/blogs

remember

Nunzia Cosenza's blog

equilibriarte.org : Nunzia Cosenza : blog : 2008 : September

Oltre

L’Oltre
Francesco camminava senza metà per il mondo di Altrove.
Era giunto in quella dimensione, in cui l’aria era densa come ragnatele e il vento fischiava come miagolii di gatti impazziti, perché la Strega di nome Illusione-Delusione, stanca del suo piangere rimuginando il passato e stanca di sentirsi sempre chiamare aveva deciso di aiutare l’uomo. La Strega voleva far comprendere all’uomo che anche la delusione e l’illusione, una volta provate, possono generare vita e futuro se non si resta ancorati a ciò che accaduto.
Francesco vagava per quel mondo grigio cercando qualcosa, la strega lo aveva sottoposto ad un incantesimo a causa del quale più Francesco pensava ai suoi trascorsi senza gioire per il futuro più aumentavano le ore di luce costringendo il nostro amico all’Insonnia a ciò si aggiungeva che i suoi piedi si stavano trasformando in radici : un pezzetto di esse germogliava ad ogni pensiero negativo, e il nostro amico ne aveva così’ tanti per la testa che da li a poco , a causa delle radici, non sarebbe più potuto andare ne avanti e ne indietro!
Francesco annaspava in quella dimensione senza colore e mai avrebbe immaginato che in realtà tutto intorno a lui era un fiorire di rosso, blu, verde e tutte le sfumature del mondo, il grigio era nel suo cuore e aveva generato un velo davanti ai suoi occhi, una sera spaventato e abbracciato dall’angoscia il nostro amico comincio a piangere e più piangeva e più sentiva il suo viso paralizzarsi mutando in pietra , sfinito da tanto dolore si addormentò e cominciò subito a sognare. In sogno gli apparve una strana creatura piccola di statura e dai grandi occhi, non comprese se fosse una donna o una bambina. La creatura gli si avvicinò e tirandogli la barba disse:
“Cosa hai da frignare se qui c’è ancor tanto da fare?”
“Per me è finita” rispose l’uomo
“E’ finita solo nel tuo cervello perché ti sei dimenticato della tua anima, asinello!
Non ricordi quanta gente ha bisogno del tuo amore , ma illusione e delusione ormai son le tue dimore! La paura di soffrire e divenuta così tanta da trasformarti in una vecchia arida pianta! Chi dimentica il suo cuore resta poi senza colore. Costruisci un bel castello, non di mattoni ma con un pennello, quando amarezza sentirai arrivare li ti andrai a rifugiare. Io con le parole ho costruito la mia reggia, per non aver timor di tutto ciò che la mia anima schiaffeggia! E ricorda mio caro amico Oltre il Tutto spesso siam noi il nostro vero nemico!”
Con una linguaccia ed un inchino la piccola creatura scomparve.
Francesco si svegliò con in testa quella parola : “Oltre”, stacco un pezzetto di legno dalle radici che spuntavano dai suoi piedi e lo intinse nelle sue lacrime, il dipinto prendeva forma da solo e quando l’ultima parte del castello fu completata Francesco esausto e soddisfatto rimase a guardarlo incantato pensando alla piccola creatura che parlava in rima, le sfumature azzurre e dorate del quadro gli trasmisero un forte calore che si moltiplicò quando il nostro si rese conto di vedere di nuovo i colori….
D’improvviso le radici si ritirarono e il grigio scomparve.

Se all’alba fate un sorriso guardando il cielo, anche Voi potrete vedere il vostro castello dell’Oltre…..


Ecco ciò che rimane della storia sopra a testimonianza che è verà: qualcuno è riuscito a scattare una foto alla creatura che parlava in rima, mentre andava via facendo la linguaccia….

Bilanc - io

A 19 giorni dal mio compleanno ( sarà il 18 ottobre, in cui compirò i mitici 33 di Cristo e Dante)mi vien da fare, proprio questa mattina un bilancio.
Davanti a me,dalla porta finestra con la cornice di pizzo lavorato, vedo il mare e la sponda Calabrese. Il cielo sfuma il suo orlo sulle montagne con due dita di giallo oro-paglierino. Alle mie spalle il muro. Ed io dove vado?
La mia tendenza è far lunghe passeggiate in mia compagnia ed i viaggi più belli o particolari li compio quando sogno.Stamattina non ricordo i miei sogni, so già che appariranno come diapositive durante la giornata.
Ho molto da rimproverami, se faccio un consuntivo del mio operato e poco da mettere sotto la voce "positivo"; ma forse chi scrive, chi è considerato "poeta" non è, e non sarà mai, contento. Per il momento non devo dire grazie a nessuno e questo è già tanto.
Un amico mi chiedeva ieri.
"Quando scrivi cosa ti ispira?"
Non lo so, considerato che scrivo al mattino, appena sveglia e non ricordo nemmemo una delle mie poesie e poco le mie fiabe. Immaginate che io mi arrampichi sull'orlo di un pianeta solitario, abitato da una grossa quercia, da una farfalla e da un papavero e li mi sieda, la mia penna sono i sogni, l'anima o chissà quali intime voci, mentre i miei piedi penzolano su un denso Oltre.


Scrivo per dare un senso, al tutto ed al niente, per me e per Voi, per esorcizzare il dolore o solo per ricordare....Scrivo per amore...


Ora devo prendere i miei 149 cm calzanti il n° 35 e condurli fuori...

