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Nunzia Cosenza's blog

equilibriarte.org : Nunzia Cosenza : blog : 2008

Coltivare

L'anima è Duna
che tra le oasi danza
come sirena
che la malia piangente
canta al cielo
seminando Cuore
nelle mani d'un arso Destino
Arare il Tempo
con la pazienza della Vita
e veder fiorir quella lungimiranza
che solo l'età dona
per esserci e non esserci
con la puntuale dolcezza
di un fiore tra i capelli
e la fanciullezza tra le pieghe della mano

Nell'immagine due foto della Luna che ho fatto ier sera, mella prima avevo settato male la macchinafotografica:)
Tiziana Presina mi ha ispirata;)
bacini

Dove il sogno...

E trovarsi a danzare
sul ventre di Morfeo
dove uno è due
e due è sempre infinito
come lenzuola vestite del candore di un giglio
senza inizio ne fine
Tra le porte del Sogno
sospesi come evasi alla Ragione
fusi nell'abbraccio d'un abbraccio
dove il Tempo non ha Tempo
e le ore son collana della notte
corpo dentro il corpo
anima dentro l'anima
cantiamo all'Amore e dell'Amore
con sospiri gentili
l'inno degli amanti
cadendo leggeri nella bocca del Reale
dove tutto torna ad esser
la tua mano,matura, sul mio antico cuore

Lettera aperta all'istrice

Ognuno possiede le sue armi: chi le spine e chi le coccole; cercare di far incontrare spine e coccole è un po’ come unire fuoco e benzina
Ti immagino, come un istrice, nella tua piccola tana piena di uscite di emergenza, col muso serio che mastica dubbi e radici, ma gli occhi buoni che leggono tra le mie righe.
Esser schivi è un istinto dell’anima, spesso è solo paura, così come le spine..
Ma è pur vero che ci son farfalle in grado di camminare sulle spine e spine educate a non far male….
Ti mando un bacio di sole e mare…Il sale lasciamolo alle pietanze ché polli non siamo:)
it.youtube.com/watch?v=_cBYVnEcF6w

Un pensiero....

Mastichi le nuvole
per trasformarle in brezza
che la solitudine trasformi in abbraccio
vibrano le stelle per il Tuo sorriso
e con il riverbero del mare mi benedici l'anima
mentre sento le tue dita scivolarmi tra i capelli
E' un ponte che cade dal cielo
a questo freddo pavimento
il viaggio lungo dieci passi
in cui spesso ho smarrito una scarpa
e camminato su un piede
nudo come la tua dignità
che spesso dimentico vagando tra misere ombre
Con la forza tra le mani e tra i denti
hai preso le chiavi dell'Oltre
ed hai vestito ali pesanti
pagando un conto di marmo
Ma dove inizia il legno
e si consuma carne
non finisce di respirare la Vita


Scusate se vi trascuro ma lavoro tanto, tanto, tanto tantooooooooooooo

equilibrioamore

Ti vedo sul filo della Luna
danzare con i piedi sudati di stelle
vestito dagli sguardi di tutti gli amori promessi al cielo
La Vita ha l'equilibrio
d'un fiore tra le labbra dell'Universo,
saltimbanco umido di Ragione,
che gioca a sfidare
il profumo del Destino

Poggio

Dove mi poggio
e dove cado è sempre la spalla del destino
o la costa di una lacrima
E' la mia via
è la mia vita
ciò che non possiedo
e comunque appartiene al mio cammino
anche quando appendo l'anima ad una cruccia
e sfilate le scarpe dell'amore
saltello su orme di ragione
Il ventre del mare
può essere una goccia
sell'Io all'io non si arrende

Saluti

bacini

Pro-verb-io

Vecchio proverbio siciliano (vecchio perché l'ho scoperto io l'ho scoperto 30 minuti orsono)

Aviri du minni rossi e un culu mbunnanziusi vali chiù c'aviri un ciriveddu ranni e vogghia i travagghiari

Traduzione italiana :
Avere il seno grosso e un sedere prosperoso vale più che avere un gran cervello e voglia di lavorare

Traduzione in english language

Having a big breast and a big seat that is more than having a big brain and wants to work


Dice il saggio:
"Viva lo scarafaggio!"

Vuoto

Nemmeno il guscio
di una secca noce
contenne mai tanto vuoto
Ora ridi sciocco
di ciò che non ti appartiene
e dunque non comprendi
mentre affondi la spada

Mare d'inchiostro

A mio modo ti amo
ché sono le tue dita
a mischiare le acque del mio cuore
mentre scosti dai capelli il mio pensiero
distante
è povero sarebbe un mare d'inchiostro
per descrivere come siedi, perfetto,
tra l'angolo di ogni mio pensiero
ed il luogo dove il tramonto
evapora in alba
per vestire il nuovo giorno del tuo nome
Possiede la mia anima scalza di ragione
un biglietto di solo andata per il sogno
il ritorno sei tu che disegni il profilo dell'Amore

Dedicata a Tutti gli Uomini che Amo;)

Oltre

L’Oltre
Francesco camminava senza metà per il mondo di Altrove.
Era giunto in quella dimensione, in cui l’aria era densa come ragnatele e il vento fischiava come miagolii di gatti impazziti, perché la Strega di nome Illusione-Delusione, stanca del suo piangere rimuginando il passato e stanca di sentirsi sempre chiamare aveva deciso di aiutare l’uomo. La Strega voleva far comprendere all’uomo che anche la delusione e l’illusione, una volta provate, possono generare vita e futuro se non si resta ancorati a ciò che accaduto.
Francesco vagava per quel mondo grigio cercando qualcosa, la strega lo aveva sottoposto ad un incantesimo a causa del quale più Francesco pensava ai suoi trascorsi senza gioire per il futuro più aumentavano le ore di luce costringendo il nostro amico all’Insonnia a ciò si aggiungeva che i suoi piedi si stavano trasformando in radici : un pezzetto di esse germogliava ad ogni pensiero negativo, e il nostro amico ne aveva così’ tanti per la testa che da li a poco , a causa delle radici, non sarebbe più potuto andare ne avanti e ne indietro!
Francesco annaspava in quella dimensione senza colore e mai avrebbe immaginato che in realtà tutto intorno a lui era un fiorire di rosso, blu, verde e tutte le sfumature del mondo, il grigio era nel suo cuore e aveva generato un velo davanti ai suoi occhi, una sera spaventato e abbracciato dall’angoscia il nostro amico comincio a piangere e più piangeva e più sentiva il suo viso paralizzarsi mutando in pietra , sfinito da tanto dolore si addormentò e cominciò subito a sognare. In sogno gli apparve una strana creatura piccola di statura e dai grandi occhi, non comprese se fosse una donna o una bambina. La creatura gli si avvicinò e tirandogli la barba disse:
“Cosa hai da frignare se qui c’è ancor tanto da fare?”
“Per me è finita” rispose l’uomo
“E’ finita solo nel tuo cervello perché ti sei dimenticato della tua anima, asinello!
Non ricordi quanta gente ha bisogno del tuo amore , ma illusione e delusione ormai son le tue dimore! La paura di soffrire e divenuta così tanta da trasformarti in una vecchia arida pianta! Chi dimentica il suo cuore resta poi senza colore. Costruisci un bel castello, non di mattoni ma con un pennello, quando amarezza sentirai arrivare li ti andrai a rifugiare. Io con le parole ho costruito la mia reggia, per non aver timor di tutto ciò che la mia anima schiaffeggia! E ricorda mio caro amico Oltre il Tutto spesso siam noi il nostro vero nemico!”
Con una linguaccia ed un inchino la piccola creatura scomparve.
Francesco si svegliò con in testa quella parola : “Oltre”, stacco un pezzetto di legno dalle radici che spuntavano dai suoi piedi e lo intinse nelle sue lacrime, il dipinto prendeva forma da solo e quando l’ultima parte del castello fu completata Francesco esausto e soddisfatto rimase a guardarlo incantato pensando alla piccola creatura che parlava in rima, le sfumature azzurre e dorate del quadro gli trasmisero un forte calore che si moltiplicò quando il nostro si rese conto di vedere di nuovo i colori….
D’improvviso le radici si ritirarono e il grigio scomparve.

Se all’alba fate un sorriso guardando il cielo, anche Voi potrete vedere il vostro castello dell’Oltre…..


Ecco ciò che rimane della storia sopra a testimonianza che è verà: qualcuno è riuscito a scattare una foto alla creatura che parlava in rima, mentre andava via facendo la linguaccia….

Bilanc - io

A 19 giorni dal mio compleanno ( sarà il 18 ottobre, in cui compirò i mitici 33 di Cristo e Dante)mi vien da fare, proprio questa mattina un bilancio.
Davanti a me,dalla porta finestra con la cornice di pizzo lavorato, vedo il mare e la sponda Calabrese. Il cielo sfuma il suo orlo sulle montagne con due dita di giallo oro-paglierino. Alle mie spalle il muro. Ed io dove vado?
La mia tendenza è far lunghe passeggiate in mia compagnia ed i viaggi più belli o particolari li compio quando sogno.Stamattina non ricordo i miei sogni, so già che appariranno come diapositive durante la giornata.
Ho molto da rimproverami, se faccio un consuntivo del mio operato e poco da mettere sotto la voce "positivo"; ma forse chi scrive, chi è considerato "poeta" non è, e non sarà mai, contento. Per il momento non devo dire grazie a nessuno e questo è già tanto.
Un amico mi chiedeva ieri.
"Quando scrivi cosa ti ispira?"
Non lo so, considerato che scrivo al mattino, appena sveglia e non ricordo nemmemo una delle mie poesie e poco le mie fiabe. Immaginate che io mi arrampichi sull'orlo di un pianeta solitario, abitato da una grossa quercia, da una farfalla e da un papavero e li mi sieda, la mia penna sono i sogni, l'anima o chissà quali intime voci, mentre i miei piedi penzolano su un denso Oltre.


Scrivo per dare un senso, al tutto ed al niente, per me e per Voi, per esorcizzare il dolore o solo per ricordare....Scrivo per amore...


Ora devo prendere i miei 149 cm calzanti il n° 35 e condurli fuori...

