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Forse, chissà.

equilibriarte.org : Maria Privitera : blog : Rothko. Lo spazio del silenzio.

Rothko. Lo spazio del silenzio.

Lo spazio del silenzio. Rothko


Lo spazio del silenzio è luogo del pensiero
Lo spazio del silenzio è luogo dell'emozione.

Rothko è pittore del silenzio. Lo diceva lui stesso: i miei quadri devono essere visti in silenzio od ascoltando Mozart. Vero. Verissimo.
Un'emozione della stessa intensità e qualità l'ho provata poche altre volte dinanzi ad un'opera d'arte, a Urbino davanti a Piero, sicuramente.
Sto parlando, ovviamento, della retrospettiva di Mark Rothko,al Palazzo delle Esposizioni Via Nazionale 194, dal 06 ottobre 2007 al 06 gennaio 2008
Impossibile perdersela.
Non bisogna essere cultori del contemporaneo, non importa, basta svuotarsi di pregiudizi e giudizi.
Basta farsi prendere dallo spazio colore, dallo spazio non-forma non-figura e si è catturati, portati nel luogo del silenzio e dell'emozione.

Una pittura così non è riproducibile, né sulla carta stampata, né sullo schermo.
Ha bisogno di contatto diretto per raccontarsi, ha bisogno della metratura della grande tela per manifetarsi appieno.
Non perdetevela.

Bello anche lo spazio espositivo -finalmente riconsegnato alla città ed ai suoi ospiti-, giusto, pulito, senza inutili orpelli o scelte di tendenza e sufficientemente importante da creare supporto alle opere esposte.
Catturano anche i laboratori speciali al piano terra. Studiati per i bambini, sono utili anche ad adulti intelligenti.

Lasciatevi un giorno intero se volete vedervi tutto senza sprecare i soldi del biglietto o ritornate per completare il giro con Kubrick, e se non vi resterà tempo Ceroli non vi perderete nulla. Non si capisce cosa ci azzecchi lì, io almeno non lo capisco. Una scelta che pecca di provincialismo. Altri italiani, artisti di senso e di poesia, ne abbiamo che -dignitosamente- avrebbero potuto essere accostati al magico alchemista, giustamente scelti tra gli scultori. Ed a me viene in mente Almagno. Ma lui... discorso troppo lungo e fuori luogo qui.
Niente polemiche in una giornata di godimento come questa, confortata anche dal piacere che mi ha dato toccare la partecipazione autentica di buona parte dei miei studenti.
maria

Buono il catalogo. :-)
Caro il cappuccino :-(
m

comments

Antonio De Rose 11/17/2007 01:00 AM
dovevo andarci un paio di domencihe fa... poi non è stato possibile... il tuo post mi uccideeee!! :) no, no al contrario fa teenre ferma e inossidabile l'intenzione... ciao

Beatrice Niccolai 11/17/2007 01:26 AM
E' un artista che amo molto, pur ammettendo la mia poca conoscenza in merito all'arte.
Non sapevo della mostra... Grazie.

Beatrice

(Antonio, andiamoci insieme!)

Antonio De Rose 11/17/2007 01:32 AM
Ok Beatrice, aggiudicato!

Scusa Maria se approfittiamo dell'ospitalità... :)
Maria Privitera 11/17/2007 08:38 AM
Prego accomodatevi nel mio salotto: the, caffè o cioccolata?
;-)
maria

avete sbirciato il post precedente?
m
Monica Lume 11/17/2007 10:48 AM
Ti dirò dopo che avrò visto la mostra.
E' un evento
Andreasblue self deleted member 11/17/2007 03:02 PM
Proprio vero che non c'è mai nulla di certo ...:)

Ho avuto la fortuna di vedere alcuni anni fa le opere di Rothko e di Yves Klein dal vero e praticamente quasi vicine.

L'impressione che ho avuto che Rothko usasse il colore come 'mezzo' per arrivare alla rappresentazione di qualche cosa in relazione alle emozioni umane, mentre in Klein il colore, anche se monocromo, era proprio fine e ricerca in relazione alla sfumatura del colore.