Abbiate cura di fare di questa giornata qualcosa di buono

L'Ansia

Come la timidezza di una rosa
in equilibrio statico
sull'orlo di una nuvola
sale questo mare dal ventre
e passa un nodo di piombo al cuore
per ricader come funambolo senza rete
vestito di muta saliva
dalla bocca alle mie orme
per violare, poi, gli argini delle ciglia
risalendo gli occhi in fiumi d'inchiostro
sporchi del fumo di un amaro rimmel

La forma dell'Amore

Che forma ha l'Amore?
Quella dei cento petali
che ai tuoi occhi mi tengono incatenata
o quella gentile delle tue mani
che sembrano aquiloni
nati per sfiorar l'intimità del cielo
mentre mi chiudi e schiudi
nell'abbraccio del tuo cuore ?
Oggi c'è nel mare il suono della Tua voce
fresca come il volo del gabbiano
che accarezza l'anima dell'orizzonte

Spleenpostmeridiano

Il mare apre la sua bocca
per accogliere il fresco gocciolio di nuvole
e il suo è fiato di piombo turchino
come il marmo di cui si veste il cielo
nell'autunno fatto di rondini
e rugini di foglie metropolitane
colate da preghiere di stanchi rami
E' un assolo di vento
il declinare assonnato
del giorno che corre con le dita
tra i capelli bagnati di ore



Ho sonnooooooooooooooooooooo
:)

L'uomo delle Farfalle

E' lunga ma portate pazienza...



Nel Reame di Altroquando , nel paese dei Sassi Colorati viveva Andrea delle Farfalle…
Era Andrea una strana creatura dal temperamento spinoso come un istrice , ma dal cuore luminoso come un girasole; lo si vedeva poco in giro per il paese e molte leggende ruotavano intorno alla sua persona: chi diceva vivesse in una piccola stanza in compagnia di un coniglio, chi raccontava fosse un ricco conte caduto in miseria per amore e chi affermava che di notte si trasformasse in orco ed andasse in giro a caccia di carne umana…E come è noto ogni mito ha qualcosa di vero, ma non curiamoci di questo, non è nostro compito alimentare leggende con leggende, a noi è dato solo, come dice il nome di scrive, far da “nunzio” e raccontare questa favola colorata affinché i sentimenti non abbiano mai a sfiorire.
Andrea viveva in una casetta ai margini del bosco, usciva solo a raccoglier qualche erbetta da mangiare e ad osservare le farfalle, sua unica passione; le farfalle erano per lui portatrici dell’arcano mistero di Madre Terra per cui ciò che è bello è anche breve….
Una volta tornato alla sua dimora, il nostro si dedicava a comporre note e note e note, accostava la sedia alla finestra e guardando il cielo cominciava a pizzicar le corde del suo strumento.
Una sera d’autunno qualcosa cambiò la vita di Andrea, stava suonando con tutto l’amore che si può trarre dall’anima di una vecchia chitarra quando ebbe l’impressione che la luna piena stesse assumendo poco a poco le sembianze di un dolce volto femminile e lo stesse chiamando con la promessa di rivelargli un segreto, il musicista ipnotizzato da quell’affascinante bagliore crepuscolare si precipitò a prendere una lunga scala di legno per avvicinarsi di più alla Luna e sentire ciò che essa desiderava svelargli.
Il cielo infastidito da tanta baldanza, poiché era molto geloso delle sue figlie Luna e Stelle, chiamò a raccolta le nuvole e chiese loro di soffiare sul misero essere umano.
Subito un vento di burrasca investì il musicista che, perso l’equilibrio, rovinò sul prato insieme alla scala battendo la testa.