Abbiate cura di fare di questa giornata qualcosa di buono

L'Ansia

Come la timidezza di una rosa
in equilibrio statico
sull'orlo di una nuvola
sale questo mare dal ventre
e passa un nodo di piombo al cuore
per ricader come funambolo senza rete
vestito di muta saliva
dalla bocca alle mie orme
per violare, poi, gli argini delle ciglia
risalendo gli occhi in fiumi d'inchiostro
sporchi del fumo di un amaro rimmel

La forma dell'Amore

Che forma ha l'Amore?
Quella dei cento petali
che ai tuoi occhi mi tengono incatenata
o quella gentile delle tue mani
che sembrano aquiloni
nati per sfiorar l'intimità del cielo
mentre mi chiudi e schiudi
nell'abbraccio del tuo cuore ?
Oggi c'è nel mare il suono della Tua voce
fresca come il volo del gabbiano
che accarezza l'anima dell'orizzonte

Spleenpostmeridiano

Il mare apre la sua bocca
per accogliere il fresco gocciolio di nuvole
e il suo è fiato di piombo turchino
come il marmo di cui si veste il cielo
nell'autunno fatto di rondini
e rugini di foglie metropolitane
colate da preghiere di stanchi rami
E' un assolo di vento
il declinare assonnato
del giorno che corre con le dita
tra i capelli bagnati di ore



Ho sonnooooooooooooooooooooo
:)

L'uomo delle Farfalle

E' lunga ma portate pazienza...



Nel Reame di Altroquando , nel paese dei Sassi Colorati viveva Andrea delle Farfalle…
Era Andrea una strana creatura dal temperamento spinoso come un istrice , ma dal cuore luminoso come un girasole; lo si vedeva poco in giro per il paese e molte leggende ruotavano intorno alla sua persona: chi diceva vivesse in una piccola stanza in compagnia di un coniglio, chi raccontava fosse un ricco conte caduto in miseria per amore e chi affermava che di notte si trasformasse in orco ed andasse in giro a caccia di carne umana…E come è noto ogni mito ha qualcosa di vero, ma non curiamoci di questo, non è nostro compito alimentare leggende con leggende, a noi è dato solo, come dice il nome di scrive, far da “nunzio” e raccontare questa favola colorata affinché i sentimenti non abbiano mai a sfiorire.
Andrea viveva in una casetta ai margini del bosco, usciva solo a raccoglier qualche erbetta da mangiare e ad osservare le farfalle, sua unica passione; le farfalle erano per lui portatrici dell’arcano mistero di Madre Terra per cui ciò che è bello è anche breve….
Una volta tornato alla sua dimora, il nostro si dedicava a comporre note e note e note, accostava la sedia alla finestra e guardando il cielo cominciava a pizzicar le corde del suo strumento.
Una sera d’autunno qualcosa cambiò la vita di Andrea, stava suonando con tutto l’amore che si può trarre dall’anima di una vecchia chitarra quando ebbe l’impressione che la luna piena stesse assumendo poco a poco le sembianze di un dolce volto femminile e lo stesse chiamando con la promessa di rivelargli un segreto, il musicista ipnotizzato da quell’affascinante bagliore crepuscolare si precipitò a prendere una lunga scala di legno per avvicinarsi di più alla Luna e sentire ciò che essa desiderava svelargli.
Il cielo infastidito da tanta baldanza, poiché era molto geloso delle sue figlie Luna e Stelle, chiamò a raccolta le nuvole e chiese loro di soffiare sul misero essere umano.
Subito un vento di burrasca investì il musicista che, perso l’equilibrio, rovinò sul prato insieme alla scala battendo la testa.

Da quel momento Andrea cominciò a non interessarsi a nulla ,l’unica cosa che lo tormentava era la Luna che lo aveva chiamato a sé. Stava ogni giorno ad ammirarla dimenticando ogni cosa..Finì per dimenticarsi di nutrire il suo coniglio che scappò nel bosco a cercare tuberi e ghiande, finì per dimenticare di amare la sua donna che lo abbandonò senza parole, finì per dimenticare la sua chitarra che non volle emettere più alcun suono, dimenticò persino di nutrirsi e accudire se stesso.
Stava , ormai, fermo ad aspettare la notte e guardar la Luna…Ma la Luna è capricciosa come ogni creatura di genere femminile e stanca di tante attenzioni una notte di inverno lo trasformò in una enorme statua di grigia pietra..
Se Andrea si era dimenticato di tutto , c’era chi non si era dimenticato di lui poiché per la legge della Natura ogni cosa a un contrario dolce o amaro che sia.
Celestina, Regina delle farfalle, non avendo più visto quello strano individuo aggirarsi tra loro si era preoccupata per la sua sorte; quell’essere così diverso dagli altri umani che sembravano aver dimenticato l’incanto della Natura, quell’uomo che era in grado di parlare per ore con fiori e farfalle le mancava, Celestina sentiva nostalgia della sua aria spersa tra le nuvole e del suo sorriso puro come quello di un bimbo mentre osservava lei e il suo sciame e raccontava loro le emozioni che la sua anima provava a star immersa nelle gioie di Madre Terra.
L’insetto, innamorato senza sapere di esserlo: badate non parlo dell’amore che unisce i corpi ma le anime, decise di andare a casa di Andrea, Celestina conosceva la sua dimora perché un giorno si era nascosta tra i suoi capelli ed era rimasta li sino quando l’uomo non era rientrato a casa.
Non appena entrò dalla finestra aperta la farfalla sentì tremare le sue antenne di disperazione: non Andrea , ma una statua di pietra grigia dall’espressione affranta era seduta tra polvere e abbandono, Celestina nel vedere il suo amore ridotto a quello stato inerme pianse e le sue lacrime , molto rare, bagnarono Andrea da cui cominciò a colare una coltre di sabbia grigia che sciogliendosi rivelò le originarie fattezze di carne , ossa e respiro dell’uomo.
La farfalla col cuore colmo di gioia arrivò giusto in tempo a volar via dalla finestra prima che Andrea , attirato dal fruscio delle ali del suo volo, potesse scorgerla.
Ma Andrea non aveva più la memoria, lui sentiva, sapeva di aver vissuto tutta una vita che era stata sua sino a quel momento ma non conosceva più il dove, quando e perché..Un bisogno irrefrenabile di dipingere tutte le immagini che correvano nella sua mente lo prese, come se con le tele avesse voluto ricostruire la sua esistenza darsi un ‘identità.
Così cominciò a cercarsi tra i colori dei quadri bellissimi e misteriosi che nascevano dal suo cuore, questo bisogno di ritrovarsi lo aveva portato a non vagar più per i boschi.
Vi chiederete cosa facesse Celestina senza il suo amato bene…
La farfalla ogni notte andava a posarsi sul davanzale della finestra dell’uomo e a sussurrargli, mentre lui riposava, favole , sogni e il suo amore, tanto è che Andrea, senza comprenderne il motivo, ad ogni alba si sentiva sempre più felice e sereno e i suoi quadri divenivano sempre più belli.
Venne l’inverno e nonostante il freddo Andrea continuò a dipingere mantenendo aperte le imposte della finestra, perché desiderava sentir l’odore della Natura e Celestina continuò le sue visite notturne, sebbene la rugiada ghiacciata che spesso le copriva le ali rendesse il suo volo faticoso.
Una sera Andrea indugiò a dipingere sino a tarda ora, si sentiva particolarmente gioioso: la notte precedente aveva sognato che una creatura dagli abiti color celeste gli aveva sussurrato di amarlo e ciò lo aveva reso ispirato per tutto il giorno; all’improvviso una fredda folata lo fece rabbrividire e decise che era tempo ormai di dipingere a finestre chiuse , nell’alzarsi ad accostare le ante vide qualcosa di celeste brillare tra la brina notturna: era una piccola farfalla con le ali bruciate dal freddo, un lampo di memoria squarciò l’anima di Andrea, una fitta al cuore gli tolse il respiro: ora ricordava tutto,ora comprendeva tutto..Non era stato un sogno ma era reale la creatura celeste che ogni notte cantava per lui nenie d’amore ed era una farfalla non una donna come lui aveva sempre creduto di sognare….Come un treno a ritroso sul binario tutto il passato dimenticato corse veloce davanti agli occhi di Andrea: le farfalle,i fiori, la chitarra, la Luna e la caduta che aveva sciolto in polvere la sua memoria, il suo amore per la vita ed aveva solidificato in fredda pietra il suo essere.
Andrea raccolse nel palmo della mano la piccola creatura , tolse via la brina dalle ali cercando di farla rinvenire , ma nulla : Madre Natura aveva ripreso con sé la Regina volante…
Nel guardarla Andrea si rese conto di averla sempre amata, anche se le loro nature li rendevano così distanti , l’uomo amava l’unica creatura che si era curata di lui e non contavano le differenze. Stretto dal dolore pianse tutte le lacrima che aveva sempre trattenute in vita sua.
Tanto amore richiamò Madre Natura, l’unica creatura capace ancora di miracoli, Andrea sollevò la testa e vide fluttuare davanti ai suoi occhi un intreccio di fiamme che avevano tutti i colori dell’arcobaleno e che ardendo con un tepore straordinario creavano le sembianze di una donna.
“Sono Madre Natura Andrea, l’amore puro che lega te e Celestina mi ha colpita, perché è un amore vero, che da senza nulla aspettarsi ed ho deciso che voglio farvi un dono riporterò in vita per sempre la tua amata farfalla ma tu dovrai sacrificarti”
“Farò ogni cosa per il suo amore mia Signora”
“Bene , diverrai un fiore e poiché il viola è il colore della magia e del mistero e poiché il vostro amore sboccia da una purezza di Pensiero sarai una violetta del pensiero..”
Dicendo così la Madre scomparve mentre Andrea sentì i suoi piedi divenire umidi per il fresco della terra e i suoi capelli divenir vellutati petali e il suo corpo diventare sottile e profumato.
Si racconta che nel cuore del bosco di notte sia possibile vedere una farfalla celeste riposare tra i petali di una violetta, e che la violetta trasudi rugiada colorata e che ogni giorno all’alba gli spiriti del bosco la innaffino con l’acqua della fonte dell’Eternità per renderla immortale….



E non chiedetemi come sia possibile che una creatura umana ami una farfalla, perché sarebbe come chiedersi perché creature umane tanto diverse uniscano per l’Amore le loro vite…
Nelle favole tutto è possibile anche sciogliere in sogno il grigiore quotidiano………


Oggi mi son svegliata con una lacrima che scendeva dall'angolo dell'occhio sinistro e con queste parole (canzone di G. Nannini in testa)
"E non ci sei ora che voglio te voce del mio silenzio.."
Poi ho guardato fuori, il tempo è lo stesso di 10 anni fa: un grigio turchino che cade nel mare...ed ho ricordato che domani son 10 anni che sei volata....

Ciao, buonagiornatata a tutti

La Tua tavolozza ed altro

Hai ritratto la mia anima, nessuno avrebbe potuto farlo così intensamente ed il contatto è fatto e rimarrà per sempre.
Oggi guardando tra quei colori ho avvertito una fitta al cuore

Tuffo

L’incanto nulla attende
e nulla lascia
è come l’alito d’una briciola di tempo
che tesse un tuffo dall’anima al cuore
se ogni vena di colore
ed ogni fiato d’inchiostro
potessero incidere il destino
per mutarne il corso
sarei più forte della goccia
che cerca riparo nella roccia


Dedica per una bella violetta


Oggi penso a tutti gli appuntamenti mancati per i soliti "Non posso, non ho tempo" sarà che ho sognato Maurizio Citti, lo sogno spesso ed un altro caro amico....
Manco, manchiamo a tanti appuntamenti nella Vita e ce ne rendiamo conto soltanto quando la Vita chiude le pagine della Sua agenda lasciando il segnalibro , immobile, alla pagine fine...
Oggi dedico , chiudendo gli occhi e guardando il mare, un sorriso col cuore a tutti coloro che dormono, per sempre, ai piedi di un raggio di sole...
A voi buona domenica

In .....

