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uomonuovo Palumbo

Artista - iscritto il 29 ott 2006

Luogo: Matera - IT

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Progetto Uomo Nuovo
2001 - 2004
Il crollo delle torri gemelle ha frantumato in me l’illusione di vivere in un mondo sicuro…non toccato dalle miserie della guerra, della fame….un mondo con dei problemi, ma che, in fin dei conti, era il migliore dei mondi possibile….per me, per i miei figli.
Quando quelle torri sono crollate, è crollata l’ idea di realtà che avevo…quando ho visto planare dall’ottantesimo piano esili figure di uomini, di donne… ho capito la fragilità del nostro benessere.
Il mondo dorato che i media ci impongono, franava in un mare di polvere densa ….ha appannato i miei sensi per giorni.
Mi sentivo come un pugile che barcolla prima di crollare al tappeto.
Aprire la Bibbia per me non è un gesto scontato ma in quei giorni quelle parole antiche, quella melodia verbale mi ha aiutato a riprendere fiato…a reagire.
Dovevo capire che stava succedendo, perché le distanze con l’Islam si erano così profondamente ampliate.
Dove potevo attingere delle notizie ?.. avevo sete di molte notizie, che i grandi fratelli delle tv e dei giornali non ci vogliono dare….perchè tutto deve essere politically correct…. Ecco perché ho scoperto il mondo del web (che definisco luogo delle verità contemporanee) dove ho attinto i materiali che vi vado a presentare. Tanti problemi si sono affollati nella mia mente(moltiplicati dal gran numero di informazioni digitali): guerre dimenticate, più sanguinose di quelle preventive, carestie sconosciute, eccidi impuniti, terre devastate ….tutto si rincorreva vorticosamente…poi gradualmente ho iniziato a vedere in modo più limpido.
Ho capito che esiste una stretta relazione di causa ed effetto in ogni azione umana….però a quel punto, ho cercato di evidenziare le situazioni di rischio più gravi…e il terrorismo, da cui era partita la mia analisi, diveniva un fatto secondario…Altri erano i temi da considerare(inquinamento, fame, povertà) che spesso ci sfuggono addormentati come siamo in falsi sogni da soap opera sdolcinate.
L’Uomo Nuovo di cui parlo è metafora di un’umanità che non si accorge di essere in grave pericolo, come gli ebrei dei lager, che ad un passo dalla morte, erano ancora convinti di vivere semplicemente un incubo e che presto tutto si sarebbe accomodato.
Michele Saponaro ha suggerito un sottotitolo calzante: Pro Veritate… è questo l’obiettivo primario del mio lavoro:
svelare la cruda realtà che spesso o evitiamo di conoscere o peggio ci impediscono di apprendere.
Se sfidare l’orrore di alcune immagini può aiutare a capire quello che ci accade intorno, spesso a nostra insaputa, per trovare delle risposte alternative, ben venga ..l’orrore.
Le immagini di deformità e malattie contenute in questo percorso sono pietose realtà che sono nulla in confronto agli scenari apocalittici che, in questi giorni, il libro(La vendetta di Gaia) di un famoso scienziato inglese, James Lovelock, ci prospetta:
il genere umano sarebbe destinato a scomparire, nell’arco di pochi decenni, a causa di un’imminente glaciazione, favorita da un dissennato sfruttamento delle risorse.

Come dicevo, vedrete delle immagini molto dure che sono poi filtrate da messaggi testuali, brani sacri e laici, antichi e moderni insieme, che sembrano aver prefigurato le realtà che viviamo, e che, in un certo senso, aiutano a riappropriarci di quei dolori che sono anche nostri.(per inciso ritengo che la lettura privata di questo lavoro sia quella ottimale, perché si ha più tempo per metabolizzare la relazione tra immagine e parola.
I tempi di lettura sono volutamente lenti e complessi, contrapposti alla veloce superficialità che caratterizza la normale comunicazione quotidiana).

Le finalità di questo reportage mirano ad una presa di coscienza profonda, su temi che potrebbero cambiare i nostri attuali standard di vita (non considerando colori politici o ideologici, perché si tratta la trasversalità dell’esistenza dell’uomo sulla terra)

Un macrotema emerge:
i cambiamenti climatici, visti come bomba ecologica a tempo, innescata dall’antropizzazione selvaggia dell’uomo, vengono analizzati e sviscerati in molteplici declinazioni, tutte caratterizzate da una costante:
l’azione sconsiderata dell’uomo su altri uomini e sulla natura in genere(con particolare attenzione al ruolo della cultura occidentale, intesa come dominante).

Il percorso ha un preciso taglio temporale(che è anche emotivo) perchè ho preso in considerazione il 1945, percepito come anno emblematico, da cui si determinerà una consistente accelerazione di azioni distruttive sul mondo, riconducibile alla nascita dell’era atomica.
La costante iconografica del lavoro, poi, è il “diverso”, il “malato”, marcando però una netta distinzione:
la prima sezione dell’ipertesto è dedicata ad un film del 1932: FREAKS ( mostri ) di Tod Browning.
Questo è assunto a metafora della nostra società perché, prendendo in considerazione, come punto di partenza del ragionamento, le deformità “congenite”(cioè quelle casistiche cliniche non prodotte dall’uomo, bensì dalla natura) si può considerare l’esistenza di due diversi modelli di civiltà:
più rispettoso dei ritmi naturali quello che storicamente vedo concludersi con il 1945, sempre più distruttivo e invasivo il secondo….quello in cui oggi viviamo.
Il film, che ha come protagonisti veri fenomeni da baraccone, circuiti e ingannati dai reali “mostri” della storia ( una coppia di amanti dalle perfette fattezze fisiche ) evidenzia, inoltre,il tema dell’emarginazione del diverso, operato dal nostro mondo che esalta, invece, illusori modelli estetici. E’ un dato certo che per la nostra società(dal mondo classico in poi) il concetto di bello corrisponda all’idea di buono, ma ormai si tratta, spesso, di forme svuotate dei valori originari, infatti, dietro piacevoli fisionomie può nascondersi il male se non peggio il nulla (ogni riferimento ai modelli televisivi dei nostri giovani è puramente casuale ).
L’invito, quindi, è di superare il disgusto per il deforme, per comprendere la realtà nella sua globalità…per non farci ingannare dalle apparenze.
Le rimanenti sezioni dell’opera sono, poi, una carrellata ora cruda, ora ironica di quelle trasformazioni che l’uomo ha inflitto scientificamente ad altri uomini e al territorio, determinando la genesi di un Uomo Nuovo….un uomo “snaturato” che, inoltre, ha smarrito il suo ruolo etico.
E’ una lettura pessimistica del mondo?
No è un tentativo, sicuramente utopistico(ma sono in molti a credere che la storia può essere mossa dalle utopie) per attivare un’inversione di tendenza negli “uomini di buona volontà”, affinché si corra ai ripari…non aspettando che la situazione degeneri ulteriormente o determini fenomeni irreversibili come alcuni, già, teorizzano.
E’ solo un’utopia un mondo di pace che sappia ridistribuire equamente le risorse nel rispetto della natura?
Angelo Palumbo