Da quel momento Andrea cominciò a non interessarsi a nulla ,l’unica cosa che lo tormentava era la Luna che lo aveva chiamato a sé. Stava ogni giorno ad ammirarla dimenticando ogni cosa..Finì per dimenticarsi di nutrire il suo coniglio che scappò nel bosco a cercare tuberi e ghiande, finì per dimenticare di amare la sua donna che lo abbandonò senza parole, finì per dimenticare la sua chitarra che non volle emettere più alcun suono, dimenticò persino di nutrirsi e accudire se stesso.
Stava , ormai, fermo ad aspettare la notte e guardar la Luna…Ma la Luna è capricciosa come ogni creatura di genere femminile e stanca di tante attenzioni una notte di inverno lo trasformò in una enorme statua di grigia pietra..
Se Andrea si era dimenticato di tutto , c’era chi non si era dimenticato di lui poiché per la legge della Natura ogni cosa a un contrario dolce o amaro che sia.
Celestina, Regina delle farfalle, non avendo più visto quello strano individuo aggirarsi tra loro si era preoccupata per la sua sorte; quell’essere così diverso dagli altri umani che sembravano aver dimenticato l’incanto della Natura, quell’uomo che era in grado di parlare per ore con fiori e farfalle le mancava, Celestina sentiva nostalgia della sua aria spersa tra le nuvole e del suo sorriso puro come quello di un bimbo mentre osservava lei e il suo sciame e raccontava loro le emozioni che la sua anima provava a star immersa nelle gioie di Madre Terra.
L’insetto, innamorato senza sapere di esserlo: badate non parlo dell’amore che unisce i corpi ma le anime, decise di andare a casa di Andrea, Celestina conosceva la sua dimora perché un giorno si era nascosta tra i suoi capelli ed era rimasta li sino quando l’uomo non era rientrato a casa.
Non appena entrò dalla finestra aperta la farfalla sentì tremare le sue antenne di disperazione: non Andrea , ma una statua di pietra grigia dall’espressione affranta era seduta tra polvere e abbandono, Celestina nel vedere il suo amore ridotto a quello stato inerme pianse e le sue lacrime , molto rare, bagnarono Andrea da cui cominciò a colare una coltre di sabbia grigia che sciogliendosi rivelò le originarie fattezze di carne , ossa e respiro dell’uomo.
La farfalla col cuore colmo di gioia arrivò giusto in tempo a volar via dalla finestra prima che Andrea , attirato dal fruscio delle ali del suo volo, potesse scorgerla.
Ma Andrea non aveva più la memoria, lui sentiva, sapeva di aver vissuto tutta una vita che era stata sua sino a quel momento ma non conosceva più il dove, quando e perché..Un bisogno irrefrenabile di dipingere tutte le immagini che correvano nella sua mente lo prese, come se con le tele avesse voluto ricostruire la sua esistenza darsi un ‘identità.
Così cominciò a cercarsi tra i colori dei quadri bellissimi e misteriosi che nascevano dal suo cuore, questo bisogno di ritrovarsi lo aveva portato a non vagar più per i boschi.
Vi chiederete cosa facesse Celestina senza il suo amato bene…
La farfalla ogni notte andava a posarsi sul davanzale della finestra dell’uomo e a sussurrargli, mentre lui riposava, favole , sogni e il suo amore, tanto è che Andrea, senza comprenderne il motivo, ad ogni alba si sentiva sempre più felice e sereno e i suoi quadri divenivano sempre più belli.
Venne l’inverno e nonostante il freddo Andrea continuò a dipingere mantenendo aperte le imposte della finestra, perché desiderava sentir l’odore della Natura e Celestina continuò le sue visite notturne, sebbene la rugiada ghiacciata che spesso le copriva le ali rendesse il suo volo faticoso.
Una sera Andrea indugiò a dipingere sino a tarda ora, si sentiva particolarmente gioioso: la notte precedente aveva sognato che una creatura dagli abiti color celeste gli aveva sussurrato di amarlo e ciò lo aveva reso ispirato per tutto il giorno; all’improvviso una fredda folata lo fece rabbrividire e decise che era tempo ormai di dipingere a finestre chiuse , nell’alzarsi ad accostare le ante vide qualcosa di celeste brillare tra la brina notturna: era una piccola farfalla con le ali bruciate dal freddo, un lampo di memoria squarciò l’anima di Andrea, una fitta al cuore gli tolse il respiro: ora ricordava tutto,ora comprendeva tutto..Non era stato un sogno ma era reale la creatura celeste che ogni notte cantava per lui nenie d’amore ed era una farfalla non una donna come lui aveva sempre creduto di sognare….Come un treno a ritroso sul binario tutto il passato dimenticato corse veloce davanti agli occhi di Andrea: le farfalle,i fiori, la chitarra, la Luna e la caduta che aveva sciolto in polvere la sua memoria, il suo amore per la vita ed aveva solidificato in fredda pietra il suo essere.
Andrea raccolse nel palmo della mano la piccola creatura , tolse via la brina dalle ali cercando di farla rinvenire , ma nulla : Madre Natura aveva ripreso con sé la Regina volante…
Nel guardarla Andrea si rese conto di averla sempre amata, anche se le loro nature li rendevano così distanti , l’uomo amava l’unica creatura che si era curata di lui e non contavano le differenze. Stretto dal dolore pianse tutte le lacrima che aveva sempre trattenute in vita sua.
Tanto amore richiamò Madre Natura, l’unica creatura capace ancora di miracoli, Andrea sollevò la testa e vide fluttuare davanti ai suoi occhi un intreccio di fiamme che avevano tutti i colori dell’arcobaleno e che ardendo con un tepore straordinario creavano le sembianze di una donna.
“Sono Madre Natura Andrea, l’amore puro che lega te e Celestina mi ha colpita, perché è un amore vero, che da senza nulla aspettarsi ed ho deciso che voglio farvi un dono riporterò in vita per sempre la tua amata farfalla ma tu dovrai sacrificarti”
“Farò ogni cosa per il suo amore mia Signora”
“Bene , diverrai un fiore e poiché il viola è il colore della magia e del mistero e poiché il vostro amore sboccia da una purezza di Pensiero sarai una violetta del pensiero..”
Dicendo così la Madre scomparve mentre Andrea sentì i suoi piedi divenire umidi per il fresco della terra e i suoi capelli divenir vellutati petali e il suo corpo diventare sottile e profumato.
Si racconta che nel cuore del bosco di notte sia possibile vedere una farfalla celeste riposare tra i petali di una violetta, e che la violetta trasudi rugiada colorata e che ogni giorno all’alba gli spiriti del bosco la innaffino con l’acqua della fonte dell’Eternità per renderla immortale….



E non chiedetemi come sia possibile che una creatura umana ami una farfalla, perché sarebbe come chiedersi perché creature umane tanto diverse uniscano per l’Amore le loro vite…
Nelle favole tutto è possibile anche sciogliere in sogno il grigiore quotidiano………


Oggi mi son svegliata con una lacrima che scendeva dall'angolo dell'occhio sinistro e con queste parole (canzone di G. Nannini in testa)
"E non ci sei ora che voglio te voce del mio silenzio.."
Poi ho guardato fuori, il tempo è lo stesso di 10 anni fa: un grigio turchino che cade nel mare...ed ho ricordato che domani son 10 anni che sei volata....

