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Nunzia Cosenza's blog

equilibriarte.org : Nunzia Cosenza : blog : category: Minestrone

Tika tuka e e..la soliat leoparda

Ricordo d'amore
Dove la lingua
biforca in sentimento e ragione
si cela la serpe velenosa dell’amore
vestita del pensiero dei tuoi giorni

Gelata dal fuoco di passione
e corrotta dal tempo
scorre come acqua che brucia
le dighe di ogni battito

Freme il passo dell’anima
che al cielo porge i torridi seni
per allattare di scirocco
i vagiti delle stelle
che dall’Universo scivolano
invocando il desiderio del tuo nome
e suda dalle asciutte dita
il ricordo della bocca amata

La crisi - Quale Natale?

nasce come una canzone , ma è troppo lunga e poi non so suonar et cantar

Mi chiamo Peppino Russo dal meridione
da quando la mia ditta ha chiuso
essendo un po’ stagionato
ho dovuto accettare il primo lavoro
che mi è capitato
lavoro 12 ore al giorno sottopagato
ed il lunario non è sempre sbarcato
coro: dottore la prego sto male
dottore la prego mi faccia un iniezione
un iniezione di euro

con mille euro devo dar da mangiare
a mia moglie ai due figli
ed al mio povero cane
ieri ho sentito quella ricca signora
che ha sei cellulari e la griffe sui maglioncini
lamentarsi per la crisi
ché a Capodanno non potrà stare
sull’atollo in bikini e la badante per i barboncini
coro: dottore la prego sto male
dottore la prego mi faccia un iniezione
un iniezione di euro

Mio caro cavaliere lo vuole lei spiegare
al mio piccolo Michele
che se per Natale gli compro la playstation
il cenone di capodanno lo può dimenticare
è da settembre che non son pagato
e il mio conto corrente è tutto prosciugato
se non faccio sei al super enalotto
o mi rivolgo all’usuraio
o altrimenti faccio un botto
che a tavola non posso portare sole mare
per mangiare assieme al prosciutto cotto
coro: dottore la prego sto male
dottore la prego mi faccia un iniezione
un iniezione di euro

Mi chiamo Mario Rossi del settentrione
Io e i mie compagni di fabbrica
Siam da 2 mesi in cassa integrazione
tra la nebbia, il freddo e le gelate
resto a casa ogni sera a pensar
come pagare i conti delle prossime giornate
ed a natale mio cavaliere caro
per il cenone solo con pane , amore e fantasia pavrò come portate
oppure faccio come il nonno e la nonna
che abitano al quinto piano
che ogni giorno mano nella mano
vanno alla caritas a pranzare
coro: dottore la prego sto male
dottore la prego mi faccia un iniezione
un iniezione di euro

Siamo Laura e Simone laureati
da 20 anni siam fidanzati
ma non ci possiamo sposare
perché a due precari il mutuo non si può fare
gli affitti son alti ed il lavoro c’è e non c’è
il massimo del lusso per noi è
dei biscotti di pasticceria e una tazza di thè
coro: dottore la prego sto male
dottore la prego mi faccia un iniezione
un iniezione di euro

Ho sentito che Pasquale
Meridionale emigrato
Dopo esser stato licenziato
da anni era ormai disoccupato
da quando suo padre è morto
e la pensione non c’è più
stava sempre seduto sulle scale della chiesa
a chieder l’elemosina con la dignità di un Siù
Ed ieri mi han detto che lo han trovato congelato
Con in mano un pezzo di pane sporco già mangiucchiato
lo ha scorto un signore di un lussuoso residence del vicinato
Che era andato a dar da mangiare ai gatti
il salmone che gli era avanzato
Povero Pasquale!Cercava un boccone da mandare giù
Ma il freddo lo ha consegnato alle mani del buon Gesù
coro: dottore la prego sto male
dottore la prego mi faccia un iniezione
un iniezione di euro