Caro Angelo,
Oggetto del mio interesse particolare è, come sai, la questione antropologica che credo il tuo lavoro fortemente richiami, anche per mezzo del suo costante rimando etico e morale che ogni antropologia filosofica non può non tenere a fuoco nel proprio sforzo di riflessione.
Al centro del lavoro di Angelo Palumbo sta la questione del "mutamento antropologico" considerato tanto nel suo andamento naturale, quanto nella sua dimensione storica.
Giunte alla loro definitiva crisi tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento le tesi più o meno ottimistiche e salvifiche di "filosofia della storia", l'uomo contemporaneo, postmoderno, viene rappresentato nella cultura filosofica come colui che s'interroga sul mondo non più a partire dallo stupore ma a partire dall'orrore. In un mondo nel quale si pratica l'esercizio d'infliggere sofferenza all'uomo da parte dell'uomo al di là di ogni possibile comprensione, torna l'interrogazione filosofica sul tema del male come punto critico del pensiero. Il secolo appena concluso c'impone di tornare a interrogarci sul male, muovendo in noi la domanda sul perché l'umanità «invece di entrare in uno stato veramente umano», sprofondi in un «nuovo genere di barbarie» (Horkheimer-Adorno, Dialettica dell'illuminismo).
Anche di fronte alle crisi dei totalitarismi, cui pure abbiamo assistito, l'evidenza del male, il continuo produrre sofferenza, non si lascia neutralizzare dalla potenza del sapere, né dalla conquista, attraverso di esso, degli apparati tecnico-scientifici teoricamente rivolti a migliorare le condizioni di vita dell'uomo che invece, spesso, moltiplicano su di una pluralità di piani, la produzione industriale di sofferenza, anche sempre più sofisticata.
Sotto accusa finisce, allora, la concezione strumentale della razionalità non solo come dispositivo produttore di giganteschi effetti di dolore, ma anche come spina dorsale di un'iniquità quotidiana che si accompagna alla stupidità dell'indifferenza e alla totale mancanza di senso di responsabilità.
Nell'ordine nascente della globalizzazione sembra prevalere un principio di polverizzazione delle coscienze produttore di insensibilità diffuse in una sorta di resa anestetizzante al soverchiante potere organizzato nel nome del principio di un profitto possibile e diffuso che, in realtà, si realizza solo accidentalmente e poche volte per i molti e, invece, progettualmente e sistematicamente pei i pochi.
«L'individuo si arrende alla prepotenza degl'imperativi sistemici e, quando questi producono sofferenza, ne diventa corresponsabile senza avvertire alcun senso di colpa oppure, al contrario, restando vittima di psicosi di colpevolizzazione collettiva» (Portinaro, I concetti del male).
A questo punto, il male che, nel sapiente contrappunto dei temi, dei testi e delle immagini, Angelo Palumbo ci presenta, appare come la tragica rappresentazione di un'oppressione che la nostra epoca vive, il cui carattere perturbativo fortemente ci richiama all'assunzione di responsabilità.
Ne risulta una domanda ancora più inquietante rispetto alla stessa tragicità delle immagini: che il male prodotto dall'azione umana è assai più pesante di tutte le sofferenze che la natura riesce a infliggerci e che con il crescere del "benessere", si moltiplichino a dismisura i prezzi di dolore e sofferenza che un'altra umanità paga per tutto questo, in un procedere di azioni che costantemente aprono l'orizzonte ad un futuro sempre più prossimo alla catastrofe, all'incidente (P. Virilio, L'incidente del futuro).
In questo quadro, dolente l'umanità corre verso non tanto il disordine generalizzato quanto verso la negazione delle stese radici della civiltà moderna che nella figura orribile del Leviatano di Hobbes, trovarono, attraverso la nascita dell'idea di Stato, e poi di giustizia, le condizioni della possibile libertà umana contro il bellum omnium contra omnes. Così, ciò a cui il lavoro di Angelo Palumbo ci richiama, può essere colto in una presa di coscienza per cui il compito dell'umanità non è una competizione con le leggi della natura a chi più sofisticatamente dimostri di sapere attivare strategie di sofferenza, quanto, invece, se, attraverso la natura, dalle sue stesse "strategie" che ci hanno fatto emergere, non sia dato all'uomo, la possibilità di "opporsi" ad essa attraverso l'impegno a combattere ovunque il dolore si presenti, a lavorare non soltanto per opporsi alla sofferenza o alla morte naturale quanto soprattutto a combattere contro la sofferenza e la morte che lo stesso agire umano è in grado d' infliggere all'uomo, alla vita, a tutto ciò che è altro da sé.
Esser "uomo nuovo", allora, significa "soltanto" imparare a "usare" la nostra ragione, la nostra coscienza, la nostra stessa identità vivente avendo per fine (kantianamente) l'uomo, cioè la lotta contro il dolore, contro la sofferenza contro la morte della vita e della ragione.
Paolo Augusto Masullo
Docente di Antropologia Filosofica presso l’Università della Basilicata

SONO UNO DI QUEI FOLLI CHE CREDE ANCORA
CHE L'ARTE SALVERA' IL MONDO...(?)

In un momento storico privo di riferimenti ideali come questo, credo che l'artista debba farsi carico di ricercare le strade giuste per parlare chiaro....deve svelare i mille inganni .... deve essere concreto e veggente, razionalmente folle...ed avere un obiettivo essenziale: colmare la voragine che si e' aperta tra il suo mondo e quello della gente comune

Progetto S.O.S. Arte - Pro Veritate
2006
Nei primi giorni di settembre 2006, dopo una riflessione sull'anniversario dell'11 settembre, da un forum "libero", di un noto portale artistico italiano, due artisti di provincia lanciarono provocatoriamente il tema: SONO UNO DI QUEI FOLLI CHE CREDE ANCORA
CHE L'ARTE SALVERA' IL MONDO.Da quest'iniziativa è emersa un'esigenza: ricercare le realtà sommerse che ci circondano e denunciarle sensibilizzando la gente comune, intesa come coloro che non sono "addetti ai lavori" nel campo dell'arte o che sono in possesso di un limitato bagaglio culturale, avendo come obiettivo utopico l'affermazione di una rinascita etica che possa
parlare al cuore di tutti attraverso i linguaggi artistici. Per tale
scopo, le possibili azioni si esplicheranno al di fuori dei tradizionali contenitori e canoni artistici, fuori dalle gallerie e dagli
atelier... vicini alle persone.. per esprimere rabbia e costernazione con linguaggio semplice, diretto e immediato.
L'imprevedibile successo di questa stimolazione culturale si è concretizzata come primo intervento nella produzione di immagini digitali, caratterizzate dalla sigla S.O.S.
Tali cover hanno evidenziato l'anelito verso possibili azioni comuni. L'acronimo esprime lo stato d'allarme in cui versa il nostro pianeta e di conseguenza vuole motivare all'azione.
L'intervento alternativo che si vuole porre in essere non può non considerare le drammatiche ingiustizie sociali che l'uomo produce
nei confronti dei suoi simili e della natura. Quindi si cercherà di reinventare il linguaggio artistico in funzione di un intervento etico
sulla società. Il punto di partenza del ragionamento, che ha poi sostenuto la spinta ideale della proposta utopica perseguita, prende in considerazione
le drammatiche trasformazioni climatiche che stanno modificando i delicati equilibri del nostro pianeta (causate e accelerate dalle
molteplici azioni sbagliate dell'uomo), indicate dalla comunità scientifica internazionale come ormai gravi o gravissime, tanto da porre a rischio la vita del nostro genere, e non solo, nei prossimi decenni!
Come dei semplici artisti possono modificare una situazione così allarmante? Non possono fare niente in concreto, ma possono contribuire, con il loro lavoro, a piantare un seme di speranza nel rinnovamento, denunciando al mondo le realtà nascoste (pro veritate) del degrado etico (l' ipocrisia del sistema) che spesso o viene nascosto o si finge di non vedere, ma allo stesso tempo, proponendo ipotesi
alternative di organizzazione sociale.
Nell' attivare questo progetto abbiamo capito che se vogliamo un mondo diverso dobbiamo cambiare prima di tutto noi come persone e come artisti(in primis cercando di superare il nostro narcisismo).
In concreto l'azione artistica del movimento, partendo da comuni temi di confronto sull'attualità, si organizzerà in forme di elaborazione intesa come metafora di una cooperazione spirituale che, in questo senso, proporrà con forza, un modello alternativo di umanità, libera dall'egoismo, fonte prima della decadenza dell'uomo contemporaneo.
In sintesi la finalità ultima sarà quella di contribuire alla nascita di una nuova umanità, finalmente svincolata dalla sete del potere e della prevaricazione, dove l'unico dio è il denaro e lo sfruttamento dei deboli e delle ultime risorse naturali.-
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LINEE GUIDA
• vogliamo porre le basi per un'arte sociale futura che dialoghi in modo nuovo con la gente.
• i nostri progetti artistici comuni, oltre a denunciare i mali della "civiltà", tracceranno delle ipotesi di umanità alternativa , per contribuire ad un rinascimento etico dell'uomo contemporaneo
• l'arte e la conoscenza sono l'unica possibilità di salvezza dell'umanità.
• vogliamo considerare l'arte e la vita realizzando progetti artistici volti alla difesa e alla valorizzazione sia della natura che del valore uomo. per ottenere tale obiettivo potranno essere utilizzate tutte le modalità di comunicazione artistica sperimentate e da sperimentare
• realizzeremo forme di intervento artistico che siano il risultato di un progetto unico, chiaro - coordinato e condiviso dai partecipanti
• siamo liberi da condizionamenti partitici
• il rispetto del contributo di idee dell'altro è fondamentale
• le iniziative da intraprendere non hanno fini di lucro(eventuali entrate saranno utilizzate per sostenere le spese di gestione delle attivita’)