Ieri ho riflettuto su quanto la frenesia quotidiana ci renda superficiali e chiuda, irreparabilmente, la porta del "sentire", come se niente ci stupisca più...
Ero immersa nell’ambiente asettico della banca sfumato di facce scure, tailleur e cravatte. In banca è come se il tempo, pesante come un macigno, penzolasse dal tabellone che scandisce l’avanzare della fila sulla testa d’impiegati e clienti.
Una vecchia, imbalsamata in una messa in piega così tridimensionale da sembrare una scultura futurista, storce il rosso sbavato delle labbra, cadenti in una linea imperfetta di trucco, in segno d’impazienza, l’impiegata le rivolge un sorriso “d’ufficio” mentre le sue dita scivolano veloci tra il glicine, il giallo e il verde delle banconote che porge veloce alla mummia cotonata che alla vista di quell’arcobaleno di carta sembra riacquistare vita, persino la linea della sua bocca sembra tornare perfettamente allineata e gli occhi, chiusi in fessure tra grappoli di rughe, sembrano essere divenuti un caleidoscopico riflesso del danaro appena ritirato. La vecchia faraona aggiusta la zip della borsa e il movimento delle dita sprigiona dalla cesellatura dell’enorme anello d’oro un raggio che rimbalza sul tetto per ricadere sul lobo vestito da un pesante aureo pendente, la mia attenzione resta incatenata al pendente di foggia talmente pesante che sembra voler sciogliere in un elastico scotto l’estremità dell’orecchio.
Io cerco di non lasciarmi sopraffare dall’asfissia che invade le mura della filiale, ma non riesco a rimanere a galla; fortunatamente in mio soccorso giunge un principe azzurro a cavallo di un pesciolino gonfiabile…
I capelli del principe sono uno sfumare tra il sole e il grano, le morbide ciocche della fiera criniera sono scomposte in mille direzioni, forse a causa di una recente battaglia con qualche lucertola o dall’ inseguimento di chissà quali giochi o fantasie.
Il nobile, alto un metro e una spanna, si siede accanto a me, mi osserva con la coda dell’occhio che è blu come il mare di luglio, lo sguardo marino del principino naviga perfettamente dalle ciglia all’incarnato del viso, ambrato come la sabbia dell’estate, il sorriso è puro come una goccia d’acqua sorgiva.
L’ometto brandisce un pupazzetto di gomma gonfiabile che ha le sembianze di un pesce “trombetta” a righe bianche e gialle; tra una rotazione e l’altra il pesce cade sul pavimento accanto ai miei piedi; lo raccolgo e lo porgo al principe che timidamente ringrazia e schiude la bocca in una risata d’amicizia. Inizia tra noi un gioco di sguardi, marameo e boccacce e poco mi importa se alcuni clienti mi guardino infastiditi dalla grigia barricata della fila. Il bimbo si nasconde e poi riappare guardandomi e gridando :” Ecco!!!” - dribbla gli impiegati della banca che si spostano per l’ufficio a qualcuno tira la giacca o la gonna per offrire un sorriso, ma è come se nessuno la dentro riconoscesse altri suoni e colori se non quelli del Dio denaro…
Arriva il mio turno, mi avvicino allo sportello e , in qualche istante di distrazione dell’impiegata, mi sporgo a guardare il piccolo ometto che mi sorride e strizza l’occhio..
Mentre sto per andare via il principe si avvicina per regalarmi il suo pesciolino, lo ringrazio con un bacio sulla guancia, mentre lui mi dice che si chiama marco e allunga la mano per presentarsi.
“Io sono Nunzia, piacere….Il pesciolino mi ha detto che vuol restare con te perché hai gli occhi blu come la sua casetta: il mare…”
Marco mi sorride e fa ciao con la manina, mentre supero le barriere del tempio griggio…


Da “Ieri….”








Cosa mi piace:

le foto di famiglia della mia infanzia
Le facce buffe dei bimbi
Le coccinelle
La cannella
Le tazzine da caffè
Il caffè del mattino
Il peperoncino
I fiori
La pioggia leggera la sera
Avvolgermi in enormi coperte di pile e mangiare il pop corn
Guardare dalla mia veranda la luna che specchia sul mare
Addormentarmi in machina con la musica dello stereo in sottofondo(ovviamente non guido io)
L’autunno
I pupazzetti e i peluche
Gli abbracci
La Nutella
Il pane inzuppato nel vino
Se mi accarezzano la testa e i capelli

E …
Alla prossima
ciao

Arancio

Le righe color arancio mi riportano alla mente le vie del centro di un nebbioso Nord.
La fusione tra la fibra liquida della pioggia e la pastosità della nebbia se guardata alla luce dei lampioni sembra generare tante piccole, dense lucciole. Si respira un fresco dicembre e la musica carezza l’aria. Pecorelle, alberi e case si rincorro lungo la trama di lana di una giacca esposta da un commerciante peruviano; tra la confusione di animaletti in pasta di sale, ocarine, borse e gioielli mi colpisce l’arancio caldo di una lunga e larga sciarpa di lana…Mi avvicino al banchetto peruviano, per un attimo resto incantata a guardare gli occhi del venditore: due spicchi di luna neri e profondissimi , l’iride sembra riempire tutta la pupilla e vestirla di un’esotica profondità; chiedo il prezzo della sciarpa arancio decisa ad acquistarla. Tu sei rimasto lontano, io ti osservo sospeso tra un fioco chiar di luna e la luce di una insegna, nella tua giacca di lana etnica, sfumata di caldi toni, col cappuccio rosso tirato sulla testa per non bagnarti sembri un folletto, ma ti inganna l’altezza da gigante , saltelli sulle punte per scaldarti , così di profilo chiuso nella tua magrezza sembri una giraffa. Mi fermo ad osservarti con la testa reclinata di lato, tu avverti il mio sguardo e rivolgi a me i tuoi occhi color miele che ricordano il polline dei girasoli, il folto delle ciglia che li racchiude vibra intimidito mentre il tuo sguardo si veste del sorriso più bello del mondo. Arrossisci e non dici nulla, allunghi l’enorme mano verso di me, io chiudo la mia manina a pugno e la ripongo nel concavo del tuo palmo; prima di allontanarci ti chiedo di chinarti e cingo il tuo collo del morbido calore della sciarpa, tu sei felice come un re che ha ricevuto da poco la corona, lascio scivolare sui tuoi occhi chiusi e sul naso tanti piccoli baci. Mi sembra di essere sospesa nel tempo, è come se d’improvviso nella piazza ci fossimo solo noi, la musica della festa e il suono dei campanelli del mio bracciale.
Il viola di una gerbera esposta in un banco di fiori mi riporta alla realtà; mi stringo a te che delicatamente con le dita accarezzi i miei capelli e poi il naso per scendere sino alle guance. Ti pieghi sulle lunghe gambe e col naso accarezzi il mio naso, mentre lasci scivolare il fresco delle tue labbra contro le mie. La tua barba ambrata e ornata da tanti piccoli pallini di lana color arancio, che tutto sommato ti donano…


Ora siam lontani e mi sembra di vedere noi, tu alto e flessuoso come un papavero ed io piccola e tonda come una papera bruna, che di spalle , guardando la perfezione del cielo, si incamminiamo verso casa….

E se verò che per ogni destino esiste una canzone, ricordo una bimba coi capelli a caschetto, una veranda dalle tende in plastica verde e una giovane mamma che cantava sempre alla sua piccola:
“Papaveri e papere..”
Buondì babbeini
:)

Oggi, domani chissà

Oggi Dio ha il fiato corto
perso a rincorrere l'umana idiozia
e la follia che scivola
come biglie di vetro
su crinali d'indifferenza
Abbiam fatto polvere dei nostri cuori
addormentato i sensi
e seguito l'istinto del potere
abbiam capovolto ogni ragione
eretto torri di denaro
e sputato in bocca ai nostri avi
per pochi grammi di misera gloria
dimenticata l'anima tra secoli di storia
ci siam vestiti di razzismi e pessime prossime
Oggi ci pesano questa croce di carne sfatta
e i chiodi di un'amara intolleranza
ed il buonsenso è una carta di credito
strisciata sull'orlo di una nuova guerra
mentre fieri di ogni nuovo calcolo
come maiali stiamo chini
sulla truculenta soddisfazione della miseria altrui

Dove

Dove sei
mentre il tuo ricordo perlaceo
tinge le mie dita
etereo come la polvere
che veste ali di farfalla?
Quali Naiadi al color dei miei occhi
hai sostituito inseguendo nuove chine di Luna
e tra quali dense setole
bagnate di colore,
acerbo come il desiderio
che veste il profumo viola
di certi antichi petali,
ti cerchi ancora?
Se vorrai tornare sarà festa
anche per la Tua distrazione
che alle mie parole ti incatena
e da me adesso ti scioglie



AAAA Cercasi uomini con mazzo di fiori;)
ciau

Antidoto

Oggi mi sento una strega cattiva
:)

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chi mi regala un fiore?

Ricetta placa strega;)
antidoto per Spigolo spigolosa
Cento petali
cento gradini di colore
cento ali di angeli
cento sorrisi di bimbi
cento abbracci
cento cuccioli
cento lune
cento nenie
un solo tuo sguardo:)

Mimahboh

Mi piacerebbe essere in una stanza " a cubo" le cui pareti fossero così: pavimento di papaveri, tetto di girasoli e iris viola alle mie spalle, davanti a me il cielo notturno, vestito della freschezza dell'autunno, con un diadema di stelle e l'occhio di Luna
Starei seduta sui papaveri con i piedi penzolanti sull'Oltre e la brezza che mi carezza i capelli...


Oggi mi sento amara, con venutare di malinconia...


Penso alla fede: mi chiedo se sia un anello che lega a Dio o se sia la circonfernza del Destino o un correre sempre sui propri passi..
I propri passi perché solo su noi possiamo contare...


E la solitudine e forse il più brutto dei mali, quando non si sta bene con se stessi o alla fine siam noi a voler restar soli?


E si può rubare la luce del cielo per riscaldare il cuore altrui e sciogliere le altrui paure?


Oggi penso ad ogni pennellata alla mia anima
ad un sorriso
alle mie scarpine rosse, le prime a bambolina col collarino intorno alla caviglai, due minuscoli fagottini di pelle per camminare il mondo...



