Friday August 29, 2008
Il tempo impiegato viaggiando sul tram per raggiungere il posto di lavoro deve, secondo me, esser sfruttato e reso sacro. Cosa si può fare in tram, così come in treno o in aereo, oltre che leggere un libro, una rivista o ascoltare musica dal proprio fedele lettore mp3? Si può trasformare, con la propria immaginazione, il tram in un mondo contenente tanti piccoli mondi:le altre persone viaggianti con te; si possono leggere occhi, sguardi e pensieri altrui…
Questa mia inclinazione ad osservare è probabilmente nata con me e quando finalmente ho iniziato a camminare da sola, libera di poter girare, almeno in casa, senza dover costringere la mia mamma a portarmi da un punto all’altro di una stanza sotto l’imperioso indicare del ditino indice, accompagnato dallo sguardo acceso e curioso diretto all’oggetto o alla persona di mio interesse, mi perdevo in lunghe , solitarie esplorazioni dell'ambiente domestico.
Così ricordo, allora vivevo con i miei nonni materni, portavo a spasso per la casa il mio caschetto di capelli color rosso, colore che ha vestito la mia criniera dalla nascita per mutare, definitivamente, in castano verso i sei anni, e mi nascondevo ad osservare mio nonno o mio padre quell’atto di dare la schiuma da barba al viso; entrambi, a quei tempi portavano i baffi, ed io restavo incantata nell’osservare con quale minuzia col pennello percorrevano tutto il perimetro del loro volto, da metà guancia al mento,lasciando liberi ed intatti i baffi. Mio nonno e mio padre avevano una corporatura massiccia, da lavoratori e ai miei occhi di pulce sembravano due bellissimi giganti Osservavo mia madre intenta a cucinare o rammendare, mi piaceva il morbido, sottile nero dei suoi capelli ondulati da una leggera messa in piega e l’ombra setosa delle sue folte ciglia che lasciavano intravedere gli occhi chini nell’atto di infilar il filo di cotone nella cruna, adoravo il panneggio delicato che i suoi ampi, freschi abitini a fiori formavano scivolandole addosso mentre era seduta.
Ero comunque un’osservatrice timida, i timidi hanno questo punto a loro favore: parlan poco ed osservano, quindi comprendono, molto; in più ero già da allora una sognatrice, partendo dall’osservazione di un particolare mi perdevo nella creazione mentale di fantastici mondi….
Di Nunzia bambina è rimasta questa curiosità nei confronti del genere umano, curiosità che rende felici, a volte arricchisce , a volte addolora : son mille le sfumature d’anima che si posson cogliere in un viso estraneo diciamo che sono una sorta di “maniaca visiva” dell’espressione altrui.
Oggi sul tram c’era un caldo particolare, un caldo spesso, denso di odori , lingue ed etnie.
Ad ogni fermata mi rivolgo alla porta che si apre sia per rubare un po’ d’aria del “fuori” sia per osservare i nuovi passeggeri. Dovete sapere che nella mia professione di “maniaco visivo” io ho delle ossessioni , dei punti fermi: osservo sempre le scarpe delle creature che siano grandi o piccini, che siano uomini o donne, ho l’abituale tendenza ad associare le creature umane ad animali o ad abbinare sensazioni ad immagini stile cartone animato o disegno.
