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Nunzia Cosenza's blog

equilibriarte.org : Nunzia Cosenza : blog : Fanculo tenerezza

Fanculo tenerezza

Io odio sentirmi dire che faccio Tenerezza!
Preferirei sentirmi dire :"Fai pena!"
Piuttosto che la stupida, eufemistica parola "Tenerezza"
Io non sono un pelouche o un cucciolo! Sono una iena e peggio anche!
E se sembro triste e lamentosa non leggetimi, perché non sono obbligata a mettere a piè di poesia la mia autobiografia per spiegare i motivi della mia tristezza! C'è chi dipinge per curare la sua anima, io scrivo!

E sinceramente ho le spalle e anche le palle più grandi di quanto possa sembrare per vedermela da sola con Dio!

Spesso ci vuol più coraggio a mostrarsi senza compromessi, con le proprie debolezze che ad indossare una maschera di forza!

Buonagiornata

Dove si ferma Dio
inizia la mia ragione
e scende nell'abisso
dove anche il mare teme di specchiarsi
conosco la Sua voce
che taglia ogni consenso
è sirena dal nome Poesia
giù nell'oblio per risalire
alla solitudine di uno sbaglio
mangiando amore e nutrendo sogni
laddove ho scavato il mio fosso
bevendo amara terra concimata di lacrima
non ha mai dimenticato
di spuntare un fiore
con cui ho fatto ghirlanda dei miei giorni

comments

Antonella Iurilli Duhamel 05/23/2008 08:03 AM
Ben detto, non sei un orsacchiotto di peluche,
da spupazzare e poi colmare dipolvere,
Non sei neanche un'aspirina
non togli il mal di testa a chi non ha neanche
la forza di smoccolarsi.
Non sei una velina pesi ancora qualcosa
La tua anima non è di plastica
chiunque vorrà fartela si scioglierà come neve al sole.

e anche se a volte sembri un cucciolo sei sempre una donna che corre con i lupi.

Felice Giancaspro self deleted member 05/23/2008 08:20 AM
approvo il titolo del testo e il suo chiarimento. Con altre parole te lo dicevo prima. ciao felice
Maria Rosaria D'Alessandro 05/23/2008 08:24 AM
BRAVA!!!!!!!Condivido..sia l'esternazione che le parole della poesia.Un bacio
Lorenzo Basile 05/23/2008 08:29 AM
Nessuno penso abbia mai pensato a te come ad un orsacchiotto di peluche....sei una persona e a tutte le persone capita di soffrire, amare, essere soli......
Giovanni Tarlao 05/23/2008 09:33 AM
Ciao Nunzia, anch'io concordo di quello che hai detto,la vita è fatta di alti e bassi e alle volte capita di sofrire.
Giovanni!
->. >. >. -Experada -<. <. <. - 05/23/2008 09:39 AM
Premesso che non mi fai tenerezza , pena, e non vedo per quale motivo dovresti farmene, ti dico che adoro i tuoi versi perché si coglie lo spessore della tua anima...Ciao!
Annalisa Scornavacche 05/23/2008 10:12 AM
Fa' bene a volte incazzarsi!!!
a me serve per reagire ai problemi...

#u# - Umberto Arosio 05/23/2008 10:20 AM
e che cazzo


così si fa!
Brunella Neri 05/23/2008 10:22 AM
Grande Nunzia..
Giovanni Lo Curto 05/23/2008 10:39 AM
Un artista, deve avere un rapporto sincero e aperto con la vita e le relazioni con essa.
La vita si gioca su questo tema ed il rispetto più o meno palese, vi si incardina, con i chiodi della coerenza ed il martellare della costanza.
Dolce Nunzia, ti abbraccio e per far sorridere la mente in comunione col cuore:

