Login

Piero Racchi

Artista - iscritto il 22 giu 2008

Luogo: Via E. De nicola 6. Atelier: Corso Bagni 15 - Acqui Terme - (AL) IT

Email - racchi.p@gmail.com

Sito web - http://www.pieroracchi.com/

Bio

Racchi, nel mondo fantastico dell'arte pittorica vi è approdato soltanto all'età di trentatrè anni. Ha tuttavia iniziato nel fior fiore della giovinezza a dedicare il suo tempo libero all'attività dello spirito, cercando di sviluppare le proprie capacità nel modo più multilaterale possibile. Infatti, egli, oltre a dipingere, suona la batteria, compone musica, scrive testi e romanzi. Attualmente suona con il complesso i METILARANCIO. Nel 1992 ha scritto un libro di poesie dal titolo "Semplicemente" stampato da Cultura Duemila Editrice. Nel 2005 un romanzo dal titolo “Confessioni sconvolgenti” Edito da OTMA Edizioni. Nel 2006 un metodo per batteria, edito da P. R. Editrice. La grafica è stata la sua prima passione. In seguito è passato alla pittura all’olio dipingendo quadri surreali. Dopo varie tecniche e sperimentazioni, ha creato una personale serie di quadri polimaterici intitolati “vedute spaziali”. Infine, rapito dal piacere di realizzare opere utilizzando materiali diversi, è approdato nel genere attuale. Le sue sculture “tutto tondo” e quadri, hanno un unico significato: la natura che tenta disperatamente di affrancarsi dall’asservimento umano. Essa, con le sue lunghe dita vegetali, serpeggia, avvinghia, penetra in ogni crepa e pertugio dei gelidi e ambigui manufatti umani e, come un lenzuolo sepolcrale, con la presunzione di far nascere un nuovo ciclo di vita, li ricopre.

HANNO SCRITTO DI LUI:

Eraldo Di Vita
Sandro Serradifalco
Carlo Prosperi
Gianni Notti
Riccardo Brontolo
Giancarlo Polizzari
Arturo Vercellino
Egle Migliardi
Vilma Torselli
Vittorio Baretto
Silvia Ferrara
Marta Boccone
Manlio Gaddi
Fiorenzo Mascagna
Chiara Salanti
Alfredo Pellegrini


GALLERIE DI RIFERIMENTO:

GALLERIA D’ARTE SIGNORINI
Piazza Risorgimento 33. Lendinara (RO)

GALLERIA PISARRO
C.so del Popolo, 18 30172 Mestre. Venezia

PUBBLICAZIONI:


" ITALIANI " Sgarbi
"TOP 20" Critica D'autore. A cura del critico Eraldo Di Vita.
BOE' Vernissage. A cura di Sandro Serradifalco.
Euroarte
Catalogo delle quotazioni 2009-2010
Catalogo VERNICE art fair 2009
Catalogo Trofeo di capodanno 2009 Beinasco. (TO) Premio trofeo per miglior opera astratta.
Catalogo un segno nel tempo. La Spadarina. Piacenza.
Rivista d’arte Star Vip.
Scultura Acqui Terme, a cura di Ivana Mulatero