Baci, buonanotte

Nonostante tutto
N. ti a o no?
DaM tvb o no?

Lulù - Corolla

oggi due poesie: una dedica ad una scienziata speciale ed una ad un cuoricino speciale:)


Quanto pesa l'amore,
più degli atomi
o meno dell'universo?
e il respiro del Destino
che alita tra le pagine dei tuoi numeri
e non si piega a calcoli
ha forse una misura oltre la ragione?
Ed anche tra i teoremi perfetti
della tua sudata scienza
vedo sfumare eterei petali
quando dagli occhi tuoi emerge,
fiera, la bambina con mani di Donna
che ascolta il respiro dell'anima...

__-----------------------------


Se i miei occhi baci
schiudi il varco tra mare ed orizzonte
dove le stelle dimorano nel cuore di Dio
mentre le tue dita d'amorevole marinaio giocano a far nodi ai miei capelli
per ricordare che sempre sarai
e la tua mano sul mio volto
traccia un morbido viale
che dalle ciglia alla bocca scioglie ogni dolore
così stai puro petalo di immortale corolla
nel dondolio amniotico di ogni senso
che come dorata culla
mi custodisce il cuore


Tu riposi sul mio cuore...

Riposi sul mio cuore
leggero come rugiada
intrecciata dall'alba
per creare il nuovo orizzonte
e sei coperta di sogni
ed abito d'amore
Il mio viaggio
coi piedi bagnati d'arcobaleno
passa per il tuo bene
e ruba l'equilibrio del cielo
ad ogni stella
che è tetto al mio destino

A tiaaaaa

premessa: anche se al nord il termine babbeo, mi è stato spiegato, non abbia un significato simpatico, io , da terrona, storpio il termine e lo uso in senso affettuoso, visto che un caro amico mi chiama babbeina,
la poesia è dedicata a lui che mi dipinge con le parole, non essendo un pittore:) e che è anche falegname:)


A te che mi dipingi e dopo mi scancelli
a te che della memoria spesso si chiudono
i cancelli
a te che ti fai tante seghe mentali
che neanche un falegname ne possiede di pari
a te che sei il principe dei babbeiii
il principe dei babbeiii
a te che un giorno ridi
e il giorno dopo cianci
e chiupassa u tempu
e chiu tu non canci (*1)
a te cui tirerei le orecchie ogni mattino
perché sei tanto grande da sembrar bambino
a te che sei il principe dei babbeiii
il principe dei babbeiii
A te che in silenzio resti a guardare
e che talvolta hai un'aria un po' da funerale
a te che vorresti essere come una farfalla
ma pensi che anche un gatto nero
se ti vede si tocca una palla
a te che dovresti curare il colesterolo
ma poi i grassi li afferri come un rapace in volo
a te che hai per figlio un bel coniglio
ed ogni giorno lo frastorni dentro al ripostiglio
a te che sei il principe dei babbeiii
il principe dei babbeiii
A te che il mio amico grande e il mio grande amico
anche se scherzo che ti voglio bene dico
e chiudo questa mia canzone
perché devo andare a fare colazioooneeee
a te che sei il principe dei babbeiii
il principe dei babbeiii



ehehehe ciau:)


nota (*1) e il giorno dopo cianci
e chiu passa u tempu
e chiu tu non canci


e il giorno dopo piangi
r più passa il tempo
e più non cambi

Il repisro dei girasoli



Il respiro dei girasoli
alita dalla nebbia sino alle mie acque
come briciole lasciate ad un passero
per disegnare il suo cammino
Nel grembo del mare dove
vestite le pieghe dello scirocco
s'inginocchia l'orizzonte
per inumidire il sole
si culla il Tempo
mentre Dio
chinato sul dorso del cielo
dal palmo dell'eternità
soffia i Destini del mondo



P.S.

Mi votate?

un mio disegno è stato selezionato in questo sito:)

www.lazebra.eu/

Grazieeee a chi mi ha già votata, il mio disegno si intitola "INRI" è nella sezione del menù a sinistra che si intitola "I disegni", il mio nick sul sito è Nunzia...Il sito richiede la registrazione per poter votare

Minestrone:)

Intanto desideravo chiedervi una cortesia: mi votate?

www.lazebra.eu/product_i [...] ote_termine=


un mio disegno è stato selezionato in questo sito:)

www.lazebra.eu/

Grazieeee in anticipo...


Poi, vediamo un po'
Tanto per dire che i poeti han la testa tra le nuvole:
il giorno dopo essere stata alla mostra di Umberto Mazzone, mi sono accorta di aver giracchiato lieta per la città, i bus, i tram, la mostra con la maglietta con ancora penzolante sulle spalle l'etichetta con i suoi colore, taglia , prezzo..
Che veggogna!!!!!!!!!


Oggi pomeriggio ho fatto uno strano sogno, camminavo per strada, una strada di montagna polverosa, irregolare e ciottolosa, sul margine della strada c'era seduto un uomo di colore con barba e capelli ricciuti di color griggio bianchi , vestiva un kaftano verde e teneva in mano un bastone grezzo di legno nodoso, la cui punta era arrotondata (sembrava un punto interrogativo), accanto a lui stava in piedi un bambino con capelli ricciuti neri che vestivba un kaftano arancio , io nel sogno sapevo di stare in Marocco, ma il pastore e suo nipote sembravano più di razza Africana.
Vicino a loro stava coricata su un fianco una pecora tutta bianca , di cui mi hanno colpito lo splendore del vello e il fitto annodarsi della lana, guardo la pecora sul posteriore , continuando verso la giuntura delle zampe anteriori era piena di sangue rappreso, nel sogno mi pareva di sentirne l'odore . Io chiedo all'uomo:"La ucciderai?" e lui mi dice :"No, ha appena partorito , anche se non poteva più, per noi è simbolo di fertilità e fortuna!" , io guardo dietro di lui ed un magnifico agnellino , anche lui bianco brilante, si stava leccando il vello.

per concludere, una poesia legata a questo mio disegno:
/art/172041



Di me temete
eppur già dal gallegiar
a fior di vita
nel respiro del primo vagito
per mano mi conducete dal ventre
all'ascesa del Destino
umida d'amniotica memoria
nudi di storia
e certi che al mio abbraccio
un dì tornerete
ché Vita e Morte
son dita della stessa Mano




Personale di Umberto Mazzone

Ieri ho trascorso un bellissimo pomeriggio visitando la personale di Umberto Mazzone. I quadri, lo scenario dell’esposizione, i visitatori, tutto sembrava fluttuare in una bolla di magia e tutto è iniziato con una serie di coincidenze magiche. Io e la mia amica Adele, che si è unita a me entusiasta all’idea di visitare una mostra, non riuscivamo a trovare il luogo della personale nonostante le chiare indicazione di Umberto.
In un primo tempo, per causa mia, ci siamo recate presso un altro circolo; in un secondo tempo, una volta scese dal bus, è iniziata la traversia per trovare il luogo del club in cui si teneva la mostra, nessuno dei passanti era in grado di indicarci la via. Camminando ci fermano due ragazze: una di statura piccina come me , lunghi capelli ed occhi dolcissimi, giuro che se avesse avuto una coroncina di fiori avrei pensato di trovarmi in un regno di fate, l’altra più alta ed imponente con due occhi bellissimi che ricordano tutti i colori in cui declina il mare nei pomeriggi d’autunno e che ho l’impressione, come lei la ha di me, di conoscere già.
Le due fanciulle chiedono: “Sapete dove si trova salita Gatto?”
Io rispondo:”Dovete recarvi alla mostra del maestro Mazzone”
E loro con grandi e dolci sorrisi:”Si, si”
Io chiedo loro se sono iscritte su Equi e la fatina mi risponde” Si , sono Josephine Bonì”
“Io sono S-pigolo, Nunzia Cosenza” rispondo
E scattano baci e abbracci, mentre Adele, accanto a me, sorride felice.
Decidiamo di unirci, l’unione fa la forza, alla ricerca dell’Umberto perduto…Finalmente un passante ci indica la strada esatta: una salita , svoltare a destra ed ecco che sul soppalco, da cui si scioglie da entrambi i lati una breve scalinata, appare Umberto che con occhi fissi al mare sta dando indicazioni al telefono..
Umberto ci accoglie felicissimo con grandi sorrisi, sorrisi non solo della bocca ma anche, e soprattutto degli occhi..
Umberto emana un profumo fresco che mi ricorda qualcosa della mia infanzia e trasmette un senso di giovinezza e serenità, anche se , guardandolo negli occhi si vede una vena di malinconia, una malinconia particolare, come se Umberto guardi con gli occhi, ma veda con l’anima; come se abbia una radice qui nella terra e una nell’Oltre, l’Oltre da cui sicuramente trae ispirazione.
Vedere i suoi quadri dal vivo è emozionante: i colori son bellissimi, sembra di entrare nella tela e ripercorrere i paesaggi che Umberto ci propone, sembra che con ogni pennellata Umberto serva, con magia, agli spettatori il sentire umano, la sua stessa anima.
Gli occhi di Josephine mentre osserva rapita i quadri divengono ancora più belli, dolci e profondi.
Io sono felicissima, mi sento serena come non mai ed è come se conoscessi Umberto, Josephine e la sorella da una vita.
Tutto è ammantato di una piena, irreale magia. Lo scenario in cui si svolge la mostra si sposa perfettamente con l’opera di Umberto: uscendo dalla sala in cui sono esposte le opere si vede il mare ed un perfetto spicchio di luna di un incantevole bianco dorato che da l’impressione di uno spicchio di madreperla.
Umberto mi presenta Filippo Liardo, altro equilibrino siculo, ho impressione di conoscere da sempre anche lui. Filippo mi immaginava diversa: più imponente, mentre io lo immaginavo più chiuso e distaccato, invece emana simpatia e cordialità, come la sua bella moglie che sembra una sibilla antica. Insieme formano una bella coppia , un bel contrasto di colori, fisionomie e modi: Filippo conversa molto la moglie è più taciturna; una fusione di opposti che rende un bell’uno.
Filippo pensava che io, Adele e le sorelle Bonì fossimo tutte sorelle tra noi.
Un magnifico micino bianco latte con macchie arancio chiaro ed occhi azzurrissimi cammina tra i visiatori e lascia la mostra, ricordandoci che, causa bus, dobbiamo andare anche noi quattro ragazze.
Raccolte su una panchina con un occhio alla strada da cui deve giungere il bus ed uno al mare vestito di gocce di luna parliamo come amiche che si conoscono da sempre, le sorelle Bonì ci raccontano che all’andata loro han perso il bus numero 79 su cui eravamo io e Adele, il Destino ci ha fatte comunque incontrare…
Giunge la nostra “carrozza” mentre la sera scivola serena e magica, profumata dalla scia dei colori di Umberto…..