Progetto Terra Violata
2006
La mostra dell’artista materano Angelo Palumbo, che si apre lunedì 19 giugno alle ore 19.30 presso lo Spazio d’Arte Fischetti di Bernalda, prende le mosse dalla convinta ricerca intorno alle problematiche ecologiste, che l’autore sta perseguendo da alcuni anni a questa parte. Il titolo della mostra, infatti, è “Terra Violata” e consta di una serie di pannelli in poliuretano modellati con interventi che scavano le superfici, le trafiggono, le plasmano per cristallizzare una texture che è citazione degli anfratti murgici. Il richiamo alla terra di origine è metaforico perché rimanda ad orizzonti più ampi e lontani: la natura descritta è lacerata da profonde ferite che drammaticamente denunciano lo sconsiderato scempio ambientale che ogni giorno viene perpetuato nella quasi generalizzata indifferenza dell’opinione pubblica. La realtà materica e di matrice informale, a cui rimandano questi lavori, evidenzia la partecipazione emotiva al problema: queste ferite sanguinanti oltre ad esaltare la denuncia, diventano catarsi di un dolore che solo il colore e il gesto liberatorio possono frenare. A fare da contraltare all’ intervento pulsionale, l’autore propone una serie di crude immagini scaricate dal web (desunte dal suo ipertesto “Uomo Nuovo”) cucite con testi sacri e della filosofia antica e moderna, che tendono a marcare i messaggi ma allo stesso tempo a sublimarli. L’installazione fotografico-testuale (stampata su un supporto in pvc e collocata simbolicamente sull’altare maggiore della piccola chiesa bernaldese) suggerisce un percorso di cause ed effetti la cui azione distruttrice sta modificando costantemente i nostri equilibri naturali. Al momento irrazionale, quindi, l’artista unisce l’analisi della interpretazione logica delle realtà che ci circondano per riflettere su problemi concreti, che sono per lo più noti alla maggioranza di noi, ma che spesso sono sottovalutati e messi da parte. Una mostra più per pensare, che solo da vedere !!
Interverranno all’inaugurazione: Angelo Palumbo, Francesco Renna (Sindaco di Bernalda), Gregorio Giannini (Assessore al Turismo), Iole Madio (Assessore alle politiche sociali), Salvatore Sebaste (Direttore della locale Pinacoteca), coordinerà Rocco Brancati (Giornalista Rai).

Uomo Nuovo: Ars Pro Veritate

L’artista materano Angelo Palumbo affronta il problema ambientale, dando spazio ed espressione al dolore personale per la violenza che deturpa e disumanizza donne, uomini, bambini, ad opera di altri uomini e che non risparmia la natura.
L’11 settembre con il crollo delle torri gemelle ha mandato in frantumi, confessa l’artista, l’illusione di vivere in un mondo sicuro, non toccato dalla guerra e dalla fame, esportata altrove.
Il migliore dei mondi possibili ha aperto le sue pagine oscure, rivelando attraverso il web agli occhi di Angelo Palumbo una galleria degli orrori: le immagini di sanguinose guerre occultate, carestie sconosciute, terre devastate da inquinamenti inimmaginabili, formano un’estetica della sofferenza che fa distogliere gli occhi. L’artista, invece, li ha voluti tenere aperti su immagini diverse da quelle armoniose equilibrate e razionali che fino ad allora costituivano il repertorio della sua arte. Ha collezionato e intrecciato ogni singola fotografia ai testi biblici e poetici dalla Divina Commedia di Dante a “Terra desolata” di Thomas Eliot e alle riflessioni di Nietsche. Ne è scaturito un video, che da un originario intento didattico, si è trasformato via via in un affresco grandioso e tragico sottolineato dalla colonna sonora. Profetici i testi sovrimpressi: perché gli esseri umani non se ne siano lasciati guidare, perché continuano a correre verso l’abisso, che non è un incubo, ma già una realtà?
La serie “Terra violata” è caratterizzata da pannelli rotondi in poliuretano, che l’artista ha trattato con solventi, ottenendo sulla superficie buchi, anfratti, cunicoli, che ricordano le rocce murgiche della sua terra. Sono, invece, paesaggi dell’anima, messa a nudo dalla presa di coscienza e dalla necessità di fermarsi a riflettere per non rimuovere il dolore, ma per trovare vie d’uscita. L’arte è una strada possibile, se significa comunicazione profonda, far fluire liberamente e pienamente la propria energia creativa per incontrare quella degli altri perché solo insieme è possibile ricostruire. Forti, dunque, i contenuti, che i titoli diligentemente annotati indicano, rivelando un chiaro intento didattico e allontanando il sospetto di un qualche effetto decorativo o di una ricerca puramente estetica. Eppure, gurdando le opere, si è attratti anche dalle soluzioni formali, benché il piano dell’etica, che è motore principale, si incontra con quello dell’estetica in un nodo inestricabile. Intensi i contrasti cromatici, tra cui spiccano i rossi e neri dall’evidente simbologia, concrezioni, sporgenze ed anfratti, durezza e leggerezza si incontrano e scontrano, all’interno di forme definite, come la circonferenza, che è funzionale a contenere il dolore e la rabbia, e che dà nello stesso tempo armonia e razionalità all opere.
L’arte e la poesia questo miracolo compiono: far apparire i punti di luce che sono nella realtà, quelli che hanno visto Etty Hillesum anche nel campo di concentramento di Westerbork, Charlotte Salomon durante la persecuzione antisemita e l’esilio, rielaborando il proprio dolore in altissime opere d’arte, offrendo un messaggio di salvezza, i musicisti che continuavano a tener viva la speranza nella disperazione di Terezin. La salvezza è nell’agire, a partire dal vedere la propria e altrui differenza, per non considerare assoluto il proprio punto di vista, per accogliere l’altro come ricchezza e segno sacro di altro e di altrove.
Insieme per sottrarsi alla violenza del potere e alla tentazione di rispondere con altrettanta violenza, che vogliono entrambe decidere della vita di tutti, che invadono tutti gli spazi, anche quelli quotidiani e nascosti, dove qualcuno ancora si illude di potersi ritirare, fingendo che il suo angolino sia tutto il mondo e che lì non potrà essere raggiunto dal dolore.

