...ARTE E DINTORNI...
Sunday October 7, 2007
Questo post è un omaggio a mio zio Ninì... per quello che ha dato alla cultura, all'arte... per avermi fatto conoscere i miei nonni e la civiltà contadina attraverso la sua splendida creatura chiamata Casa-museo...
Ha avuto la fortuna di conoscere alcuni tra i maggiori artisti ed intellettuali italiani del dopoguerra, con cui ha avuto rapporti di reciproca amicizia e stima.
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Antonino Uccello nasce a Canicattini l'11 Settembre 1922. Compie gli studi magistrali a Noto, dove pubblica i primi versi di poesia. Nel 1944 sposa Anna Caligiore e si stabilisce a Palazzolo. Emigra nel 1947 in Lombardia e insegna nelle scuole elementari della Brianza. Nelle fredde nebbie del Nord nasce e si precisa l’idea della Casa-museo. Nasce da profondi motivi e urgenze che lo incalzano già da anni: la perdita di un patrimonio culturale da parte di un popolo, quello siciliano, avviato in quegli anni verso un tragico e devastante esodo. Da qui nasce la voglia, la “missione” tutta laica di salvare gli oggetti di una cultura destinata alla scomparsa. In Brianza Uccello porta tanti oggetti della civiltà contadina e li presenta in mostre d’arte presso famose gallerie del Nord. Questi oggetti (cucchiai in legno, collari, presepi in legno d’arancio, chiavi di carretto, sculture in ferro “fiori” del carretto) facevano la spola fra Palazzolo e la Brianza. Pubblicò i primissimi versi a Noto: furono i suoi compagni di scuola a “sponsorizzare” le sue liriche giovanili. Ma fu in Lombardia che si formò come poeta di raffinata cultura: a Milano frequentò i cenacoli culturali che si stringevano attorno a Elio Vittorini e intrecciò amicizie con Ernesto Treccani, Piero Chiara, Luciano Budigna, Ugo Bernasconi, Tono Zancanaro. In questo periodo escono le prime raccolte di POESIE: Sulla porta chiusa (1957), Triale (1957), La notte d'Ascensione (1958).
Nel 1959 pubblica per i tipi di Vanni Scheiwiller Canti del Val di Noto, che segnano il suo progressivo orientarsi verso la ricerca etno-antropologica. Sotto la spinta dello studio della poesia popolare e di una serie di rilevamenti sul campo per conto dell’Accademia di Santa Cecilia e del Centro Nazionale Studi Musica Popolare di Roma, ma soprattutto con l’affinamento degli strumenti critici a seguito della lettura dei “Quaderni dal Carcere” di A. Gramsci, esce il primo vero studio di taglio antropologico, anche se ancora una volta orientato allo studio della letteratura popolare, Risorgimento e società nei canti popolari siciliani (1962, ristampato nel 1978): sorta di antistoria del Risorgimento italiano. Nel frattempo (1960) Uccello ha posto fine alla permanenza nel Nord Italia e ritorna nella sua Palazzolo, dove acquista un antico palazzo (Palazzo Ferla, sec. XVIII). Qui trasporta quegli oggetti raccolti nell’area iblea in attesa di una definitiva sistemazione. Nel 1965 pubblica un altro studio di poesia popolare Carcere e mafia nei canti popolari siciliani, libro che suscitò una ridda di polemiche per il tema trattato e in quanto si collocava fra quegli studi che presentavano un diverso volto del Risorgimento italiano: quello visto attraverso l’ottica dei vinti. Coerente agli allora prevalenti interessi negli studi demologici orientati verso la letteratura e l’arte popolare pubblica il volume Pitture su vetro del popolo siciliano (1968). Gli anni che seguono immediatamente sono impiegati da Uccello nella realizzazione del suo “capolavoro”: la Casa-museo di Palazzolo, inaugurata nel 1971. Da questo momento la ricerca di Uccello si precisa impegnandosi nello studio dei diversi aspetti della cultura popolare, soprattutto contadina: escono in rapida successione La casa museo di Palazzolo Acreide (1972), La civiltà del legno in Sicilia (1973), dedicato all’arte lignea dei pastori e alla cultura contadina iblea, Amore e matrimonio nella vita del popolo siciliano (1976), Tessitura popolare in Sicilia (1978), Pani e dolci di Sicilia (1978), Il presepe popolare in Sicilia (1979), Bovari pecorai e curatuli. Cultura casearia in Sicilia (uscito postumo nel 1980 e pubblicato dagli Amici). Uccello muore il 29 Ottobre 1979. E’ sepolto a Canicattini Bagni (Siracusa).