CRITICHE

Le sculture di Piero Racchi compongono una sorta di microcosmo, come strutture portanti di un mondo naturale, assoluto o simbolico, sia sul versante operativo sia su quello morfologico. A questo artista più che la realtà interessa la forma, dimostrando ancora una volta che l’attuale riflessione sull’astrazione non è una pratica esclusivamente pittorica, vedi Judd. Serra e Lewitt, scultori che negli anni sessanta hanno dominato il panorama della scultura informale. Un artista come Piero Racchi percepisce che i suoi lavori non sono semplici fatti materiali, resistenti all’interpretazione linguistica dell’astrazione, ma interagiscono tra la cultura del reale e la cultura del sogno. L’impegno dello scultore è molto più grande che nella pittura. Lo scultore porta una responsabilità più grave, perché mentre la pittura è finzione, la scultura è oggetto e comprende in sé il potere di presenza, un peso di realtà che manca alla pittura. Uno scultore che oggi abbia l’ardire di essere astratto naviga fra gli scogli dell’idealismo, sa di andare incontro ad un mare in tempesta, di sfidare le alte onde delle incomprensioni, anche se molti di loro si nascondono dietro le installazioni, come se si difendessero dietro un altare. Piero Racchi ha scelto la via più difficile, ma la sua audacia è stata premiata dai risultati che appaiono ai nostra occhi, illuminazioni idolatriche, icone fantastiche che irradiano luce metallica, muschi, licheni, fantasia, cultura. La rinascita della scultura informale e astratta riflette l’estasi del post-strutturalismo e la serietà e l’intensità emotiva delle opere di Racchi assegnano a questo artista un posto di primo piano nel mondo della scultura moderna. Il riferimento al reale non impedisce all’artista di esprimersi attraverso immagini che mascherano la realtà e lui interpreta alla perfezione lo spirito del tempo, dando una nuova identità a immagini note, creando dal niente dei “gioielli”. Il rigore che le opere di questo artista possiedono non è il rigore della ragione quanto invece quello dell’emozione. Mentre non c’è più nulla da scoprire nella figurazione, la figura astratta riesce ad emozionarci se non altro per il fatto che dobbiamo “sforzarci” a comprenderne il significato, che non è mai univoco, ma cambia da un individuo all’altro ed è addirittura in relazione con lo stato d’animo dell’osservatore stesso. Senza dubbio, nell’esecuzione delle sue scultura, racchi opera in conformità a determinate leggi: forma, superficie spazio e sensazioni appartengono inequivocabilmente all’artista, in una maniera che va oltre lo stile. Questi lavori determinano il periodo attuale, proprio perché si definiscono da soli, essendo questa la condizione dell’autonomia che la scultura e l’arte in genere hanno raggiunto.

