Friday September 19, 2008
Le righe color arancio mi riportano alla mente le vie del centro di un nebbioso Nord.
La fusione tra la fibra liquida della pioggia e la pastosità della nebbia se guardata alla luce dei lampioni sembra generare tante piccole, dense lucciole. Si respira un fresco dicembre e la musica carezza l’aria. Pecorelle, alberi e case si rincorro lungo la trama di lana di una giacca esposta da un commerciante peruviano; tra la confusione di animaletti in pasta di sale, ocarine, borse e gioielli mi colpisce l’arancio caldo di una lunga e larga sciarpa di lana…Mi avvicino al banchetto peruviano, per un attimo resto incantata a guardare gli occhi del venditore: due spicchi di luna neri e profondissimi , l’iride sembra riempire tutta la pupilla e vestirla di un’esotica profondità; chiedo il prezzo della sciarpa arancio decisa ad acquistarla. Tu sei rimasto lontano, io ti osservo sospeso tra un fioco chiar di luna e la luce di una insegna, nella tua giacca di lana etnica, sfumata di caldi toni, col cappuccio rosso tirato sulla testa per non bagnarti sembri un folletto, ma ti inganna l’altezza da gigante , saltelli sulle punte per scaldarti , così di profilo chiuso nella tua magrezza sembri una giraffa. Mi fermo ad osservarti con la testa reclinata di lato, tu avverti il mio sguardo e rivolgi a me i tuoi occhi color miele che ricordano il polline dei girasoli, il folto delle ciglia che li racchiude vibra intimidito mentre il tuo sguardo si veste del sorriso più bello del mondo. Arrossisci e non dici nulla, allunghi l’enorme mano verso di me, io chiudo la mia manina a pugno e la ripongo nel concavo del tuo palmo; prima di allontanarci ti chiedo di chinarti e cingo il tuo collo del morbido calore della sciarpa, tu sei felice come un re che ha ricevuto da poco la corona, lascio scivolare sui tuoi occhi chiusi e sul naso tanti piccoli baci. Mi sembra di essere sospesa nel tempo, è come se d’improvviso nella piazza ci fossimo solo noi, la musica della festa e il suono dei campanelli del mio bracciale.
Il viola di una gerbera esposta in un banco di fiori mi riporta alla realtà; mi stringo a te che delicatamente con le dita accarezzi i miei capelli e poi il naso per scendere sino alle guance. Ti pieghi sulle lunghe gambe e col naso accarezzi il mio naso, mentre lasci scivolare il fresco delle tue labbra contro le mie. La tua barba ambrata e ornata da tanti piccoli pallini di lana color arancio, che tutto sommato ti donano…
Ora siam lontani e mi sembra di vedere noi, tu alto e flessuoso come un papavero ed io piccola e tonda come una papera bruna, che di spalle , guardando la perfezione del cielo, si incamminiamo verso casa….
E se verò che per ogni destino esiste una canzone, ricordo una bimba coi capelli a caschetto, una veranda dalle tende in plastica verde e una giovane mamma che cantava sempre alla sua piccola:
“Papaveri e papere..”
Buondì babbeini
:)
category: Diario - September 19, 2008 07:50 AM [edited: September 19, 2008 10:34 AM]
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Stefano Venturini 09/19/2008 08:02 AM
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