Ciao, buonagiornatata a tutti

La Tua tavolozza ed altro

Hai ritratto la mia anima, nessuno avrebbe potuto farlo così intensamente ed il contatto è fatto e rimarrà per sempre.
Oggi guardando tra quei colori ho avvertito una fitta al cuore

Tuffo

L’incanto nulla attende
e nulla lascia
è come l’alito d’una briciola di tempo
che tesse un tuffo dall’anima al cuore
se ogni vena di colore
ed ogni fiato d’inchiostro
potessero incidere il destino
per mutarne il corso
sarei più forte della goccia
che cerca riparo nella roccia


Dedica per una bella violetta


Oggi penso a tutti gli appuntamenti mancati per i soliti "Non posso, non ho tempo" sarà che ho sognato Maurizio Citti, lo sogno spesso ed un altro caro amico....
Manco, manchiamo a tanti appuntamenti nella Vita e ce ne rendiamo conto soltanto quando la Vita chiude le pagine della Sua agenda lasciando il segnalibro , immobile, alla pagine fine...
Oggi dedico , chiudendo gli occhi e guardando il mare, un sorriso col cuore a tutti coloro che dormono, per sempre, ai piedi di un raggio di sole...
A voi buona domenica

In .....

Ieri ho riflettuto su quanto la frenesia quotidiana ci renda superficiali e chiuda, irreparabilmente, la porta del "sentire", come se niente ci stupisca più...
Ero immersa nell’ambiente asettico della banca sfumato di facce scure, tailleur e cravatte. In banca è come se il tempo, pesante come un macigno, penzolasse dal tabellone che scandisce l’avanzare della fila sulla testa d’impiegati e clienti.
Una vecchia, imbalsamata in una messa in piega così tridimensionale da sembrare una scultura futurista, storce il rosso sbavato delle labbra, cadenti in una linea imperfetta di trucco, in segno d’impazienza, l’impiegata le rivolge un sorriso “d’ufficio” mentre le sue dita scivolano veloci tra il glicine, il giallo e il verde delle banconote che porge veloce alla mummia cotonata che alla vista di quell’arcobaleno di carta sembra riacquistare vita, persino la linea della sua bocca sembra tornare perfettamente allineata e gli occhi, chiusi in fessure tra grappoli di rughe, sembrano essere divenuti un caleidoscopico riflesso del danaro appena ritirato. La vecchia faraona aggiusta la zip della borsa e il movimento delle dita sprigiona dalla cesellatura dell’enorme anello d’oro un raggio che rimbalza sul tetto per ricadere sul lobo vestito da un pesante aureo pendente, la mia attenzione resta incatenata al pendente di foggia talmente pesante che sembra voler sciogliere in un elastico scotto l’estremità dell’orecchio.
Io cerco di non lasciarmi sopraffare dall’asfissia che invade le mura della filiale, ma non riesco a rimanere a galla; fortunatamente in mio soccorso giunge un principe azzurro a cavallo di un pesciolino gonfiabile…
I capelli del principe sono uno sfumare tra il sole e il grano, le morbide ciocche della fiera criniera sono scomposte in mille direzioni, forse a causa di una recente battaglia con qualche lucertola o dall’ inseguimento di chissà quali giochi o fantasie.
Il nobile, alto un metro e una spanna, si siede accanto a me, mi osserva con la coda dell’occhio che è blu come il mare di luglio, lo sguardo marino del principino naviga perfettamente dalle ciglia all’incarnato del viso, ambrato come la sabbia dell’estate, il sorriso è puro come una goccia d’acqua sorgiva.
L’ometto brandisce un pupazzetto di gomma gonfiabile che ha le sembianze di un pesce “trombetta” a righe bianche e gialle; tra una rotazione e l’altra il pesce cade sul pavimento accanto ai miei piedi; lo raccolgo e lo porgo al principe che timidamente ringrazia e schiude la bocca in una risata d’amicizia. Inizia tra noi un gioco di sguardi, marameo e boccacce e poco mi importa se alcuni clienti mi guardino infastiditi dalla grigia barricata della fila. Il bimbo si nasconde e poi riappare guardandomi e gridando :” Ecco!!!” - dribbla gli impiegati della banca che si spostano per l’ufficio a qualcuno tira la giacca o la gonna per offrire un sorriso, ma è come se nessuno la dentro riconoscesse altri suoni e colori se non quelli del Dio denaro…
Arriva il mio turno, mi avvicino allo sportello e , in qualche istante di distrazione dell’impiegata, mi sporgo a guardare il piccolo ometto che mi sorride e strizza l’occhio..
Mentre sto per andare via il principe si avvicina per regalarmi il suo pesciolino, lo ringrazio con un bacio sulla guancia, mentre lui mi dice che si chiama marco e allunga la mano per presentarsi.
“Io sono Nunzia, piacere….Il pesciolino mi ha detto che vuol restare con te perché hai gli occhi blu come la sua casetta: il mare…”
Marco mi sorride e fa ciao con la manina, mentre supero le barriere del tempio griggio…


Da “Ieri….”