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Brani tratti da 'La casa di Icaro'
Cominciai a prendere coscienza solo a vent’anni, quando emigrai in Brianza, a contatto con uomini di estrazione culturale diversa dalla mia. Tra i primi conobbi Ernesto Treccani, Raffaellino De Grada, Salvatore Fiume, Luigi Guerricchio, e quindi Luciano Budigna, Bartolo Cattafi, Piero Chiara, Scheiwiller, e Bosio e Leydi.
A Milano erano molto noti il carretto e i pupi; ma l’intaglio in legno del contadino, la scultura popolare, erano veramente fatti eccezionali, noti a ben pochi. Nel gennaio del 1961 l’amico Sciardelli inaugurava (con nostro incoraggiamento) una galleria d’arte in via Palermo, una traversa di corso Garibaldi. Voleva dare un avvio con qualcosa di diverso. Gli prestai la serie di collari per buoi e le sculture in legno dei contadini. La mostra fu presentata da Luciano Budigna con parole che mi sono ancora care: “L’estate in Sicilia, l’inverno in Lombardia, da molti anni Antonino Uccello va raccogliendo documenti e testimonianze dell’arte e della poesia popolare con una pazienza ed una passione pari soltanto alla specifica competenza e al rigore scientifico.”
Il trasferimento a Cantù aprì veramente nuovi orizzonti e mi permise, anche tramite il pittore Ugo Bernasconi, di stabilire tutta una serie di rapporti che sono stati determinanti nella mia formazione. Già cominciavo a frequentare spesso Milano: avvertivo i movimenti sorti attorno all’azione di Danilo Dolci. Divenni assiduo frequentatore della Galleria della Colonna, dove esponeva il gruppo di “Realismo” e dove assidua era la presenza di Quasimodo. Là conobbi Zancanaro.
I contatti a Milano si facevano sempre più assidui, vari, imprevedibili. Anche se già, dopo il ’48, le vicende politiche erano mutate e la cupa atmosfera della guerra fredda calava come una cappa di piombo, era tuttavia vivo in noi un grande entusiasmo che non era certo dato solo dai giovani anni, ma dalla grande speranza della Resistenza.
Quando ero ancora in paese, libri come Cristo si è fermato a Eboli, il “Politecnico” di Vittorini – che acquistavo quando potevo a Siracusa –, erano stati per me stimolanti. Ma quando nel 1959 organizzai a Milano una mostra di arte popolare siciliana per presentare la mia raccolta de I canti del Val di Noto, anche per Vittorini vi coglieva gli odori del suo mare. La prima cosa che mi chiedeva, al mio ritorno dalla Sicilia, era di sua madre.
Sua madre gli inviava i saluti e chiedeva solo di essere ricordata per lettera: ogni tanto. Vittorini sorrideva. La madre voleva la cartolina di Elio, la lettera. Ho avuto modo di presentare, in una mostra nella Casa-museo, una bella lettera di Vittorini alla mamma già molto malata e che non riusciva più a mangiare
Il giovedì ero libero e da Cantù raggiungevo sempre Milano: ci si ritrovava o nello studio di Giovanola o nella tipografia di Antonio Maschera. Tra i frequentatori più assidui era Pietro Manzoni.
Manzoni aveva già suscitato violente polemiche con la sua opera: soffiava in palloncini che assumevano forme particolari e che firmava con “Fiato d’artista”; o riempiva scatole con i suoi escrementi, le sigillava e in varie lingue faceva apporre “Merda d’artista”. Era una provocazione inesauribile, e sempre imprevedibile, ogni sua mostra. Spesso veniva con un gruppo di amici a trovarmi improvvisamente a Cantù. Un giorno, mentre si discuteva, rivolto a degli stranieri ebbe a dire: “Vedete, ormai non mi dice più nulla il critico, l’artista, che giungono a Milano da Tokio, da New York, da Amsterdam. Hanno ormai un linguaggio codificato, uniforme, una specie di esperanto. Mi dice di più Uccello quando giunge da Palazzolo”. Tutto questo mi inorgogliva come un bambino: capivo che una cultura da tempo emarginata riusciva ad influenzare uomini delle più diverse estrazioni. I protagonisti di questo nostro mondo – contadini, zolfatari – erano già emigrati nelle gallerie di Milano, dove li andavo riscoprendo nelle opere di Guttuso, Migneco, Fiume.
Antonino Uccello
LA CASA DI ICARO
A cura di: Salvatore S. Nigro
Prefazione di Carlo Muscetta
Disegni originali di Dory Bignotti, Michele Canzoneri, Ernesto Treccani, Tono Zancanaro
Luogo: Catania
Editore: Pellicanolibri
Anno: 1980
(postumo)
SITO INTERNET: www.antoninouccello.it
category: Personaggi - October 7, 2007 02:49 PM [edited: October 7, 2007 02:58 PM]
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Mi fa piacere che sia stato ricordato.