KATIA RICCI - Associazione Culturale "La Merlettaia" - Foggia - 24 febbraio 2008

Progetto "0IL" - 2006 -SOGGETTO PROPONENTE:
ANGELO PALUMBO E PINO LAURIA -MATERA -
PREMESSA
Matera, dichiarata dall'UNESCO Patrimonio Mondiale dell'Umanità e Città della Pace, è una città che, vitale -dal punto di vista culturale, è sempre più in grado di recepire le proposte e gli eventi che le si prospettano. Da tempo il territorio è, altresì, educato ad accogliere proposte che, pur legate all'arte contemporanea, sono ospitate all'interno di "contenitori" del passato, quali le Chiese Rupestri.
ANALISI DEL CONTESTO
Alla base di una guerra vi possono essere motivazioni diverse, di solito dipendenti da più fattori (economici, politici, religiosi ecc.) spesso inestricabilmente intrecciati. Nella storia dell'umanità, la guerra ha fatto ben presto la sua comparsa, accompagnando le vicende di gran parte delle società e degli stati.Come parlare di pace e di guerra, come educare alla pace in tempo di guerra? Come spiegare l'ambiguità delle parole, come leggere sotto la violenza della distruzione e della morte l'intenzione di "pace e giustizia “ ? Alcuni cercano di discuterne con le "deboli armi" della cultura.Il termine pace è una forma-pensiero, cioè un'entità viva e vitale che muta e si trasforma nel tempo seguendo le leggi della storia. Se osserviamo la storia degli ultimi duemila anni, notiamo che le guerre sono state l'elemento dominante mentre la pace assumeva il significato dell'assenza di scontro sul piano fisico, senza tenere in considerazione che lo scontro fisico viene sempre preparato ed è una conseguenza di stati mentali. Le manifestazioni per la pace che sono avvenute in molti Paesi ci dicono che essa costituisce per gli uomini un valore fondamentale, ed è un grande magnete che attira costantemente a sé. La pace è scritta nel desiderio e nelle speranze del genere umano, che per esperienza, identifica la guerra come fonte di profonde sofferenze.Similmente al termine pace, anche quello della guerra ha subito un'evoluzione nel corso del tempo. Nel passato, ossia fino all'invasione de! Kuwait da parte dell'Iraq nel 1991, la guerra-veniva fatta da eserciti contrapposti, da uno Stato contro l'altro e poteva essere di difesa o di conquista di territori e di risorse. Esisteva un diritto internazionale che regolava i rapporti fra gli Stati belligeranti, detto "ius in bello". Dopo l'11 settembre tutto lo scenario del passato cambia completamente. Oggi non esiste più solo una guerra fra Stati, ma è in atto una nuova modalità di distruzione del nemico, chiamata terrorismo e che affonda le sue radici nei campi dell'economia.
Oggi, in un periodo storico nel quale la guerra la fa da padrona, parlare di pace, integrazione religiosa, culturale ed umana, significa disquisire e riflettere su che mondo vogliamo offrire, costruire e lasciare per le nuove generazioni; considerando che le nostre città stanno diventando sempre più interetniche e composite di razze, culture e religioni.Mai come oggi tornano attuali le riflessioni di due grandi intellettuali del secolo scorso che, mentre l'Europa iniziava ad essere attraversata dalla violenza totalitaria del nazifascismo, si interrogano sul perché della guerra. Einstein chiede a Freud: "Vi è una possibilità di dirigere l'evoluzione psìchica degli uomini in modo che diventino capaci di resistere alle psicosi dell'odio e della distruzione?. E Freud risponde: "Non c'è speranza nel voler sopprimere le tendenze aggressive degli uomini". Tuttavia il processo di incivilimento lavora contro la guerra lungo due direttrici: "// rafforzamento dell'intelletto che comincia a dominare la vita pulsionale e l'interiorizzazione dell'aggressività(...). Forse non è una speranza utopistica che l'influsso di due fattori - l'atteggiamento sempre più civile e // giustificato timore degli effetti di una guerra futura - ponga fine alla guerra in un prossimo avvenire. Per quali vie dirette o traverse non possiamo giudicarlo. Nel frattempo possiamo dirci: tuffo ciò che promuove l'evoluzione civile lavora anche contro la guerra".
IDEA PROGETTUALE
L'uomo del nuovo millennio non ha ancora elaborato una modalità relazionale alternativa alla guerra che risulta essere ancora, nonostante tutto, "unica igiene del mondo". La guerra, come da sempre è stato, è generata sostanzialmente da fenomeni economici che di volta in volta sono mascherati da problemi di natura politica o religiosa.
Non a caso il titolo dell'installazione che si vuole realizzare sarà: OIL, petrolio, appunto, perché oggi questo intervento artistico nasce dalla stimolazione nauseabonda della "guerra preventiva" in IRAQ, ma, allo stesso tempo, la denuncia vuole metaforicamente colpire le guerre di tutto il pianeta, presenti, passate ....future. Le guerre sono, altresì, generate da preconcetti culturali nei confronti dell’ “altro" che spesso sfociano nel razzismo o peggio nella contrapposizione religiosa e intellettuale tra popoli .
Il percorso artistico ideato, si confronta con tali tematiche, smascherandole prima, sublimandole poi in immagini e colori.
All'interno della chiesa scavata nel tufo verranno collocati gli elementi che comporranno, il percorso progettuale.
Entrando dall'ingresso centrale sulla destra e sulla sinistra dell’accesso alla cantina, si potranno "leggere" due grandi fotografie che chiariscono subito con chi si vuole interloquire o per lo meno a quale modello di umanità si vuole guardare: si vuole cantare un uomo che sappia recuperare la purezza delle sue origini, che sappia liberarsi da tutte le sovrastrutture culturali e mentali che si sono stratificate nel suo cuore.
Si tratta, infatti, di due grandi ritratti di un uomo e una donna: il BIANCO e il NERO (colori simbolici degli estremi che possono e devono congiungersi) che non vogliono indicare uno specifico contesto etnico ma che vogliono comunicare un senso di amore universale per la vita che travalichi i confini geografici e i tabù morali (che non è globalizzazione). Le due grandi foto (2,50x1,50) vogliono essere il simbolo di una nuova umanità che spesso si è divisa sulle dispute religiose e per sostenere la pretestuosità di tali contrapposizioni, a mò di didascalia, saranno inseriti, su totem laterali, due brani (uno per ogni foto in inglese, arabo e italiano) della Bibbia e del Corano, riguardanti Adamo ed Eva. Risultano essere quasi identici nel testo e nei significati, poiché è comune la radice della nostra civiltà !!!
Al centro della navata centrale sarà collocato, sul pavimento, un contenitore cilindrico metallico (mt. 2,50 il diametro, alto una cinquantina di cm.). Questa vasca conterrà un liquido nero con al centro una scritta galleggiante (OIL). Il richiamo rimanda al significato nefasto che, oggi, ha ormai assunto questa fonte di energia: oggi si muore per il petrolio come nel passato per il carbone.In posizione baricentrica verrà steso un panno nero su cui saranno sospese due grandi ali bianche di oca, trattate con accorgimenti particolari per assicurarne la conservazione. La composizione si ricollega alla ricerca ultima di Lauria, che rivela per mezzo dell'elemento organico un'esigenza poetica di ricerca della libertà, che nella sua essenzialità formale esprime un anelito verso un nuovo modello di vita: il suo è un messaggio d'amore e di purezza.
L'EVENTO
L'evento che si intende realizzare e che sta alla base di questa idea progettuale, è un connubio tra arte e riflessione "esegetica" a partire dai testi biblici e coranici ai quali si ispirano le opere artistiche, al fine di intavolare un dibattito critico per discernere nitidamente il contesto storico che stiamo vivendo. La riflessione "esegetica" che si intende sviluppare sarà curata da due rappresentanti rispettivamente, un sacerdote per il mondo cattolico ed un imam per quello musulmano(?). Lo scopo è quello di far incontrare e confrontare due voci che, seppur oggi distinte, partono da un comune senso e concetto di pace e umanità. Per estensione, lo stesso allestimento scenico si mirerà a "trasferire" nello spazio di culto della fede musulmana: la moschea, affinchè il cerchio della riflessione artistica e religiosa si possa ricongiungere.
GLI ARTISTI
In collaborazione dal" 2003, Angelo Palumbo e Pino Lauria, operanti entrambi a Matera, hanno intrapreso un comune percorso visivo-poetico. Una germinale serie di mostre minimali (Bari - Molfetta) e un'assidua frequentazione, sostenuta da un comune modo di sentire, ha fatto maturare in loro l'idea di realizzare un Installazione che non fosse solo la somma di diverse esperienze artistiche ma che divenisse il risultato di un'ideazione e progettazione condivìsa, una sorta di opera simbiotica che non vuole essere solo momento creativo, ma che si prefigge l'intento di comunicare all'opinione pubblica un messaggio di valenza etico-sociale, filtrato artisticamente.
FINALITÀ' E OBIETTIVI
1. intavolare, attraverso l'espressione artistica, una riflessione sulla "scelleratezza" della guerra e la necessità di pace
2. offrire spunti di riflessione sulla situazione storica che stiamo vivendo;
3. intessere un dibattito ed un confronto tra due religioni che seppur diverse per dogmi di fede, vicine e affini per i temi di respiro umano
4. far rivivere un antico contenitore rupestre nella collaudata tradizione materana di coniugare l'antico (le Chiese Rupestri) con il moderno (mostre relative ad
espressioni legate al contemporaneo);