Cosa mi piace:

le foto di famiglia della mia infanzia
Le facce buffe dei bimbi
Le coccinelle
La cannella
Le tazzine da caffè
Il caffè del mattino
Il peperoncino
I fiori
La pioggia leggera la sera
Avvolgermi in enormi coperte di pile e mangiare il pop corn
Guardare dalla mia veranda la luna che specchia sul mare
Addormentarmi in machina con la musica dello stereo in sottofondo(ovviamente non guido io)
L’autunno
I pupazzetti e i peluche
Gli abbracci
La Nutella
Il pane inzuppato nel vino
Se mi accarezzano la testa e i capelli

E …
Alla prossima
ciao

Arancio

Le righe color arancio mi riportano alla mente le vie del centro di un nebbioso Nord.
La fusione tra la fibra liquida della pioggia e la pastosità della nebbia se guardata alla luce dei lampioni sembra generare tante piccole, dense lucciole. Si respira un fresco dicembre e la musica carezza l’aria. Pecorelle, alberi e case si rincorro lungo la trama di lana di una giacca esposta da un commerciante peruviano; tra la confusione di animaletti in pasta di sale, ocarine, borse e gioielli mi colpisce l’arancio caldo di una lunga e larga sciarpa di lana…Mi avvicino al banchetto peruviano, per un attimo resto incantata a guardare gli occhi del venditore: due spicchi di luna neri e profondissimi , l’iride sembra riempire tutta la pupilla e vestirla di un’esotica profondità; chiedo il prezzo della sciarpa arancio decisa ad acquistarla. Tu sei rimasto lontano, io ti osservo sospeso tra un fioco chiar di luna e la luce di una insegna, nella tua giacca di lana etnica, sfumata di caldi toni, col cappuccio rosso tirato sulla testa per non bagnarti sembri un folletto, ma ti inganna l’altezza da gigante , saltelli sulle punte per scaldarti , così di profilo chiuso nella tua magrezza sembri una giraffa. Mi fermo ad osservarti con la testa reclinata di lato, tu avverti il mio sguardo e rivolgi a me i tuoi occhi color miele che ricordano il polline dei girasoli, il folto delle ciglia che li racchiude vibra intimidito mentre il tuo sguardo si veste del sorriso più bello del mondo. Arrossisci e non dici nulla, allunghi l’enorme mano verso di me, io chiudo la mia manina a pugno e la ripongo nel concavo del tuo palmo; prima di allontanarci ti chiedo di chinarti e cingo il tuo collo del morbido calore della sciarpa, tu sei felice come un re che ha ricevuto da poco la corona, lascio scivolare sui tuoi occhi chiusi e sul naso tanti piccoli baci. Mi sembra di essere sospesa nel tempo, è come se d’improvviso nella piazza ci fossimo solo noi, la musica della festa e il suono dei campanelli del mio bracciale.
Il viola di una gerbera esposta in un banco di fiori mi riporta alla realtà; mi stringo a te che delicatamente con le dita accarezzi i miei capelli e poi il naso per scendere sino alle guance. Ti pieghi sulle lunghe gambe e col naso accarezzi il mio naso, mentre lasci scivolare il fresco delle tue labbra contro le mie. La tua barba ambrata e ornata da tanti piccoli pallini di lana color arancio, che tutto sommato ti donano…


Ora siam lontani e mi sembra di vedere noi, tu alto e flessuoso come un papavero ed io piccola e tonda come una papera bruna, che di spalle , guardando la perfezione del cielo, si incamminiamo verso casa….

E se verò che per ogni destino esiste una canzone, ricordo una bimba coi capelli a caschetto, una veranda dalle tende in plastica verde e una giovane mamma che cantava sempre alla sua piccola:
“Papaveri e papere..”
Buondì babbeini
:)

Oggi, domani chissà

Oggi Dio ha il fiato corto
perso a rincorrere l'umana idiozia
e la follia che scivola
come biglie di vetro
su crinali d'indifferenza
Abbiam fatto polvere dei nostri cuori
addormentato i sensi
e seguito l'istinto del potere
abbiam capovolto ogni ragione
eretto torri di denaro
e sputato in bocca ai nostri avi
per pochi grammi di misera gloria
dimenticata l'anima tra secoli di storia
ci siam vestiti di razzismi e pessime prossime
Oggi ci pesano questa croce di carne sfatta
e i chiodi di un'amara intolleranza
ed il buonsenso è una carta di credito
strisciata sull'orlo di una nuova guerra
mentre fieri di ogni nuovo calcolo
come maiali stiamo chini
sulla truculenta soddisfazione della miseria altrui

Dove

Dove sei
mentre il tuo ricordo perlaceo
tinge le mie dita
etereo come la polvere
che veste ali di farfalla?
Quali Naiadi al color dei miei occhi
hai sostituito inseguendo nuove chine di Luna
e tra quali dense setole
bagnate di colore,
acerbo come il desiderio
che veste il profumo viola
di certi antichi petali,
ti cerchi ancora?
Se vorrai tornare sarà festa
anche per la Tua distrazione
che alle mie parole ti incatena
e da me adesso ti scioglie



AAAA Cercasi uomini con mazzo di fiori;)
ciau

Antidoto

Oggi mi sento una strega cattiva
:)

[missing file: 174466]

chi mi regala un fiore?

Ricetta placa strega;)
antidoto per Spigolo spigolosa
Cento petali
cento gradini di colore
cento ali di angeli
cento sorrisi di bimbi
cento abbracci
cento cuccioli
cento lune
cento nenie
un solo tuo sguardo:)

Mimahboh

Mi piacerebbe essere in una stanza " a cubo" le cui pareti fossero così: pavimento di papaveri, tetto di girasoli e iris viola alle mie spalle, davanti a me il cielo notturno, vestito della freschezza dell'autunno, con un diadema di stelle e l'occhio di Luna
Starei seduta sui papaveri con i piedi penzolanti sull'Oltre e la brezza che mi carezza i capelli...


Oggi mi sento amara, con venutare di malinconia...


Penso alla fede: mi chiedo se sia un anello che lega a Dio o se sia la circonfernza del Destino o un correre sempre sui propri passi..
I propri passi perché solo su noi possiamo contare...