Sul tram sale una creatura maschile che sembra un passerotto, i suoi movimenti son lenti e delicati, il suo incarnato bianco. E’ avvolto in un vestito da uomo color turchino che gli conferisce un aspetto immensamente delicato, nonostante il caldo da sotto la giacca si vedono affiorare i polsini di una camicia e , sotto di essa, più in basso del vistoso pomo d’adamo, si intravede lo scollo di una maglia di cotone bianco. Il fatto che la gracile creatura non abbia ne capelli , ne ciglia , ne sopracciglia non mi permette di indovinarne l’età: potrebbe essere giovanissimo come vecchissimo, la pelle, immacolata e priva di rughe, ridotta ad una essenziale pellicola rende ben visibile tutto il disegno delle ossa craniche e facciali. Subito mi sento mancare il respiro e sono invasa dal vuoto, mi sembra di vedere il mio cuore fluttuare nel vuoto ed essere colto di spalle da un enorme mano che lo strizza come un pupazzo anti-stress in lattice, sento dolore, sarà che quei lineamenti intonsi ed affilati, li ho già vista su mia madre e su altre persone vittime di cancro e chemioterapia; spero di sbagliare intuizione. Ho smesso già da un po’ di fissare il passerotto, che nel frattempo si è seduto; si riapre la porta e accoglie un raggio di sole che rimbalza sul pavimento in modo particolare, sembra di vedere una danza di gocce di luce ovattate, sembra che l’ambiente si sia predisposto ad accogliere qualcosa di magico. Nel tram entra una folata di scirocco umida di odore di camomilla, quest’aurea profumata accompagna una nuova, piccola passeggera: una bimba di circa tre anni.
A ben pensare non è una bimba , è una fatina , forse una fatina della camomilla, una di quelle creature magiche che al solo guardarla ti regala una serenità ultraterrena .
La fatina ha la pelle ambrata dal sole, un musino rosso come una ciliegia , che ogni tanto sporge verso l’esterno del visino in un movimento che sembra una ciucciata, profondi e grandi occhi neri di taglio quasi orientale e lunghe ciglia scure a cui sembra appesa la magia del cosmo, lunghi capelli neri ondulati che hanno la morbidezza di una carezza calda. Il tram sussulta , per via di una brusca frenata, la piccola, saldamente legata alla mano della sua mamma, sobbalza con delicatezza e l’ondeggiare del suo abitino rosso a campana, con le maniche cadenti in due morbidi sbuffi su cui sono applicate delle maestose farfalline, la fa somigliare ad un papavero in festa. La fatina , quasi a volersi dare energia per affrontare il saltellante viaggio, agita la bacchetta magica che tiene stretta nella mano sinistra: una girandola a grossi spicchi blu, giallo, verde e arancio tenuti insieme da un bottone a forma di fiore, i miei occhi, intanto, son caduti sulle sue scarpe che sono costituite, sembrerebbe per un gioco ottico, da una enorme margherita rosa e una sottile suola in tinta, in realtà sono dei minuscoli sandaletti infradito. Scopro che la fatina è vanitosa: osservando la piccola borsa di paglia rosa che ciondola allegra dal braccino destro, vedo fuoriuscirne una filo di perle di plastica multicolore e la stanghetta di un paio di occhiali da sole gialli a fiori.
Ad un certo momento vedo la piccola fissare qualcuno e sorridere di stupore come se avesse visto un angioletto, il musino della bimba prima si allarga in un sorriso porpora per poi stringersi nel gesto di mandare un bacio, gesto che la fa somigliare ad un pesciolino. Seguo il suo sguardo e noto che il passerotto turchino si è alzato per andarle incontro mentre lei grida festante “Nonno..Mio!” e gli indirizza un tocco di girandola bacchetta magica. L’incontrarsi del passero e della fata è un fondersi di camomilla e lavanda, una scena così incantevole che il tram sembra fermarsi per celebrarla.
Passero, fata e mamma della fata si siedono vicini.
La mamma della fata rivolgendosi al passero , mentre gli carezza la testa con profondo amore , domanda:
“Papà come è andata la chemioterapia stavolta?”
Intanto la bimba fata ha preso la girandola e l’ha messa, a mo’ di grande fiore,nel taschino della giacca al nonno passero che risponde alla domanda della figlia:
“Bene bene, ma ora lasciami parlare con questa principessa…Ti va un gelato?”
Bimba e nonno si guardano , ora lei è in braccio a lui , i loro volti si avvicinano e i loro nasi si sfregano l’un con l’altro come in un gesto da mici affettuosi..
E la vita continua
category: Diario - August 29, 2008 07:31 PM
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