E allora sai che ti dico oggi penso alla salute
E per non sentir parlar di crisi non ascolterò le solite news scadute
Domani si vedrà
che con un paio di scarpe vecchie
pane con cipolla e un bicchier di vino
si può tirar avanti ancor un altro pochino
coro: dottore la prego sto male
dottore la prego mi faccia un iniezione
un iniezione di euro

Invernal

Scendono fiori di nuvole
fiocchi d'ovatta
diventan lampi
che brillano
come comete
e sulla bocca dei tuoni
urla il disappunto degli angeli
e piove sulla città
lavata di grigio



Nella foto la mia parte di stanza, il lettino non si vede era sfatto

today

Oggi c'ho un ansia
che se lo stomaco annodandosi
non mi impicca l'anima
è già tanto
mi sento un po' drago
un po' giustiziere della notte
un po' coniglio
e un po' leone
.
E c'è una fila di gente cui vorrei staccare le orecchie a morsi.
amen

sens

La vera maturità si raggiunge quando si comprende che le voci altrui sono inutili, poiché le bugie possiamo dirle a noi stessi anche da soli…..

Dietro le quinte l’aria è irreale, la luce crepuscolare dei fari dona all’ambiente un riflesso denso –ambrato. Dalla volta della sala si affacciano, tra scogli ed un magnifico mare verde-acqua, flessuose sirene. Ritirato in un angolo, sotto gli occhi di tutti, un uomo, avvolto nel suo impeccabile frac, sta facendo l’amore . Stringe la sua nuda compagna e l’accarezza declinando tutte le sue corde, ne segue le curve con devozione, lei risponde con un suono che sembra un pianto di gratitudine. L’uomo sistema il suo papillon e ripone la sua compagna, con la delicatezza d’un amante devoto, dentro una custodia di pelle nere: riprenderà dopo a suonar la sua viola.
Tra il morbido dei ricci, come stelle tra un cielo mosso, fa capolino l’argento satinato di un ferretto, la cui luce rimbalza sulle spalline nere del vestito di organza che lascia scoperte le spalle magre e lunghe braccia asciutte e nervose e ricade lungo una linea ideale che va dal collo bianco e sottile, alla vita stretta ornata da un fiocco di raso per allagarsi sui fianchi e far somigliare il corpo della musicista al corpo del sui strumento: il violino.
Nessuno sembra udire la “voce” dell’orchestrale che sta provando accanto a lui, ognuno ode solo la voce del suo strumento.

Potrei restare ore immersa nell’intimità di questo momento, ma le intimità non vanno turbate con gli sguardi…

Galleggio sulla passerella rossa vestita d silenziosa musicalità…




la Donna Postalmarket - pensando a come pensano gli uomini

La Donna Postalmarket
la trovi sullo scaffale sentimenti in offerta speciale
e la cambi ogni semestre
perché poi ti stanchi delle solite minestre
la donna postalmarket senza spese di consegna
è quel tipo di femmina che non ti impegna
basta un colpo di cornetta
e nella tua dimora ora lei ti aspetta
la donna postal market, bada non postal-markette,
la puoi ringraziare con un gioiello o una vacanza al mare
ne bella e ne brutta la sua grazia ti dona tutta
passati poi al cambio stagione
un grazie e un arrivederci senza pigione
Ma alla fine tra sigarette e un canto
di quella donna ti viene il rimpianto
ché tu per sesso e lei forse per amore
della solitudine allietava le tue ore

Dimorare

Tra le Dune asciutte della Notte
una capricciosa stella
sveste le ombre della Luna
e ubriaca dell’umidità del cielo
singhiozzando desideri
cade ai piedi del sonno

Tra le pagine della sera
pulsa la perfetta dimora del Tempo
lì, tra le vesti d’una rosa senza età,
ciò che smarrito o non trovato attende,
come fremente aquilone,
di prendere il volo dalle tue mani