LO SPAZIO "SCENICO"
II luogo che è stato individuato è una surreale e mistica chiesa rupestre dei Sassi di Matera: luogo simbolico e spirituale per esplicitare questo canto di rinascita per un'umanità sempre più votata al consumo ad ogni costo, che vive la guerra come un film da vedere la sera, dopo una giornata di "duro” lavoro, stesa comodamente sul divano del salotto buono.
CONCLUSIONI
Non è semplice parlare di pace, oggi, visto che tutti lo fanno senza ottenere risultati confortanti....purtroppo, ma la sfida è stata accettata per contribuire al dibattito in atto e per dare significato al ruolo di operatori artistici che Lauria e Palumbo svolgono in un contesto marginale ma comunque stimolante come può essere la città di Matera.
Le sollecitazioni visive e concettuali, per concludere, saranno supportate da emozioni sonore che grazie ad un'accurata scelta di brani musicali creeranno un'atmosfera che induca all'introspezione.

Progetto "Deserto Etico"- 2007
Un’arte attiva contro la siccità morale

Una parte significativa della ricerca artistica e del pensiero etico-filosofico degli ultimi decenni ha assunto a proprio oggetto alcune problematiche oggi di bruciante attualità, come la rottura degli equilibri degli ecosistemi e la conseguente crisi ambientale (dovute tanto a uno sfruttamento dissennato delle risorse naturali quanto all’immissione nell’ambiente di sostanze non eco-compatibili che provocano alterazioni in tutta la vita organica, compresa quella umana); la non equa distribuzione della ricchezza e lo sfruttamento, da parte dei paesi economicamente avanzati, di quelli meno sviluppati; le nuove conquiste della scienza e della medicina, dalla manipolazione genetica a una sempre crescente contaminazione fra tecnologia e organismo umano, che materializza entità cyborg e che riguarda, in un più lato senso culturale, anche l’ormai compiuta ibridazione tra unificanti modelli mediatici e identità psicologiche e antropologiche.
Tanto l’arte quanto la filosofia avvertono, dunque, la necessità di una riflessione aggiornata su tali aspetti della società post-moderna e globalizzata; riflessione che se da un lato sfocia nelle nuove direzioni indicate dall’etica “applicata” (che vanno dalla bioetica all’etica ecologico-ambientale, fino all’etica degli affari: tutte aree strutturalmente interconnesse), dall’altro sostanzia, in arte, un rinnovato interesse per il presente, che può manifestarsi nella duplice direzione di una registrazione e assunzione più o meno spassionata del dato reale o di uno slancio utopico che ritrova la strada tracciata da quelle avanguardie del ‘900 che per prime hanno programmaticamente sancito il principio della coincidenza fra creazione artistica e azione “etica” sulla società.
Su tale versante engagé della ricerca artistica contemporanea si va a collocare questa mostra, che riunisce tre artisti intorno ad un tema, ampio quanto si conviene ad un’operazione che intenda sfuggire al pericolo della didascalicità, ma riferito certamente, in primis, a quegli aspetti problematici del presente sui quali ci siamo appena soffermati, che vengono affrontati in una prospettiva etica chiaramente esplicitata fin dal titolo.
Giulio Orioli, Angelo Palumbo e Piero Ragone, pur nella comunanza di intenti che qui esprimono e nonostante le affinità che li legano, differiscono l’uno dall’altro per formazione, percorso culturale, scelte linguistiche, formali, tecniche, e, last but not least, anche per le diverse sfumature di senso che in quest’occasione particolare è possibile rintracciare nel loro rapportarsi al tema prescelto. Riconoscere tutto ciò consente di interpretare anche il significato dell’allestimento stesso della mostra, concepito in modo che le opere dei tre artisti entrino fra loro in rapporto dialettico, attraverso nuclei espositivi che le associano studiatamente le une alle altre. La mostra è così un dialogo in atto, che sollecita la facoltà critica del pubblico.
E dunque, se Orioli e Ragone procedono, ognuno a suo modo, a un continuo passaggio di scala dalla dimensione individuale a quella storica e sociale, attraverso una riflessione che guarda anche alla sfera psichica dell’uomo contemporaneo, interiormente lacerato fino alla scissione, Palumbo ribalta decisamente il discorso dall’interno all’esterno, proiettandolo completamente nel problematico orizzonte sociale, politico ed economico odierno. Osservando le opere di Orioli in mostra, ci si accorge che in esse i materiali e le loro reciproche combinazioni sono funzionali alla formulazione di proposizioni morali che hanno una forte connotazione filosofica e il cui ricercato ermetismo si traduce, di fatto, in un’apertura più che in una chiusura, cioè nella possibilità, offerta al fruitore, di una lettura plurima del messaggio. Così Orioli non dichiara ma, in modo tanto più perturbante quanto più sottile, suggerisce, evoca, e il suo arcano poiêin non potrebbe contrastare maggiormente con i diktat della scienza positiva nella sua accezione più tecnica, con la sua ansia ordinatrice, catalogatrice, il cui abito razionale può talvolta essere utilizzato per celare gli impulsi irrazionali più perniciosi. Così, da installazioni come Il teatro della tragedia e Le ossa del XX secolo sembra tralucere, per pura forza di suggestione analogica, la memoria storica e ancora attuale delle grandi tragedie moderne, dei macelli perpetrati dall’uomo sull’uomo. Resti ossei quasi assimilati all’inorganico vengono siglati, come si fa con i reperti di scavo, con codici alfanumerici, in una sorta di archeologia degli orrori contemporanei. Tali codici “tecnici” entrano in cortocircuito con un cifrario simbolico di radici antiche, che la storia della cultura ha stratificato nel tempo. Tutte le opere di Orioli qui presentate sono realizzate combinando la prassi scultorea tradizionale con quella dell’assemblaggio e associando a materiali “freddi”, inorganici, come il marmo, il ferro, gli scisti, materiali organici come ossa e gusci di chiocciole, che vengono però a loro volta “raffreddati” caricandoli di un significato simbolico luttuoso, piuttosto che vitale. Al piano storico e fenomenologico si accosta quello psicologico ed esistenziale; in questa chiave può essere interpretata la frequente compresenza, nelle sue opere (ad esempio in Svuotamento), di direttrici spaziali opposte: orizzontalità e verticalità diventano metafora di una condizione umana lacerata fra radicamento terreno e proiezione metafisica e cosmica. Di tale lacerazione, Legami con la terra offre una visuale ulteriore, di grande intensità emotiva: un corpo umano scolpito nel marmo, nobile, classico, levigato, ma significativamente mutilo, appare come schiacciato brutalmente sul piano di terra e ancorato verso il basso da filamenti che lo legano simbolicamente alla materia e alla morte. La lotta fra spirito e materia del neoplatonico Michelangelo, l’iconografia umana frammentaria di Rodin, l’uomo caduto, sconfitto, consumato, di certo neorealismo europeo post-bellico, ma anche la non pacificata visione nietzscheiana dell’uomo come campo di tensione e di scontro fra impulsi opposti: tutto questo e molto altro sembra lampeggiare dietro e dentro le opere di Orioli. Se Orioli compone materiali e forme come vocaboli di un discorso concettualmente denso, Ragone, più empiricamente ma altrettanto significativamente, “trova” il senso del proprio lavoro scendendo nel cuore della materia “per via di togliere” (tornando a Michelangelo). Il tufo, un materiale “caldo”, poroso, duttile, ricco di memoria geologica e antropologica, gli consente di rivelare, attraverso il taglio e l’intaglio, tracce organiche antichissime, che l’artista rispetta, con attitudine conservativa, pur caricandole di nuovo valore semantico, che viene fatto emergere “maieuticamente” dalla materia stessa. A differenza del levigato Orioli, Ragone