Eraldo Di Vita


Piero Racchi ovvero l’urlo della natura

I veri viaggiatori - diceva Baudelaire - sono quelli soli che partono per partire, senz’avere né meta né ragione. E si avventurano, temerari, nell’ignoto, anche a costo di naufragare, fidando nel loro estro di visionari. Come i cavalieri erranti del medioevo che s’inoltravano nella foresta, a caso: tanto sapevano che prima o poi qualcosa sarebbe accaduto. Così anche Piero Racchi, artista a suo modo unico e poliedrico, che trascorre con disinvoltura dalla poesia al romanzo, dalla musica all’arte figurativa, raggiungendo nell’ambito plastico-pittorico esiti di grande originalità e di sicuro rilievo. La selva in cui egli si muove è il mondo stravolto dalla tecnologia e dal consumismo, dove la natura, straziata e mortificata, sembra relegata a un ruolo ancillare. L’artificiale domina incontrastato, disseminando però la terra di liquami e di spazzatura. Di ruderi e di macerie. L’uomo stesso è ormai prigioniero della “gabbia d’acciaio” da lui forgiata: una gabbia che assume a tratti le sembianze di una locomotiva impazzita, che procede a velocità folle in una notte fosforescente di luminarie innaturali. La prospettiva è ovviamente la catastrofe, divinata da Racchi con lucidità di veggente. La selva diventa una sorta di labirinto dove, a ogni svolta, s’incontrano i mostri prodotti dal sonno della ragione. A ogni passo è lo scialo. Scarti, relitti, rifiuti ingombrano il sentiero. Sunt lacrimae rerum. La natura piange, alla stregua del “ciarpame reietto” su cui si fonda il duplice trionfo della moda e della tecnologia. Qui il serpente si morde davvero la coda: la moda divora ogni giorno se stessa, la tecnologia si nutre della propria obsolescenza. Si rinnova così il mito di Crono che ingoia i suoi figli. È la parabola - oscena - della modernità.
Ma se l’apocalisse è un destino che affolla di incubi e di sogni premonitori l’inquieta veglia di Racchi, egli ne fa pure la sua musa ispiratrice. Non solo perché, da buon samaritano, si sofferma a contemplare pietoso i guasti e le lacerazioni provocati dal “sistema” - per dirla secondo il lessico sessantottino -, a raccogliere per via, tra le scorie e le deiezioni che si affastellano a cielo aperto nei cimiteri di macchine, le povere reliquie, inani e inanimate, di tanto scempio - i suoi “ossi di seppia” -, sì anche perché si azzarda a riciclarle, a ridare loro una dignità, un senso (che forse non hanno mai avuto), inserendole, come tessere di mosaico o, meglio, come cellule di un organismo a suo modo vivente, in un progetto artistico che non ha nulla di premeditato, ma che sono esse stesse a suggerire, a proporre, a indirizzare. Non si tratta tanto - sulla scia di Kurt Schwitters - di riqualificare esteticamente oggetti inutili e desueti, siano essi vilipesi cascami della tecnologia o rimorti lacerti di natura, quanto di insufflare in essi una nuova vita. L’operazione ha in sé qualcosa di artificiale, ma, a ben guardare, va in direzione opposta a quella seguita dal progresso tecnico-scientifico, che tende a sostituire la macchina all’uomo e l’inorganico all’organico. Il sogno di Racchi non è quello faustiano di dominare la natura, ma, se mai, quello prometeico di salvaguardare l’umanità, rivendicandone il carattere, appunto, “naturale”. Non è rescindendo le radici dalla terra o, peggio, stuprandola e sfregiandola, senza ragione e senza misura, che l’uomo può sperare di vivere meglio. La vita è una sola e affonda le sue radici nella natura.
L’arte di Racchi è sì teknē, alla lettera, ma nulla ha della hybris della moderna tecnologia. Essa nasce infatti dal rispetto per le cose, anche le più umili, e si mette al loro servizio. Il messaggio che ne deriva non è dunque volontaristico, viziato da una soggettività ridondante. Anzi, non è nemmeno premeditato, essendo in gran parte espressione dell’inconscio, di una forza che trascende cioè gli angusti confini dell’io e, forse, della stessa persona. Parlare di assemblaggi potrebbe allora apparire riduttivo, in quanto le pitture-sculture di Racchi sono in realtà delle concrezioni viventi, le quali sembrano autogenerarsi, in un assiduo e libero rampollare che ricorda l’inesausta proliferazione delle madrepore. Rami, radiche, tronchi, semi, valve di conchiglie, felci, pigne e via enumerando sono i materiali - l’alfabeto, diremmo - di cui l’artista si serve per svolgere un discorso che, pur nella varietà dei suoi esiti, ha la perentoria e parossistica ossessività delle fissazioni. Il pianto (e il rimpianto) della natura si fa urlo disperato di denuncia e di protesta, ma anche di rivalsa. Essa, infatti, fagocita e assorbe nell’esasperato vitalismo delle sue metamorfosi anche l’altro-da-sé, le forme e i corpi estranei della tecnologia, imprigionandoli nella sua ragnatela. L’assimilazione passa attraverso un sottile e complicato processo di pepsi che finisce per ridisegnare le forme originarie dei reperti o, meglio, per alterarne - o abolirne - la funzionalità.
Caos e calcolo convivono in un equilibrio di contrapposte tensioni, dando vita a efflorescenze fantasiose, a sculture polimateriche che hanno l’allucinata parvenza di certe chimere. Su tutto si stende poi, assecondando una tecnica già sperimentata da Claes Oldenberg, la lucida bava del colore, che congela in una dimensione onirica, fortemente straniata, le anfibie, ambigue “visioni” dell’artista. Un cromatismo algido e acceso ne investe i particolari e fa degli objets trouvés che ne formano il tessuto connettivo tutt’altre cose, tanto più irreali quanto più all’apparenza individuabili. La patina traslucida che li impermeabilizza contribuisce a srealizzarli, sottraendoli all’hic et nunc, ma solo per dar forma ectoplasmatica alle speranze e ancor più alle paure dell’artista. Presagi o auspici, queste surreali creazioni a metà tra la pittura e la scultura sono dunque mere proiezioni dell’inconscio (magari di un incoscio in senso hartmanniano) ed hanno la petulanza un po’ sinistra - e quindi inquietante - degli incubi. Sono fiori che nascono, montalianamente, dalle macerie dell’abisso, espressione turbata di un’anima mundi che si sente minacciata nella sua integrità dalla sfida tecnologica e dalla connessa volontà di potenza della moderna civiltà delle macchine. Fiori, se non del male, del malessere che pervade la nostra società. Come ebbe a scrivere Italo Calvino: “Più le nostre case sono illuminate e prospere più le loro mura grondano fantasmi; i sogni del progresso e della razionalità sono visitati da incubi”. Ora, a chi - come Racchi - ha occhi per vedere e orecchi per udire i segnali d’allarme (l’urlo o - per dirla con Lucrezio - i “latrati”) che provengono dalla natura non possono certo sfuggire. E da artista qual è se ne fa audace e puntuale interprete.

Carlo Prosperi


Artista di gran capacità immaginativa, con un’anima ecologica che lo rende attento osservatore della natura, indagata con appassionata curiosità.