Stanotte ho sognato tanto, non ricordo tutto , ma questo sogno lo ricordo.
Riposavo in mezzo ad una verde distesa, non indossavo altri abiti che fiori rossi ed edera, avvertivo il fresco piacevole della rugiada sui miei piedi e sulle mie mani. I miei capelli erano lunghissimi.
Non esisteva una linea d’orizzonte, era tutto immenso e senza fine.
Passeggiava della gente che non c’è più lungo questa distesa.
Io dormivo, ma sentivo tutto ciò che accadeva intorno

Lettera aperta all'istrice

Ognuno possiede le sue armi: chi le spine e chi le coccole; cercare di far incontrare spine e coccole è un po’ come unire fuoco e benzina
Ti immagino, come un istrice, nella tua piccola tana piena di uscite di emergenza, col muso serio che mastica dubbi e radici, ma gli occhi buoni che leggono tra le mie righe.
Esser schivi è un istinto dell’anima, spesso è solo paura, così come le spine..
Ma è pur vero che ci son farfalle in grado di camminare sulle spine e spine educate a non far male….
Ti mando un bacio di sole e mare…Il sale lasciamolo alle pietanze ché polli non siamo:)
it.youtube.com/watch?v=_cBYVnEcF6w

Oltre

L’Oltre
Francesco camminava senza metà per il mondo di Altrove.
Era giunto in quella dimensione, in cui l’aria era densa come ragnatele e il vento fischiava come miagolii di gatti impazziti, perché la Strega di nome Illusione-Delusione, stanca del suo piangere rimuginando il passato e stanca di sentirsi sempre chiamare aveva deciso di aiutare l’uomo. La Strega voleva far comprendere all’uomo che anche la delusione e l’illusione, una volta provate, possono generare vita e futuro se non si resta ancorati a ciò che accaduto.
Francesco vagava per quel mondo grigio cercando qualcosa, la strega lo aveva sottoposto ad un incantesimo a causa del quale più Francesco pensava ai suoi trascorsi senza gioire per il futuro più aumentavano le ore di luce costringendo il nostro amico all’Insonnia a ciò si aggiungeva che i suoi piedi si stavano trasformando in radici : un pezzetto di esse germogliava ad ogni pensiero negativo, e il nostro amico ne aveva così’ tanti per la testa che da li a poco , a causa delle radici, non sarebbe più potuto andare ne avanti e ne indietro!
Francesco annaspava in quella dimensione senza colore e mai avrebbe immaginato che in realtà tutto intorno a lui era un fiorire di rosso, blu, verde e tutte le sfumature del mondo, il grigio era nel suo cuore e aveva generato un velo davanti ai suoi occhi, una sera spaventato e abbracciato dall’angoscia il nostro amico comincio a piangere e più piangeva e più sentiva il suo viso paralizzarsi mutando in pietra , sfinito da tanto dolore si addormentò e cominciò subito a sognare. In sogno gli apparve una strana creatura piccola di statura e dai grandi occhi, non comprese se fosse una donna o una bambina. La creatura gli si avvicinò e tirandogli la barba disse:
“Cosa hai da frignare se qui c’è ancor tanto da fare?”
“Per me è finita” rispose l’uomo
“E’ finita solo nel tuo cervello perché ti sei dimenticato della tua anima, asinello!
Non ricordi quanta gente ha bisogno del tuo amore , ma illusione e delusione ormai son le tue dimore! La paura di soffrire e divenuta così tanta da trasformarti in una vecchia arida pianta! Chi dimentica il suo cuore resta poi senza colore. Costruisci un bel castello, non di mattoni ma con un pennello, quando amarezza sentirai arrivare li ti andrai a rifugiare. Io con le parole ho costruito la mia reggia, per non aver timor di tutto ciò che la mia anima schiaffeggia! E ricorda mio caro amico Oltre il Tutto spesso siam noi il nostro vero nemico!”
Con una linguaccia ed un inchino la piccola creatura scomparve.
Francesco si svegliò con in testa quella parola : “Oltre”, stacco un pezzetto di legno dalle radici che spuntavano dai suoi piedi e lo intinse nelle sue lacrime, il dipinto prendeva forma da solo e quando l’ultima parte del castello fu completata Francesco esausto e soddisfatto rimase a guardarlo incantato pensando alla piccola creatura che parlava in rima, le sfumature azzurre e dorate del quadro gli trasmisero un forte calore che si moltiplicò quando il nostro si rese conto di vedere di nuovo i colori….
D’improvviso le radici si ritirarono e il grigio scomparve.