Semplicemente

Ti bacerei gli occhi
sino ad imprimire
il tuo sguardo sulle mie labbra
e poi ti vestirei
di tutte le stagioni
lasciando alla soglia del Mare
le piogge e i venti
che marchiano la pelle
e addolorano l'anima
ed ogni Tempo buono
unirei in ponti di arcobaleno
come un collage di campanelli
che offre la sua festa al cielo
Ed anche se non vedo i girasoli
ogni notte il loro profumo
per te fiorisce nei miei sogni

Buoangiornata babbeini :)

Se leggerai

Ogni pennellata
cade nel silenzio
come quei regali antichi
che si scartano
per lasciarli alla memoria
Ha infiniti punti l'orizzonte
come il bisogno di star lontani
per dimenticare
e spegnere ogni dubbio
Ma se due son le ali di farfalla
due come il conforto di una parola
c'è ancora tempo d'aspettarti
sul ciglio della Luna stanca

A me mi

Altro che andare in ufficio e combattere con chi pensa che è rimasto poco tempo per inviarle un contratto , con posta celere 1, da fare firmare agli artisti e da restituire a mia...Poco tempo????Insomma il concerto è tardissimo novembre, ci son altri concerti prima da programmare...Boh, ci preoccupiamo che non c'è tempo da qui a novembre e magari siam destinati a diventare gnomoli domani mattina!
Vabbè...Non ricorso i miei sogni di stanotte..Torneranno, come sempre, durante la giornata...Ne ricordo solo uno , strano, cercavo qualcosa (come spesso capita nei miei sogni) qualcosa legata a mio padre , ma non ricordo cosa ed ero fidanzata con Fabio Volo (personaggio che non mi piace)....
Comunque, come ogni mattina fisicamente mi sento stanchissima, come se, invece di dormire, avessi spostato mobili....

Ho sonnoooooooooooooooooooooooooo, insomma!
E mi sento triste, perché non sento da un po' una persona a me cara...
In più sbaglio anche i destinatari degli sms:)bohbahobho


Stamattina ho in testa sta canzone di Fanigliulo:

" Ho un nano nel cervello un ictus celebrale
bagni di candeggina voglio sentirmi uguale
uguale a un gatto rosa per essere sporcato
e raccontare a tutti che sono immacolato
e tu mi vieni a dire che adesso vuoi morire per amore e...

A me mi piace vivere alla grande gia'
girare tra le favole in mutande ma.."



La mia poesia di oggi è un po' rindindontellante:

E dindin e dondon
io ci sono o non ci son
se con gli occhi alla Luna
chiamo ancora la Fortuna
ed è vana la mia speme
che mi duole che mi preme?
Nel perfetto del Creato
una stella ha bisbligliato:
"Chiedi, corri, fai e disfai
allo stesso bivio sempre giungerai
ognuno nella sua anima
ha tutte le risposte
che dal Destino giullare
son state preposte"
Allor all'orlo dell'orizzonte
mi son seduta
e l'Universo ho ascoltato muta
Rindindin rindidondon
ma le ore quante son?
Saran tante se non ti vedrò tornare
tante quanto è immenso il mare
Ma adesso sfogliato ogni pensiero
voglio starmene cosi'
a vagar tra terra e cielo

Ciao

Ringrazio tutti coloro che mi hanno manifestato il loro affetto e mi scuso se sono stata grezza con alcuni...
Oggi cercherò di non pensare a nulla..
Intanto aspetto un uomo con un enorme fascio di girasoli, come nel mio sogno..


Ha più fragore
un fior che si piega
che il cielo che si sbriciola in sabbia
la sabbia è solo Tempo
che sporca le mie scarpe
sbavando in un viaggio indefinito
Dove riposa il sole
e non hanno sosta le stelle
che alitano desideri
sul passagggio delle anime
dondolano le altalene della Ragione
sfiorando il varco dell'Amore
dove ogni cosa ha labbra di un girasole
che beve luce da una fonte di rugiada

Se

Anche se spesso sembro triste, in realtà , è stanchezza; un'ostinata , immensa stanchezza che porta a chiudermi nei mie versi o nei mie disegni e a snobbare la necessità umana al convivio, bivacco e compagnia bella, a non avere curiosità nei confronti di nulla, a mandare a farsi benedire le altrui seghe mentali, a spogliarmi dell'abitino che gli altri ti cuciono addosso, abitino che ti evita gli attriti, che marcano la pelle, con l'ambiente circostante, ma che è stretto e fastidioso come il nodo della crvatta che tira troppo.
Non mi manca nulla, ho il mio bagaglio di dolore , come tutti lo hanno; è solo un gran senso di decisa insofferenza che mi accompagna perché quando la salute tua e dei tuoi cari gira male potresti avere anche un impero non te ne faresti nulla.
Allora si perde anche la voglia di farsi domande e di dare risposte.


Buonagiornata

P.s. Quanto sopra non è per nessuno di qua, è per me, una sorta di diario, e per la mia vita reale


Abbiate una buonagiornata...

Maurizio Citti

Questa notte , tra i tanti sogni, ho sognato Maurizio Citti. Eravamo in uno dei tanti posti sconosciuti che sogno spesso, e c'era una folla incredibile , sembrava di stare ad una processione o ad una manifestazione importante. La folla era avvolta da una luce così forte che ne distinguevo i contorni, ma non i dettagli dei volti o del corpo.
Maurizio ed io, eravamo in piedi ai bordi della strada, lui era molto sorridente e mi ha detto che stava bene, ma io per esserne certa ho voluto che togliesse gli occhiali da sole e guardarlo negli occhi, lui ha sorriso e mi ha accontentata ed il suo sguardo era dolce e sereno.
Abbiamo parlato tanto e mi ha dato tanti consigli e detto tante cose sulla mia vita, ma non ricordo nulla.
Poi mi ha accarezzato la fronte e poi il sogno è finito..



Ho sollevato il Destino
ed il suo peso cupo
ha piegato la mia schiena
sino a lavar di lacrime i piedi sporchi
di una Vita scalza di giustizia
Oggi è leggera la mia croce
come una chiave tra Cielo
e la vostra ruvida terra
dove, come cicale impazzite
prigioniere del ventre dell'indifferenza,
affannati a frinire all’Eterno
il vostro costante lamento
dimenticate di nutrire la Vita
Disteso sul sorriso di Dio,
un fiore in bocca ed i piedi sospesi sull'Oltre,
benevolo rido di voi
scimmie ottuse di un Fato già dipinto

I sogni son desideri

Stanotte ho sognato di essere sdraiata supina in un campo di papaveri rossi, che sono tra i miei fiori preferiti, ero nuda e coperta da petali e ulteriori papaveri, sentivo il loro fresco contatto sul corpo, e da qualche angolo affiorava uno scampolo della mia pelle bianchissima. Il cielo era terso e delle nuvole delicate si rincorrevano, io le fissavo.I miei capelli erano sciolti e si allungavano in ogni direzione, poi è arrivata una persona di Equi a me molto cara, ma pur sapendo che era questa persona la vedevo in forma di farfalla. Abbiamo parlato tanto ed è imbrunito sino a giungere la luna. Tante fiammelle colorate sono apparse tra i fiori e delle bolle leggere fluttuavano in aria; poi l'amico farfalla mi ha toccato la fronte con un pennello intinto di viola ed io son divenuta un enorme papavero. Con la corolla toccavo le stelle; l'amico farfalla è tornato, nello stesso istante, ad essere umano, ma era color arancio dalla punta dei capelli ai piedi e si è arrampicato sino alla mia corolla, all'interno della quale si è sdraiato addormentandosi, ho chiuso la mia corolla a cupola su di lui e mi sono addormentata anche io .
C'era un vento delicato ed hanno cominciato a volare infinite libellule di tutti i colori...


Giuro che ieri non ho bevuto prima di andare a dormire..
I sogni son desideri....


Ciau

Oggi ho in mente questo verso canoro:

"E canto uan canzone triste , triste , triste come me........"