A chioccia o a gallina è mejo quanno fa coccodè.
Ognun de voi, s’entèroga più ch’impaturniato cò la moje,
sur fatto, che da pè prima, foss’esistito l’ovo, ma senza doje.
Non tutti l’ommini, vedeno a chioccia à madre der purcino,
arcuni, come le donne a vedeno, cor cervello più cche fino.
Così, da sbragato, colli gommiti piazzati sù ‘n tavolo nero
se fionnò Ombra, su i due affianco, come ‘nò sparviero.
La scena, pòi capì, se svorgeva ar Tiburtino, quello terzo
Indove a vivece ner primo doppoguera n’era ‘no scherzo.
Lì, dù vecchi amici, seduti; n’ picchio de vino né le mani,
all’osteria d’Angelino, còi pensieri volaveno ben lontani.
Le moji der Zanzara e der Buscìa, ar mercato, qu’à matina,
aveveno questionato, sì prima era nato l’ovo o la gallina.
Si quella è nata prima, in testa cià d’avè un ber cervello,
si invece esce dall’ovo, ghietro, c’è tutto ‘n gran bordello.
Annate appranzo, alli mariti loro, er fatto com’era capitato,
pè filo e pè segno, dopp’er caffè, aveveno ben ariccontato;
così ner pomeriggio, lli dù compari se so mess’aqquestionà.
Er fatto era, che come tant’antri nun c’aveveno da lavorà.
E l’osterie e li bar, dell’omo comune, ereno er purgatorio,
ché quelli, mic’annaveno a cantà messa, ar San Gregorio.
Amichi mia, fa Ombra, er Bon Signore fece con un grido
tera luna e sole, poi er giorno cò la notte arzanno ‘n dito;
Adamo, fece, ma prima li pesci, l’ucelli e tutti l’animali;
e nun fece distinzioni! tutti averebbero vissuto com’eguali.
Se guardò ‘n giro e ner riposasse fece: questo sì me piace;
Creò così à donna, ma da quer giorno ‘n ce fu più la pace.
E sì, fece Ombra, perché Eva quella nostra antica ava,
a tutte le femmine dell’animali la malizia j’enzegnava.
Er Zanzara, ‘nzzzgola ar Buscia: ma Ombra che vvò dìi?
E mò ciò spiegherà, nun lo vedi? se n’è vvenuto aqquì!
La femmina, o sapete è ingorda assai, dìmo da fa paura
A noi, c’ha ‘nzegnato li sette vizzi capitali; e cò qquanta cura.
Noè, ‘na vorta, der monno, riunì né l’arca, tutti l’animali,
tojenno a tutti, li zibbedei, ‘n voleva che sortissero li mali.
Tornati su la terraferma, ar cervo fece: questi so li tua,
te li rimetto, come ar conijo, ar grillo e ar serpente boa.
A tutti l’animali, er sesso je mostrava addimannanno,
annamo, fative sotto, e, sbrigative, sinnò ve ce manno.
N’ereno rimasti pochi: li più grossi quelli dell’elefante,
e quelli der gallo cedrone che ‘n se vedevano pè gnente.
Er bestione, se vergognava, la robba era troppo grossa
e a gallina ar gallo: Aòh! dì che sò li tua, sinnò te rompo l’ossa.
De botto, n’escremento, ammollato da ‘n ber piccione,
venne giù sur Zanzara, finennoje proprio sur capoccione.
Na parte se staccò, tutta nera e puro un po’ molliccia,
schizzanno proprio sotto l’occhio der Buscìa, su la ciccia.
Li due ‘ncominciorno a porconà tutt’er monno intero
e Ombra, pè quanto rideva se faceva sempre ppiù nero.
Amichi mia, penzate un po' che c’avevate, sì ar bon Noè
er gallo, avesse risposto ar chiede, quàa robba de chi è?.
Perciò nun date retta solo a quer che dicheno le galline,
aricordative puro, a cché serveno, quanno che sò carine,
pè natura, dorci, bell’e care. Però, sò puro chiocce; se sà
e voi mettetevece ‘n po’ cor buzzo bono a fajelo aricordà.
Tante società, così, potrebbero cambià la faccia della tera,
forse er monno, saresse un po’ ppiù bono e senza guera!


Giovanni Lo Curto,


Carla Colombo 05/23/2008 10:48 AM
Nunzia,
boh...io non ti ho mai vista "con tenerezza" e neppure mi "fai pena". Se hai ritenuto opportuno specificarlo vuol dire che qualcuno lo ha fatto.
Cerca solo di scrivere, noi godiamo delle tue poesie, e tutto il resto, penso e credimi, non frega niente a nessuno.
Scusa la mia franchezza (ed ora mi inemicizzo qualcuno).
ciaooo

Nunzia Cosenza 05/23/2008 11:03 AM
grazie cara:)
fan bene anche i monologo sfogo
e forse il mio è anche un invito
ad essere più se stessi e meno maschere
Nunzia Cosenza 05/23/2008 11:03 AM
Grazie Giovanni:)
Lubiart 05/23/2008 12:03 PM
qs tuo scritto mi da una mano in qs momento particolare della mia vita in cui mi sento abbandonata...........
Rodolfo Cubeta 05/24/2008 12:51 AM
coriacea ragazza :-) you're great!!! ;-)
Giovanni Fortunato 05/24/2008 11:28 AM
e per la miseria!!! vediamo di mettere i puntini sulle i !!!!!!!
Giovanna Bellini 05/24/2008 12:48 PM
AIUTO Nunzia!!! e io che ho detto in un altro tuo blog che un tuo pensiero mi induceva "tenerezza"!!!
allora sarà meglio spiegarsi...
prima di tutto fare tenrezza non mi sembra una cosa così deprecabile...indurre tenerezza significa, secondo ciò che volevo dire, trasmettere la sensibilità che si ha dentro, e questo non è certo motivo di indurre sentimento di pena negli altri, anzi. Sono perfettamente d accordo con te nel affermare che chi si espone in prima persona, chi esprime il proprio sentire, anche se esprime in quel momento sentimenti forti collegati a difficoltà del vivere o semplicemente alla vita non è altro che più forte di chi, pur provandoli, non ha il coraggio di esternarli.
alla fine è più forte chi non ha paura della propria paura, e questo è proprio uno dei punti cardine del mio libro ra l'altro...
ma proprio per questo chi se ne frega alla fine di dover sembrare forti per forza. io dico viva la "tenerezza" anche, quando è sinonimo di "sensibilità".
esprimere concentti che toccano l'anima e che spesso raccontano di situazioni meditative e talora malinconiche o di vera tristezza non lo giudico "lamentoso", in particolare se fatto con maetsria letteraria come la tua...ci sarà sicuramente chi però la pensa così...è successo e continua a succedere nei commenti anche dei miei racconti...ma io credo che sia spesso il giudizio del superficiale, di colui che legge "tenerezze" ma non le capisce, che legge la passione per la vita e la meditazione su grandi temi della vita stessa ma non la comprende poiché forse non la prova.
Comunque Nunzia l "tenerezza" che (mi dispiace) continuo a vedere in te è un tuo punto di forza, e il mio era un vero apprezzamento.
La "pena" lascia pure che qualcuno la provi, vuol dire che non ha capito nulla.

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