sceglie spesso la superficie scabra, vibrante, che alterna ad aree abrase fino ad essere rese lisce. In un caso come Genesi, l’artista si spinge fino a preservare quasi completamente l’aspetto originario del blocco, intervenendovi minimamente, in una fusione di natura e artificio che diventa quasi spiazzante: la pietra rivela stupefacenti formazioni fossili che si alternano e quasi si confondono con gli interventi dell’artista, il quale vivifica la materia - che appare plasmabile, quasi molle e maternamente “feconda” - tracciando su di essa solchi ondulanti che sembrano accennare a una metamorfosi in atto e cavandovi semisfere, incastonate al pari dei fossili. In quest’opera Ragone attinge a un’affascinante complessità della visione, assecondando, con il proprio intervento, l’articolata struttura della materia, che offre allo sguardo una teoria continua di concavità e convessità, di affacci sulla luce e risucchi d’ombra. Il blocco di tufo sembra così riecheggiare, in scala inferiore, l’andamento spaziale delle cavità rupestri murgiche e le stesse caratteristiche morfologiche del luogo espositivo. La materia in Ragone si fa spesso metafora del corpo vivente e proiezione psico-fisica, come attestano, in questa mostra, le opere Identità celata e Inconscio, che sembrano proporre un’indagine sulla dualità e sull’alternativa fra apparenza e identità profonda. Gli intagli fascianti “vestono”, ma anche costringono, la liscia forma sottostante, che, in particolare in Inconscio, ha una rotondità, una convessità organica e palpitante, in cui si aprono cavità profonde. Se i “legami” in Orioli ancorano l’uomo alla materia e a una tecnologia che ha smarrito il proprio senso, in Ragone essi soffocano l’identità, negano l’individualità, limitano la libertà. Questo nodo problematico si riscontra anche in Medium, allargandosi dal piano psichico individuale a quello sociale. Il “totem” costruito dall’artista (che non a caso è anche giornalista), allude al potere omnipervasivo dell’industria culturale e della comunicazione di massa. Le diversità, simboleggiate dalle differenti textures delle due metà in cui è diviso il fusto del totem, sono costrette da forti legacci a confluire nel mostruoso occhio-monitor unificante, globalizzante, che tutti guardano, ma che in realtà guarda tutti, controllore delle coscienze omologate dal comune vedere.
Le opere qui presentate da Palumbo seguono la direzione di un progetto fortemente orientato in senso comunicativo e operativo, che l’artista ha intrapreso da tempo, mostrando notevole versatilità nelle tecniche sperimentate e nei mezzi utilizzati, scelti anche in virtù del potenziale di penetrazione sociale garantito dalla loro popolarità, come nel caso dell’ipertesto multimediale e del web, nella complessa realizzazione Uomo Nuovo.
Oggetto della riflessione dell’artista è, in questa mostra come altrove, l’innaturale processo di trasformazione al quale l’uomo contemporaneo, varcando ogni limite biologico, sottopone l’ambiente e sé stesso. Con i Fossili futuri Palumbo si fa nuovamente faber, sperimentando, manipolando e assemblando materiali tecnologici e naturali, come il filo zincato, la carta giapponese, resine e polvere di tufo. Differentemente da Ragone, Palumbo non fa emergere la forma dall’esistente, ma modella dal nulla una sorta di natura ex-novo, così come l’uomo, divinità inferior, tende a creare una seconda natura artificiale, cui consegue un’abnorme mutazione della natura “prima”. Dal fossile naturale di Ragone passiamo così al fossile futuro di Palumbo, frutto di una metamorfosi causata dall’uomo. In queste inquietanti, ambiguamente seduttive forme fogliacee o di baccello avvolte su sé stesse, di dimensioni anche imponenti, che pendono dall’alto rigide come stalattiti o sembrano contrarsi, appoggiate al suolo o alla parete, in un ultimo spasimo di vita, l’originaria freschezza organica è rappresa in materia secca, riarsa, che si assimila perfettamente al contesto tufaceo del luogo espositivo. L’artificio umano, che si concretizza metaforicamente nell’anima metallica dei Fossili futuri, blocca e inverte il flusso vitale della natura, i cui lentissimi tempi di trasformazione entrano in una collisione devastante con la repentina azione distruttiva e autodistruttiva dell’uomo. Se il fossile naturale, imprigionato nelle stratificazioni della roccia, è meravigliosa traccia mnemonica di plurimillenari processi naturali, il fossile futuro, agghiacciante larva contorta, porta in sé l’impronta di una catastrofe improvvisa e senza appello. Orioli e Ragone, come abbiamo visto, riconducono e legano la propria interpretazione del presente, rispettivamente, al passato storico e a quello geologico. La prospettiva di Palumbo è invece eminentemente rivolta a denunciare, attraverso l’analisi del presente, il rischio di un apocalittico futuro incombente che, forse, può ancora essere evitato.
Mariadelaide Cuozzo
Docente di Storia dell'Arte Contemporanea presso l’Università della Basilicata

Progetti di Poesia Visiva
Lunaria - 1997
L'arte delle idee è illuminazione dello spirito. Lo sanno bene i poeti, i sognatori, gli amanti della luna e i cortigiani creativi della fantasia. Nomadi essi sono. Nomadi come il vento. Nulla li trattiene: nelle umane tentazioni, ne' la voglia di essere e di apparire oltre I' effimero. Rossana Tinelli e Angelo Palumbo hanno questo in comune insieme a una serie di congiunture astrali. Hanno identico I' afflato poetico e il modo di rapportarsi davanti alle cose. Nomadi essi sono. Nomadi come il vento. Vagano attraverso i luoghi solitari della mente, ascoltano i naturali silenzi e in momenti di estasi assoluta ricevono la pura ispirazione dei movimenti dell' anima: quasi come fossero antichi poeti celtici illuminati dalla Rivelazione dello Spirito.
La loro arte è pura illuminazione. In comune essi hanno la calligrafia: e cioè l'inchiostro e il tratto di pennello. Il loro mondo lirico è fatto: di luci e ombre della natura, di realtà che si specchiano, di fantastici universi nascosti e di piccole e ingenue illusioni. Poeti essi sono. Poeti accarezzati dal vento. Dipingono la luna e le stelle, leggono le chiare lettere del Creato e scrivono versi e segni sullo spazio breve di un respiro.La loro arte è nomade: nomade come la brezza che spira sulle dune del deserto nelle notti di novilunio. Scrisse Takuan che il grado più alto di mobilità è quello che si raggiunge ruotando intorno a un centro che rimane fermo. Così la mente raggiunge - egli scriveva - il più alto grado di alacrità, attenta a dirigere la sua attenzione dovunque sia necessario. E' questa la lezione di arte e di spiritualità che ci offrono Rossana Tinelli e Angelo Palumbo. La mano di lui è come se fosse posseduta da un turbine di vento: è come la mano del pittore Sumiye che non conosce limiti. La parola di lei si basa invece sulla "economia di forza" descritta nel Tao Te Ching, dove è detto che l’ abile parlatore non dice una parola di troppo". I tesori creativi di lei e di lui sono racchiusi in un' idea, che è anche un principio di vita, e cioè che quando I' Universale si rispecchia nel Particolare esso muove tutti i mondi del Creato - appartengono essi al visibile o ali' invisibile -. Scrive Rossana Tinelli di voler dare un vocabolario al silenzio e di voler ascoltare la verità. E gli fa eco Angelo Palumbo con quel segno fresco, libero, immediato, privo di orpelli, non barocco, né ridondante; con quel segno di ordinata armonia che è in se sintesi di eleganza e di spasmodica ricerca inferiore. Lunaria può essere allora inteso come un cammino, un cammino senza fine che ci condurrà da qui all' eternità. E' il percorso della nostra ricerca spirituale. Sapremo non fermarci mai e arrivare alla meta? E' questo l'interrogativo che queste pagine proveranno a sciogliere.
Rino Cardone
Rai Tre - Basilicata