Se all’alba fate un sorriso guardando il cielo, anche Voi potrete vedere il vostro castello dell’Oltre…..


Ecco ciò che rimane della storia sopra a testimonianza che è verà: qualcuno è riuscito a scattare una foto alla creatura che parlava in rima, mentre andava via facendo la linguaccia….

L'uomo delle Farfalle

E' lunga ma portate pazienza...



Nel Reame di Altroquando , nel paese dei Sassi Colorati viveva Andrea delle Farfalle…
Era Andrea una strana creatura dal temperamento spinoso come un istrice , ma dal cuore luminoso come un girasole; lo si vedeva poco in giro per il paese e molte leggende ruotavano intorno alla sua persona: chi diceva vivesse in una piccola stanza in compagnia di un coniglio, chi raccontava fosse un ricco conte caduto in miseria per amore e chi affermava che di notte si trasformasse in orco ed andasse in giro a caccia di carne umana…E come è noto ogni mito ha qualcosa di vero, ma non curiamoci di questo, non è nostro compito alimentare leggende con leggende, a noi è dato solo, come dice il nome di scrive, far da “nunzio” e raccontare questa favola colorata affinché i sentimenti non abbiano mai a sfiorire.
Andrea viveva in una casetta ai margini del bosco, usciva solo a raccoglier qualche erbetta da mangiare e ad osservare le farfalle, sua unica passione; le farfalle erano per lui portatrici dell’arcano mistero di Madre Terra per cui ciò che è bello è anche breve….
Una volta tornato alla sua dimora, il nostro si dedicava a comporre note e note e note, accostava la sedia alla finestra e guardando il cielo cominciava a pizzicar le corde del suo strumento.
Una sera d’autunno qualcosa cambiò la vita di Andrea, stava suonando con tutto l’amore che si può trarre dall’anima di una vecchia chitarra quando ebbe l’impressione che la luna piena stesse assumendo poco a poco le sembianze di un dolce volto femminile e lo stesse chiamando con la promessa di rivelargli un segreto, il musicista ipnotizzato da quell’affascinante bagliore crepuscolare si precipitò a prendere una lunga scala di legno per avvicinarsi di più alla Luna e sentire ciò che essa desiderava svelargli.
Il cielo infastidito da tanta baldanza, poiché era molto geloso delle sue figlie Luna e Stelle, chiamò a raccolta le nuvole e chiese loro di soffiare sul misero essere umano.
Subito un vento di burrasca investì il musicista che, perso l’equilibrio, rovinò sul prato insieme alla scala battendo la testa.