Vilma Torselli


Enigmatica, multiforme, tentacolare è la scultura polimaterica di Piero Racchi, che plasma forme complesse, ascensionali; altre volte compare il cerchio, simbolo di perfezione, cerchio magico per allontanare il male. Mi vengono in mente incisioni medioevali di maghi che, credendosi protetto dal cerchio che hanno tracciato attorno a sé, evocano le ombre più infernali. L’arte di Racchi non è rassicurante, la superficie appare schiumosa, zigzagante; evoca fondali marini, alghe ondeggianti nell’oscurità di sorgenti segrete. Affiorano conchiglie in forme floreali. Tre i colori dominanti: un azzurro intenso, tra il blu e il turchese, un aspro verde-veleno; un nero dilagante e lucidissimo. L’autore da un significato ambientalista: la natura vuole emergere rigogliosa, mentre il buio inquinamento la distrugge. Ma il verde rinasce, anche se in tonalità dissonanti come quelle di Van Gogh, cui ho dedicato una poesia, ecco l’incipit: “ Vincent,il verde veleno nei tuoi quadri / corrode l’anima, / scarlatto ti brucia il sangue / di febbre vorticosa “. Anche certe opere di Racchi hanno piccoli punti rossi che si posano inquietanti. Ciò che racchi ama è agire sulla materia, concreta, dura, metallica, quando inserisce parti di ingranaggi, rotelle dentate appartenenti forse a orologi, o fantastiche macchine del tempo. L’autore desidera creare un’arte non datata, apparentemente astratta, poiché arduo da decifrare è l’uomo, e il suo pensiero. Le trasformazioni della materia artistica di Racchi mi evocano i versi della 2 Tempesta “ di Shakespeare: “ Nulla di lui che si perda o vada in rovina, tutto subisce splendente metamorfosi marina. Le mani diventano coralli, gli occhi perle, tutto si muta in qualcosa di nuovo e di strano “.

Egle Migliardi. Poetessa e critica letteraria

Racchi con inalterata sensibilità, continua, a voler sperimentare, scoprire: permane il bisogno istintivo di esprimersi, di dare corpo alla produzione incessante di apparizioni che popolano il suo universo immaginativo e i suoi labirintici percorsi.
I colori dispensano un’impronta di magica fioritura, a volte inquietante, e hanno una fondamentale importanza fino a diventare, nel loro ruolo di collanti, veri e propri protagonisti, riuscendo a dare campo a speranze e paure, in cui c’è lo spazio per tutto e tutto appare possibile. Essi ricoprono i suoi assemblaggi, le sue proliferazioni, con un velo lucido dall’effetto porcellanato; il gusto del paradosso fornisce lo spunto per pensare a Piero come ad un novello Luca della Robbia, improvvisamente calato in un’atmosfera extraterrestre senza tempo.
Soprattutto attraverso la scultura, l’artista incontra realtà concrete, pezzi scartati con la loro storia, raccolti e combinati che lo chiamano dal loro vissuto, pronti a meravigliose trasformazioni. Si tratta di materiali trovati per caso o scrupolosamente cercati, che, nella nuova fusione, acquistano la dignità di piccoli monumenti. Nel suo lavoro la polemica ecologista contro la mole sempre più soffocante degli oggetti che vengono gettati via si sposa con l’idea schwitteriana della riqualificazione estetica delle cose inutili, non più in uso.
Tutto allude sempre ad un qualcosa di enigmatico, straniante e, questo, in genere, non è conseguenza soltanto del processo alchemico della forma, quanto dell’alchimia del gesto, nel senso che l’opera è l’espressione immediata dei movimenti dell’essere e il luogo di inaspettate metamorfosi.
Se l’alchimia, dunque, è in grado di diventare strumento di indagine e di conoscenza, può, a buon diritto, essere avvicinata all’opera di Racchi, nella misura in cui l’opera stessa è una continua ricerca di libertà, nell’arte e nella vita. Quella libertà che Piero concede allo spettatore che, decifrando e interpretando, aggiunge il proprio contributo al processo creativo.