Vitale

Il tempo impiegato viaggiando sul tram per raggiungere il posto di lavoro deve, secondo me, esser sfruttato e reso sacro. Cosa si può fare in tram, così come in treno o in aereo, oltre che leggere un libro, una rivista o ascoltare musica dal proprio fedele lettore mp3? Si può trasformare, con la propria immaginazione, il tram in un mondo contenente tanti piccoli mondi:le altre persone viaggianti con te; si possono leggere occhi, sguardi e pensieri altrui…
Questa mia inclinazione ad osservare è probabilmente nata con me e quando finalmente ho iniziato a camminare da sola, libera di poter girare, almeno in casa, senza dover costringere la mia mamma a portarmi da un punto all’altro di una stanza sotto l’imperioso indicare del ditino indice, accompagnato dallo sguardo acceso e curioso diretto all’oggetto o alla persona di mio interesse, mi perdevo in lunghe , solitarie esplorazioni dell'ambiente domestico.
Così ricordo, allora vivevo con i miei nonni materni, portavo a spasso per la casa il mio caschetto di capelli color rosso, colore che ha vestito la mia criniera dalla nascita per mutare, definitivamente, in castano verso i sei anni, e mi nascondevo ad osservare mio nonno o mio padre quell’atto di dare la schiuma da barba al viso; entrambi, a quei tempi portavano i baffi, ed io restavo incantata nell’osservare con quale minuzia col pennello percorrevano tutto il perimetro del loro volto, da metà guancia al mento,lasciando liberi ed intatti i baffi. Mio nonno e mio padre avevano una corporatura massiccia, da lavoratori e ai miei occhi di pulce sembravano due bellissimi giganti Osservavo mia madre intenta a cucinare o rammendare, mi piaceva il morbido, sottile nero dei suoi capelli ondulati da una leggera messa in piega e l’ombra setosa delle sue folte ciglia che lasciavano intravedere gli occhi chini nell’atto di infilar il filo di cotone nella cruna, adoravo il panneggio delicato che i suoi ampi, freschi abitini a fiori formavano scivolandole addosso mentre era seduta.
Ero comunque un’osservatrice timida, i timidi hanno questo punto a loro favore: parlan poco ed osservano, quindi comprendono, molto; in più ero già da allora una sognatrice, partendo dall’osservazione di un particolare mi perdevo nella creazione mentale di fantastici mondi….
Di Nunzia bambina è rimasta questa curiosità nei confronti del genere umano, curiosità che rende felici, a volte arricchisce , a volte addolora : son mille le sfumature d’anima che si posson cogliere in un viso estraneo diciamo che sono una sorta di “maniaca visiva” dell’espressione altrui.
Oggi sul tram c’era un caldo particolare, un caldo spesso, denso di odori , lingue ed etnie.
Ad ogni fermata mi rivolgo alla porta che si apre sia per rubare un po’ d’aria del “fuori” sia per osservare i nuovi passeggeri. Dovete sapere che nella mia professione di “maniaco visivo” io ho delle ossessioni , dei punti fermi: osservo sempre le scarpe delle creature che siano grandi o piccini, che siano uomini o donne, ho l’abituale tendenza ad associare le creature umane ad animali o ad abbinare sensazioni ad immagini stile cartone animato o disegno.
Sul tram sale una creatura maschile che sembra un passerotto, i suoi movimenti son lenti e delicati, il suo incarnato bianco. E’ avvolto in un vestito da uomo color turchino che gli conferisce un aspetto immensamente delicato, nonostante il caldo da sotto la giacca si vedono affiorare i polsini di una camicia e , sotto di essa, più in basso del vistoso pomo d’adamo, si intravede lo scollo di una maglia di cotone bianco. Il fatto che la gracile creatura non abbia ne capelli , ne ciglia , ne sopracciglia non mi permette di indovinarne l’età: potrebbe essere giovanissimo come vecchissimo, la pelle, immacolata e priva di rughe, ridotta ad una essenziale pellicola rende ben visibile tutto il disegno delle ossa craniche e facciali. Subito mi sento mancare il respiro e sono invasa dal vuoto, mi sembra di vedere il mio cuore fluttuare nel vuoto ed essere colto di spalle da un enorme mano che lo strizza come un pupazzo anti-stress in lattice, sento dolore, sarà che quei lineamenti intonsi ed affilati, li ho già vista su mia madre e su altre persone vittime di cancro e chemioterapia; spero di sbagliare intuizione. Ho smesso già da un po’ di fissare il passerotto, che nel frattempo si è seduto; si riapre la porta e accoglie un raggio di sole che rimbalza sul pavimento in modo particolare, sembra di vedere una danza di gocce di luce ovattate, sembra che l’ambiente si sia predisposto ad accogliere qualcosa di magico. Nel tram entra una folata di scirocco umida di odore di camomilla, quest’aurea profumata accompagna una nuova, piccola passeggera: una bimba di circa tre anni.
A ben pensare non è una bimba , è una fatina , forse una fatina della camomilla, una di quelle creature magiche che al solo guardarla ti regala una serenità ultraterrena .
La fatina ha la pelle ambrata dal sole, un musino rosso come una ciliegia , che ogni tanto sporge verso l’esterno del visino in un movimento che sembra una ciucciata, profondi e grandi occhi neri di taglio quasi orientale e lunghe ciglia scure a cui sembra appesa la magia del cosmo, lunghi capelli neri ondulati che hanno la morbidezza di una carezza calda. Il tram sussulta , per via di una brusca frenata, la piccola, saldamente legata alla mano della sua mamma, sobbalza con delicatezza e l’ondeggiare del suo abitino rosso a campana, con le maniche cadenti in due morbidi sbuffi su cui sono applicate delle maestose farfalline, la fa somigliare ad un papavero in festa. La fatina , quasi a volersi dare energia per affrontare il saltellante viaggio, agita la bacchetta magica che tiene stretta nella mano sinistra: una girandola a grossi spicchi blu, giallo, verde e arancio tenuti insieme da un bottone a forma di fiore, i miei occhi, intanto, son caduti sulle sue scarpe che sono costituite, sembrerebbe per un gioco ottico, da una enorme margherita rosa e una sottile suola in tinta, in realtà sono dei minuscoli sandaletti infradito. Scopro che la fatina è vanitosa: osservando la piccola borsa di paglia rosa che ciondola allegra dal braccino destro, vedo fuoriuscirne una filo di perle di plastica multicolore e la stanghetta di un paio di occhiali da sole gialli a fiori.
Ad un certo momento vedo la piccola fissare qualcuno e sorridere di stupore come se avesse visto un angioletto, il musino della bimba prima si allarga in un sorriso porpora per poi stringersi nel gesto di mandare un bacio, gesto che la fa somigliare ad un pesciolino. Seguo il suo sguardo e noto che il passerotto turchino si è alzato per andarle incontro mentre lei grida festante “Nonno..Mio!” e gli indirizza un tocco di girandola bacchetta magica. L’incontrarsi del passero e della fata è un fondersi di camomilla e lavanda, una scena così incantevole che il tram sembra fermarsi per celebrarla.
Passero, fata e mamma della fata si siedono vicini.
La mamma della fata rivolgendosi al passero , mentre gli carezza la testa con profondo amore , domanda:
“Papà come è andata la chemioterapia stavolta?”
Intanto la bimba fata ha preso la girandola e l’ha messa, a mo’ di grande fiore,nel taschino della giacca al nonno passero che risponde alla domanda della figlia:
“Bene bene, ma ora lasciami parlare con questa principessa…Ti va un gelato?”
Bimba e nonno si guardano , ora lei è in braccio a lui , i loro volti si avvicinano e i loro nasi si sfregano l’un con l’altro come in un gesto da mici affettuosi..
E la vita continua

Circo-lo

Vive un perfetto baricentro
dalla ruga della fronte
all'angolo della bocca
dove ogni parola brucia
rimbalzando
dal pavimento del sogno
al soffitto del reale
come cerchi di fuoco
soffiati da un'artista di strada
chiamato Anima
E ci saranno nuovi castelli
e svuoteremo il ventre di nuove clessidre
per aver sabbia da costruire gli argini del Tempo
ed ogni passo sarà una danza
sull'orlo del ritorno
dove ogni interrogativo avanza
portando sulle spalle il Presente
ed ogni equilibrio ha il fruscio
d'ali farfalla

P.s. Tra ieri notte e il pomeriggio di oggi ho sognato di cercar qualcosa, poi c'erano piccole creature luminose che spiavano , benevole e silenziose la mia ricerca, un pavimento a scacchiera, un castello che aveva per tetto un cielo di stelle , delle fiammelle e

levante

Ho visto mutare il mare
tante volte quanti i battiti del cielo
quando le nuvole si fan di marmo
pascolando ciò che di loro resta
tra l'oblio dell'universo
ché Dio ha tante bocche
quante son le sofferenze che il Tempo ingoia
Solo in punta di piedi
con dita di pietra e orme di sale
ci è concesso di sfiorar l'Eterno
il resto son briciole
per il ventre imbadito del Destino
e non c'è peggior fame
che la bulimia di una Vita che corre
senza coglier la perfezione degli abissi dell'anima

Quando si dice Empatia :)

Qualche giorno fa ho postato questo mio disegno su carta colorato con photoshop

/art/168037

e Rodolfo Cubeta e Stefano Venturini, a mo di di due sensitivi (perché dico così lo comprenderete leggendo) mi han detto che ricordava loro lo stile di Chagall che io non conoscevo o credevo di non conoscere..
Sta di fatto che ho cercato immagini di dipinti di Chagall, le opere del pittore mi hanno totalmente rapita, osservandole con attenzione la mia mente è tornata a 21 anni orsono.
Era l'anno scolastico 1987/88, io avevo 12 anni e frequentavo la classe seconda media inferiore , già nutrivo una passione per la poesia. Possedevo, a quei tempi, un'enciclopedia di cultura generale i cui grossi volumi, ancora presenti nella mia libreria, erano inframmezzati da tavole monografiche relative a vari argomenti in essi trattati; nel caso di pittori la tavola monografica rappresentava un dipinto..
Sfogliando un volume dell'enciclopedia per scrivere una ricerca di storia fui letteralmente rapita da una monografia dedicata a Chagall che riportava la sua opera "Il Violinista Blu"...Tanto l'opera mi affascino che composì una poesia che fu pubblicata nell'annuario scolastico....
Quando si dice empatia....Forse un filo sottile mi lega a Chagall:)

A seguire Poesia di baby spigolo
e "Il violinista blu"

"Il violinista blu"
Sta in un angolo
seduto su una sedia,
suonando una dolce melodia,
mentre la luna e le stelle
sono in festa;
all'improvviso tutto tace
tutto diventa pace
e il violinista blu
se ne va via
lasciandosi dietro una dolce melodia

Nunzia Cosenza classe 2°A

Ieri sera

Attraverso gli spazi vuoti dell'arabesco creato da rami e foglie dell'ulivo e del cedro vedo il cielo declinare con dolcezza verso il mare.
In questa serata estiva la trama del cielo sembra intessuta di seta leggera e frusciante, é di un blu scuro vellutato e il limpido quarto di luna, appuntato in alto a sinistra della volta stellata, sembra un cammeo di madreperla tinto di eburnee sfumature bianco dorate.
Tutto il panorama è vestito di un fresco silenzio estivo, un silenzio che scende nell’anima con dolce stupore, un silenzio carico di aromatiche sfumature mediterranee:uva, fiori,limoni, zagare e mare.Le immense foglie di palma sembrano accarezzare languidamente l’orizzonte che , dall’alto della collina, è un costellare di luci accese sulla costa calabrese. Le luci salgono al cielo per far rimbalzare poi il loro riflesso sull’immensità del mare, così si ha l’impressione di osservare il riverbero di un enorme scrigno pieno di gemme luccicanti.
Tutto è perfetto e desidererei che il tempo si fermasse a questo momento e noi, giovani ragazzi provati spesso dalla vita, restassimo per sempre immersi in quella delicata culla naturale dimenticando i dolori e i problemi.
Mia sorella , che stasera sembra aver rubato due stelle al cielo per sostituirle ai suoi occhi tanto essi son carichi di luce mentre guarda il suo amore, accende l’autoradio -“Con una rosa hai detto vienimi a cercare…Muoio per te , vivo per te…” (*1) ( vd nota a piè di racconto).-
Stella guarda languida la luna , c’è molta malinconia nel suo sguardo da quando Nicola, in un tiepido febbraio, ha deciso di addormentarsi tra le braccia del Destino. Stella si avvicina a me, ci guardiamo senza parlare, occhi negli occhi, i suoi grandi e profondi occhi castani; il suo silenzio è carico di parole e storie e passato; poi lei dolcemente mette il suo morbido muso tra le mie mani chiedendo una carezza, sfioro leggermente il suo naso umido e le sorrido, son sempre più convinta che questa dolcissima meticcia sia un essere umano intrappolato nel bel manto lucido di un cane nero e beige.

Il colore giallo oro dei limoni che, come incensiere devote alla Natura, dondolano sul ramo profumando l’aria mi fa pensare al sole….

Speriamo che il domani sia fresco e dolce come questa serata….