Da quel momento Andrea cominciò a non interessarsi a nulla ,l’unica cosa che lo tormentava era la Luna che lo aveva chiamato a sé. Stava ogni giorno ad ammirarla dimenticando ogni cosa..Finì per dimenticarsi di nutrire il suo coniglio che scappò nel bosco a cercare tuberi e ghiande, finì per dimenticare di amare la sua donna che lo abbandonò senza parole, finì per dimenticare la sua chitarra che non volle emettere più alcun suono, dimenticò persino di nutrirsi e accudire se stesso.
Stava , ormai, fermo ad aspettare la notte e guardar la Luna…Ma la Luna è capricciosa come ogni creatura di genere femminile e stanca di tante attenzioni una notte di inverno lo trasformò in una enorme statua di grigia pietra..
Se Andrea si era dimenticato di tutto , c’era chi non si era dimenticato di lui poiché per la legge della Natura ogni cosa a un contrario dolce o amaro che sia.
Celestina, Regina delle farfalle, non avendo più visto quello strano individuo aggirarsi tra loro si era preoccupata per la sua sorte; quell’essere così diverso dagli altri umani che sembravano aver dimenticato l’incanto della Natura, quell’uomo che era in grado di parlare per ore con fiori e farfalle le mancava, Celestina sentiva nostalgia della sua aria spersa tra le nuvole e del suo sorriso puro come quello di un bimbo mentre osservava lei e il suo sciame e raccontava loro le emozioni che la sua anima provava a star immersa nelle gioie di Madre Terra.
L’insetto, innamorato senza sapere di esserlo: badate non parlo dell’amore che unisce i corpi ma le anime, decise di andare a casa di Andrea, Celestina conosceva la sua dimora perché un giorno si era nascosta tra i suoi capelli ed era rimasta li sino quando l’uomo non era rientrato a casa.
Non appena entrò dalla finestra aperta la farfalla sentì tremare le sue antenne di disperazione: non Andrea , ma una statua di pietra grigia dall’espressione affranta era seduta tra polvere e abbandono, Celestina nel vedere il suo amore ridotto a quello stato inerme pianse e le sue lacrime , molto rare, bagnarono Andrea da cui cominciò a colare una coltre di sabbia grigia che sciogliendosi rivelò le originarie fattezze di carne , ossa e respiro dell’uomo.
La farfalla col cuore colmo di gioia arrivò giusto in tempo a volar via dalla finestra prima che Andrea , attirato dal fruscio delle ali del suo volo, potesse scorgerla.
Ma Andrea non aveva più la memoria, lui sentiva, sapeva di aver vissuto tutta una vita che era stata sua sino a quel momento ma non conosceva più il dove, quando e perché..Un bisogno irrefrenabile di dipingere tutte le immagini che correvano nella sua mente lo prese, come se con le tele avesse voluto ricostruire la sua esistenza darsi un ‘identità.
Così cominciò a cercarsi tra i colori dei quadri bellissimi e misteriosi che nascevano dal suo cuore, questo bisogno di ritrovarsi lo aveva portato a non vagar più per i boschi.
Vi chiederete cosa facesse Celestina senza il suo amato bene…
La farfalla ogni notte andava a posarsi sul davanzale della finestra dell’uomo e a sussurrargli, mentre lui riposava, favole , sogni e il suo amore, tanto è che Andrea, senza comprenderne il motivo, ad ogni alba si sentiva sempre più felice e sereno e i suoi quadri divenivano sempre più belli.
Venne l’inverno e nonostante il freddo Andrea continuò a dipingere mantenendo aperte le imposte della finestra, perché desiderava sentir l’odore della Natura e Celestina continuò le sue visite notturne, sebbene la rugiada ghiacciata che spesso le copriva le ali rendesse il suo volo faticoso.
Una sera Andrea indugiò a dipingere sino a tarda ora, si sentiva particolarmente gioioso: la notte precedente aveva sognato che una creatura dagli abiti color celeste gli aveva sussurrato di amarlo e ciò lo aveva reso ispirato per tutto il giorno; all’improvviso una fredda folata lo fece rabbrividire e decise che era tempo ormai di dipingere a finestre chiuse , nell’alzarsi ad accostare le ante vide qualcosa di celeste brillare tra la brina notturna: era una piccola farfalla con le ali bruciate dal freddo, un lampo di memoria squarciò l’anima di Andrea, una fitta al cuore gli tolse il respiro: ora ricordava tutto,ora comprendeva tutto..Non era stato un sogno ma era reale la creatura celeste che ogni notte cantava per lui nenie d’amore ed era una farfalla non una donna come lui aveva sempre creduto di sognare….Come un treno a ritroso sul binario tutto il passato dimenticato corse veloce davanti agli occhi di Andrea: le farfalle,i fiori, la chitarra, la Luna e la caduta che aveva sciolto in polvere la sua memoria, il suo amore per la vita ed aveva solidificato in fredda pietra il suo essere.
Andrea raccolse nel palmo della mano la piccola creatura , tolse via la brina dalle ali cercando di farla rinvenire , ma nulla : Madre Natura aveva ripreso con sé la Regina volante…
Nel guardarla Andrea si rese conto di averla sempre amata, anche se le loro nature li rendevano così distanti , l’uomo amava l’unica creatura che si era curata di lui e non contavano le differenze. Stretto dal dolore pianse tutte le lacrima che aveva sempre trattenute in vita sua.
Tanto amore richiamò Madre Natura, l’unica creatura capace ancora di miracoli, Andrea sollevò la testa e vide fluttuare davanti ai suoi occhi un intreccio di fiamme che avevano tutti i colori dell’arcobaleno e che ardendo con un tepore straordinario creavano le sembianze di una donna.
“Sono Madre Natura Andrea, l’amore puro che lega te e Celestina mi ha colpita, perché è un amore vero, che da senza nulla aspettarsi ed ho deciso che voglio farvi un dono riporterò in vita per sempre la tua amata farfalla ma tu dovrai sacrificarti”
“Farò ogni cosa per il suo amore mia Signora”
“Bene , diverrai un fiore e poiché il viola è il colore della magia e del mistero e poiché il vostro amore sboccia da una purezza di Pensiero sarai una violetta del pensiero..”
Dicendo così la Madre scomparve mentre Andrea sentì i suoi piedi divenire umidi per il fresco della terra e i suoi capelli divenir vellutati petali e il suo corpo diventare sottile e profumato.
Si racconta che nel cuore del bosco di notte sia possibile vedere una farfalla celeste riposare tra i petali di una violetta, e che la violetta trasudi rugiada colorata e che ogni giorno all’alba gli spiriti del bosco la innaffino con l’acqua della fonte dell’Eternità per renderla immortale….