Arturo Vercellino

Ricordate "2001: odissea nello spazio, il film cult degli anni settanta, le scimmie antropomorfe atterrite e soggiogate dal monolito levigato che occupa ossessivamente lo schermo e la fantasia, nella sequenza iniziale? A me è venuto da pensarci, da sentirlo angosciosamente evocato ed allusivo, davanti ad una delle opere (sculture? aggregazioni? ectoplasmi?) di questo bizzarro ed inquietante Stregone che, alle falde del monte omonimo, turba i sonni e stimola le sonnacchiose fantasie della città termale.
Si può essere in parte d'accordo sulla valutazione, sui meriti artistici di Piero Racchi, ma una cosa è certa: usciti da una delle sue mostre o dal suo atelier (ma no: laboratorio, officina, fucina) non si resta mai indifferenti, qualcosa te lo trascini dietro, come un sogno o un presentimento, una rivelazione illuminante o maligna. Fabbro o alchimista, Prospero o Cagliostro, Piero ha comunque al suo servizio la grama, rozza animalità di Calibano e la onirica grazia di Ariele. Il suo comporre su una rigida forma elementare (cubo, parallelepipedo, sfera) una proliferazione di vite straziate e strazianti; il trarre da una geometrica cornucopia i mostri che la realtà ha conteso al sogno; la scoperta del ventre molle - fitto di abiezioni e aberrazioni, sotto l'apparente legalità - della tecnica e del prodotto scientifico: tutto ciò ha il sapore - e credo il valore - di un esito catartico, come di chi esorcizza il male denunciandone senza ritegno le proliferazioni più allucinanti. Si direbbe così, con il Goethe del dopo - Werther, che noi, e con noi l'autore, " come dopo una confessione generale" ci sentiamo "liberi, col diritto ad una vita nuova": una vita nuova che però, nel nostro caso, ha da tener conto di quegli scheletri e di quegli incubi, per riscattare le forme della natura ad un miglior destino. L'arte di Racchi si giova, per questo, della funzione del colore, un colore che penetra, avvolge, vela, si stempera nelle forme rimorte della natura e dell'homo sapiens. Il colore, condizionandole, in certo modo annulla le forme, le spiritualizza, le assorbe in un'altra orbita e in uno spazio dilatato che c'è consentito di intuire appena.
La golosità di vita che caratterizza Racchi, il suo proteiforme operare nel campo dell'arte figurativa, della musica, della poesia, conducono ad un fatale esito dispersivo; e tuttavia è qui che, singolarmente, proprio nel disordine, nella multiforme epifania dei lacerti di vita e di materia, l'artiere trova la sostanza migliore per costruire ed esprimere il disgusto e la disperazione, l'ansia e il rovello, ma anche la fondamentale tensione etica ad un che di altro, che riproponga l'istituto della creazione, non più dal nulla, ma dal recupero ( possibile?… certo, è tutto da vedere, da sperimentare) della macerie della terra desolata.

Riccardo Brondolo.