“A me mi piace vivere alla grande gia'
girare tra le favole in mutande ma
il principe dormiva la strega s'e' arrabbiata…”(*2)






Nota (*1): la canzone citata nel racconto

it.youtube.com/watch?v=akbr0ABCGLE


Nota (*2): Questa canzone l’ho ascoltata ieri sera tornando a casa, l’hanno passata in radio, non la conoscevo e di san remo del 1979 ..Mi è molto piaciuta….


it.youtube.com/watch?v=d [...] vc&feature=related

Autunno

Tornerà l'autunno
per vestirmi con l'oro del suo verde andato
e le mie labbra saranno ovattato silenzio
sfilerà l'arabescato bronzo di fronde
tra il nuovo capitolo dei miei anni
mentre pioverà il rosso tepore di un malinconico tramonto
Son come le foglie asciugate dalle lacrime del cielo:
ferma fino a che il Vento non venga a cercare il mio Destino



P.s. Adoro l'Autunno perché son nata in autunno:)

Immagine trovata in rete


it.youtube.com/watch?v=kouu_HplNgU

Occhisciroccoesapore

Immaginate di essere un filo d'erba fresco e che una permanente rugiada, consistente come miele appiccicoso, vi vesta per tutta l'estate..Ecco, adesso potete capire come si sente un Messinese costantemente matido di Scirocco...
Il caldo mi rende mollemente languida, soffice come un pandoro e svogliata come una stella marina in vacanza in cielo...
Ho ancora negli occhi la fantasia del tessuto dell'abito di una vecchina che oggi viaggiava sullo stesso mio tram .Sarà che era una fantasia floreale fresca : piccole campanule viola e gialle su sfondo verde, il tutto guarnito da voilants all'orlo ed alle maniche, sarà che la vecchina con la faccia di bimba, un morbido , disordinato chignon bianco argento e i fianchi larghi, da Sicula doc, mi ha fatto venire in mente una fatina....
In bocca, invece, ho ancora il sapore colorato delle caramelle che ho visto, ma non comprato, al super market:giallo-arancio-rosso-bianco-lilla-cola..Uhm
mm.. Guardavo le morbidose, succose creature con un occhio, mentre con l'altro occhio leggevo l'ultimo capoverso di un libro esposto nell'adiacente reparto libri. Per scegliere un libro leggo sempre l'ultimo capoverso...Il libro parla di un uomo con occhi belli e subito mi ha riportato in mente che tutti i miei uomini avevano occhi belli, perché in un uomo son gli occhi che mi fanno innamorare, se un uomo ha occhi che trasmettono sensazioni per me non gradevoli, potrebbe essere l'uomo più bello del mondo , ma non avrebbe storia...
Tutti i miei uomini avevano occhi scuri, profondi con viali di folte ciglia , fronde spesse e morbide di pensieri..
Piccole ragnatele di dolcezza in ognuna delle quali è rimasto un po' di me...

Sogno Poesia e disegnino

Stanotte ho fatto un sogno, tra i tanti che non ricordo e che sicuramente compariranno durante la giornata, molto fantastico e carino.
Ero piccola piccola , uno gnomo, avevo un vestito di foglie verdi e per cappello un tulipano rosso capovolto, i piedi nudi:)e un bracciale di fiore...
Cavalcavo uno scoiattolo e come mezzo di locomozione avevo una carrozza fatta dal guscio di una castagna e trainata da una farfalla ..
Giravo per un fitto bosco di altissimi girasoli.
Giunta al centro di questa boscaglia ho visto un dipinto che è qui su Equi, mi ci sono sdraiata sopra e mi ci sono addormantata..
Sogno finito...



In un oggi travestito di ieri
ho udito i girasoli cantare il nome tuo
e poi scomporlo al vento petalo dopo petalo
Anche il sole ha fame dei tuoi occhi
ho cercato nelle tasche della mia anima
due spiccioli di vita per saziarlo
e vi ho trovato, soltanto, note di malinconia

Che...

Che Tristezza
Che Noia
Che Malinconia

Guerriera

Il silenzio è come candido pavone
che si cerca nello specchio del suo sguardo
oggi non correranno interrogativi sui pendii della mia anima
con i loro punti,cuciti sul futuro,ritaglierò delle ali
e danzando celebrò il Tempo
con i petali incerti di un ambiguo Presente
Lascerò ogni Forse
oltre i tiepidi baratri dell'attesa,
domani pioveranno i dubbi dentro la mia bocca
ed avranno denti aguzzi come la Ragione
mentre il cuore per corazza vestirà una corolla

Disegnino:"Donna Farfallainfiore"

Geco

Ieri sera un piccolo geco è entrato in casa mia, volevo fotografarlo, ma lui, timido è corso dietro il frigo...Speriamo abbia un buon soggiorno...
E' di colore bianco venato di griggio, come le mattonelle...
disegni :geco
ed elabarazione digitale:"La dimora del poeta"

La Dimora del Poeta

Come un biglietto
un frammento strappato ad ogni viaggio
per cercare dove la parola
è limpida come l'anima del deserto
Finché il dolore danzerà
sul davanzale della mia alba
ogni luna sarà un oracolo
e il mio canto partorirà
sublimi acuti d'inchiostro
perché ha fondamenta di nuvole
il nido della solitaria bestia
la cui voce urla silenziosa
come i versi partoriti dall'orgasmo
tra stelle ed universo

Disegno: "Angelo Custode"
Non c'entra nulla nel contesto, ma mi piaceva ed ho violuto postarlo

Amor d'Inchiostro

Delle coordinate rubate al cielo
farò un abito d’Amore
che di te mi parli
quando il minuto diviso in secondi
aumenterà la distanza tra il sogno
e l’incantevole abisso dell’anima
nuoteranno le mie radici
tra il ricordo delle tue dita
fluttuando nell’umore del tuo ambrato sguardo
Così le labbra saranno un ricamo di inchiostro
che lieve scorre dove nuda Memoria
porta a spasso la sua pelle



Disegno:"Radice"
Birro su carta

Beatitudine dell'amore

Fossero nuvole le lacrime
le scalerei per raggiungere il cielo
e carezzare il tuo sguardo
così la beatitudine dell'amore
non avrebbe orli di sale
ma scale di rugiada
sinuose come farfalle
inchinate al danzar di fiori



Nel disegno:
"Fata Lacrimina"
Birro su carta

Avvolgente passione

Non aveva potuto fare a meno di seguirlo, si era abbandonata alla sua determinazione.
Aveva sentito il desiderio di essere sua dal momento in cui lui, sprezzante degli sguardi incuriositi dei presenti, aveva cominciato a carezzarla in ogni parte e a sussurarle che l’avrebbe resa unica; lei si era sentita fremere sino alla più intima fibra del suo essere.
Nessuno di quelli che l’aveva corteggiata fino a quel momento aveva mostrato tanto ardore e slancio nei suoi confronti.Arrivati nell’appartamento lui corse subito nella sua alcova, aveva il desiderio di sentirla sul suo corpo, ne immaginava già il suo fresco tocco; l’aveva corteggiata tanto ed il prezzo per averla era stato alto, sperava di non doversi pentire di quella scelta, ma adesso che lei era su di lui mentre la guardava, accarezzandola dolcemente, allo specchio posto davanti al letto aveva compreso di non essersi sbagliato e che aveva fatto bene ad osare.
Lui fece correre le sue grosse, ruvide dita lungo tutta le morbidezze di lei era come se volesse spalmarla addosso a , imprimerla a sé come una seconda pelle; a quei tocchi lei, così delicata, si raccoglieva in sé per poi distendersi silenziosamente.
Lui indietreggiò compiaciuto per godere del guardare allo specchio la sinuosa silhouette di lei aderente al suo corpo….
Nel gettarsi sul letto, con lei appiccicata a lui, l’uomo provò un brivido, lei, adesso, era tutta bagnata dall’ardore dello slancio di lui:
“Ahhhhhh! Cara… Ma è mai possibile lasciare il vaso senza fiori e pieno d’acqua fredda sul tavolino traballante accanto al letto…E uffa ! Ho bagnato tutta la camicia di seta nuova che avevo appena comprato e stavo provando…”
“Scusami caro, l’ho dimenticato…Ma come sei vanitoso, però…”

Fiammina e il pittore

C'era una volta una Fata che si chiamava Fiammina, era stata partorita da una lacrima scaturita dall'amore impossibile tra la Ninfa Suprema Acqua e il Grande Stregone Fuoco.
Fiammina era bellissima il suo incarnato era chiaro e trasparente come pura acqua, i suoi occhi erano ardenti stelle e la lunga chioma rossa sembrava fluttuare come morbide piume nell'aria confondendosi con le lucenti lingue di Fuoco di cui andava vestita e che le conferivano un delicato e vibrante movimento che dava l'impressione di vederla sempre impegnata in una delicata danza.
Potete dunque immaginare come la nostra Fata fosse molto corteggiata, ma l’unico che riuscì a conquistarla fu un mortale:un pittore molto noto nella contea di Luxaeterna.
Fiammina si era innamorata del pittore perché era rimasta incantata dalla luce che questi sapeva far nascere dai colori e dai fantastici mondi che egli rappresentava nelle sue tele; il pittore dal canto suo aveva desiderato ardentemente Fiammina perché da quando l’aveva vista la sua ispirazione sembrava essere divenuta interminabile ed i suoi quadri sembravano permeati da una luce magica, in più il fatto che nella sua casa dimorasse una Fata aveva richiamato al suo studio un gran numero di visitatori e curiosi da ogni parte della contea.
All’inizio il pittore era molto amorevole con la dolce Fata a cui bastava guardare il Sole, suo fratello, e le stelle, sue sorelle, per essere felice, inoltre, ogni qualvolta guardava negli occhi il suo amato , Fiammina cominciava a brillare di una luce celestiale:era come se la luce negli occhi di lui alimentasse l’anima di lei, luce che diveniva più forte ogni volta che l’amato pronunciava per lei parole d’amore facendola sentire la sua Regina.
Ma presto il pittore, tutto preso dalla sua fama di potere e dal modo per racimolare più denari e gloria possibile, divenne geloso e distratto: non pronunziava più dolci frasi per la sua Fata ed arrivò al punto di non fare entrare nessuno nella sua dimora per paura che qualcuno vedendo Fiammina fosse ispirato e lo superasse nella pittura.
Vennero giorni difficili per la nostra amica, chiusa tra le quattro mura, rese gelide dal silenzio e dal distacco del suo amato, cominciò a languire piano piano, a farsi fioca ed il pittore, invece di curarsi di lei, quelle poche volte in cui le rivolgeva la parola lo faceva per rimproverarla di non esser più capace di illuminarlo e farle notare che i suoi quadri eran divenuti cupi. Sulla casa si abbatterono silenzio e tedio,più il pittore si chiudeva in sé cercando il talento perduto più Fiammina, che era stata una Fata forte, si spegneva. Sarebbe stato sufficiente che il pittore si fosse ricordato di lei e le avesse ricordato quanto la amava, ma ormai il suo cuore era divenuto svogliato e taciturno.
Una notte Fiammina cominciò a piangere e le sue lacrime cadevano così copiose che iniziò a spegnersi, nello stesso momento suo Padre Fuoco avvertì un brivido e preoccupato interrogò la sua sfera di magma, la scena che gli si presentò fu orribile: Fiammina si stava spegnendo sommersa dalle sue stesse lacrime. Fuoco, a cavallo di un fulmine, giunse alla dimora del pittore, abbracciò la sua figliola restituendole tutto il calore perso e poi , infuriato, cominciò a soffiare la sua ira per tutta la casa del pittore che fu destato dal forte crepitio delle tele e dei mobili che andavano in fumo. Di fronte a tanto scempio il pittore tentò di difendersi gettando dell’acqua intorno, ma Fuoco, al massimo del furore fece per bruciare anche lui; fu Fiammina ad impedirglielo, in fondo quell’uomo l’aveva amata, e a chiedergli di “punirlo”, se proprio doveva, trasformandolo in una stella che avrebbe illuminato la via ai passanti.Fuoco, intenerito da tanto dolce affetto, accontentò la sua figliola ed il pittore fu trasformato nell’astro che ha il nome di “Chromia” e che risplende di sette colori.
Fiammina , invece, restò libera e felice a girare l’universo sottoforma di energia, luce e calore, donando così il suo amore eterno a tutta l’umana specie.
E voi ricordate: non basta un legame o un vincolo per fare sentire all’altro che l’amate , è necessario alimentare sempre questa fiamma di cui spesso siamo dimentichi perché troppo presi dalla corsa frenetica del mondo e da noi.
Amor altro non è che la fiamma che dai miei occhi bevi affinché io ne riempa il tuo cuore…
Buonanotte
un Bacio a DAM