E non chiedetemi come sia possibile che una creatura umana ami una farfalla, perché sarebbe come chiedersi perché creature umane tanto diverse uniscano per l’Amore le loro vite…
Nelle favole tutto è possibile anche sciogliere in sogno il grigiore quotidiano………


Oggi mi son svegliata con una lacrima che scendeva dall'angolo dell'occhio sinistro e con queste parole (canzone di G. Nannini in testa)
"E non ci sei ora che voglio te voce del mio silenzio.."
Poi ho guardato fuori, il tempo è lo stesso di 10 anni fa: un grigio turchino che cade nel mare...ed ho ricordato che domani son 10 anni che sei volata....

Ciao, buonagiornatata a tutti

La Tua tavolozza ed altro

Hai ritratto la mia anima, nessuno avrebbe potuto farlo così intensamente ed il contatto è fatto e rimarrà per sempre.
Oggi guardando tra quei colori ho avvertito una fitta al cuore

Tuffo

L’incanto nulla attende
e nulla lascia
è come l’alito d’una briciola di tempo
che tesse un tuffo dall’anima al cuore
se ogni vena di colore
ed ogni fiato d’inchiostro
potessero incidere il destino
per mutarne il corso
sarei più forte della goccia
che cerca riparo nella roccia


Dedica per una bella violetta


Oggi penso a tutti gli appuntamenti mancati per i soliti "Non posso, non ho tempo" sarà che ho sognato Maurizio Citti, lo sogno spesso ed un altro caro amico....
Manco, manchiamo a tanti appuntamenti nella Vita e ce ne rendiamo conto soltanto quando la Vita chiude le pagine della Sua agenda lasciando il segnalibro , immobile, alla pagine fine...
Oggi dedico , chiudendo gli occhi e guardando il mare, un sorriso col cuore a tutti coloro che dormono, per sempre, ai piedi di un raggio di sole...
A voi buona domenica

In .....

