Wednesday June 25, 2008
Non avrei dovuto spiegarti nulla, un dipinto che ha bisogno di chiarimenti è un dipinto sbagliato; senza contare che certe cose sono così personali che nessuno può capirle fino in fondo.
Ricordo una sera in cui sembrava che il mare si annoiasse. L’aria era stranamente appiccicosa, come la panchina la cui vernice catturava le pieghe della mia maglia. Ero tornato da molti mesi di assenza, passati in giro a navigare nell’oceano indiano e nel Golfo Persico; il mare, visto da terra, è completamente diverso. Volevo avvertire così tanto quella diversità che, dopo tutti quei mesi di assenza, non ero neanche andato a casa; tanto, cosa ci avrei trovato di interessante? I miei amici, che avevano navigato insieme a me, erano corsi dalle loro famiglie. Io no, avevo preferito godermi per un po’ quel senso di solitudine, praticamente impossibile da ottenere su una nave da quasi 300 persone di equipaggio. Non volevo vedere nessuno, tantomeno lei, sempre distratta e negativa, sempre contro. Sempre distruttiva.
Avevo quasi nostalgia dei miei amici emiratini ed omaniti. Mentre ero seduto cercai di capire da che parte dovevo guardare per puntare lo stretto di Hormutz, e capii che mi sentivo un estraneo nella mia terra; e non solo perché mezz’ora prima, in un bar, avevo chiesto “one single espresso please”.
Ho sempre avuto l’abitudine di annotare alcuni stati d’animo, su un quaderno dalla copertina nera, con le pagine numerate di rosso, come ci facevano fare alle scuole elementari. Questo ricordo si trovava a pagina 105.
Tutto qui.
Banale.
June 25, 2008 01:03 AM
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Friday May 23, 2008
Ieri, quando bestemmiando il mio essere maledetto mi sono guardato intorno, avrei voluto lasciarmi. Vorrei fosse odio, il mio; vorrei uccidere ciò che sono, sopprimere il mio futuro, devastare le nullità che riesco a realizzare, abolire la mia inettitudine. La gente, per strada, continua a guardarmi e non si accorge di quanto sono diverso; non posso neanche rimproverarli in nome di una qualche forma di incomprensione, io stesso non mi accorgo di me stesso e non mi capisco più. Vorrei avere una giustificazione per sprofondare nell’accanimento più cieco, un pretesto per rifiutare, una trovata promozionale per sottrarmi. Dovrei, senza troppi giri di parole, dire che ora, e questa volta sul serio, ora, basta.
Se non posso riconquistare la mia anima, posso tradire la sua esistenza.
Mi faccio paura.
May 23, 2008 02:55 AM
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Monday April 7, 2008
Composizione chimica: Tetrossido di piombo
Altri nomi:
Rosso di piombo
Rosso di Parigi
Rosso di Saturno
Arancio minerale
Cerussa Usta
Siricum (arcaico)
Stoppium (arcaico)
Stuoium (arcaico)
Periodo d’uso
Il minio è un colore conosciuto ed utilizzato fin dal medioevo. Il suo uso era perlopiù orientato sui manoscritti decorati (da cui il nome “miniatura”).
Caratteristiche
Si tratta di un rosso luminosissimo, chiaro, con decise sfumature aranciate di tono intenso, di buon potere coprente e peso specifico elevatissimo. Allo stato puro, ovvero sotto forma di pigmento, ha una resistenza alla luce e all’aria bassissima; infatti non è difficile, anche se conservato ben chiuso in un’albanella di vetro, ma alla luce, vederlo virare al marrone carico nel giro di un paio di mesi. La resistenza alla calce è pessima, come anche quella all’umidità; forma facilmente, se utilizzato a tempera o a fresco, il biossido di piombo. Per questi due motivi è decisamente sconsigliato il suo utilizzo nelle tecniche ad acqua in generale. Per quanto riguarda la tecnica ad olio, invece, pur avendo una tendenza allo sbiadimento (tuttavia niente affatto marcata, specialmente se non esposto alla luce solare diretta) risulta essere un colore stabile, a patto di essere macinato accuratamente ed additivato con una buona quantità di silicato di alluminio. In questo caso, infatti, i granuli di pigmento vengono rivestiti dal legante oleoso, che ne limita di molto i difetti.
Fabbricazione casalinga del pigmento ed altre notizie utili
Il minio si trova, anche se in quantità molto limitate, in natura. In genere si ottiene sinteticamente riscaldando a circa 500°C alcuni sali di piombo (come il litargirio) o calcinando la biacca pura non tagliata (carbonato basico di piombo puro senza carica). Per quanto sopra, si deduce che la fabbricazione casalinga di questo pigmento non è attuabile. Inoltre, dal momento che le caratteristiche tipiche del pigmento sono strettamente legate al modo di prepararlo (tra cui anche la sua resistenza alla luce quando macinato ad olio) è consigliabile acquistarlo già pronto di buona qualità, anche se oggi è difficilissimo trovarlo in commercio, come del resto tutti i materiali contenenti piombo.
Il minio, se di buona qualità e purezza, è solubile in composti acidi, mentre è inalterabile all’azione degli alcali. Un controllo velocissimo può essere condotto in studio direttamente dal pittore, mettendo un cucchiaino di pigmento in mezzo bicchiere di aceto bianco di vino; se il pigmento si scioglie senza lasciare depositi, vuol dire che è puro. Se, invece, si forma un deposito, significa che è stato additivato con eccipienti di varia natura.
April 7, 2008 12:49 AM
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Thursday December 13, 2007
Le stazioni sono sempre state nostre amiche. Le stazioni della nostra bella terra, dove i balconi si affacciano - in una sorta di pericolosa e protettiva sicurezza - a strapiombo sul mar ligure; le stazioni della nostra bella terra, nella quale non sono nato, ma che amo così follemente al punto che mi ci farò seppellire. Dimmi, in tutta sincerità: puoi immaginare tutto l'incanto che abbiamo vissuto, l'unicità dei nostri giorni, in un posto diverso? Puoi immaginare quella stazione, o questa, senza quella panchina di ferro, sempre la stessa, sempre lei, su cui ci si sedeva in attesa di un treno che garbatamente era sempre un po' in ritardo?
Si usciva da una stazione, anche prima dell'incendio, per entrare in una strana birreria. Te lo ricordi il sapore di quella birra fatta a mano? E gli occhi che luccicavano grazie ad un'illuminazione piena di fantasia?
C'è stato più che amore e passione. La gente riderebbe, sai? Eravamo 177 centimetri per due, avevamo panchine e stazioni, gabbiani chiassosi e scalette; nessun ritegno, nessuna vergogna. Ce ne fregavamo della cena sul fuoco per aggrapparci a sbarre di alluminio, non ci siamo fermati davanti a nulla. Davanti a nulla.
Oggi, che abbiamo altre vite e la stupefazione dei nostri ricordi, ci resta l'orgoglio di essere stati come volemmo, di essere riusciti a conservare tutto, di volerci sempre bene. Vivere è un fatto che può essere meraviglioso e difficile, succedono sempre così tante cose... quante ne ricordi tu? Io ho dimenticato il viso di molte persone, alcune che sembrarono importanti; ma ricorderò sempre molto bene le nostre panchine, sempre le stesse, sempre loro; la nostra birra e i nostri gabbiani; i nostri treni sempre in ritardo e le nostre scalette.
E le nostre stazioni.
December 13, 2007 02:17 AM
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