Il segno del verso - Incontro con Sinisgalli
I nadir – Arteria Edizioni - 2000
Vi è sempre stato un continuum ideale tra le diverse forme di arte, che, al di là delle differenze di linguaggio, si sono riconosciute nei fondamentali tratti estetici e semantici, concorrendo a volte nella definizione di vere e proprie correnti artistiche, letterarie, filosofiche.In questo volume, che accosta le ultime poesie di Leonardo Sinisgalli e opere del disegnatore Angelo Palumbo, entrambi nativi della Lucania, terra di gente cordiale e operosa, vi sono non pochi elementi comuni ai due artisti, che contribuiscono a dare coesione a tutta l'operazione. Si può infatti parlare di una serie di "corrispondenze" che, pur originandosi in tempi e luoghi diversi, convergono in una eguale scomposizione e ricomposizione delle immagini, e creano, attraverso la rielaborazione del reale, un lirismo nuovo, attuale, che tiene conto delle esperienze artistiche e avanguardistiche di tutto il Novecento.Se Sinisgalli, restando legato all'ermetismo, giunge ad un progressivo prosciugamento del verso e della struttura poetica in favore dell'assolutezza verbale, delle modalità epigrammatiche, seguendo strade parallele Angelo Palumbo offre piccoli capolavori in cui emerge l'essenzialità del segno, che sembra esplorare spazi incongrui in un gioco di rarefazioni e addensamenti, per creare nuovi equilibri visivi.
Questa riduzione ai minimi termini evidenzia la necessità per l'artista di riappropriarsi del valore simbolico e rituale del "segno" nella sua forma ancestrale (si pensi ai graffiti nelle grotte abitate dall'uomo preistorico). Da qui, quella spontaneità e quell'automatismo aprogettuale tesi all'immediata comunicazione ottica, attraverso moti d'inchiostro efficaci, linee sicure, nitide, incisive. A proposito della poesia di Leonardo Sinisgalli, il De Robertis scrive: "Tutto è detto per immagini e illuminazioni istantanee, e il pensiero vi è sottinteso e, direi, come sognato". Caratteristiche queste facilmente riscontrabili anche nei disegni di Angelo Palumbo. Ed è innegabile che i versi di Sinisgalli conservino, nonostante la minimizzazione discorsiva, una forte componente evocativa, la quale sembra derivare dalle stesse sequenze disorganiche che si manifestano nel sogno. Immagini e illuminazioni che, sottratte al dominio della coscienza, lasciano affiorare tutto il serbatoio simbolico celato nell'Io. L'effetto sospensivo di questa sconnessione, con il conseguente riordino in forma poetica, comunica un senso di "astrazione metafisica", di attesa. Tale spaesamento, o perplessità, si avverte egualmente nell'osservare le figure qui rappresentate da Palumbo. Vi è senz'altro dell'ironia in esse, ma la caratteristica più evidente risulta essere la forte carica enigmatica. Persone, volti, che rifuggendo dalle dimensioni reali, con la stessa epigrammaticità del verso di Sinisgalli, ridisegnano un proprio equilibrio simmetrico assurgendo a "tratti di pensiero", a "fantasmi visivi", a "interrogativi irrisolti". L'immateriale cerca forme adeguate d'espressione, e la forma, mediante l'atto pittorico, da vita ad armonie di linee, di colore, e ritorna all'immateriale, disvelandolo. In definitiva, un connubio eccellente fra verso e segno che, come in un gioco di luce scomposta, fra rapide rifrazioni e brevi intense riflessioni, si rincorrono attraversando ed esplorando con stupore l'universo dell'inconscio, le sue costellazioni di simboli e di archetipi.
Roberto Fuiano
Scrittore Fantasy - Bari

le Regine dei Tarocchi - 2004
Prefazione: Anna D’Elia - Università di Foggia

I mondi immaginari racchiusi nelle ventidue figure dei Tarocchi hanno sempre affascinato gli artisti e non c'è epoca o tendenza dell'arte, che non rivisiti il mondo degli Arcani, per trame ispirazione, con la segreta speranza di un con¬tagio. Non sono gli artisti, anche dei veggenti? Entrambi i due regni occupano quello spazio di confine che separa il visibile dall'invisibile, cioè il regno del reale da quello incantato dell'immaginazione.Ma questo è ciò che ho sempre pensato. Oggi, sfogliando il nuovo mazzo, che è nato dalla risposta di Rossana Tinelli (poeta) e Angelo Palumbo (pittore) alla millenaria sfida divinatoria, ciò che vedo è anche altro. La fascinazione delle ventidue figure, si radica non solo all'interno dell'immaginario, ma dentro la solida rete del cervello, perché se pensare è vedere per immagini, i Tarocchi offrono la più remota mappa del pensiero.
Ciò che, dunque, i cartomanti si ostinano a leggere dentro i colori, le forme, i simboli, le figure che compongono i mondi racchiusi in ogni carta, sono le topografie misteriose del cervello al cui interno includo emozioni e sen¬timenti, perché il pensiero dei Tarocchi è quello delle unioni e delle compenetrazioni nel micro e nel macrocosmo.
Racconti della vita, dunque, sotto forma di figure, che ogni volta ci costringono a guardare paure e speranze, desideri e incubi. Ma, se riusciamo a vederli senza tremare, è grazie ai rivestimenti molteplici di cui i Tarocchi dispongono: allegorie, alfabeti, segni esoterici, personaggi e abbinamenti.
Incontrare un Re accanto ad una Regina ha un senso del tutto diverso che incontrarlo accanto all'Impiccato o al Papa. E, dunque, quel che si compie, rimescolando le carte è un evento incommensurabile che consente di riprendere le fila per tessere sempre nuove trame.Le prime due carte che ho estratto io, sono: la regina di cuori e il diavolo. Leggo ciò che dell'una e dell'altra scrive la poeta: "Risvegliami/ un sorso d'aria/ e tornerò a splendere/ regina di cuori" e "Strisce di luce/ dalla finestra del balcone/ si posano sul divano/ nella sera di San Lorenzo/Potrei scrivere desideri/inconfessabili/".
Le affianco, guardando, ora, le immagini. E, come sollevata da una macchina del tempo, vengo catapultata in un romanzo del marchese De Sade e di lì sospinta indietro in una saga popolare e poi su uno scenario Espressionista e su un altro Simbolista. Perché, se il mondo dei Tarocchi favorisce le connessioni tra mente e cuore, lo fa anche tra generi e stili, trasformando il mazzo in una cavalcata artistico-letteraria. Alla rappresentazione dell'umano destino, si aggiunge quella che appartiene alla storia artistica del pittore e della poeta, alle loro preferenze, ai loro gusti e sensibilità. Ed ecco che, il gioco degli specchi si duplica e triplica, finché gli autori riescono a vedere, nelle ventidue figure, ciò che forse più di tutto avevano desiderato: se stessi.