Ieri ho riflettuto su quanto la frenesia quotidiana ci renda superficiali e chiuda, irreparabilmente, la porta del "sentire", come se niente ci stupisca più...
Ero immersa nell’ambiente asettico della banca sfumato di facce scure, tailleur e cravatte. In banca è come se il tempo, pesante come un macigno, penzolasse dal tabellone che scandisce l’avanzare della fila sulla testa d’impiegati e clienti.
Una vecchia, imbalsamata in una messa in piega così tridimensionale da sembrare una scultura futurista, storce il rosso sbavato delle labbra, cadenti in una linea imperfetta di trucco, in segno d’impazienza, l’impiegata le rivolge un sorriso “d’ufficio” mentre le sue dita scivolano veloci tra il glicine, il giallo e il verde delle banconote che porge veloce alla mummia cotonata che alla vista di quell’arcobaleno di carta sembra riacquistare vita, persino la linea della sua bocca sembra tornare perfettamente allineata e gli occhi, chiusi in fessure tra grappoli di rughe, sembrano essere divenuti un caleidoscopico riflesso del danaro appena ritirato. La vecchia faraona aggiusta la zip della borsa e il movimento delle dita sprigiona dalla cesellatura dell’enorme anello d’oro un raggio che rimbalza sul tetto per ricadere sul lobo vestito da un pesante aureo pendente, la mia attenzione resta incatenata al pendente di foggia talmente pesante che sembra voler sciogliere in un elastico scotto l’estremità dell’orecchio.
Io cerco di non lasciarmi sopraffare dall’asfissia che invade le mura della filiale, ma non riesco a rimanere a galla; fortunatamente in mio soccorso giunge un principe azzurro a cavallo di un pesciolino gonfiabile…
I capelli del principe sono uno sfumare tra il sole e il grano, le morbide ciocche della fiera criniera sono scomposte in mille direzioni, forse a causa di una recente battaglia con qualche lucertola o dall’ inseguimento di chissà quali giochi o fantasie.
Il nobile, alto un metro e una spanna, si siede accanto a me, mi osserva con la coda dell’occhio che è blu come il mare di luglio, lo sguardo marino del principino naviga perfettamente dalle ciglia all’incarnato del viso, ambrato come la sabbia dell’estate, il sorriso è puro come una goccia d’acqua sorgiva.
L’ometto brandisce un pupazzetto di gomma gonfiabile che ha le sembianze di un pesce “trombetta” a righe bianche e gialle; tra una rotazione e l’altra il pesce cade sul pavimento accanto ai miei piedi; lo raccolgo e lo porgo al principe che timidamente ringrazia e schiude la bocca in una risata d’amicizia. Inizia tra noi un gioco di sguardi, marameo e boccacce e poco mi importa se alcuni clienti mi guardino infastiditi dalla grigia barricata della fila. Il bimbo si nasconde e poi riappare guardandomi e gridando :” Ecco!!!” - dribbla gli impiegati della banca che si spostano per l’ufficio a qualcuno tira la giacca o la gonna per offrire un sorriso, ma è come se nessuno la dentro riconoscesse altri suoni e colori se non quelli del Dio denaro…
Arriva il mio turno, mi avvicino allo sportello e , in qualche istante di distrazione dell’impiegata, mi sporgo a guardare il piccolo ometto che mi sorride e strizza l’occhio..
Mentre sto per andare via il principe si avvicina per regalarmi il suo pesciolino, lo ringrazio con un bacio sulla guancia, mentre lui mi dice che si chiama marco e allunga la mano per presentarsi.
“Io sono Nunzia, piacere….Il pesciolino mi ha detto che vuol restare con te perché hai gli occhi blu come la sua casetta: il mare…”
Marco mi sorride e fa ciao con la manina, mentre supero le barriere del tempio griggio…


Da “Ieri….”








Cosa mi piace:

le foto di famiglia della mia infanzia
Le facce buffe dei bimbi
Le coccinelle
La cannella
Le tazzine da caffè
Il caffè del mattino
Il peperoncino
I fiori
La pioggia leggera la sera
Avvolgermi in enormi coperte di pile e mangiare il pop corn
Guardare dalla mia veranda la luna che specchia sul mare
Addormentarmi in machina con la musica dello stereo in sottofondo(ovviamente non guido io)
L’autunno
I pupazzetti e i peluche
Gli abbracci
La Nutella
Il pane inzuppato nel vino
Se mi accarezzano la testa e i capelli