MOSTRE

1983 - Collettiva. Ex caserma C. Battisti. Acqui Terme (AL)
1983 - Collettiva. Palazzo Saracco. Acqui Terme. (AL)
1984 - Collettiva di Natale. Ex caserma C. Battisti. Acqui Terme. (AL)
1985 - Collettiva di Natale. Albergo Nuove Terme. Acqui Terme. (AL)
1986 - PERSONALE, Grafica " Acqui vecchia " Enoteca. Acqui Terme. (AL)
1986 - Collettiva di Natale. Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
1987 - Collettiva di Natale. Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
1993 - Collettiva, "Arte poesia e musica" Palazzo R. Acqui Terme. (AL)
1993 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1994 - Collettiva. " Arte, poesia e musica " Pal. Robellini Acqui Terme. (AL)
1994 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1994 - Collettiva. " Telethon " Banca Bnl. Acqui Terme. (AL)
1995 - Collettiva. " Arte, poesia e musica " Pal. Robellini. Acqui Terme. (AL)
1995 - Collettiva di scultura. Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
1995 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1995 - PERSONALE. Galleria " SEGNALI " Alessandria.
1996 - Coll. Arte informale ed astratta. Pal. Robellini. Acqui Terme. (AL)
1996 - Collettiva. " Arte, poesia e musica " Pal. Robellini. Acqui Terme. (AL)
1996 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall, Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1996 - Collettiva di scultura. Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
1997 - PERSONALE: Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
1997 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1998 - PERSONALE. Camera del lavoro. Alessandria.
1998 - Collettiva di arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1998 - Collettiva, Scultura. Ex caserma C. Battisti. Acqui Terme. (AL)
1998 - Collettiva di Natale. Palazzo Robellini Acqui Terme. (AL)
1999 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1999 - Scultura ad Acqui Terme. A cura di Ivana Mulatero. (AL)
1999 - Pittura e scultura sotto le stelle. Frugarolo. (AL)
1999 - Collettiva di Natale. Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
2000 - Mostra pittura e scultura. "Colore" Serra del castello di Piovera. (AL)
2000 - Pittura e scultura sotto le stelle. Frugarolo. (AL)
2001 - Collettiva. " Arte, poesia e musica " Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
2001 - Collettiva. Pittura, scultura. Serra del castello di Piovera. (AL)
2001 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
2001 - Collettiva di Natale, Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
2002 - Mostra di scultura permanente. " Fossili Moderni " Piovera. (AL)
2002 - Collettiva. " Arte, poesia e musica " Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
2002 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
2002 - Collettiva di Natale. Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
2003 - Mostra a Cessole (AL) Col pittore svizzero Hans Faes.
2003 - PERSONALE. Enoteca regionale castello di Mango. (CN)
2003 - Collettiva. " Arte poesia e musica " Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
2003 - Collettiva. " Percorsi di scultura 2003 " Acqui Terme. (AL)
2003 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo bormida. (AL)
2004 - Collettiva “Arte, poesia e musica” Palazzo Robellini. Acqui Terme (AL)
2004 - Collettiva d'arte contemporanea Gall. Gamondio. Castellazzo. B (AL)
2005 - PERSONALE Palazzo Chiabrera. Acqui Terme. (AL)
2005 - PERSONALE ex confraternita dei battuti. Bubbio (AT)
2006 - Collettiva con Bonafè, Crini. Palazzo Negrotto Cambiaso. Novi Ligure (AL)
2006 - Collettiva “Arte, poesia e musica” Palazzo Robellini. Acqui Terme (AL)
2006 - PERSONALE “Associazione Torre di Cavau” Cavatore. (AL)
2007 - PERSONALE “ GALA” Cogoleto in…bistreux. (SA)
2008 - Collettiva a Tagliolo (AL)
2008 - Collettiva "LA LUNA IN COLLINA" Arte Tagliolo (AL)
2008 - Collettiva "Da Budapest a bahia". Frugarolo.(AL)
2008 - TRENTA X TRENTA galleria POLIEDRO, Trieste.
2008 - RUMORI E SILENZI DELL'ANIMA. Organizzatrice: Sabrina Falzone. Moncalieri. (TO)
2008 - "Trofeo capodanno" Ex chiesa S. Croce, Beinasco (TO)
2008 - "Sfumature e chiaroscuri" area espositiva ex Kaimano. Acqui Terme (AL)
