Guido Paravicini
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Mi avvicino al mondo dell’arte alla fine degli anni ‘90, vittima di una “folgorazione” di fronte ad un quadro di Vassily Kandisky, dal quale nasce la passione per l’astrattismo e per il linguaggio pittorico inteso come mondo parallelo e a sé stante, proprio come teorizzato dall’artista Moscovita.
In pratica i miei lavori creano nuovi e unici paesaggi mentali, visibili solo ed esclusivamente grazie all’uso della pittura astratta e informale.
La tela e il materiale (lo smalto in quasi tutte le opere) rimangono quindi unica eredità del mondo esterno, i pennelli raramente toccano la tela, quasi ad eliminare qualsiasi contatto fisico con il risultato che è puramente etereo, un riflesso incondizionato che porta a decontestualizzare gli stati d’animo che il nostro cervello ci trasmette, riflettendoli in modo da renderli pubblici, grazie alla pittura .
E’ quindi il drip painting la tecnica utilizzata, in una sorta di sgocciolamento cerebrale che porta a risultati estremamente impattanti, che colpiscono per l’immediatezza cromatica e ai quali lo spettatore è portato involontariamente a confrontarsi ed a ritrovare emozioni conosciute oppure a valutarne di nuove.
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Enza Voglio 07/07/2008 07:56 PM