E …
Alla prossima
ciao

A tiaaaaa

premessa: anche se al nord il termine babbeo, mi è stato spiegato, non abbia un significato simpatico, io , da terrona, storpio il termine e lo uso in senso affettuoso, visto che un caro amico mi chiama babbeina,
la poesia è dedicata a lui che mi dipinge con le parole, non essendo un pittore:) e che è anche falegname:)


A te che mi dipingi e dopo mi scancelli
a te che della memoria spesso si chiudono
i cancelli
a te che ti fai tante seghe mentali
che neanche un falegname ne possiede di pari
a te che sei il principe dei babbeiii
il principe dei babbeiii
a te che un giorno ridi
e il giorno dopo cianci
e chiupassa u tempu
e chiu tu non canci (*1)
a te cui tirerei le orecchie ogni mattino
perché sei tanto grande da sembrar bambino
a te che sei il principe dei babbeiii
il principe dei babbeiii
A te che in silenzio resti a guardare
e che talvolta hai un'aria un po' da funerale
a te che vorresti essere come una farfalla
ma pensi che anche un gatto nero
se ti vede si tocca una palla
a te che dovresti curare il colesterolo
ma poi i grassi li afferri come un rapace in volo
a te che hai per figlio un bel coniglio
ed ogni giorno lo frastorni dentro al ripostiglio
a te che sei il principe dei babbeiii
il principe dei babbeiii
A te che il mio amico grande e il mio grande amico
anche se scherzo che ti voglio bene dico
e chiudo questa mia canzone
perché devo andare a fare colazioooneeee
a te che sei il principe dei babbeiii
il principe dei babbeiii



ehehehe ciau:)


nota (*1) e il giorno dopo cianci
e chiu passa u tempu
e chiu tu non canci


e il giorno dopo piangi
r più passa il tempo
e più non cambi

Minestrone:)

Intanto desideravo chiedervi una cortesia: mi votate?

www.lazebra.eu/product_i [...] ote_termine=


un mio disegno è stato selezionato in questo sito:)

www.lazebra.eu/

Grazieeee in anticipo...


Poi, vediamo un po'
Tanto per dire che i poeti han la testa tra le nuvole:
il giorno dopo essere stata alla mostra di Umberto Mazzone, mi sono accorta di aver giracchiato lieta per la città, i bus, i tram, la mostra con la maglietta con ancora penzolante sulle spalle l'etichetta con i suoi colore, taglia , prezzo..
Che veggogna!!!!!!!!!


Oggi pomeriggio ho fatto uno strano sogno, camminavo per strada, una strada di montagna polverosa, irregolare e ciottolosa, sul margine della strada c'era seduto un uomo di colore con barba e capelli ricciuti di color griggio bianchi , vestiva un kaftano verde e teneva in mano un bastone grezzo di legno nodoso, la cui punta era arrotondata (sembrava un punto interrogativo), accanto a lui stava in piedi un bambino con capelli ricciuti neri che vestivba un kaftano arancio , io nel sogno sapevo di stare in Marocco, ma il pastore e suo nipote sembravano più di razza Africana.
Vicino a loro stava coricata su un fianco una pecora tutta bianca , di cui mi hanno colpito lo splendore del vello e il fitto annodarsi della lana, guardo la pecora sul posteriore , continuando verso la giuntura delle zampe anteriori era piena di sangue rappreso, nel sogno mi pareva di sentirne l'odore . Io chiedo all'uomo:"La ucciderai?" e lui mi dice :"No, ha appena partorito , anche se non poteva più, per noi è simbolo di fertilità e fortuna!" , io guardo dietro di lui ed un magnifico agnellino , anche lui bianco brilante, si stava leccando il vello.

per concludere, una poesia legata a questo mio disegno:
/art/172041



Di me temete
eppur già dal gallegiar
a fior di vita
nel respiro del primo vagito
per mano mi conducete dal ventre
all'ascesa del Destino
umida d'amniotica memoria
nudi di storia
e certi che al mio abbraccio
un dì tornerete
ché Vita e Morte
son dita della stessa Mano





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