E la solitudine e forse il più brutto dei mali, quando non si sta bene con se stessi o alla fine siam noi a voler restar soli?


E si può rubare la luce del cielo per riscaldare il cuore altrui e sciogliere le altrui paure?


Oggi penso ad ogni pennellata alla mia anima
ad un sorriso
alle mie scarpine rosse, le prime a bambolina col collarino intorno alla caviglai, due minuscoli fagottini di pelle per camminare il mondo...



Baci, buonanotte

Nonostante tutto
N. ti a o no?
DaM tvb o no?

Lulù - Corolla

oggi due poesie: una dedica ad una scienziata speciale ed una ad un cuoricino speciale:)


Quanto pesa l'amore,
più degli atomi
o meno dell'universo?
e il respiro del Destino
che alita tra le pagine dei tuoi numeri
e non si piega a calcoli
ha forse una misura oltre la ragione?
Ed anche tra i teoremi perfetti
della tua sudata scienza
vedo sfumare eterei petali
quando dagli occhi tuoi emerge,
fiera, la bambina con mani di Donna
che ascolta il respiro dell'anima...

__-----------------------------


Se i miei occhi baci
schiudi il varco tra mare ed orizzonte
dove le stelle dimorano nel cuore di Dio
mentre le tue dita d'amorevole marinaio giocano a far nodi ai miei capelli
per ricordare che sempre sarai
e la tua mano sul mio volto
traccia un morbido viale
che dalle ciglia alla bocca scioglie ogni dolore
così stai puro petalo di immortale corolla
nel dondolio amniotico di ogni senso
che come dorata culla
mi custodisce il cuore


Tu riposi sul mio cuore...

Riposi sul mio cuore
leggero come rugiada
intrecciata dall'alba
per creare il nuovo orizzonte
e sei coperta di sogni
ed abito d'amore
Il mio viaggio
coi piedi bagnati d'arcobaleno
passa per il tuo bene
e ruba l'equilibrio del cielo
ad ogni stella
che è tetto al mio destino

A tiaaaaa

premessa: anche se al nord il termine babbeo, mi è stato spiegato, non abbia un significato simpatico, io , da terrona, storpio il termine e lo uso in senso affettuoso, visto che un caro amico mi chiama babbeina,
la poesia è dedicata a lui che mi dipinge con le parole, non essendo un pittore:) e che è anche falegname:)


A te che mi dipingi e dopo mi scancelli
a te che della memoria spesso si chiudono
i cancelli
a te che ti fai tante seghe mentali
che neanche un falegname ne possiede di pari
a te che sei il principe dei babbeiii
il principe dei babbeiii
a te che un giorno ridi
e il giorno dopo cianci
e chiupassa u tempu
e chiu tu non canci (*1)
a te cui tirerei le orecchie ogni mattino
perché sei tanto grande da sembrar bambino
a te che sei il principe dei babbeiii
il principe dei babbeiii
A te che in silenzio resti a guardare
e che talvolta hai un'aria un po' da funerale
a te che vorresti essere come una farfalla
ma pensi che anche un gatto nero
se ti vede si tocca una palla
a te che dovresti curare il colesterolo
ma poi i grassi li afferri come un rapace in volo
a te che hai per figlio un bel coniglio
ed ogni giorno lo frastorni dentro al ripostiglio
a te che sei il principe dei babbeiii
il principe dei babbeiii
A te che il mio amico grande e il mio grande amico
anche se scherzo che ti voglio bene dico
e chiudo questa mia canzone
perché devo andare a fare colazioooneeee
a te che sei il principe dei babbeiii
il principe dei babbeiii



ehehehe ciau:)


nota (*1) e il giorno dopo cianci
e chiu passa u tempu
e chiu tu non canci


e il giorno dopo piangi
r più passa il tempo
e più non cambi

Il repisro dei girasoli



Il respiro dei girasoli
alita dalla nebbia sino alle mie acque
come briciole lasciate ad un passero
per disegnare il suo cammino
Nel grembo del mare dove
vestite le pieghe dello scirocco
s'inginocchia l'orizzonte
per inumidire il sole
si culla il Tempo
mentre Dio
chinato sul dorso del cielo
dal palmo dell'eternità
soffia i Destini del mondo



P.S.

Mi votate?

un mio disegno è stato selezionato in questo sito:)

www.lazebra.eu/

Grazieeee a chi mi ha già votata, il mio disegno si intitola "INRI" è nella sezione del menù a sinistra che si intitola "I disegni", il mio nick sul sito è Nunzia...Il sito richiede la registrazione per poter votare

Minestrone:)

Intanto desideravo chiedervi una cortesia: mi votate?

www.lazebra.eu/product_i [...] ote_termine=


un mio disegno è stato selezionato in questo sito:)

www.lazebra.eu/

Grazieeee in anticipo...


Poi, vediamo un po'
Tanto per dire che i poeti han la testa tra le nuvole:
il giorno dopo essere stata alla mostra di Umberto Mazzone, mi sono accorta di aver giracchiato lieta per la città, i bus, i tram, la mostra con la maglietta con ancora penzolante sulle spalle l'etichetta con i suoi colore, taglia , prezzo..
Che veggogna!!!!!!!!!


