipingerlo. Le dita affusolate del tramonto andavano purpuree, arancioni, rosé, pel cielo azzurro, celeste e blu, ove la luna e il sole in duello si canzonavano l’una da un lato, l’altro dall’altro. Non potei trattenermi, non volli più, di scatto aprii il cassetto del tavolino, presi due fogli e una penna, ed iniziai ascrivere.
Cara, dolce amica mia, quanti giorni!. Quante ore ho trascorso senza te, ed il tempo è volato leggero, come un ausello. Umori distinti si alternano nel mio animo, sconvolgenti davvero e vari. Ora un’ombra sinistra tenta di coprirmi con la sua mole, ora prorompente una dardo di sole fulmina l’ombra – essa tituba uno solo istante – e infin scompare. Cara amica, un giorno ti dedicai una canzone, e quel giorno è ancora vivo, batte debolmente. Ricordo con dolcezza i tempi in cui avevamo rotto: allora io non ero altro che timore, timore dato dall’ingiustizia che l’infrangersi del momento avrebbe plasmato. Ma sarei stato io stesso colui che avrebbe infranto il momento, non il fiore si recide da solo, si piega solamente. Domande banali potrei farti – ho disprezzato per molto tempo la virtù scambiandola per vizio – ma insomma: Che fai? Ami ancora? Ancora vai nella tua giungla a respirare nuovi odori, nuove essenze cogliere, senza mai uccidere?. Oh, oh!. Che dolcezza questo vento che mi accarezza, ho ricordato questo giorno la dolcezza nel ricordo, la vita che un dì scorreva nelle vene, no, mai l’uomo è duro, tutto è apparenza. Ho dinnanzi a me un bicchiere di vino: è rosso ed agre. Colore! Oh, che colore!. E’ proprio vero, le cose belle giungono per caso. Un giorno morirò, mio dolce fiore, e ricordarti sarà il mio più bel giorno, il minuto prima ch’io morirò. Credenze, di cui l’uomo è fatto. Dopo aver riposto tutta la speme in un sogno, mi sono volto, col solo scorno. Pietà! Pietà di me!. Sono solo un uomo, e niente altro. Chi mi ricorderà un giorno? Chi? – Io mi domando. Sono vano, vano come il tempo. Addio, tesoro, addio!.
Riposi la penna nel tavolino, il foglio accartocciai, guardai fuori: era già buio, mi addormentai.
(Alessio Romano)
July 5, 2008 08:02 AM [edited: July 5, 2008 11:55 AM]
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