2009 - VERNICE art fair, Forlì.
2009 - Mostra d’arte contemporanea. La luna in collina. Cogoleto (GE)
2009 - Gli azzurri tra cielo e mare. Palazzo Chiabrera Circolo Mario Ferrari. Acqui Terme (AL)
2009 - PERSONALE L’urlo della natura. Borgoratto (AL)
2009 - Colettiva Rocca Grimalda. (AL) macroconcretezzastrazionemicro. Cooper - Crini - Racchi
2009 - PERSONALE "L'URLO DELLA NATURA" galleria MEIDINITALI. Alba (CN)
2009 - Collettiva ex Caimano. "Breve vita di una foglia" Acqui Terme (AL)
2010 - collettiva "sensibilità contemporanee" MEIDINITALI (CN)
2010 - collettiva  Centro culturale "il mulino" PIOSSASCO (TO)
2010 - Orizzonti Verticali fossili moderni 2010 castello di Piovera (AL)
2010 - PERSONALE: "L'URLO DELLA NATURA " Galleria  d'arte Signorini. Piossasco (RO)
2010 -  Collettiva "VinArte 2010" Tagliolo monferrato (AL)
2010 . PERSONALE  Castelbourg Vineria Degusto  Neive (CN)
2011 - Collettiva Studio Logos "15 anni di successi" Roma
2011 - Collettiva SINERGIE UNIVERSALI Castello di Piovera (AL)
2011 - Collettiva 150 ARTISTI FRATELLI IN ITALIA Assisi
2011 - Collettiva Studio 13 "weekendart" Gallo di Crinzane Cavour (CN)
2011 - Collettiva: INTUIZIONI ESPRESSIONI "ARSmaiora" Milano
2011- 2012 - Collettiva: "OSMOSI" Palazzo del Monferrato. (AL)
2012 - Collettiva: BELTE' D'ARTE  a cura della critica  Silvia Ferrara (TO)
2012 - Collettiva: ART EXPO 2012 VENEZIA
2012 - GALLERIA D'ARTE ARONE & ARONE. LOCRI (RC)
2012 -  Collettiva: ESPOARTE HUANBYTE.  "WP 35" (MI)
2012 -  Collettiva: IST INTERNATIONAL ART EXHIBITION (Norvegia)
2012 - Collettiva: GEOMETRIE DELLO SPIRITO. Castello di Piovera (AL)
2012 - Collettiva: L'ARTISTA E L'EMOZIONE CREATIVA. Galleria Senesi arte (CN)
2012 - Collettiva: GALLERIA 24. Dogliani (CN)
2012 - Collettiva: ARTE IN CASTELLO Monastero Bormida (AL)
2012 -  Collettiva: NATURA D'AUTORE. Palazzo Robellini. Acqui Terme (AL)
2012 - Collettiva: PALIO ARTISTICO CITTA' DI MILANO. CON ARS MAIORA
2012 - Collettiva: Dtudio tredici. CHIESA S. DOMENICO. ALBA (CN)
2012 - Collettiva: ITINERA 2012 - 2013  Ex convento dei Teatini. Lecce
2012 - Collettiva: ITINERA 2012 - 2013 Palacongressi, Viale Leonardo Sciascia, Agrigento
2012 - Collettiva: INTUIZIONI ESPRESSIONI "ARSmaiora" Milano
2013 - Collettiva. ITINERA. GALLERIA 3A ARTECONTEMPORANEA. Salerno
2013 - Collettiva: ITINERA. LUZART FLORENCE GALLERY.  Firenze
2013 - Collettiva: ITINERA. GALLERIA PONTEVECCHIO. Imola
2013 - Collettiva: ITINERA. VERNICE ART FAIR. Forlì
2013 - Collettiva: IL TEMPO COME IMPRONTA   ITINERART-CULTURA.  VITERBO
2013 - PERSONALE:   Arte Paolo Maffei. PADOVA
2013 - MUSEO A CIELO APERTO DI CAMO. Mostra permanente. (CN)
2013 -  AR[t]CEVIA Internationa Art Festival 2013. Arcevia.
2013 -  Galleria d'arte Arone e Arone (RC)
2013 -  V.ART IN THE CITY Palazzo del Monferrato (AL)
2013 -  IL PURGATORIO. Esposizione permanente. Somano (CN) 
2013 -  Personale. BE VINO Acqui Terme (AL)
2013 - Collettiva. Terzo premio internazionale città di Corchiano. Viterbo.
2014 - Personale. Arte da ogni parte. METICA. (MI)
2014 - Collettiva. 0 punto 13. Castello di Roddi (CN)
2014 -  Collettiva: INTUIZIONI ESPRESSIONI "ARSmaiora" Milano
2014 - Collettiva:   Studio artistico Dentro L’Arte,  Novara.
2015 -  Collettiva 6 x 6 Galleria l'angolo. Mendrisio Ti-Svizzera
2015 -  Personale ( Picolo, piccolo, piccolo, piccolo ) Palazzo Chiabrera. Acqui Terme (AL)
2015 -  Collettiva "Arte nel borgo" Spigno Monferrato. (AL) 
2016 -  Collettiva . Rinascenza contemporanea. PsicoCreativismo. Gli Archetipi dell'ES.  Pescara
2016 - Collettiva. Contemporanea satuRARTE 2016. Genova

 

 


 

 

 


commenti

Per commentare ed interagire devi registrarti
Don Seastrum - 06/08/2013 - 01:34:45

Grazie per la preferenza!
Ciao!
Paolo Facchinetti - 11/07/2013 - 10:35:58
GRAZIE MILLE
(@EQWork)5242b2ec3edb35461942eca0(EQWork)
Luciano Perna - 30/05/2013 - 21:14:39
Grazie per la preferenza, Piero!
(@EQWork)5242b2f33edb354619433f45(EQWork)
Claudio Bandini - 30/03/2013 - 17:28:37
Grazie per la preferenza!!!
Tutti i commenti (292)
politica editoriale note legali FAQ chi siamo pubblicizzati servizi

Copyright © 2013 EQUILIBRIARTE All Rights Reserved