Effettivamente un blu non semplice da ottenere.

ikb2002.altervista.org/b [...] --------------

tratto da :

Colore
di Philip Ball


Ma qualcosa di figurativo resta, se la tela non è soltanto monocroma.

Sembra che l'occhio e il cervello lo richiedano, cospirando per costruire forme familiari dalle campiture di colore giustapposte, proprio come avverte Leider. L'opera di Rothko -Two Openings in Black over Wine (1958) si trasforma in una finestra in una stanza buia dalla quale si vede l'ultimo bagliore di un crepuscolo bordeaux, Ochre and Red on Red (1954) suscita echi di paesaggio semplicemnete in virtù del formato orizzontale dei campi di colore : si intravede la tremula , scintillante foschia da calore di un deserto.

Secondo Rothko, tuttavia,questi rettangoli di colore luminoso, non sono cieli e mari indefiniti e neppure loro astrazioni, ma 'oggetti';
non riempiono la tela , come se fossero inquadrati da una finestra, ma si fermano vicino al bordo con margini ben definiti. Questo porta chiedersi se siano davvero 'campi di colore'

Rothko era riluttante, a dissezionare il proprio lavoro con le parole - Un quadro non ha bisogno che spieghi di cosa si tratta Se vale qualcosa parla da- E può benissimo valere ; ecco come si espresse Rothko, per esempio, quando rinunciò alla rappresentazione figurativa degli anni quaranta
- Non è che si dovesse eliminare la figura...ma i simboli che la rappresentavano;... e a loro volta le forme sulle sue ultime tele erano dei sostituti delle figure.

Andreasblue self deleted member 11/17/2007 03:06 PM
ops...forse non ho lasciato lo spazio sufficiente dal link di Ives Klein al testo che ho ricopiato dal libro di Philip Ball...

Ovviamente sono due cose distinte :)
Maria Privitera 11/22/2007 09:28 PM
Non si possono andare a cercare "le figure" nei quadri di R.
Campiture e colore vanno oltre, ti catturano in uno spazio che è oltre, emozione, sensazione, pensiero senza immagini.
maria
Attilio Geva self deleted member 11/26/2007 12:48 AM
Rothko fa il suo mestiere, quello che dovrebbero fare tutti. Sono tele, ma anche se capisci come sono fatte, quello che ti piomba addosso non sta da nessuna parte, non lo trovi, nemmeno se ti ammazzi. Ma c'è, è lì e non si può evitare in alcun modo. Uno sballo!
Maria Privitera 11/27/2007 09:11 PM
Vero.
E non ti stanchi di star lì a guardare e farti prendere e ti dici macomecazzofa? E sembra semplice. Infatti è il complesso ridotto a semplice.
Ci sono tornata, ovviamente. E ci ritornerò ovviamente.
maria
maria
Andreasblue self deleted member 11/30/2007 12:08 AM
Rotho fa il suo mestiere come d'altra parte Philip Ball fa il suo ....:)

Sempre non abbia scritto il falso, ha pure riportato il pensiero dell'artista , e forse, per come l'ho inteso io parla di forme e nelle forme può essere contenuto il tutto, di spirituale emozionale e altro ancora.

E' stato spesso definito espressionista astratto, ma lui stesso ha spesso contestato questa definizione. Voglio dire che forse bisogna porsi difronte ad un'opera con la nostra sensibilità e senza porsi troppe domande troppe certezze troppi condizionamenti di facili etichette culturali. Il contatto diretto è sempre quello che ci regala qualcosa in in più e mai in meno :)


Come le sensazioni che noi proviamo non è detto che siano le stesse che ha provato Rothko.
Maria Privitera 11/30/2007 07:51 AM
Esistono tante opere quante sono le persone che le guardano.
Non credo nelle certezze.
Rothko ci ha regalato molto d ognuno di noi si prende quel che sente, persino le figure, se sente e vede figure dove altri vedono e sentono colore e forme liberi da condizionamenti figurativi.
Non abbiamo poi detto cose così diverse.
Forse.
maria

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