Oggi pomeriggio ho fatto uno strano sogno, camminavo per strada, una strada di montagna polverosa, irregolare e ciottolosa, sul margine della strada c'era seduto un uomo di colore con barba e capelli ricciuti di color griggio bianchi , vestiva un kaftano verde e teneva in mano un bastone grezzo di legno nodoso, la cui punta era arrotondata (sembrava un punto interrogativo), accanto a lui stava in piedi un bambino con capelli ricciuti neri che vestivba un kaftano arancio , io nel sogno sapevo di stare in Marocco, ma il pastore e suo nipote sembravano più di razza Africana.
Vicino a loro stava coricata su un fianco una pecora tutta bianca , di cui mi hanno colpito lo splendore del vello e il fitto annodarsi della lana, guardo la pecora sul posteriore , continuando verso la giuntura delle zampe anteriori era piena di sangue rappreso, nel sogno mi pareva di sentirne l'odore . Io chiedo all'uomo:"La ucciderai?" e lui mi dice :"No, ha appena partorito , anche se non poteva più, per noi è simbolo di fertilità e fortuna!" , io guardo dietro di lui ed un magnifico agnellino , anche lui bianco brilante, si stava leccando il vello.

per concludere, una poesia legata a questo mio disegno:
/art/172041



Di me temete
eppur già dal gallegiar
a fior di vita
nel respiro del primo vagito
per mano mi conducete dal ventre
all'ascesa del Destino
umida d'amniotica memoria
nudi di storia
e certi che al mio abbraccio
un dì tornerete
ché Vita e Morte
son dita della stessa Mano




Personale di Umberto Mazzone

Ieri ho trascorso un bellissimo pomeriggio visitando la personale di Umberto Mazzone. I quadri, lo scenario dell’esposizione, i visitatori, tutto sembrava fluttuare in una bolla di magia e tutto è iniziato con una serie di coincidenze magiche. Io e la mia amica Adele, che si è unita a me entusiasta all’idea di visitare una mostra, non riuscivamo a trovare il luogo della personale nonostante le chiare indicazione di Umberto.
In un primo tempo, per causa mia, ci siamo recate presso un altro circolo; in un secondo tempo, una volta scese dal bus, è iniziata la traversia per trovare il luogo del club in cui si teneva la mostra, nessuno dei passanti era in grado di indicarci la via. Camminando ci fermano due ragazze: una di statura piccina come me , lunghi capelli ed occhi dolcissimi, giuro che se avesse avuto una coroncina di fiori avrei pensato di trovarmi in un regno di fate, l’altra più alta ed imponente con due occhi bellissimi che ricordano tutti i colori in cui declina il mare nei pomeriggi d’autunno e che ho l’impressione, come lei la ha di me, di conoscere già.
Le due fanciulle chiedono: “Sapete dove si trova salita Gatto?”
Io rispondo:”Dovete recarvi alla mostra del maestro Mazzone”
E loro con grandi e dolci sorrisi:”Si, si”
Io chiedo loro se sono iscritte su Equi e la fatina mi risponde” Si , sono Josephine Bonì”
“Io sono S-pigolo, Nunzia Cosenza” rispondo
E scattano baci e abbracci, mentre Adele, accanto a me, sorride felice.
Decidiamo di unirci, l’unione fa la forza, alla ricerca dell’Umberto perduto…Finalmente un passante ci indica la strada esatta: una salita , svoltare a destra ed ecco che sul soppalco, da cui si scioglie da entrambi i lati una breve scalinata, appare Umberto che con occhi fissi al mare sta dando indicazioni al telefono..
Umberto ci accoglie felicissimo con grandi sorrisi, sorrisi non solo della bocca ma anche, e soprattutto degli occhi..
Umberto emana un profumo fresco che mi ricorda qualcosa della mia infanzia e trasmette un senso di giovinezza e serenità, anche se , guardandolo negli occhi si vede una vena di malinconia, una malinconia particolare, come se Umberto guardi con gli occhi, ma veda con l’anima; come se abbia una radice qui nella terra e una nell’Oltre, l’Oltre da cui sicuramente trae ispirazione.
Vedere i suoi quadri dal vivo è emozionante: i colori son bellissimi, sembra di entrare nella tela e ripercorrere i paesaggi che Umberto ci propone, sembra che con ogni pennellata Umberto serva, con magia, agli spettatori il sentire umano, la sua stessa anima.
Gli occhi di Josephine mentre osserva rapita i quadri divengono ancora più belli, dolci e profondi.
Io sono felicissima, mi sento serena come non mai ed è come se conoscessi Umberto, Josephine e la sorella da una vita.
Tutto è ammantato di una piena, irreale magia. Lo scenario in cui si svolge la mostra si sposa perfettamente con l’opera di Umberto: uscendo dalla sala in cui sono esposte le opere si vede il mare ed un perfetto spicchio di luna di un incantevole bianco dorato che da l’impressione di uno spicchio di madreperla.
Umberto mi presenta Filippo Liardo, altro equilibrino siculo, ho impressione di conoscere da sempre anche lui. Filippo mi immaginava diversa: più imponente, mentre io lo immaginavo più chiuso e distaccato, invece emana simpatia e cordialità, come la sua bella moglie che sembra una sibilla antica. Insieme formano una bella coppia , un bel contrasto di colori, fisionomie e modi: Filippo conversa molto la moglie è più taciturna; una fusione di opposti che rende un bell’uno.
Filippo pensava che io, Adele e le sorelle Bonì fossimo tutte sorelle tra noi.
Un magnifico micino bianco latte con macchie arancio chiaro ed occhi azzurrissimi cammina tra i visiatori e lascia la mostra, ricordandoci che, causa bus, dobbiamo andare anche noi quattro ragazze.
Raccolte su una panchina con un occhio alla strada da cui deve giungere il bus ed uno al mare vestito di gocce di luna parliamo come amiche che si conoscono da sempre, le sorelle Bonì ci raccontano che all’andata loro han perso il bus numero 79 su cui eravamo io e Adele, il Destino ci ha fatte comunque incontrare…
Giunge la nostra “carrozza” mentre la sera scivola serena e magica, profumata dalla scia dei colori di Umberto…..