Acrostico + Disegnino - Ipnosi D'Amore

Immensa

Prende

Nell'

Onirica

Speme


Ipnosi

D'

Amore

Muovendo

Ondose

Rim
e

Eterne

racconti urbani Anime leggere come il cielo

Non so se vi sia mai capitato di stare per un po’ di tempo lontani dalla vostra città natale e tornandoci di sentirvi confusi, estranei al punto di non elaborare subito di essere, nuovamente, nella propria terra di origine….Io ho vissuto questa sensazione qualche mese fa camminando per le vie di Messina, ma il magone si è sciolto quando ho udito scivolare per le vie del centro questo canto: “Allalahjaaaa Allalajaaa Alallajaaaaaa”..Adesso ero certa di essere casa e la voce che intonava il canto glorioso era quella di Michele affettuosamente detto “u babbu”, tradotto lo scemo; sorrido e mi piace pensare , con egoismo, che solo la mia città annovera tra le sue creature un personaggio singolare come Michele e quando il buon Gesù gli restituirà le ali affinché torni alla schiera degli angeli bambini , a cui secondo me appartiene, Messina sarà più triste e silenziosa.
Michele è una di quelle persone che noi “normali” chiamiamo “ritardate”, secondo me è, semplicemente, una di quelle nobili creature a cui il buon Dio ha voluto concedere un grande dono: restare bambino, un eterno Peter Pan preservato da tristezza e pessimismo.
Non saprei dirvi l’età di Michele, in merito alla quale qualche settimana fa è scoppiata un’accesa e intensa disamina a colpi di numeri tra i soliti pensionati che prendono il solito bus delle 9.00.
Ricordo che durante il tragitto per giungere alla scuola elementare che frequentavo incontravo Michele o meglio, prima si udiva scorrere nel raggio di chilometri la sua voce baritonale, così forte che giuro sembra abbia ingoiato un megafono, e poi si vedevano comparire il suo sorriso fanciullo e i suoi occhi che per le folte ciglia, il coloro scuro e la dolcezza mi ricordano lo sguardo di animali come il lama , il cammello o la giraffa. Quando mia madre mi accompagnava a scuola era solita portare con noi anche mia sorella, che allora avrà avuto 3 o 4 anni, che allora aveva lunghi boccoli castani, raccolti in codine, che sommati al suo incarnato bianco – roseo, la facevano somigliare ad una bambola di porcellana; ogni qual volta Michele vedeva mia sorella già da lontano saltellava, chiudeva gli occhi in due fessure lucenti (le uniche rughe che Michele, nonostante credo abbia superato la sessantina, sono quelle di espressione dovute al sorriso agli angoli di occhi e bocca) e pronunziava una serie di parole che miste ai suoi sorrisi, divenivano incomprensibili e, arrivato accanto a lei, chiedeva a mia madre di poterle dare un bacino sulle guance e accarezzarle il viso, sul volto di Michele c’era la stessa innocente, imperturbabile gioia che ha un bambino quando incontra un altro bambino; puntualmente mia sorella si spaventava e mia madre tentennava a cedere alle richieste della gentile creatura, non perché temesse che potesse farle del male ma perché Michele , come fanno anche i bambini, era, e lo è ancora, solito cacciarsi le dita nel naso, le orecchie e in bocca….
Ricordo che una volta, frequentavo il liceo, ero sul bus che mi riportava a casa, c’era anche Michele, che quel giorno era particolarmente allegro, mi ha guardata con un espressione che sembrava voler dire:”Giochiamo bimba?” si è infilato il mignolo nell’orecchio e lo ha pulito sul mio giubbotto..Arrabbiarmi? No, sono arrossita perché i compagni di scuola mi sfottevano, ma ero “onorata” perché son convinta che lo abbia fatto perché in me ha riconosciuto “un’anima babba” come la sua…
Bellissimo è stato quando Michele si è presentato alle quattro del pomeriggio al distributore di carburante vicino casa mia ed ha chiesto che gli facessero il pieno di benzina mostrando una mano piena di monetine (allora circolava ancora la lira); è subito scoppiata una gioiosa ilarità tra gli operai del distributore quando Michele formulando la sua richiesta indicava, col solito sguardo sorridente, il mezzo da rifornire che iniziava da un cordino bianco, tenuto con orgoglio nel pugno chiuso, e finiva in un coloratissimo trenino realizzato con le costruzioni giganti…Il proprietario del distributore non ha potuto non cedere al mimare la richiesta….

Adesso incontro il nostro Michele sul bus delle 12 quando torno a casa da ufficio, ieri indossava un bel paio di jeans moderni di quelli larghi con le cuciture lungo la gamba, una polo rossa, sandali di pelle nera chiusi sul davanti e calzini di un bel tono di celeste e cappello con visiera blu, teneva in mano il suo porta obolo cilindrico di cartone dotato di due coperchi gialli circolari: uno all’inizio e uno alla fine del tubetto, in un’altra mano teneva un pezzo di carta di agenda con annotati i funerali del giorno, ad un signore che gli ha chiesto come fosse andata la giornata lavorativa lui, col solito sorriso fanciullo, ha risposto battendosi la tasca dei jeans che ha subito prodotto un tintinnio di abbondanti monetine.
Dovete sapere che Michele, nonostante percepisca una pensione dallo Stato e nonostante leggende metropolitane lo narrino proprietario di tre appartamenti, ha un suo lavoro che porta avanti con fanciullesca dignità ed impegno, forte del fatto di essere l’unico, in ogni senso, nella piazza a Messina: cantore di funerali; non c’è funerale che Michele, sempre secondo favole urbane, non abbia allietato col suo canto stonato. Spesso si improvvisa anche dispensatore di messe e benedizioni da bus al suo energico, sorridente grido : “ I soddi non ci dati e parrini, datimmilli a mia chi sugnu Micheli u babbu” (tradotto: “I soldi non dateli ai preti , dateli a me che sono Michele lo Scemo”). Una volta io e mia sorella , ferme in macchina al semaforo, siam state “vittime di una sua benedizione:Michele , sollevando la mano nel tipico gesto dei preti quando benedicono i fedeli, è arrivato a glorificarci giusto nel breve passaggio dal rosso al verde, e giusto in tempo per rispondergli: “Amen” ricambiando il suo sorriso e riprendendo, ormai protette da quella cappa di gioiosa innocenza, il nostro viaggio più serene.

Nemmeno Michele però è immune al pianto, l’ho visto piangere Michele con amarezza due volte: una dopo aver prestato la sua opera di cantore al funerale di una bimba di 8 anni, piangeva accorato e diceva: “Era picciridda, era ancora n’anciuleddu” tradotto. “Era piccina, era ancora un angelo” ed un’altra volta, mentre seduto sul bus, guardava la foto di sua mamma scomparsa da poco; in quella occasione si chiuse nel suo dolore e allontanò, dignitosamente, col gesto della mano chiunque si era avvicinato per consolarlo.

Ieri mentre il bus procedeva a rilento, frenato forse dall’attrito con la viscosa calura estiva ho visto Michele con una luce diversa in volto, l’ho visto allungare la mascella inferiore, serrare le labbra con gli angoli all’ingiù , i suoi occhi, che avevano un alone insolitamente vissuto e maturo, hanno gettato lo sguardo sugli occupanti del bus investendoli e inondandoli di sprezzo e incomprensione, sprezzo e incomprensione per noi “normali” viaggiatori del bus cupi e immusoniti, chiusi nei nostri sciocchi problemi, incapaci di regalare un sorriso senza avere niente in cambio..vedendo così Michele ho pensato
“Che non sia questa dolce creatura una costola dell’Arcangelo Michele venuto sulla terra a combattere il male a colpi di sorrisi e di allalaja?”

Buona giornata
P.s.
Il p.s. è una poesia scaturita questa mattina dopo aver visto questo quadro:

di Sandro Taliani

Stasera Dio bandisce
la lotteria delle miserie
quale anima sorteggerà
vestendo il guanto del Destino?
Distratti da gloria, veleno e potere
viviamo nella superficialità dell'attimo
come appannati pezzi di specchio
senza riflesso di luce propria
dimenticando che siam numeri
in mano al saggio gioco del cielo

Rime-m-branza

L’ora solleva la gonna
per accogliere il suo amato Tempo
ed è scirocco e sabbia
l’orgasmo che muove il migrar dei secondi
Sull’orlo dell’altrove
dondola una valigia appannata da croste di pianto
ha fodera di sale e manico di di lacrime
e per lucchetto un rosso tulipano
che attende la sua chiave:
il tuo sguardo

Lo sguardo dell'Amore

L'universo pesa quanto due petali di rosa
ed il Cielo desidera il dondolio del Vento
ché spazzi dalla sua fronte le nuvole
C'è più di una Vita nello sguardo dell'Amore
che , come guerriero vestito di fiori,
mangia il cuore di un Destino
distratto dal discernere
se sia più forte il Ricordo o la Ragione
C'è più di una morte nella malinconia del Tempo
che va a cercare
tra frammenti di oblio e fortuna

Spleen badabum cha cha per Faraele

Nella testa un bordello
mentre la ragione è maitresse di pensieri
che battono su marciapiedi di malinconia
vendere l'anima alla noia
è come prostituire il cuore ad un limbo di idee
che rotolano con scarpe sbagliate
su viscosi piani d'accidia
Oggi si farà festa
calzando ali dimenticate
si mieteranno soltanto aliti di sole
oggi sei tu la maitresse
e il Destino la tua dolce puttana