Curriculum
Laureato in lettere con indirizzo in Storia dell’Arte.Docente a tempo indeterminato per la Classe di Concorso A061(Storia dell’Arte)
Abilitato nelle Classi Concorso A043 e A037

Esperienze nel settore artistico:

Negli anni ’90 collabora con la rivista “Frigidaire”. 1992 -prima mostra personale Festival Mediterraneo di Conversano. pubblica un libretto di grafiche e poesia:Il “Disognatore”. 1993- pubblicazione di grafiche e testi,sponsorizzata dalla Camera di Commercio di Matera, dal titolo “Pane al pane”-mostra di acrilici nella cantina Festa di Matera. 1997 -mostra di grafiche e olii dal titolo”Riflessioni” a cura di Rino Cardone e pubblicazione del libro “Lunaria” con poesie di R.Tinelli; manifestazione curata dall’Ass. Culturale di Matera ”Arteria”- Collettiva “Arte e Cultura in Basilicata” Circolo Culturale Angilla Vecchia a cura di Tufano. 1998 - espone acrilici su legno in una mostra collettiva per ricordare la figura del Principe di Venosa Carlo Gesualdo, presso la libreria DUE C di Potenza; collettiva a Montalbano Jonico a cura di Rino Cardone. Molfetta. Collettiva dedicata al piccolo formato presso Sala dei Templari; mostra di grafiche e dipinti presso il Palazzo Ducale di Tricarico. 2000 - cura con il padre, per la Fondazione Sassi di Matera, la realizzazione di un CD-Rom su Josè Ortega.. Pubblica per la collana dei NADIR di Arteria “Omaggio a Sinisgalli” (grafiche e poesia). 2001 - realizza le illustrazioni del libricino “La formica, la cicala e l’ape” Edizioni La Scaletta, Matera. 2002 collettiva “Artisti Contemporanei” a cura di Rino Cardone presso l’Abbazia di S.Angelo in Montescaglioso ; illustra un testo di poesie per l’infanzia dal titolo: ”Un capitano, il circo e il naso del re”, curato dal Prof.Giancane dell’Università di Bari, per la Levante editori-Bari. Collettiva presso la galleria Ra comunicazione totale di Terlizzi “Genius loci” e “Arte come su Marte”. Collettiva e catalogo “Materapacis”a cura dell’Ass.Arteria.
2003 –partecipa alla pubblicazione di una ricerca storico artistica, per conto della Fondazione Zetema di Matera, dal titolo:”Tardogotico e Rinascimento in Basilicata”; collettiva presso la galleria Ra di Terlizzi “Eredi DeNapoli”. Artoteca Vallisa –Bari – mostra con Pino Lauria, “Segni e simboli della spiritualità lucana”.
2004 – Manifesto festa nazionale UISP . Chiesa di San Pietro Barisano “UOMO NUOVO” proiezione ipertesto a cura del Tavolo della Pace Comune di Matera, voce recitante Massimo Lanzetta. Locanda di San Martino, Matera, “Le Regine dei Tarocchi” a cura di Anna D’Elia, voce recitante Domenico Fortunato, in collaborazione con l’Ass.Arteria. Collettiva “Indicazioni Mediterranee” a cura di Maurizio Vitiello presso Ass.Arte Immagine Molfetta. Collettiva “Bacco tra lumi e fumi” a cura di Ass.Ra, presso Abbazia di Montescaglioso. Commissione Premio artistico Franco Cosentino C.R.A.L. REGIONE BASILICATA
2005- Collettive: ”Il Martirio” Ass.Euterpe, Montalbano Jonico .“La collana bianca si colora” Punto Einaudi, Forlì. Collettiva “Confluenze” Ass.Ant di Tramutola a cura di P.Ragone. Estemporanea di pittura a cura di Salvatore Sebaste e Comune di Tursi a dieci anni dalla morte di Albino Pierro (catalogo). Collettiva “13x17”al Padiglione Italia - Biennale di Venezia a cura di Philippe Daverio. Mostra di presentazione del catalogo “13x17” del Padiglione Italia, Biella Lanificio Fria a cura di Philippe Daverio. Caffè d’Arte “Dolceamaro” di Bari - “Le regine dei Tarocchi” con Anna D’Elia e Angelo Bianco. Mostra e asta solidale “…dal seme al girasole, al seme…”, a cura dell’Assoc.Tolbà, presso Circolo “La Scaletta“- Matera.
2006 - Caffè “Tavli” - Bari - “Le regine dei Tarocchi” con Franca Mazzei. - “9 artisti 9” – galleria Santo Graal, Potenza.-” 13x17”, Potenza Museo Provinciale, Milano - Salone del Mobile, Chiesa di San Severo al Pendino - Napoli, a cura di Philippe Daverio. Caffè “Tavli” - Bari -“Riflessioni”, a cura di Anna D’Elia e Daniele Giancane. Sala delle Arcate di Palazzo Lanfranchi a Matera, “La collana bianca si colora”(catalogo) a cura di Anna D’Elia. e Michele Saponaro. Circolo La “Scaletta”, Matera, presentazione dell’ipertesto”Uomo Nuovo”, a cura di Anna D’Elia, Paolo Augusto Masullo e Michele Saponaro. “Terra Violata”presso Spazio Fischetti- Bernalda, a cura di Salvatore Sebaste e Rocco Brancati. “Biennale del Disarmo a Milano”,presso sala Olimpia, Milano. 2007 – Ass.”La Merlettaia” – Foggia - mostra di grafiche e olii dal titolo”Riflessioni” a cura di Katia Ricci e presentazione delle carte poetiche“Le regine dei Tarocchi” con R.Tinelli e Francesco Astore. "OBBIETTIVO POP" gruppo S.P.A.- Cascina(PI). DESERTO ETICO– a cura della prof.ssa Cuozzo – in collaborazione con circolo culturale “La Scaletta"– Matera - Prima cava d'estrazione permanente d'arte contemporanea: Santa Barbara, open and free project.Senorbì (CA): Casa Lonis – Il libro in arte – Castello di Lagopesole – a cura di Vito Palladino - 2008 - UOMO NUOVO: ARTE PRO VERITATE- a cura della prof.ssa Katia Ricci - Ass.”La Merlettaia” – Foggia
19 luglio 2008 - 5 ottobre 2008 AR(t)CEVIA International Art Festival ; 21 settembre 2008 - 28 settembre 2008 S.Barbara Open Free and Full Project - Quarta Cava d'Estrazione d'arte Contemporanea Iglesias; X Edizione Aglianica Wine festival – 5/6/7 settembre - "DegustaArte": Le carte del “Primitivo”. La vite e il vino nel gioco delle carte. Spazio Mostre (scuderie).21 /09 – “A sud dei Tarocchi”- a cura di R.Tinelli e K. Ricci- La Scaletta -Matera.RE-MIX-Arcevia(AN)-9 ottobre- 2 novembre 2008-a cura di: Cgroup Massimo Nicotra-2010- Ars Pro Veritate - chiesa di S.Maria de Armenis - Matera
2011-Biennale di Venezia-Padiglione Italia-Regione Basilicata
 


commenti

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Giuliano Brandoli - 28/02/2010 - 17:16:52
(@EQWork)5242b2dc3edb35461941e3fa(EQWork)

Grazie Angelo!
Giuliano Brandoli - 26/02/2010 - 09:13:30
Ti ringrazio Angelo!
Ciao. Giuliano
Gabriele Pellegrini - 06/01/2010 - 21:40:14
Ciao Angelo, grazie per la tua visita e per le prefernze.
(@EQWork)5242b2d93edb35461941ab18(EQWork)

ti auguro un ottimo 2010
Sergio Zagallo - 16/12/2009 - 10:19:09
Grazie Angelo e Buone Feste
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