Semplicemente

Ti bacerei gli occhi
sino ad imprimire
il tuo sguardo sulle mie labbra
e poi ti vestirei
di tutte le stagioni
lasciando alla soglia del Mare
le piogge e i venti
che marchiano la pelle
e addolorano l'anima
ed ogni Tempo buono
unirei in ponti di arcobaleno
come un collage di campanelli
che offre la sua festa al cielo
Ed anche se non vedo i girasoli
ogni notte il loro profumo
per te fiorisce nei miei sogni

Buoangiornata babbeini :)

Se leggerai

Ogni pennellata
cade nel silenzio
come quei regali antichi
che si scartano
per lasciarli alla memoria
Ha infiniti punti l'orizzonte
come il bisogno di star lontani
per dimenticare
e spegnere ogni dubbio
Ma se due son le ali di farfalla
due come il conforto di una parola
c'è ancora tempo d'aspettarti
sul ciglio della Luna stanca

A me mi

Altro che andare in ufficio e combattere con chi pensa che è rimasto poco tempo per inviarle un contratto , con posta celere 1, da fare firmare agli artisti e da restituire a mia...Poco tempo????Insomma il concerto è tardissimo novembre, ci son altri concerti prima da programmare...Boh, ci preoccupiamo che non c'è tempo da qui a novembre e magari siam destinati a diventare gnomoli domani mattina!
Vabbè...Non ricorso i miei sogni di stanotte..Torneranno, come sempre, durante la giornata...Ne ricordo solo uno , strano, cercavo qualcosa (come spesso capita nei miei sogni) qualcosa legata a mio padre , ma non ricordo cosa ed ero fidanzata con Fabio Volo (personaggio che non mi piace)....
Comunque, come ogni mattina fisicamente mi sento stanchissima, come se, invece di dormire, avessi spostato mobili....

Ho sonnoooooooooooooooooooooooooo, insomma!
E mi sento triste, perché non sento da un po' una persona a me cara...
In più sbaglio anche i destinatari degli sms:)bohbahobho


Stamattina ho in testa sta canzone di Fanigliulo:

" Ho un nano nel cervello un ictus celebrale
bagni di candeggina voglio sentirmi uguale
uguale a un gatto rosa per essere sporcato
e raccontare a tutti che sono immacolato
e tu mi vieni a dire che adesso vuoi morire per amore e...

A me mi piace vivere alla grande gia'
girare tra le favole in mutande ma.."



La mia poesia di oggi è un po' rindindontellante:

E dindin e dondon
io ci sono o non ci son
se con gli occhi alla Luna
chiamo ancora la Fortuna
ed è vana la mia speme
che mi duole che mi preme?
Nel perfetto del Creato
una stella ha bisbligliato:
"Chiedi, corri, fai e disfai
allo stesso bivio sempre giungerai
ognuno nella sua anima
ha tutte le risposte
che dal Destino giullare
son state preposte"
Allor all'orlo dell'orizzonte
mi son seduta
e l'Universo ho ascoltato muta
Rindindin rindidondon
ma le ore quante son?
Saran tante se non ti vedrò tornare
tante quanto è immenso il mare
Ma adesso sfogliato ogni pensiero
voglio starmene cosi'
a vagar tra terra e cielo

Ciao

Ringrazio tutti coloro che mi hanno manifestato il loro affetto e mi scuso se sono stata grezza con alcuni...
Oggi cercherò di non pensare a nulla..
Intanto aspetto un uomo con un enorme fascio di girasoli, come nel mio sogno..


Ha più fragore
un fior che si piega
che il cielo che si sbriciola in sabbia
la sabbia è solo Tempo
che sporca le mie scarpe
sbavando in un viaggio indefinito
Dove riposa il sole
e non hanno sosta le stelle
che alitano desideri
sul passagggio delle anime
dondolano le altalene della Ragione
sfiorando il varco dell'Amore
dove ogni cosa ha labbra di un girasole
che beve luce da una fonte di rugiada

Se

Anche se spesso sembro triste, in realtà , è stanchezza; un'ostinata , immensa stanchezza che porta a chiudermi nei mie versi o nei mie disegni e a snobbare la necessità umana al convivio, bivacco e compagnia bella, a non avere curiosità nei confronti di nulla, a mandare a farsi benedire le altrui seghe mentali, a spogliarmi dell'abitino che gli altri ti cuciono addosso, abitino che ti evita gli attriti, che marcano la pelle, con l'ambiente circostante, ma che è stretto e fastidioso come il nodo della crvatta che tira troppo.
Non mi manca nulla, ho il mio bagaglio di dolore , come tutti lo hanno; è solo un gran senso di decisa insofferenza che mi accompagna perché quando la salute tua e dei tuoi cari gira male potresti avere anche un impero non te ne faresti nulla.
Allora si perde anche la voglia di farsi domande e di dare risposte.


Buonagiornata

P.s. Quanto sopra non è per nessuno di qua, è per me, una sorta di diario, e per la mia vita reale


Abbiate una buonagiornata...


« September 2008 »
SuMoTuWeThFrSa
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930 

Categories

Links

36,671 visits